Un incesto in rosso

scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 18 min

di
genere
Bisex, Incesti, Trio
cura
A−

Suonano al campanello, vado ad aprire.
Camilla, la signora del piano di sotto. Gran vacca, ha passato da un po’ i 40, divorziata, bionda, gran tette… troia.
Mi sono trasferito nella palazzina di via Barca circa otto anni fa appena mi hanno confermato il posto di ruolo. Un attivo bellissimo al sesto piano con cucina, salotto, due camere da letto e il mio studio privato zeppo di libri. Oltre a ciò una terrazza panoramica che è una bellezza e la vasca idromassaggio ottima sia per rilassarsi che per chiavare in allegria.
Il corso di letteratura contemporanea che ho sempre desiderato tenere, ben pagato, discreta soddisfazione degli allievi e un tenore di vita sufficiente per vivere in una delle città più care d’Italia.
Ricordo che traslocai un giovedì. Camilla fu la prima che mi diede il benvenuto. Ci incontrammo in ascensore tutta allegra con quel gran sorriso e quelle poppe che ballonzolavano ogni volta che rideva.
Al venerdì, dopo nemmeno ventiquattro ore me la stavo già chiavando. Non c’era voluto molto a farle intendere che ero interessato al suo davanzale e non solo.
A quel tempo Camilla era ancora sposata. Non ho mai indagato ma credo riempisse già il marito di corna anche prima del mio arrivo.
Aveva già due figli, Luca e Lucia che ora hanno 20 e 22 anni. Lui è un bravo ragazzo a che se temo sia gay. Un po’ di tempo fa l’ho beccato che scendeva da una macchina davanti al palazzo. Alla guida c’era un uomo di mezza età e aveva ancora l’uccello fuori dai pantaloni a Luca invece colava qualcosa di bianco dalla bocca…
Che peccato, io con una mamma come Camilla cercherei di farmi lei altro che uccelli mosci.
La figlia Lucia è timida, rossa di capelli, quel rosso vivo ovviamente finto che ormai porta da anni. Una volta quando l’ho conosciuta credo fosse bionda. Carina, le tette grosse come la madre, sempre in minigonna come la madre. È un po’ giovane per i miei standard ma forse un giorno ci farò un pensierino.
Ho addosso solo la giacca da camera in filo di scozia. L’uccello penzola fuori allegramente. Stavo per allacciarmela ma quando ho visto che era Camilla ho lasciato perdere. Non ho nulla da nascondere a una che trombo da dieci anni.
“Ho detto a mio figlio che avevo finito il sale” sorride.
“Ma non è vero” annuisco.
“Noooo” ride e intanto si sbottona il vestito intero nero che le arriva poco sotto alle caviglie.
La aiuto e intanto ne approfitto per palpare bene bene le tettone gonfie strizzate in un reggiseno rosso fuoco.
Lei lascia scorrere il vestito lungo il corpo, tiene le scarpe col tacco, resta con mutandine coordinate al reggiseno e molto (molto) traforate e calze autoreggenti sempre rosse.
“Rosso passione” le dico accarezzando il nylon.
“Abbiamo solo un quarto d’ora amore” mormora mentre ha già afferrato il mio grosso cazzo.
“Magari potevamo organizzarci meglio” ribatto mentre le calo le mutande in un colpo solo.
“Stavo scoppiando. Sai quelle voglie di cazzo che….”.
“Non so, io al massimo ho voglie di fica” e le metto due dita dentro alla grande bernarda contornata di pelo biondo corto e morbido.
Lei ne approfitta per slacciare il reggiseno e dare aria alla belle bocce. Ha una quinta, abbondante, tette a mela (melone) capezzolo piccolo ma aureole belle grandi e rosa.
Gliene bacio uno delicatamente mentre lei tiene la mano salda sul cazzo.
“Dai, dai pochi preliminari amore. Non ho tempo” e neanche fosse il manico di un ombrello mi tira letteralmente verso la camera da letto.
Apre la porta e si blocca “Occazzzz” sbotta e intanto mi strizza il cazzo più forte che mai neanche volesse staccarlo.
Sul letto c’è una ragazza mora, atletica, discretamente tettona….nuda.
In mezzo alle gambe ha piantato un bel cefalo di lattice nero.
“Rosa mia nipote, figlia di mia sorella” dico facendo le presentazioni.
Sento un discreto imbarazzo di Camilla. Rosa invece pare divertita e continua a farsi andare su e giù il suo simil-uccello in lattice.
“Vedo che siete una famiglia molto unita” sbotta Camilla e fa un passo indietro.
Io la blocco mettendole una mano sul culo.
“Zio Sean non glielo hai detto che siamo una famiglia incestuosa?”.
“Le ho accennato qualcosa” sorrido.
“In effetti mi aveva detto di tua madre. Non sapevo che anche con te… io chiedo scusa”.

È si Camilla ha ragione. Mi chiavo mia sorella e anche sua figlia, chiavo mamma quando capita l’occasione e mi sono fatto le ossa con mia nonna che ha fatto da nave scuola. Si ci piace l’incesto e non ne facciamo un mistero.
“Forse è meglio se vi lascio soli”
“Ma perché…” sorrido.
“Un altra volta dimmelo che stai scopando tua nipote”.
“Non stavamo scopando. Cioè l’abbiamo fatto ma prima. Quando hai suonato ero di la a guardare un film…”.
“E lei un ditale”.
Mia nipote sorride, si tira fuori dalla fica il fallo di lattice. Sembra lunghissimo.
Lo lascia cadere sul letto tutto unto. Dalla fica completamente depilata cola parecchia roba.
Prima che Camilla possa dire altro Rosa si è già alzata dal letto.
Si getta decisa sulle grosse tette di Camilla “sei davvero ben messa tesoro” sorride.
“È bisex” sussurro io al suo orecchio.
“Adoro le tette grosse sai” aggiunge mia nipote iniziando a palparle per bene.
Camilla si lascia andare. Non l’ho mai vista con un’altra donna ma so che è abbastanza porca da poter sperimentare la cosa.

Passano pochi minuti e già siamo in posizione
Le due vacche sono a 69, Camilla sotto, Rosa sopra.
La porca deve aver già leccato un bel po di fica senza dirmelo perché sento mia nipote muggire di piacere mentre la lingua di Camilla sguazza rumorosamente nel suo utero.
Allo stesso modo quella lesbica di mia nipote le sta consumando la vagina per quanto lecca e succhia. Sento Camilla mugolare di piacere, sembra una idrovora, lecca la fica che è un piacere.

Se c’è una cosa che amo è vedere due vacche a 69, lo trovo divino, ma se c’è qualcosa che è anche meglio è unirmi a loro. Quindi, col cazzo di marmo eccitato da quel film porno dal vivo mi metto dietro a mia nipote. La sua fica è così piena che scivolo dentro senza fatica. Sento la lingua vellutata di Camilla, piano piano si sposta, mi lascia entrare e non perde occasione per darmi qualche lunga leccata al cazzo.
Spingo deciso. Rosa mugola.
Inizio a trapanarla deciso. Lei continua a leccare il ficone a Camilla, Camilla indecisa lecca un po’ le sue labbra vaginali e un po’ le mie palle gonfie.

Arrapato attacco il culetto sodo di mia nipote. Deciso lo tiro fuori dalla sua fichetta e punto alle chiappe aprendole un po’.
Lei di scatto alza la testa “Oiiiii piano cazzo”.
“Non vuoi mica dirmi che sei vergine”.
“Con quel coso che hai tra le gambe sono tutte vergini zietto”.
“Faccio piano…”.
“Si ma piano davvero ok se no mi aprì in due”.
“Ma si ma si resisti un attimo che poi passa” e spingo.

“Aaaa cazzzzz” urlo e vengo nel culo di mia nipote con tutte le mie forze.
Lei che ormai è in fase estatica continua a godere e a leccare Camilla che, non sapendo più cosa fare, perse nei suoi orgasmi, continua a ciucciare la fica a Rosa come fosse piena di miele.
Lo tiro fuori.
Il buco del culo di mia nipote cola come un fiume in piena. Parte del brodo le cola fra le gambe e finisce in faccia a Camilla.

SFLOP
Cambio di buco. Sollevo le gambe a Camilla fino a mettermele sulle spalle e l’uccello ancora duro la pentra a tutta forza. Dopo due colpi sta già venendo.
Rosa intanto le si siede in faccia, muove il bacino avanti e indietro, Camilla tiene fuori la lingua sembra che gliela stia lavando.

“Ancora ancora…” mormora Camilla.
“Si, si dai che ti vengo dentro….” urlo e alla fine apro i tubi inondandola.
Lo estraggo, mi metto comodo sul letto “dai forza” dico a tutte e due.
Loro non esitano. Una a destra, una a sinistra e parte una decisa è appagante leccata di cazzo a due bocche.
Sono così brave che dopo due minuti (forse meno) è di nuovo duro.
Sono già lì che medito di montare in groppa a Camilla e allargare un po’ il culo anche a lei quando suona di nuovo il campanello, il maledetto…
“State qui” dico e mi alzo senza nemmeno vestirmi, nemmeno la giacca da camera. Chissenefrega!

Spalanco la porta “Non c’è nessuno!” sbotto.
Davanti a me un po’ intimidito c’è Luca. Abbassa gli occhi per non guardarmi in faccia ma è peggio perché vede il mio uccello duro e teso.
“Stai cercando tua madre?”.
“Ummm si” borbotta lui sempre con gli occhi fissi sul mio uccello.
Giro appena la testa “Camiiii c’è tuo figlio che ti cerca”.
“Aaaaaa si, si, arrivo subito….” ribatte lei imbarazzata.
“Fai con calma tanto tuo figlio non si annoia” rido.
Luca distoglie lo sguardo “Emmmm mi scusi dottor Wonder, mi scusi ma lei… insomma c’è l’ha così grosso. Wow” sorride.
“Si non sei il primo che me lo dice”.
“È molto fortunato il mio non è nemmeno la metà”.
“Beh l’importante è saperlo usare le dimensioni sono più per fare scena”.
“Immagino che lei lo usi molto vero?”.
“Il più possibile”.
“Si stava facendo mia madre vero?”.
“Ti spiace?”.
“Ma no, ma no, anzi… Magari averla potuta guardare” ridacchia.
Torna a fissarmi il cazzo.
“Se vuoi tocca pure”.
Sgrana gli occhi “Scherza?”.
“No”
Timidamente allunga la mano, prima due dita, poi tre, poi serra la mano a pugno e lo stringe ben saldo. “Ti piace?”.
“È molto eccitante” annuisce.
Allungo la mia mano sul suo polso, gli do il ritmo. Prima piano poi sempre più deciso.
Lascio che ci prenda gusto. Luca inizia a masturbami sempre più convinto.
Metto la mano fra i suoi calzoni, gli tasto il pacco. Piccolo si ma durissimo.

“Ma che cazzo fai Luca!” sbotta Camilla che si è più o meno rivestita.
Dico più o meno perché il vestito è rimasto accanto alla porta d’ingresso però ha messo reggiseno e mutandine rosse coprendosi almeno un po’.
Non che la cosa migliori molto la visione con quelle mutandine rosse traforate che nascondono quasi nulla, i peli biondi in bella vista e quelle autoreggenti rosse che la fanno così puttana.
Ho ancora una mano sul pacco di Luca e sento una decisa vibrazione quando la guarda.
Chissà quante seghe si è fatto su sua madre.
“Che vuoi che faccia Camilla mi sta tirando una sega” dico.
Luca molla di scatto la mano. “Scusa mamma, scusa… il sale, la pasta bolle…” balbetta.
La donna raccatta il vestito, non sta nemmeno lì ad infilarlo ma lo mette sulla spalla tipo toga.
“Meglio che vada Sean, grazie di tutto” e mi bacia in bocca. Il suo alito sa di fica.
Guarda il mio cazzo ancora duro per il lavoretto di mano di Luca. “Che frocio hai visto!” sorride.
“Mica poi tanto” sussurro io senza che mi senta.

Torno in camera da letto. Rosa è di nuovo sdraiata a gambe larghe. Mi guarda “a sei già carico per un altro round”.
“Mi ha fatto una sega il figlio di Camilla”.
“Aaaaaa la tua indole bisex” ride.
Scivolo sul letto, le monto sopra e la penetro in un colpo solo “siamo tutti bisex in famiglia. Bisex e incestuosi” sospiro mentre inizio a pompare…

Sono passate le undici. Una buona cenetta intima, un ottima scopata con mia nipote e ora si dorme, o almeno questa sarebbe l’idea se non fosse che bussano alla porta.
Bussano! Ma che è il campanello è rotto? E insistono pure.
“Arrivo arrivo”
Deve essere una vera emergenza.
Apro la porta, c’è Camilla, di nuovo. Tette al vento, mutande e calze rosse (le stesse di qualche ora fa).
“Ti dai al nudismo?” sorrido.
Lei mi spinge praticamente dentro casa a colpi di tette.
“Mi sono fatta Luca!” sbotta.
“Cosa?”.
“Luca, mio figlio, me lo sono fatto…” insiste.
“Ma non era gay?” domando mentre il mio cazzo si risveglia piano piano. Sono nudo ma a lei non pare importi molto.
“Hai qualcosa da bere?” chiede.
“Un the?”.
“Magari qualcosa di forte. Alcolico”.
“Faccio il possibile”
Ci mettiamo sul divano, accavalla le gambe. Le mutande traforate non nascondono gran che. Le tette ciondolano invitanti, i capezzoli belli duri.
Le rimedio un whisky. Lo manda giù in due golate.
“Allora?”.
“Fammi dire tutto. Con calma. Allora siamo usciti da qui. Non ho detto nulla. L’ho visto farti una sega e ho fatto finta di nulla anche se, te lo giuro, vederlo così esplicitamente frocio mi ha sconvolta. Un conto è sapere, un conto vedere”.
“Camilla secondo me dai troppo peso alla cosa, te l’ho già detto. È un ragazzo che sperimenta, l’ho fatto anche io da giovane”.
Sbuffa “si, infatti, sperimenta. Allora andiamo di sotto. Vado in cucina. L’acqua che aveva messo a bollire un secolo prima è praticamente evaporata perché quel coglione non ha spento il gas. Se mi attardavo ancora un po’ mi bruciava la cucina. Allora metto dell’altra acqua…”.
“Sempre mezza nuda” preciso.
“Reggiseno e mutandine, mica nuda”.
“Si vede tutto da quelle mutande e poi le calze ummm”.
“Va bene, va bene ero un po’ vistosa ok. Comunque metto su l’acqua e poi mi sarei andata a mettere qualcosa addosso. Invece entrò in salotto e vedo Luca. Sulla poltrona, pantaloni calati, uccello in mano…”.
“A però…” sorrido.
“Insomma si sta facendo una sega e allora io sbotto: maledetto ma che fai pensi ancora al cazzo del professore maledetto invertito.
Lui mi fissa, sorride, sembra un po’ ebete: io stavo pensando a te mamma sospira senza smettere di farsi andare su e giù l’asta”.
“A però che tenero”.
“Senti io a quel punto non ci ho visto più. Sarà che ero ancora in calore per quello che avevamo fatto, sarà che pensavo mi mentisse, non so, forse volevo dargli una lezione.
Non so proprio cosa mi ha mossa, probabilmente non stavo neanche pensando fatto sta che senza quasi rendermene conto gli sono saltata in groppa.
Non ho nemmeno tolto le mutande, le ho solo scostate.
Un colpo secco e giù, sono sprofondata su di lui e me lo sono impalato”.
Abbassa la testa, sospira.
La fisso “hai goduto?”.
“Si”.
“E lui?”
“Mi è venuto dentro, due volte”.
“Due? Accidenti”.
“Senti ero così eccitata che quando ha schizzato ho continuato a muovermi su e giù come una pazza. Credo gli sia venuto molle ma con quel ritmo si è irrigidito di nuovo…”.
“Non ti ha detto nulla mentre ti scopava o lo scopavi tu diciamo?”.
“No. Non ha parlato. Mi ha solo slacciato il reggiseno. Si è tuffato sulle mie tette e basta e non le ciucciava da porco, no, sembrava che stesse bevendo un latte inestitente”.
“Insomma voleva essere allattato”.
“Si”.
Mi siedo accanto a lei, le accarezzo il seno “Gran bella storia ma perché sei venuta qui adesso”.
“Non lo so, non so. Mi sono scopata mio figlio, mi sento così vacca, non volevo stare nella stessa stanza con lui. Sono scappata, tutto qui”.
“Va bene, adesso calmati. Se vuoi puoi dormire qui non c’è problema. Poi domani si vedrà”.
“Si ma cosa gli dirò domani mattina? Come posso affrontarlo?”.
“Secondo me domani dovresti dargliela di nuovo. Tu godi, lui pure, che male c’è?”.
“È così normale per te l’incesto?” domanda fissandomi coi grandi occhi azzurri spalancati.
“Il sesso più bello l’ho fatto con mia madre” concludo.
“Pure tua madre!?” sbotta.
“Ti assicuro che venire nel buco da cui sei uscito è una sensazione impagabile. Secondo me tutt’e le madri dovrebbero farlo”.
“Mi sento così troia…” sospira.
“Un po’ lo sei ma non è mica un male” le sussurro mentre guido la sua mano sul mio uccello ormai duro.

Camilla inizia a farmi una sega “mi spiace magari avevi da fare con tua nipote”.
“Tranquilla, dorme” la rassicuro mentre le infilo una mano nelle mutandine. Le massaggio un po’ la gnocca che in effetti pare ancora bella piena di sperma.
“In verità sono sveglia, col casino che fate” esordisce la voce di mia nipote Rosa.
Alziamo gli occhi. È tutta nuda ed esibisce fiera i tatuaggi sulle braccia e sulle cosce ma, soprattutto fa ciondolare un cazzo di gomma nero fra le gambe agganciato ben bene con le cinghie attorno al culo.

Si avvicina, fa ciondolare il grosso dildo in faccia a Camilla. Lei prima esita ma poi apre la bocca e inizia a leccarlo come se fosse vero. Intanto con la mano continua a segare il mio mentre io proseguo un deciso ditalino.

Camilla a pecora sul tappeto. Rosa la monta decisa col suo strapon.
Camilla gode.
Rosa le da dei sonori schiaffoni sul culo.
Io sempre comodo sul divano a gambe larghe, la testa di Camilla fra le mie ginocchia, la sua bocca sul mio uccello.
Mia nipote continua a pompare come se volesse aprirle un altro buco…

Sul letto. Le vengo nel culo. Rosa continua a pompare nella sua ficona. Le due si baciano appassionatamente, urlano, vengono, si scambiano saliva.
Camilla è il prosciutto del nostro panino. Abbiamo continuato a scoparla in doppia e a turno per tutta la notte.
Quando prendiamo sonno fuori sta sorgendo il sole.
Non ha più parlato di Luca, era troppo presa dal farsi fottere.
Secondo me finirà per scoparselo ancora…

Rosa riparte. La aspettano in università. La accompagno al treno anche se mi sono offerto di portarla a Bologna in macchina cosa che ha rifiutato.
Prima di scendere dalla macchina trova ancora il tempo di zomparmi in braccio. Mi bacia appassionata mentre io apro i pantaloni.
Sotto la minigonna non ha slip.
Il mio uccello entra deciso. Ci facciamo una ultima bellissima sveltina.
Lei continua a cavalcare fin che non la riempio e poi stiamo lì abbracciati sul sedile a farci le coccole.
“Ma perché non le hai detto la verità?” mi domanda.
“Cosa intendi Rosa?”.
“Che oltre a essere tua nipote sono anche tua figlia caro papy-zio”.
“Glielo dirò, prima o poi. Bisogna andare per gradi. Per ora lascia che si scopi il figlio”.
“Pensi che lo farà ancora?”.
“Penso di si” annuisco.
Armeggia con la sua borsetta.
“Che fai?”.
Estrae un paio di mutandine rosa “mica vuoi che vada sul treno colando la tua sborra papino”.
“Se vuoi posso leccartela via tutta”.
Ridiamo.
Sono passati cinque giorni e non ho più incontrato Camilla. O si vergogna o si sta facendo sbattere da Luca. Per me una vale l’altra.
Eccola finalmente. Vestita stavolta.
Non tantissimo perché il vestito azzurro è molto scollato e le poppe fanno un po’ capolino. Lasciamo stare la gonna cortissima che esalta le gambe ben tornite fasciate nel nylon.
Mi entra direttamente in camera “Non ho bussato perché ho sentito i rumori. Non volevo interrompervi” sorride mentre mi poggia la testa sulla spalla per baciarmi.
Io che sto montando a pecora sopra un gran bel culo non sono nemmeno uscito.
Per ora mi sto dando da fare nella fichetta ma la ripassata anale è già in preventivo.
Le finestre sono oscurate un po’ Camilla va capita penso senza comunque provare imbarazzo.
“Avevi ragione tu, farmi Luca è stata una grande idea. Ora dorme con me ogni sera”.
“Spero che non dorma e basta” dico mentre col bacino continuo a fare dei rapidi colpi nella fichetta che ho davanti.
“O no, no, facciamo come te con la nipote” ride.
“Veramente Rosa è partita qualche giorno fa”.
“Cosa? E allora chi cavolo è la troia di turno?”.
“Forse è meglio se accendi la luce” suggerisco.
Lo fa e la cresta di capelli tinti rosso fuoco illumina la stanza.
“Luciaaaaaaa!” sbotta Camilla.
La ragazza volta la testa paffuta e occhialuta e la guarda “mamma cazzo non potevi bussare”.
“A quindi se ti becco a farti trombare è colpa mia?”.
“E comunque non avevamo ancora finito. Che fai resti a guardare, ti unisci a noi?”
Camilla pare pensarci un attimo. “Vista la situazione mi sa che torno di sotto a farmi Luca. Buona trombata a tutti e due” e se ne va un po’ incazzata.

“Certo che era bella incazzata”.
“Non preoccuparti poi la calmo io” la tranquillizzo continuando a spingere.
“Erano anni che ti desideravo sai. Da quando vi ho spiati a farlo con lei. A volte mi toccavo per te” confessa Lucia.
“Beh ora è fatta. Ora che tua madre ha saltato il fosso dell’incesto con Luca era giusto chiudere il cerchio”.
“Ummm siiii” geme lei.
Vengo, alla grande, la riempio.
Lei mi lascia fare poi si getta sul letto a pancia sopra, esibendo il suo corpo cicciotto in tutto il suo splendore. Dalla fichetta ancora larga cola di tutto e di più…
“Lo sapevi che non uso la pillola” confessa con totale ingenuità come se mi dicesse che ha smagliato una calza.
La guardo, sorrido. “Ormai è fatta”.


Jackoffstorie@yahoo.com
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