La mammina sul letto che scotta

scritto il 2019-05-13 tempo di lettura 4 min

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tradimenti
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«Ho lasciato il bimbo dai miei. Ho voglia di te, ti aspetto.»

Trovare qualcuno che mi sostituisca al lavoro non è difficile, vista la mia proverbiale disponibilità verso i colleghi.

La strada la conosco bene. Non posso frapporre indugi: corro, anzi volo basso. Sto già pregustando ciò che mi attende.

Parcheggiata l’auto, salgo rapidamente e furtivo le scale, sperando di non incontrare alcun inquilino. La porta non è chiusa a chiave. Entro e la richiudo dolcemente.

Una voce sommessa, calda e arrochita dalla passione mi guida dove lei mi aspetta. Sono impaziente, ma non voglio lasciarmi travolgere dall’emozione, per non perdere nulla e gustarmi proprio tutto.

Eccola: seduta sul letto, indossa jeans e un reggiseno color avorio, con finiture di pizzo Leavers francese, che non riesce a contenere la prepotente esuberanza delle tette, lasciando intravedere l’areola scura dei capezzoli e la pressoché impercettibile ombra azzurra di una venuzza.

Mi guarda in tralice, volgendo il capo verso di me, mentre la cascata dei riccioli bruni invade la sua fronte.

Si china e, nel gesto elegante e sensuale di sfilarsi i sandali, il seno sembra voler sgusciare libero dalla stoffa che lo imprigiona.

Mi siedo in silenzio su una poltrona e la osservo nella stanza in penombra, dalle cui tapparelle i raggi di sole filtrano, posandosi come medaglie di luce.

I suoi jeans volano via e il perizoma trasparente, dall’intricata trama di tulle, è già umido. Mi sembra di percepire il profumo inebriante della figa.

Si spoglia e mi si svela in tutto il suo splendore di giovane mamma, nel morbido rigoglio delle forme.

Sull’alcova, lei avanza a carponi nella mia direzione, con movimenti sinuosi, il corpo che palpita contro le lenzuola seriche: è un letto che pare scottare di passione.

Sono bloccato, affascinato, quasi ipnotizzato da quello spettacolo. Tuttavia, sentendo l’eccitazione intensa pervadermi, so che la mia inattività non potrà protrarsi ancora per molto.

In un ultimo sforzo, quasi doloroso, mi impegno a ritardare, a protrarre questa sospensione emozionante, per poter centellinare l’agognato piacere fin nei suoi più reconditi particolari.

«Toccati, amore, come desidereresti che lo facessi io.»

Mi guarda maliziosa e rivolge verso di me il culo pieno e sodo; le deliziose fossette di Venere, situate al limite fra la pelle abbronzata e il segno bianco degli slip, incorniciano la sua fessura di pesca, che le sue mani divaricano lussuriosamente, sollevando le piccole labbra e calamitandomi lo sguardo verso quell’abisso mirabile.

«…Os-cia la figa, direbbe Tonino Guerra.»

Le sue dita si immergono in quelle cavità bollenti, intridendosi dell’ambrosia profumata, e io esplodo.

La mia bocca aderisce e attira a sé le brune piccole labbra, gioca col clitoride e la lingua accarezza la scura roseola del culo. Succhio la sua carne, di cui adoro il sapore. Lei miagola come una gatta.

«Adesso basta, scopami.»

Non chiedo altro e premo contro la vagina piena con l’uccello, che ormai non tollera ulteriori dilazioni. Sono dentro e la muscolatura della figa si stringe sul mio membro, esercitando un erotico massaggio.

Il suo corpo si piega, si inarca, si agita, freme sotto l’incalzare dei miei colpi.

Nella stanza, gemiti, respiri affannosi e profumo di sesso.

Posso esplodere al culmine di un’estrema eccitazione, dentro il centro pulsante, in un lago di piacere.

Rimaniamo a letto abbracciati, fra coccole e baci.

Guardo l’orologio appoggiato sul comodino.

«Si è fatto tardi.»

Aggiungo:

«Amore, non preoccuparti. Il bimbo vado a prenderlo io. Tu rimani qui a casa, tranquilla.»

Penso al momento soddisfacente appena vissuto e al fatto che nessuna donna potrà mai farmi impazzire come lei, mia moglie, mentre, guidando, mi dirigo verso l’abitazione dei miei suoceri per riprendermi mio figlio e riportarlo a casa.
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