Te l’ho fatta vedere. E ora?
scritto il 2026-11-07 tempo di lettura 7 min
di
samas2
genere
Esibizionismo
cura
A+
— Giochiamo a fare le bad girls?
Laura lo disse con un sorriso, guardando le amiche per vedere chi avrebbe raccolto la provocazione.
— Ma dai, che dici! — protestò Marilena.
Selene, invece, si aggiustò gli occhiali da sole e sorrise.
— Divertente.
— Allora comincia tu — disse Laura.
Selene si alzò dalla panchina. Indossava una gonna blu, una camicetta a righe bianche e azzurre piuttosto scollata e sandali bassi. Era vestita con gusto, ma sapeva benissimo che quella camicetta, quando si muoveva, attirava gli sguardi sul suo seno.
— D’accordo. Però rimane fra noi.
— Vai tranquilla — ribatté Laura.
Poco distante, un uomo sulla quarantina era appoggiato alla ringhiera, con il viso rivolto verso il mare. Selene gli si avvicinò con passo tranquillo. I loro sguardi si incrociarono.
— Scusa, forse ci siamo già visti.
Lui la guardò con interesse.
— Se fosse così, me lo ricorderei.
— Hai una memoria così buona?
— Dipende da quello che mi capita davanti.
Selene rise.
— Questa la usi con tutte?
— Soltanto con quelle che mi danno l’impressione di non essere venute qui per chiedermi l’ora.
— E che impressione ti do io?
Lui non ebbe fretta di rispondere. Il suo sguardo scese per un istante sulla scollatura, poi tornò al viso di lei.
— Che lo sai benissimo.
Selene sorrise. Era proprio la reazione che cercava.
— Sai una cosa? — disse, avvicinandosi alla ringhiera. — Mi piacciono gli uomini che guardano in faccia una donna quando le parlano.
— E se la donna ha una scollatura come la tua?
— Che c’entra? La faccia ce l’ho ancora.
Lui rise.
— Hai ragione. Ma non rendi le cose facili.
— Non sapevo che fosse un mio compito.
Mentre parlava, si chinò appena per sistemare la tracolla della borsetta. La camicetta si aprì un poco sul davanti. Quando tornò dritta, non si affrettò a ricomporre il tessuto: lasciò che fosse lui a decidere dove posare gli occhi.
L’uomo guardò. Questa volta non cercò nemmeno di nasconderlo.
Selene se ne accorse e gli rivolse un sorriso provocatorio.
— Che c’è?
— Niente.
— Non sembra.
— Stavo cercando di ricordare che cosa stavo dicendo.
— Il mio seno ti ha fatto perdere il filo?
Lui scoppiò a ridere.
— Sei tremenda.
— Non hai ancora visto niente.
Lo disse con leggerezza, quasi fosse una battuta qualsiasi. Ma Laura, che osservava da lontano, capì che Selene aveva appena alzato la posta.
Poco dopo, la borsetta le scivolò dalle dita e cadde a terra.
— Accidenti.
Si chinò a raccoglierla, dandogli la schiena. Questa volta il gesto fu diverso dal primo: piegandosi, la gonna risalì sulle cosce e lasciò intravedere ciò che nascondeva. Sotto non c’erano mutandine.
L’uomo abbassò gli occhi e vide chiaramente ciò che Selene gli aveva lasciato scoprire, involontariamente o forse no. Rimase senza parole. Quando lei si rialzò, il suo sguardo tradì la sorpresa.
Selene si sistemò la gonna e lo fissò attraverso gli occhiali scuri.
— Che c’è, bello? Hai visto un fantasma?
Lui si passò una mano sul viso, cercando di recuperare il sorriso.
— Direi qualcosa di parecchio più interessante.
— Ah, sì? E che cosa sarebbe?
— Non farmi dire quello che sai già.
Lei inclinò la testa.
— Ma io voglio sentirtelo dire.
Lui rise, ancora spiazzato.
— Sei una provocatrice.
— E tu sei un uomo che guarda.
— Mi hai dato un buon motivo.
— Io non ti ho obbligato a niente.
— No. Questo è vero.
Lei si avvicinò appena, quanto bastava per rendere la battuta più confidenziale.
— Allora siamo d’accordo. Ognuno è responsabile dei propri occhi.
Lui annuì, senza riuscire a trattenere il sorriso.
Selene si voltò verso Laura. L’amica aveva seguito la scena da lontano e ora la guardava con un’espressione che mescolava malizia e divertimento. Selene le fece un piccolo cenno, come per dirle che la partita non era ancora finita.
Lui esitò un momento, poi sorrise.
— Senti, ti andrebbe di prendere un caffè con me?
Selene lo guardò da sopra gli occhiali.
— Vedremo.
— Non mi dai nessuna speranza?
— È prematuro.
— Almeno dammi il tuo numero.
Si prese qualche secondo, fingendo di pensarci. Poi glielo dettò, osservandolo mentre lo salvava sul telefono. Lui lo chiamò, lasciando partire un breve squillo perché anche lei avesse il suo contatto.
— Forse ti chiamerò.
— Forse?
Selene gli rivolse un sorriso impertinente.
— Non cominciare a fare domande. E soprattutto ricordati una cosa: deciderò soltanto io se e quando farmi sentire.
Lui alzò le mani, divertito.
— Messaggio ricevuto.
— Bene. Allora magari ci siamo capiti.
Si allontanò senza voltarsi. Lui rimase accanto alla ringhiera con il numero appena salvato e un sorriso che non riusciva a togliersi dalla faccia.
Lei, invece, raggiunse Laura con l’aria soddisfatta di chi ha lasciato la porta socchiusa senza concedere a nessuno il diritto di attraversarla.
Più tardi, quando furono rimaste sole, Laura le si avvicinò e non perse tempo.
— Gli hai fatto vedere proprio tutto, eh?
Selene scoppiò a ridere.
— Laura, mi fai arrossire!
— Arrossire? Non farmi ridere. Ti ho vista chinarti. E ho visto la faccia di quello quando ti sei rialzata.
Selene si tolse gli occhiali da sole e li infilò nella borsa.
— Dici che ha visto bene?
— Selene, tesoro, assolutamente sì.
Laura la guardò, divertita.
— Vuoi anche una relazione scritta? Quello è rimasto senza parole!
Selene abbassò gli occhi, sorridendo tra sé.
— Bene.
— Bene? Ma come ti senti?
— Era un gioco, Laura.
— Certo. E tu sei una ragazza timidissima.
Selene le diede una spallata.
— Non esagerare.
— E adesso? Lo rivedrai?
— Non so nemmeno come si chiama.
— Però ti piacerebbe sapere che cosa sta pensando.
Selene non rispose subito. Poi rimise gli occhiali e sorrise.
— Diciamo che lo immagino.
Laura scosse la testa.
— Quello, cara mia, non ti dimentica tanto facilmente.
Selene si allontanò senza aggiungere altro. Ma il sorriso che le era rimasto sulle labbra suggeriva che la giornata, per lei, non fosse ancora del tutto finita.
* * *
Quella sera, nella sua stanza, Selene guardò il video un’ultima volta. Era nuda, e i suoi occhi non tradivano nulla. Esitò, con il pollice sospeso sullo schermo. Poi toccò invio.
Il telefono dell’uomo vibrò.
Un messaggio da un numero che aveva salvato poche ore prima.
Selene: — Allora, bello? Ti ricordi ancora di me?
Lui sorrise. Stava già preparando una risposta quando comparve un video.
Lo aprì.
Selene era nuda davanti alla telecamera. La camicetta a righe e la gonna blu erano scomparse, ma il sorriso era lo stesso che gli aveva rivolto vicino alla ringhiera: quello di una donna consapevole di avere tutta la sua attenzione.
Nelle mani teneva un dildo nero. Lo mostrò per un istante, con un’espressione divertita, poi cominciò a giocarci con movimenti lenti e studiati. La superficie brillava alla luce. Lei rialzò gli occhi verso l’obiettivo e sorrise, ammiccante, come se stesse cercando proprio lui dall’altra parte dello schermo.
Poi lo usò, con calma, senza mai distogliere lo sguardo dalla telecamera, come se volesse controllare di persona la reazione di chi avrebbe ricevuto quel filmato.
A un tratto si fermò.
Il sorriso vacillò appena, come se si chiedesse se non stesse esagerando. Abbassò lo sguardo, esitò, quindi tornò a fissare l’obiettivo.
— Adesso, bello, vorrei proprio sapere che faccia farai.
Il video terminò.
Per qualche secondo lui rimase immobile, con il telefono in mano.
Poi arrivò un altro messaggio.
Selene: — Non montarti la testa. Ti ho detto che decido io.
Lui rispose quasi subito.
Lui: — E io che speravo di aver superato l’esame.
La risposta arrivò dopo un attimo.
Selene: — Sei ancora in prova.
Poi, dopo una pausa, comparve un ultimo messaggio.
Selene: — Per il caffè, invece, forse. Ma non stasera.
Laura lo disse con un sorriso, guardando le amiche per vedere chi avrebbe raccolto la provocazione.
— Ma dai, che dici! — protestò Marilena.
Selene, invece, si aggiustò gli occhiali da sole e sorrise.
— Divertente.
— Allora comincia tu — disse Laura.
Selene si alzò dalla panchina. Indossava una gonna blu, una camicetta a righe bianche e azzurre piuttosto scollata e sandali bassi. Era vestita con gusto, ma sapeva benissimo che quella camicetta, quando si muoveva, attirava gli sguardi sul suo seno.
— D’accordo. Però rimane fra noi.
— Vai tranquilla — ribatté Laura.
Poco distante, un uomo sulla quarantina era appoggiato alla ringhiera, con il viso rivolto verso il mare. Selene gli si avvicinò con passo tranquillo. I loro sguardi si incrociarono.
— Scusa, forse ci siamo già visti.
Lui la guardò con interesse.
— Se fosse così, me lo ricorderei.
— Hai una memoria così buona?
— Dipende da quello che mi capita davanti.
Selene rise.
— Questa la usi con tutte?
— Soltanto con quelle che mi danno l’impressione di non essere venute qui per chiedermi l’ora.
— E che impressione ti do io?
Lui non ebbe fretta di rispondere. Il suo sguardo scese per un istante sulla scollatura, poi tornò al viso di lei.
— Che lo sai benissimo.
Selene sorrise. Era proprio la reazione che cercava.
— Sai una cosa? — disse, avvicinandosi alla ringhiera. — Mi piacciono gli uomini che guardano in faccia una donna quando le parlano.
— E se la donna ha una scollatura come la tua?
— Che c’entra? La faccia ce l’ho ancora.
Lui rise.
— Hai ragione. Ma non rendi le cose facili.
— Non sapevo che fosse un mio compito.
Mentre parlava, si chinò appena per sistemare la tracolla della borsetta. La camicetta si aprì un poco sul davanti. Quando tornò dritta, non si affrettò a ricomporre il tessuto: lasciò che fosse lui a decidere dove posare gli occhi.
L’uomo guardò. Questa volta non cercò nemmeno di nasconderlo.
Selene se ne accorse e gli rivolse un sorriso provocatorio.
— Che c’è?
— Niente.
— Non sembra.
— Stavo cercando di ricordare che cosa stavo dicendo.
— Il mio seno ti ha fatto perdere il filo?
Lui scoppiò a ridere.
— Sei tremenda.
— Non hai ancora visto niente.
Lo disse con leggerezza, quasi fosse una battuta qualsiasi. Ma Laura, che osservava da lontano, capì che Selene aveva appena alzato la posta.
Poco dopo, la borsetta le scivolò dalle dita e cadde a terra.
— Accidenti.
Si chinò a raccoglierla, dandogli la schiena. Questa volta il gesto fu diverso dal primo: piegandosi, la gonna risalì sulle cosce e lasciò intravedere ciò che nascondeva. Sotto non c’erano mutandine.
L’uomo abbassò gli occhi e vide chiaramente ciò che Selene gli aveva lasciato scoprire, involontariamente o forse no. Rimase senza parole. Quando lei si rialzò, il suo sguardo tradì la sorpresa.
Selene si sistemò la gonna e lo fissò attraverso gli occhiali scuri.
— Che c’è, bello? Hai visto un fantasma?
Lui si passò una mano sul viso, cercando di recuperare il sorriso.
— Direi qualcosa di parecchio più interessante.
— Ah, sì? E che cosa sarebbe?
— Non farmi dire quello che sai già.
Lei inclinò la testa.
— Ma io voglio sentirtelo dire.
Lui rise, ancora spiazzato.
— Sei una provocatrice.
— E tu sei un uomo che guarda.
— Mi hai dato un buon motivo.
— Io non ti ho obbligato a niente.
— No. Questo è vero.
Lei si avvicinò appena, quanto bastava per rendere la battuta più confidenziale.
— Allora siamo d’accordo. Ognuno è responsabile dei propri occhi.
Lui annuì, senza riuscire a trattenere il sorriso.
Selene si voltò verso Laura. L’amica aveva seguito la scena da lontano e ora la guardava con un’espressione che mescolava malizia e divertimento. Selene le fece un piccolo cenno, come per dirle che la partita non era ancora finita.
Lui esitò un momento, poi sorrise.
— Senti, ti andrebbe di prendere un caffè con me?
Selene lo guardò da sopra gli occhiali.
— Vedremo.
— Non mi dai nessuna speranza?
— È prematuro.
— Almeno dammi il tuo numero.
Si prese qualche secondo, fingendo di pensarci. Poi glielo dettò, osservandolo mentre lo salvava sul telefono. Lui lo chiamò, lasciando partire un breve squillo perché anche lei avesse il suo contatto.
— Forse ti chiamerò.
— Forse?
Selene gli rivolse un sorriso impertinente.
— Non cominciare a fare domande. E soprattutto ricordati una cosa: deciderò soltanto io se e quando farmi sentire.
Lui alzò le mani, divertito.
— Messaggio ricevuto.
— Bene. Allora magari ci siamo capiti.
Si allontanò senza voltarsi. Lui rimase accanto alla ringhiera con il numero appena salvato e un sorriso che non riusciva a togliersi dalla faccia.
Lei, invece, raggiunse Laura con l’aria soddisfatta di chi ha lasciato la porta socchiusa senza concedere a nessuno il diritto di attraversarla.
Più tardi, quando furono rimaste sole, Laura le si avvicinò e non perse tempo.
— Gli hai fatto vedere proprio tutto, eh?
Selene scoppiò a ridere.
— Laura, mi fai arrossire!
— Arrossire? Non farmi ridere. Ti ho vista chinarti. E ho visto la faccia di quello quando ti sei rialzata.
Selene si tolse gli occhiali da sole e li infilò nella borsa.
— Dici che ha visto bene?
— Selene, tesoro, assolutamente sì.
Laura la guardò, divertita.
— Vuoi anche una relazione scritta? Quello è rimasto senza parole!
Selene abbassò gli occhi, sorridendo tra sé.
— Bene.
— Bene? Ma come ti senti?
— Era un gioco, Laura.
— Certo. E tu sei una ragazza timidissima.
Selene le diede una spallata.
— Non esagerare.
— E adesso? Lo rivedrai?
— Non so nemmeno come si chiama.
— Però ti piacerebbe sapere che cosa sta pensando.
Selene non rispose subito. Poi rimise gli occhiali e sorrise.
— Diciamo che lo immagino.
Laura scosse la testa.
— Quello, cara mia, non ti dimentica tanto facilmente.
Selene si allontanò senza aggiungere altro. Ma il sorriso che le era rimasto sulle labbra suggeriva che la giornata, per lei, non fosse ancora del tutto finita.
* * *
Quella sera, nella sua stanza, Selene guardò il video un’ultima volta. Era nuda, e i suoi occhi non tradivano nulla. Esitò, con il pollice sospeso sullo schermo. Poi toccò invio.
Il telefono dell’uomo vibrò.
Un messaggio da un numero che aveva salvato poche ore prima.
Selene: — Allora, bello? Ti ricordi ancora di me?
Lui sorrise. Stava già preparando una risposta quando comparve un video.
Lo aprì.
Selene era nuda davanti alla telecamera. La camicetta a righe e la gonna blu erano scomparse, ma il sorriso era lo stesso che gli aveva rivolto vicino alla ringhiera: quello di una donna consapevole di avere tutta la sua attenzione.
Nelle mani teneva un dildo nero. Lo mostrò per un istante, con un’espressione divertita, poi cominciò a giocarci con movimenti lenti e studiati. La superficie brillava alla luce. Lei rialzò gli occhi verso l’obiettivo e sorrise, ammiccante, come se stesse cercando proprio lui dall’altra parte dello schermo.
Poi lo usò, con calma, senza mai distogliere lo sguardo dalla telecamera, come se volesse controllare di persona la reazione di chi avrebbe ricevuto quel filmato.
A un tratto si fermò.
Il sorriso vacillò appena, come se si chiedesse se non stesse esagerando. Abbassò lo sguardo, esitò, quindi tornò a fissare l’obiettivo.
— Adesso, bello, vorrei proprio sapere che faccia farai.
Il video terminò.
Per qualche secondo lui rimase immobile, con il telefono in mano.
Poi arrivò un altro messaggio.
Selene: — Non montarti la testa. Ti ho detto che decido io.
Lui rispose quasi subito.
Lui: — E io che speravo di aver superato l’esame.
La risposta arrivò dopo un attimo.
Selene: — Sei ancora in prova.
Poi, dopo una pausa, comparve un ultimo messaggio.
Selene: — Per il caffè, invece, forse. Ma non stasera.
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