La passegiata de "La bestiolina"

di
genere
feticismo

Mia sorella e la sua amica Martina sono comodamente sedute sul divano.
Bevono, fumano, chiacchierano in completa rilasattezza.
Io sono nuda legata con il guinzaglio ai piedi del divano.
Inginochiata e prostata faccio da poggiapiedi; di tanto in tanto alle ragazze piace umiliarmi sputando per terra e vedendomi leccare il loro sputo dal pavimento.
La situazione si fà sempre più piacevole le ragazze sono sempre più allegre e rilassate; io sono sempre più affaticata dalla mia posizione ma sono contenta dei doni provenienti dalla loro bocca.
I morsetti ai capezzoli mi fanno sempre più male, ma ne sono contenta ed il mio cazzo si eccita sempre di più.
Le ragazze ridacchiando mi umiliano per la mia eccittazione in quella condizione di disgustosa prostazione.
Stiamo veramente bene, stiamo passando un pomeriggio veramente piacevole.
Le ragazze si divertono ed io sono appagata dalla degradazione a cui vengo sottoposta.
Arriavato il buio le ragazze sono parecchio brille e vogliono divertirsi con me.
anno varie proposte una più sconcia dell'altra
Poi Martina con parole un pò sconne per i fumi dell'alcool dice che vorrebbe portarmi al guinzaglio per strada come un cagnolino, come la sua "bestiolina".
Mia sorella, anche lei stordita dal bere, conviene con Martina conviene che sarebbe divertente.
Decidono, quindi, di portarmi fuori al guinzaglio, riconoscendo che a quell'ora della sera nel quatiere non girava quasi nessuno, e che avrebbero potuto passeggiare con me al guinzglio senza problemi.
Si scambiarono sguaiatamente il "cinque" ridacchiando ebbre.
Prima di uscire dovevano scaricarsi le vesciche piene di urina; pisciarono in un contenitore e poi mi fecero bere lo splendido succo delle loro vesciche.
Avevano bevuto tanto ed il liquido era abbondante.
Io davanti a loro ingoiai diligentemente quanto mi era stato offerto.
Mentre bevevo quel ben di Dio, le ragazze, applaudivano e ridevano e mi dileggiavano; era una atmosfera veramente festosa.
Ed ero contenta di fare parte, di essere protagonista di quella festicciola.
Riempitomi lo stomaco dell'urina delle ragazze, tra le risate e le umiliazioni, mia sorella disse che si era fatta l'ora di uscire.
Mi strattonò per il guinzaglio avviandoci verso l'uscita; era buio e la serata era fresca ma non fredda,
Il io corpo nudo reagigì piacevolmente a quella atmosfera.
Sul marciapiede davanti a casa mi fù ordinato di mettermi a quattro zampe; Martina la più brilla delle due mi monto addosso facendosi straportare come se fossi un cavallo.
Mia sorella invece teneva il guinzaglio al mio collo.
In quella oscena configurazione cominciammo a percorrere il marciapiede.
La zona era effettivamente deserta, forse qualche occhio ci avrebbe visto dalle case circostanti ma cosa avrebberò potuto fare.
Le ragazze ridacchianti, cinguettanti cominciarono la loro passegiata.
Con Martina che mi gravava sulla schiena e mia sorella che mi tirava per il guinzaglio cominciammo ad avviarci.
Le ragazze erano entusiaste della situazione e si divertivano un mondo; io ero entusiasta di essere ridotta a quella condizione.
Il mio cazzo era sempre più eretto e le ragazze mi umiliavano toccandomelo di tanto in tanto per farmi ecitare di più per poi fermarsi quando stavo per arrivare.
Erano veramente brave, seppur brille a farmi soffrire così.
Mentre passeggiavamo sputavano per terra e mi facevano leccare il loro sputo dall'asfalto, fumavano e gettavano le loro cicche per terra che dovevo ingoiare.
Di tanto in tanto mi facevano grattare il mio cazzo arrapato sul ruvido asfalto, deridendomi dicendo che ero una chiavatrice del cemento.
Ero al settimo cielo per quel trattamento e per quella umiliazione.
Poi quando incontrammo sul marciapiede una cagata fresca di cane mi ci fecero immergere il cazzo duro.
Fù una esperienza straordinaria, la merda era ancora calda e mi diede uno straordinario piacere al cazzo.
Lo riferii alle ragazze che canzonandomi mi dissero che ero un chiavatore della merda di cane.
Mi sentii esaltata da quella affermazione e chiesi alle rgazze di poter continuare a strusciare il mio cazzo nella merda di cane fino ad arrivare.
Loro ridacchiando e canzonandomi me lo permisero.
Io ero così eccittata che mi bastarono pochi colpi in quello disgustoso materiale tiepido che si univa allo sfregamento sul ruvido asfalto, che arrivai in una sborrata gigantesca.
Era ora, le ragazze mi avevano tenuta eccitata sul punto di sborrare per ore, ed ora finalmente potevo avere il mmio godimento.
Alla vista del mio schifoso godimento le ragazze si espressero in una sequela di insulti osceni.
Apprezzai profondamente quegli osceni commenti.
Una volta goduto mi sentii raffreddata, ma le ragazze erano ancora eccittate e gli era venuto il pensiero di abbandonarmi nuda da qualche parte.
L'ideea mi piacque moltissimo.
Continuammo la passeggiata, con Martina sulla mia groppa e le mie ginocchia che sanguinavano.
Trovammo il cassotto di una centralina elettrica, era circondata da arbusti e dietro c'era uno spiazzo putrido dove le raagazze utilizzarono il guinzaglio per legarmi le mani, ed abbandonarmi lì nuda ed inerme.
Se ne andarono e mi mollaro lì nuda, legata ed inerme.
Sapevo che loro sarebbero tornate a casa per amoreggiare tra loro mentre io sarei rimasta legata in mezzo agli arbusti senza la possibilità di masturbarmi.
Abbandononata, inerme, speravo che qualche barbone nella notte mi avrebbe trovata per chiavarmi.
Invece non successe nulla e nella trda mattina le ragaze vennero a prendermi con la machina per riportarmi a casa.




scritto il
2026-01-10
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