Il figlio della mia collega 2

Scritto da , il 2020-10-02, genere gay

Così mantenni la parola, ma non la sera stessa, volevo avere tutto il tempo che serviva, e poi Francesco, doveva divenire Francesca, era la sua natura, e gli proposi, il sabato entrante, di andare a fare acquisti mirati per lui, ne fù entusiasta.
Così due giorni dopo, lo portai nel negozio, dove io sceglievo i miei capi sia intimi che da abbigliamento, mi conoscevano, sapevano benissimo chi e cosa fossi e sia la proprietaria che le commesse erano gentilissime, e appena mi videro, ci fecero accomodare nella saletta riservata, dove, spogliai Francesco, e iniziammo a fargli indossare quanto serviva per renderlo una vera femmina.
Inizialmente, era molto impacciato, il fatto che lo vedessero nudo, e che sapessero fosse gay, lo metteva in soggezione, così, per metterlo a suo a mia volta mi denudai, rimanendo in reggicalze calze e reggiseno, le commesse come sempre si complimentarono per il mio attrezzo, e rivolgendosi a Francesco la proprietaria disse, complimenti, sono invidiosa che tutte le sere assaggi tanto ben di dio, e lui arrossì, io aggiunsi, non ancora tesoro, questa sera sarà mia, diventerà la mia donna e io la sua, la signora allora disse, bene quindi visto che sarà la tua prima volta ci penserò io all'intimo, lo indosserai poco prima di raggiungere la tua compagna, e così io non vidi il capo in questione, passammo poi a dei vestitini, per la sera o per quando saremmo uscite enfemme, e poi passammo alle scarpe.
Uscimmo verso le sette, con alcune borse di indumenti scarpe ed altro, Francesca era elettrizzata, e una volta a casa, indossò subito dell'intimo e un bel vestitino nero e un paio di sandali, e iniziò a camminare per casa, un poco traballante, ci sarebbe voluto del tempo per abituarsi ai tacchi.
Preparammo la cena come due vere lesbiche, trà un bacio e una palpatina, sistemammo tutto a tavola, e poi, la accompagnai in bagno, dove la truccai per bene, e la lasciai in camera.
Si presentò in sala dopo una mezz'ora, era stupenda, indossava un vestitino a fiori, da ragazzetta, parrucca alla Valentina, nero corvino, decoltè nere tacco dieci, e si sedette davanti a mè, mi complimentai con lei, che divenne subito rossa, e così cenammo, e innaffiammo il tutto con dell'ottimo vino, e poi mi alzai, una volta al suo fianco la baciai, le nostre lingue frullavano, si sciolse e la presi per mano.
Una volta in camera, sistemai le trè videocamere che spesso usavo per i miei filmini, immortaleremo, gli dissi il momento in qui perderai la tua verginità, così la potremo rivivere tutte le volte che vorremo, ne fù entusiasta.
Ci sedemmo sul letto e continuando a baciarci e a palparci, i nostri cazzi erano turgidi e bagnati, non ne potevo più, volevo vederla senza il vestito, e così, lei si alzò, e mimando uno spogliarello fece cadere ai suoi piedi il vestito, rimanendo in intimo, stupenda, stupenda anche la scelta da parte della signora per il suo intimo, indossava un reggiseno e uno slip da ragazzina, adolescente, con pupazzetti e cuoricini, e un paio di autoreggenti, con sulla banda, minni e paperina, era proprio una ragazzina.
Mi inginocchiai e mi infilai il suo cazzo in bocca e con maestria in pochi minuti lo svuotai, bevendo tutto il suo nettare, ora, che sei rilassata, stenditi e chiudi gli occhi e rilassati, iniziai a massaggiarla lentamente e a far scorrere la mia lingua sul suo corpo, per poi dedicare del tempo alla sua fighetta, forzandola con la lingua, e umettendola con la mia saliva, e poi arrivò il momento.
La misi di schiena, doveva vedere il momento in qui sarebbe divenuta donna, e lasciava alle sue spalle la sua verginità, così, lentamente, e usando una buona quantità di crema, mi avvicinai alla sua fighetta, che pulsava, dalla voglia e dalla paura.
Appoggiai la mia cappella, e delicatamente spinsi, trovai una resistenza naturale, la baciai, le sussurrai parole dolci, sentii che si rilassava e spinsi, dovevo vincere il primo punto, entrare e poi sarebbe stato più facile, anche se un poco doloroso, lei sobbalzò, urlò, mi chiese di uscire, io la baciai e rimasi immobile, il suo culetto stringeva e per forza maggiore doveva rilasciarsi, io ero dentro.
Trascorsero alcuni minuti, Francesca piangeva, mi stringeva a sé, mi baciava e mi pregava di uscire, io non mollavo, e ogni poco spingevo, lei sembrava calmarsi dopo una decina di minuti io ero entrata per circa la metà, il dolore era rientrato, aveva un certo bruciore, ma la crema stava facendo effetto, e poi ad un tratto sollevò le sue gambe, le portò al petto e mi disse, ho sempre sognato, che questa era la posizione che avrei assunto quando avrei preso il mio primo cazzo, Paola, entra, farà male ma non ne posso più, devo essere tua, essere la tua donna, la tua troia, tua moglie, e così spinsi, entrai, lei si morse il labbro, doveva fare male, lo sapevo, ma non disse più nulla, e così poi inizia a pomparla.
I mie trenta centimetri, stavano devastando Francesca, la crema mista a sangue colava sulle sue cosce, e poi venni, le sborrai dentro, con violenti schizzi di sperma, che la innondaroro.
Mi accasciai su di lei, le lacrime le scorrevano sul viso, seguite dal rimmel, mi baciò con forza, grazie Paola, ora sono donna a tutti gli effetti, pochi minuti dopo, il mio cazzo floscio scivolò fuori dal suo martoriato buco, seguito da samgue e sperma, lo osservai, era dilatato, non si sarebbe richiuso molto presto lo immortalai per bene, ridendoci su.
La aiutai a ripulirsi e a fare degli impacchi, e per fortuna avendo la domenica davanti, lei riprese a camminare regolarmente, ma ormai la strada era aperta, e così, il giovedì dopo, rientrata a casa, la trovai supina a gambe larghe sulla poltrona, nuda con le sole scarpe, il tubeto della crema,vicino e un cartello con su scritto, eccomi pronta, scopami, notai che si era imbavagliata, e le telecamere era in posizione, andai in camera, indossai reggicalze calze e tacchi da dodici e mi recai da Francesca, mi misi della crema, appoggiai il mio cazzo, e le dissi, la prssima volta entrerò senza crema ne nulla, e ora te lo sbatto dentro troia.
Spinsi, e entrai, era stretta ma non come la prima volta, lei sussultò e io entrai tutta, e la montai, godeva e molto urlava e per fortuna aveva chiusa la bocca, la scopai per una mezz'ora, le dilatai per bene il culo, e le venni dentro riempiendola, era esausta e felice.
Le settimane che vennero furono piene di sesso, in ufficio morigerati lavoratori, e casa scatenate amanti, dei sessantanove stupendi con ingoio di sperma, e scopate da urlo, Francesca diventava sempre più donna, anche se mi scopava con regolarità, era più portata ad essere passiva, e così un bel giorno era una domenica mattina, eravamo a letto, l'avevo appena scopata, che mi disse, Paola, vorrei diventare donna, a tutti gli effetti, cambiare il nome al femminile documenti eccetera, e venire al lavoro vestita come devo essere, ossia da donna, e sposarti.
La baciai, dovrò divorziare tesoro, e non sarà facile, e poi i tuoi?, il lavoro, e cosa intendi per donna, vuoi farti evirare?, per ora nò, mi rispose avere il seno sì, e tranquilla per legge possiamo farlo, sarà complicato con i colleghi ma non mi interessa.
Il lunedì mattino, andammo dal capo supremo, mio intimo amico, con qui avevo avuto parecchie avventure sessuali, e gli spiegammo cosa sarebbe successo, alla fine acconsentì, e diede ordine di iniziare le pratiche, poi prima di lasciarci, mi sussurrò all'orecchio, ma sarebbe possibile venire a casa vostra a fare qualche giochetto?, Francesca sentì, si avvicinò a lui e disse, venerdì sera Direttore la aspettiamo a casa per cena.

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