Il gioco del desiderio
di
Angelo B
genere
trio
Mentre Nicole e Sara si provocano con
gesti audaci, Angelo rimane ipnotizzato.
Nicole lo spoglia con le labbra e le mani,
Sara accarezza il suo corpo, ma quando
Angelo ordina loro di stare insieme, il
desiderio si trasforma in passione selvaggia.
La porta della camera da letto si chiuse alle spalle di Angelo con un click quasi impercettibile, ma il suono risuonò
come un colpo di pistola nel silenzio denso che avvolgeva la stanza. L’aria era pesante, carica di un profumo
dolce e avvolgente—un mix di vaniglia e qualcosa di più selvatico, forse il sudore appena percettibile di due
corpi che avevano atteso quel momento per troppo tempo. Le tende, pesanti e scure, filtravano solo una luce
fioca, dorata, che disegnava ombre lunghe sui corpi seminudi delle due donne sedute sul letto.
Nicole era in ginocchio, le cosce leggermente aperte, le mani appoggiate sulle lenzuola di seta nera, le unghie
affondate nel tessuto come se dovesse ancorarsi a qualcosa per non lasciarsi trasportare via dal desiderio che le
divampava negli occhi. Indossava solo un reggiseno di pizzo nero, le coppe semiaperte che lasciavano
intravedere i capezzoli duri come sassi, rosati e gonfi, pronti per essere succhiati, morsi, torturati. I suoi seni,
pieni e sodi, si sollevavano a ogni respiro affannoso, il torace che si gonfiava come se non riuscisse a contenere
tutta l’eccitazione che le scorreva nelle vene. Lo sguardo che rivolse ad Angelo era una sfida, una promessa, una
supplica tutto in uno—labbra carnose dischiuse, umide, come se avesse già iniziato a leccarsi in attesa di
qualcosa di molto più grosso da avvolgere tra di esse.
Accanto a lei, Sara era distesa con una noncuranza studiata, la schiena appoggiata contro la testiera del letto,
una gamba piegata, l’altra distesa, i piedi nudi che si muovevano lentamente, come se stesse accarezzando l’aria.
Portava una camicetta di seta bianca, semiaperta, che lasciava vedere il ventre piatto e liscio, la pelle dorata che
brillava sotto la luce fioca. Le mutandine erano un filo di pizzo nero, così strette che il contorno delle labbra
della sua figa era chiaramente visibile, gonfio, già umido. Una mano giocava distrattamente con l’orlo della
camicetta, le dita che sfioravano il ventre, scendevano verso il basso, come se stesse per toccarsi ma si fermasse
ogni volta all’ultimo momento, solo per prolungare l’attesa. Il suo sorriso era lento, malizioso, gli occhi socchiusi
come quelli di una gatta che sa di avere già vinto la partita.
Angelo rimase immobile per un istante, gli occhi che passavano da una all’altra, il respiro che si faceva sempre più
pesante. Sentiva il sangue pulsargli nelle vene, il cazzo che già cominciava a indurirsi nei jeans, premendo contro
la cerniera come se volesse liberarsi all’istante. Non aveva bisogno di parole—bastava guardarle per capire che
quella sera non ci sarebbero state regole, né limiti. Solo corpi, sudore, gemiti e il suono bagnato della carne che
si scontra.
Fu Nicole a muoversi per prima. Si alzò lentamente in ginocchio, le cosce che si sfioravano mentre si avvicinava al
bordo del letto, le mani che scivolavano lungo il proprio corpo come se volesse offrirsi in sacrificio. Quando fu
abbastanza vicina, allungò una mano verso Angelo, le dita che tremavano leggermente, non per nervosismo, ma
per l’eccitazione che le faceva contrarre i muscoli. Gli sfiorò il petto, sentendo il calore del suo corpo attraverso
la camicia, poi scese più giù, fino alla cintura, dove si fermò, le unghie che graffiavano leggermente la pelle
attraverso il tessuto.
«Sei sicuro di volerlo fare?» chiese, la voce un sussurro roco, carico di promesse oscure. Non era una domanda
reale—era un invito, una provocazione.
Angelo non rispose a parole. Afferrò il polso di Nicole e la tirò verso di sé con un movimento brusco, facendola
quasi cadere dal letto. Lei rise, un suono basso e gutturale, mentre lui si chinava su di lei, le labbra che cercavano
le sue con fame. Il bacio fu immediato, violento, lingue che si intrecciavano, denti che si scontravano, saliva che
colava agli angoli delle loro bocche. Nicole gemette nel suo stomaco, le mani che gli affondavano nei capelli,
tirandogli la testa all’indietro per poterlo guardare negli occhi mentre si staccava dalle sue labbra con un pop
umido.
«Allora è deciso» mormorò, gli occhi lucidi, le labbra gonfie per il bacio. Poi, senza preavviso, scivolò giù dal letto
e si inginocchiò davanti a lui, le mani che già lavoravano alla cintura dei suoi jeans.
Angelo non ebbe il tempo di reagire che sentì le dita di Nicole slacciare i bottoni, la cerniera che scendeva con
un sibilo metallico. Il cazzo gli saltò fuori, già duro come pietra, la punta umida che luccicava sotto la luce fioca,
le vene gonfie che pulsavano lungo l’asta. Nicole lo guardò per un istante, gli occhi che si allargavano
leggermente davanti alla dimensione, poi si leccò le labbra con un gesto lento, teatrale, prima di avvolgerle
attorno alla punta, la lingua che si arricciava per raccogliere la goccia di pre-sborra che già scivolava dall’uretra.
«Porca puttana» ansimò Sara dal letto, la voce rotta dal desiderio. Si era spostata, ora era seduta sul bordo, le
gambe aperte, una mano che si era infilata sotto le mutandine, le dita che si muovevano in cerchi lenti sulla sua
figa bagnata. «Guardatelo… è già così grosso per te, Nicole.»
Nicole non rispose. Era troppo occupata a far scivolare le labbra lungo l’asta di Angelo, la bocca che si allargava
per accoglierlo, la gola che si contraeva mentre cercava di prendere sempre più fondo. Le sue mani gli
accarezzavano le palle, massaggiandole con una pressione perfetta, le unghie che graffiavano leggermente la
pelle sensibile. Ogni volta che la sua bocca scendeva, un gemito soffocato le sfuggiva dal naso, le narici che si
allargavano per l’impegno.
Angelo chiuse gli occhi per un istante, le mani che si stringevano a pugno ai lati, le dita che affondavano nella
carne delle cosce di Nicole. «Cazzo… così… così brava» ansimò, la voce rotta. Sentiva la sua bocca calda e stretta
attorno al cazzo, la lingua che si muoveva in modo esperto lungo la parte inferiore, stimolando ogni
terminazione nervosa.
Fu allora che sentì un tocco diverso. Più leggero. Più esitante.
Aprì gli occhi e vide Sara dietro Nicole, le mani che le accarezzavano le spalle, poi scendevano lungo la schiena,
seguendo la curva dei fianchi fino ad arrivare al culo sodo. Sara sorrise, maliziosa, poi con un movimento fluido, si
chinò e iniziò a baciare la nuca di Nicole, le labbra che scendevano lungo la spina dorsale, la lingua che usciva per
leccare la pelle sudata.
«Ti piace, vero?» sussurrò Sara contro la pelle di Nicole, le mani che ora le afferrarono i fianchi, le unghie che si
conficcavano nella carne. «Sentirlo così grosso in bocca mentre io ti guardo…»
Nicole gemette attorno al cazzo di Angelo, le vibrazioni che si trasmettevano lungo tutta la sua asta, facendolo
sussultare. Le mani di Sara scivolarono in avanti, sotto il ventre di Nicole, e Angelo sentì le dita dell’amica di sua
moglie sfiorare le sue palle, massaggiarle con movimenti circolari mentre Nicole continuava a succhiarlo con
sempre più fervore.
«Dio, siete… troppo» ringhiò Angelo, le gambe che tremavano per lo sforzo di restare in piedi. Con un
movimento brusco, afferrò Nicole per i capelli e la tirò via dal suo cazzo con un pop umido. Lei ansimò, la saliva
che le colava dal mento, gli occhi lucidi di desiderio frustrato.
«Voglio vedervi insieme» ordinò, la voce un comando roco. «Ora.»
Non ci fu bisogno di ripetere l’ordine. Sara rise, un suono basso e sensuale, poi afferrò Nicole per le spalle e la
spinse sul letto, facendola cadere sulla schiena. Nicole rise, le gambe che si aprivano subito, invitanti, mentre
Sara si arrampicava sopra di lei, le cosce che si strofinavano contro quelle dell’amica, i corpi che si cercavano con
disperazione.
Angelo osservò la scena, il cazzo che pulsava dolorosamente, la mano che lo stringeva alla base per cercare di
calmare l’impeto. Sara si chinò su Nicole, le labbra che si scontrarono in un bacio famelico, le lingue che si
intrecciavano mentre le loro mani si muovevano frenetiche sui loro corpi. Sara strappò via il reggiseno di Nicole
con un movimento secco, i seni che rimbalzarono liberi, i capezzoli duri come pietre. Nicole, a sua volta, afferrò
la camicetta di Sara e la aprì con uno strattone, i bottoni che volarono via, rivelando i seni piccoli ma perfetti
dell’amica, i capezzoli scuri e turgidi.
«Leccala» ordinò Angelo, la voce che tremava per l’eccitazione. «Fammi vedere quanto vi piace.»
Sara non si fece ripetere l’ordine. Scivolò giù lungo il corpo di Nicole, le labbra che tracciavano una scia di baci
umidi sul collo, tra i seni, giù per il ventre piatto, fino ad arrivare all’elastico delle mutandine. Con un movimento
del polso, gliele strappò via, rivelando la figa di Nicole già fradicia, le labbra gonfie e aperte, il clitoride che
sporgeva, rosso e pulsante.
«Guardala» sussurrò Sara, rivolgendosi ad Angelo mentre si sistemava tra le gambe di Nicole. «È già così
bagnata… sentila.»
E senza aspettare oltre, abbassò la testa e iniziò a leccare, la lingua piatta che partiva dall’ano di Nicole e risaliva
fino al clitoride, dove si fermò per succhiarlo con forza. Nicole inarcò la schiena, un grido strozzato che le sfuggì
dalla gola, le mani che afferrarono i capelli di Sara, tirandoli mentre le cosce si chiudevano attorno alla sua testa.
«Cazzo… sì… proprio lì…» ansimò Nicole, i fianchi che si sollevavano dal letto, cercando più pressione, più lingua,
più tutto.
Angelo non poté resistere oltre. Si avvicinò al letto, il cazzo che puntava dritto verso le due donne, la punta che
già gocciolava pre-sborra. Con una mano afferrò la testa di Sara e la sollevò leggermente, costringendola a
staccarsi dalla figa di Nicole.
«Adesso tocca a me» ringhiò.
E senza altri preamboli, si posizionò tra le gambe di Nicole, la punta del cazzo che sfiorava la sua entrata
bagnata. Con un colpo secco dei fianchi, affondò dentro di lei fino in fondo, riempiendola in un solo movimento
violento.
Nicole urlò, le unghie che graffiavano le lenzuola, il corpo che si inarcava per accogliere ogni centimetro di lui.
«Sì… sì… finalmente…»
Angelo cominciò a muoversi, i fianchi che si abbassavano e si sollevavano in un ritmo costante, il cazzo che
scivolava dentro e fuori dalla figa stretta e bollente di Nicole, ogni affondo accompagnato dal suono umido della
carne che si scontrava. Sara, intanto, si era spostata, ora era accanto a loro, una mano che si infilava tra i loro
corpi per massaggiare il clitoride di Nicole mentre con l’altra si toccava, le dita che scivolavano dentro e fuori
dalla sua figa fradicia.
«Più forte» supplicò Nicole, gli occhi che si chiudevano per il piacere. «Ti prego… scopami come se fossi l’ultima
volta.»
Angelo non aveva bisogno di essere pregato. Afferrò i fianchi di Nicole e iniziò a martellarla con colpi sempre più
violenti, il letto che scricchiolava sotto di loro, i loro corpi che si scontravano con un ritmo selvaggio. Ogni
affondo era più profondo del precedente, il cazzo che sfiorava punti dentro di lei che la facevano gridare, le
pareti della figa che si stringevano attorno a lui come se non volessero più lasciarlo andare.
«Dio… sto per venire…» ansimò Nicole, le gambe che si chiudevano attorno alla vita di Angelo, i talloni che gli
affondavano nel culo, spingendolo ancora più a fondo.
«Anche io» ringhiò Angelo, sentendo le palle che si contraevano, il piacere che gli saliva lungo la spina dorsale
come un’onda incandescente. «Vieni con me, puttana.»
E con un ultimo, violento affondo, entrambi esplosero insieme, i loro corpi scossi da spasmi incontrollabili, i
gemiti che si fondevano in un’unica sinfonia di piacere. Angelo sentì il suo sperma schizzare dentro Nicole,
riempiendola, mentre lei si stringeva attorno a lui, le pareti della figa che pulsavano, succhiando ogni goccia che
lui aveva da offrirle.
Quando finalmente si accasciò su di lei, ansimante, il sudore che gli colava lungo la schiena, sentì le labbra di Sara
sulla sua spalla, la sua voce calda che gli sussurrava all’orecchio: «Adesso tocca a me.»
gesti audaci, Angelo rimane ipnotizzato.
Nicole lo spoglia con le labbra e le mani,
Sara accarezza il suo corpo, ma quando
Angelo ordina loro di stare insieme, il
desiderio si trasforma in passione selvaggia.
La porta della camera da letto si chiuse alle spalle di Angelo con un click quasi impercettibile, ma il suono risuonò
come un colpo di pistola nel silenzio denso che avvolgeva la stanza. L’aria era pesante, carica di un profumo
dolce e avvolgente—un mix di vaniglia e qualcosa di più selvatico, forse il sudore appena percettibile di due
corpi che avevano atteso quel momento per troppo tempo. Le tende, pesanti e scure, filtravano solo una luce
fioca, dorata, che disegnava ombre lunghe sui corpi seminudi delle due donne sedute sul letto.
Nicole era in ginocchio, le cosce leggermente aperte, le mani appoggiate sulle lenzuola di seta nera, le unghie
affondate nel tessuto come se dovesse ancorarsi a qualcosa per non lasciarsi trasportare via dal desiderio che le
divampava negli occhi. Indossava solo un reggiseno di pizzo nero, le coppe semiaperte che lasciavano
intravedere i capezzoli duri come sassi, rosati e gonfi, pronti per essere succhiati, morsi, torturati. I suoi seni,
pieni e sodi, si sollevavano a ogni respiro affannoso, il torace che si gonfiava come se non riuscisse a contenere
tutta l’eccitazione che le scorreva nelle vene. Lo sguardo che rivolse ad Angelo era una sfida, una promessa, una
supplica tutto in uno—labbra carnose dischiuse, umide, come se avesse già iniziato a leccarsi in attesa di
qualcosa di molto più grosso da avvolgere tra di esse.
Accanto a lei, Sara era distesa con una noncuranza studiata, la schiena appoggiata contro la testiera del letto,
una gamba piegata, l’altra distesa, i piedi nudi che si muovevano lentamente, come se stesse accarezzando l’aria.
Portava una camicetta di seta bianca, semiaperta, che lasciava vedere il ventre piatto e liscio, la pelle dorata che
brillava sotto la luce fioca. Le mutandine erano un filo di pizzo nero, così strette che il contorno delle labbra
della sua figa era chiaramente visibile, gonfio, già umido. Una mano giocava distrattamente con l’orlo della
camicetta, le dita che sfioravano il ventre, scendevano verso il basso, come se stesse per toccarsi ma si fermasse
ogni volta all’ultimo momento, solo per prolungare l’attesa. Il suo sorriso era lento, malizioso, gli occhi socchiusi
come quelli di una gatta che sa di avere già vinto la partita.
Angelo rimase immobile per un istante, gli occhi che passavano da una all’altra, il respiro che si faceva sempre più
pesante. Sentiva il sangue pulsargli nelle vene, il cazzo che già cominciava a indurirsi nei jeans, premendo contro
la cerniera come se volesse liberarsi all’istante. Non aveva bisogno di parole—bastava guardarle per capire che
quella sera non ci sarebbero state regole, né limiti. Solo corpi, sudore, gemiti e il suono bagnato della carne che
si scontra.
Fu Nicole a muoversi per prima. Si alzò lentamente in ginocchio, le cosce che si sfioravano mentre si avvicinava al
bordo del letto, le mani che scivolavano lungo il proprio corpo come se volesse offrirsi in sacrificio. Quando fu
abbastanza vicina, allungò una mano verso Angelo, le dita che tremavano leggermente, non per nervosismo, ma
per l’eccitazione che le faceva contrarre i muscoli. Gli sfiorò il petto, sentendo il calore del suo corpo attraverso
la camicia, poi scese più giù, fino alla cintura, dove si fermò, le unghie che graffiavano leggermente la pelle
attraverso il tessuto.
«Sei sicuro di volerlo fare?» chiese, la voce un sussurro roco, carico di promesse oscure. Non era una domanda
reale—era un invito, una provocazione.
Angelo non rispose a parole. Afferrò il polso di Nicole e la tirò verso di sé con un movimento brusco, facendola
quasi cadere dal letto. Lei rise, un suono basso e gutturale, mentre lui si chinava su di lei, le labbra che cercavano
le sue con fame. Il bacio fu immediato, violento, lingue che si intrecciavano, denti che si scontravano, saliva che
colava agli angoli delle loro bocche. Nicole gemette nel suo stomaco, le mani che gli affondavano nei capelli,
tirandogli la testa all’indietro per poterlo guardare negli occhi mentre si staccava dalle sue labbra con un pop
umido.
«Allora è deciso» mormorò, gli occhi lucidi, le labbra gonfie per il bacio. Poi, senza preavviso, scivolò giù dal letto
e si inginocchiò davanti a lui, le mani che già lavoravano alla cintura dei suoi jeans.
Angelo non ebbe il tempo di reagire che sentì le dita di Nicole slacciare i bottoni, la cerniera che scendeva con
un sibilo metallico. Il cazzo gli saltò fuori, già duro come pietra, la punta umida che luccicava sotto la luce fioca,
le vene gonfie che pulsavano lungo l’asta. Nicole lo guardò per un istante, gli occhi che si allargavano
leggermente davanti alla dimensione, poi si leccò le labbra con un gesto lento, teatrale, prima di avvolgerle
attorno alla punta, la lingua che si arricciava per raccogliere la goccia di pre-sborra che già scivolava dall’uretra.
«Porca puttana» ansimò Sara dal letto, la voce rotta dal desiderio. Si era spostata, ora era seduta sul bordo, le
gambe aperte, una mano che si era infilata sotto le mutandine, le dita che si muovevano in cerchi lenti sulla sua
figa bagnata. «Guardatelo… è già così grosso per te, Nicole.»
Nicole non rispose. Era troppo occupata a far scivolare le labbra lungo l’asta di Angelo, la bocca che si allargava
per accoglierlo, la gola che si contraeva mentre cercava di prendere sempre più fondo. Le sue mani gli
accarezzavano le palle, massaggiandole con una pressione perfetta, le unghie che graffiavano leggermente la
pelle sensibile. Ogni volta che la sua bocca scendeva, un gemito soffocato le sfuggiva dal naso, le narici che si
allargavano per l’impegno.
Angelo chiuse gli occhi per un istante, le mani che si stringevano a pugno ai lati, le dita che affondavano nella
carne delle cosce di Nicole. «Cazzo… così… così brava» ansimò, la voce rotta. Sentiva la sua bocca calda e stretta
attorno al cazzo, la lingua che si muoveva in modo esperto lungo la parte inferiore, stimolando ogni
terminazione nervosa.
Fu allora che sentì un tocco diverso. Più leggero. Più esitante.
Aprì gli occhi e vide Sara dietro Nicole, le mani che le accarezzavano le spalle, poi scendevano lungo la schiena,
seguendo la curva dei fianchi fino ad arrivare al culo sodo. Sara sorrise, maliziosa, poi con un movimento fluido, si
chinò e iniziò a baciare la nuca di Nicole, le labbra che scendevano lungo la spina dorsale, la lingua che usciva per
leccare la pelle sudata.
«Ti piace, vero?» sussurrò Sara contro la pelle di Nicole, le mani che ora le afferrarono i fianchi, le unghie che si
conficcavano nella carne. «Sentirlo così grosso in bocca mentre io ti guardo…»
Nicole gemette attorno al cazzo di Angelo, le vibrazioni che si trasmettevano lungo tutta la sua asta, facendolo
sussultare. Le mani di Sara scivolarono in avanti, sotto il ventre di Nicole, e Angelo sentì le dita dell’amica di sua
moglie sfiorare le sue palle, massaggiarle con movimenti circolari mentre Nicole continuava a succhiarlo con
sempre più fervore.
«Dio, siete… troppo» ringhiò Angelo, le gambe che tremavano per lo sforzo di restare in piedi. Con un
movimento brusco, afferrò Nicole per i capelli e la tirò via dal suo cazzo con un pop umido. Lei ansimò, la saliva
che le colava dal mento, gli occhi lucidi di desiderio frustrato.
«Voglio vedervi insieme» ordinò, la voce un comando roco. «Ora.»
Non ci fu bisogno di ripetere l’ordine. Sara rise, un suono basso e sensuale, poi afferrò Nicole per le spalle e la
spinse sul letto, facendola cadere sulla schiena. Nicole rise, le gambe che si aprivano subito, invitanti, mentre
Sara si arrampicava sopra di lei, le cosce che si strofinavano contro quelle dell’amica, i corpi che si cercavano con
disperazione.
Angelo osservò la scena, il cazzo che pulsava dolorosamente, la mano che lo stringeva alla base per cercare di
calmare l’impeto. Sara si chinò su Nicole, le labbra che si scontrarono in un bacio famelico, le lingue che si
intrecciavano mentre le loro mani si muovevano frenetiche sui loro corpi. Sara strappò via il reggiseno di Nicole
con un movimento secco, i seni che rimbalzarono liberi, i capezzoli duri come pietre. Nicole, a sua volta, afferrò
la camicetta di Sara e la aprì con uno strattone, i bottoni che volarono via, rivelando i seni piccoli ma perfetti
dell’amica, i capezzoli scuri e turgidi.
«Leccala» ordinò Angelo, la voce che tremava per l’eccitazione. «Fammi vedere quanto vi piace.»
Sara non si fece ripetere l’ordine. Scivolò giù lungo il corpo di Nicole, le labbra che tracciavano una scia di baci
umidi sul collo, tra i seni, giù per il ventre piatto, fino ad arrivare all’elastico delle mutandine. Con un movimento
del polso, gliele strappò via, rivelando la figa di Nicole già fradicia, le labbra gonfie e aperte, il clitoride che
sporgeva, rosso e pulsante.
«Guardala» sussurrò Sara, rivolgendosi ad Angelo mentre si sistemava tra le gambe di Nicole. «È già così
bagnata… sentila.»
E senza aspettare oltre, abbassò la testa e iniziò a leccare, la lingua piatta che partiva dall’ano di Nicole e risaliva
fino al clitoride, dove si fermò per succhiarlo con forza. Nicole inarcò la schiena, un grido strozzato che le sfuggì
dalla gola, le mani che afferrarono i capelli di Sara, tirandoli mentre le cosce si chiudevano attorno alla sua testa.
«Cazzo… sì… proprio lì…» ansimò Nicole, i fianchi che si sollevavano dal letto, cercando più pressione, più lingua,
più tutto.
Angelo non poté resistere oltre. Si avvicinò al letto, il cazzo che puntava dritto verso le due donne, la punta che
già gocciolava pre-sborra. Con una mano afferrò la testa di Sara e la sollevò leggermente, costringendola a
staccarsi dalla figa di Nicole.
«Adesso tocca a me» ringhiò.
E senza altri preamboli, si posizionò tra le gambe di Nicole, la punta del cazzo che sfiorava la sua entrata
bagnata. Con un colpo secco dei fianchi, affondò dentro di lei fino in fondo, riempiendola in un solo movimento
violento.
Nicole urlò, le unghie che graffiavano le lenzuola, il corpo che si inarcava per accogliere ogni centimetro di lui.
«Sì… sì… finalmente…»
Angelo cominciò a muoversi, i fianchi che si abbassavano e si sollevavano in un ritmo costante, il cazzo che
scivolava dentro e fuori dalla figa stretta e bollente di Nicole, ogni affondo accompagnato dal suono umido della
carne che si scontrava. Sara, intanto, si era spostata, ora era accanto a loro, una mano che si infilava tra i loro
corpi per massaggiare il clitoride di Nicole mentre con l’altra si toccava, le dita che scivolavano dentro e fuori
dalla sua figa fradicia.
«Più forte» supplicò Nicole, gli occhi che si chiudevano per il piacere. «Ti prego… scopami come se fossi l’ultima
volta.»
Angelo non aveva bisogno di essere pregato. Afferrò i fianchi di Nicole e iniziò a martellarla con colpi sempre più
violenti, il letto che scricchiolava sotto di loro, i loro corpi che si scontravano con un ritmo selvaggio. Ogni
affondo era più profondo del precedente, il cazzo che sfiorava punti dentro di lei che la facevano gridare, le
pareti della figa che si stringevano attorno a lui come se non volessero più lasciarlo andare.
«Dio… sto per venire…» ansimò Nicole, le gambe che si chiudevano attorno alla vita di Angelo, i talloni che gli
affondavano nel culo, spingendolo ancora più a fondo.
«Anche io» ringhiò Angelo, sentendo le palle che si contraevano, il piacere che gli saliva lungo la spina dorsale
come un’onda incandescente. «Vieni con me, puttana.»
E con un ultimo, violento affondo, entrambi esplosero insieme, i loro corpi scossi da spasmi incontrollabili, i
gemiti che si fondevano in un’unica sinfonia di piacere. Angelo sentì il suo sperma schizzare dentro Nicole,
riempiendola, mentre lei si stringeva attorno a lui, le pareti della figa che pulsavano, succhiando ogni goccia che
lui aveva da offrirle.
Quando finalmente si accasciò su di lei, ansimante, il sudore che gli colava lungo la schiena, sentì le labbra di Sara
sulla sua spalla, la sua voce calda che gli sussurrava all’orecchio: «Adesso tocca a me.»
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