Una vacca entra in un bar…

scritto il 2026-10-09 tempo di lettura 16 min

di
genere
incesti
cura
D

Un giorno mentre andiamo al mercato con mamma si passa per caso davanti a un bar de.
Davanti alla porta c’è un donnone grosso con le tette enormi che passa la scopa.
Ci saluta affettuosamente.
Mamma ricambia “Signora Francesca buone cose. Come va?”.
“Si guadagna poco… la crisi signora Amanda, la crisi”.
“È si. E il marito come va?”.
“È se la cava, grazie al cielo l’erba cresce sempre”
“Suo marito è Artemio il giardiniere” dice mamma a mio beneficio.
“E lui, il figliolo, come va?” mi sorride il donnone che a ogni passo sventola quel tettame formato famiglia che ha sotto alla maglia.
“Studia, studia ma ci vuole ancora un po… lavoricchia quando può”.
“A si, ho sentito che si da da fare” ride la barista e distrattamente mi fa l’occhiolino.
Anche la mamma ride “avesse bisogno”.
“Ma sicuro -annuisce la donnona- capitasse passa che ti offro un chinotto.
“Un bel chinotto” ride mamma e poi ci allontaniamo.

“Alludeva mamma?” le chiedo.
“Mi pare ovvio -annuisce lei- sai chi è la sorella di suo marito?”.
“No”
“La Cristina, quella a cui sei andato a fare da manovale. Hai presente?”.
Annuisco. Ho presente si. Ho passato sette giorni a casa sua come manovale del mio amico Akim.
Il lavoro in realtà l’abbiamo fatto in una decina di ore, il resto del tempo ci siamo scopati a turno o in coppia la padrona di casa. La signora Cristina. Una nanetta che va per i settanta con la fica rasata, le tette inesistenti ma una voglia di cazzo che te la raccomando.
E la cosa bella è che il marito cornuto ci ha pure pagato e ringraziato.
Ovviamente mamma sa tutto. Non le nascondo mai le mie trombate, anzi, ci eccita parlarne prima o dopo aver fatto sesso. “Le donne parlano sappilo” tira dritto mamma.
“Quindi bisogna che passi davvero per farmi fare quel famoso chinotto”.
Di scatto mamma allunga una mano. Mi palpa il cazzo sotto alla tuta “Aia mi sa che qui il chinotto serve subito. Sei durissimo”.
“E come si fa a parlare di queste cose senza che si indurisca mamma”.
“Hai ragione anche tu, del resto anche io sono umida” sorride.
“Dai lascia stare il mercato, corriamo a casa che ti apro come una mela mamma” sussurro.
Lei mi fissa col suo miglior sguardo da troia, ci sta pensando, l’idea la stimola ma poi fa uno strano sorriso. “Aspetta ho una idea migliore” allunga la mano, prende la mia e mi trascina facendo la strada a ritroso.

Tempo qualche minuto e siamo davanti al bar.
Neanche ci stesse aspettando la signora Francesca ora sta bagnando le siepi del dehor. Bella chinata in avanti, ci da la schiena, la gonna parecchio sollevata, le calze di nylon chiare che strizzano le cosce come due salami, i gancetti del reggicalze che fanno capolino, il culone che fa provincia che si dimena allegro. Un bello spettacolo per chi ama la ciccia.
“Francesca?”.
“Oi Amanda di nuovo qui?” dice lei voltandosi a guardarci.
“Emmm si, avrei una impellenza. Non è che potrei usare il bagno?”.
La donnona sorride “Ma gratis?”.
“È una urgenza…” ribatte mamma.
“Vabbè vi faccio almeno un caffè a testa”.
A nessuno dei due va molto, l’abbiamo preso a casa mezz’ora fa ma, come poi scoprirò la Francesca è un avida e non si vergogna di esserlo.

Entriamo nel bar. Il donnone va a farci il caffè. Mamma punta il bagno poi sempre trascinandomi per mano mi tira con se.
“Ma che vuoi fare?” sussurro.
“Vedrai” sorride mamma.
Apre la porta del cesso, si siede sulla tazza, cala il microperizoma rosa (a che serve poi?) ed ecco la mia bella bernarda in tutto il suo splendore. Allungo la mano, gliela tocco, non mentiva è già umida.
Comincio a lavorare con due dita. A mamma piace molto la masturbazione con squirting e anche a me piace sentirla urlare e vederla praticamente sborrare con lunghe pisciate fluenti.
Lei si da da fare, me lo tira fuori, già parecchio duro.
Inizia a farmi una sega, poi si allunga meglio, lo prende in bocca. Mi stimola il prepuzio con la sua lingua ruvida. “Cazz mamma questo sì che è un chinotto” godo.
Andiamo avanti così per un bel po, non so quanto ma di certo abbastanza per far raffreddare un caffè.
Sentiamo una voce acuta e fastidiosa “tutto bene lì dentro? Si?”.
Noi niente. Mamma succhia tipo idrovora io ormai ho tre dita su per la sua fica.
Di nuovo la voce, più vicina “tutto bene?”.
Mamma sucvhia più forte ancora la mia asta che ormai è più dura di una pietra.
Poi il rumore delle nocche sul legno della porta. Qualcuno prova a bussare. Prova soltanto perché la porta non è mai stata chiusa e alla spinta delle nocche si apre alle mie spalle.
“Ma daiiiiiii” urla la Francesca.
Mamma molla la mano e apre la bocca. Io mi volto. La guardo.
Lei mi guarda in piena erezione.
“Ma porca di quella madonna” esclama la chiattona restando a fissarmi.
Mamma, per nulla sconvolta di essere a gambe larghe con la gnocca che prende aria le sorride “visto che roba!”.
La barista è ancora incredula “È si girava voce in paese che aveva una mazza esagerata ma così…. Ma neanche i Negri mi sa”.
Evitiamo il dibattito, ne ho viste di più grosse, certo non qui nei dintorni.
“Prego faccia pure” sorrido.
Il donnone si avvicina incurante che da un momento all’altro potrebbe entrare qualcuno.
La sua manona callosa tremante lo sfiora come se ne avesse paura. Tentenna un po’ poi lo accarezza per bene, lo stringe, ne saggia lunghezza, larghezza e consistenza.
La sua mano inizia a muoversi per istinto. Parte una lenta e lunga sega.

Intanto mamma spettatrice appassionata si alza dalla tazza, tira giù la gonna, il perizoma lo mette in borsa tanto per quel che serve… “Controllo che non arrivi nessuno”.
“Ummm si” sussurra la chiattona che ormai ci ha preso gusto e lo sega che è un piacere.

La lascio fare un po’ in piedi uno davanti all’altra poi le infilo le mani sulla camicetta, accarezzo ben bene le grosse mongolfiere che ha per tette. Lavoro di fino sui bottoni della camicetta, la apro. Le tettone sono strizzate alla meglio in un vecchio reggiseno bianco sporco che pare stufo di tenerle su.
Ha il gancetto sul davanti, nel solco, provvedo a slacciarlo. Quell’assurdo e inutile indumento cede e due angurie rosa scuro mollicce le cascano giù quasi fino al larghissimo ombelico.
“Ti piacciono?”.
“Stupende” dico e mi ci avvento sopra a bocca aperta succhiando prima una e poi l’altra mentre le massaggio, le strizzo, le odoro.
La sua mano intanto, sempre meno incerta, viaggia su e giù piano piano sul mio attrezzo.
Forse dovremmo parlare di quel famoso chinotto? Farla sedere sulla tazza, infilarlo nel solco di quelle tette oceaniche e farmelo ciucciare a dovere.
Ma preferisco fare di meglio e anche lei non pare domandare altro visto che con la mano libera si è calata dei grossi mutandoni da sotto la gonna e ora le tiene a cagarella sulle caviglie.
Mollo le tettone, allungo la mano sotto alla gonna. Dritto al punto giusto. Un bel cespuglione molto peloso e un sulco umido in mezzo.
Le sgancio il bottone della gonna, quella cala. La maialona resta con le calze di nylon chiare e un filo sottile di stoffa in vita a reggerle.
Le calze e reggicalze fanno molto vacca diciamolo pure.

Sceglie lei la posizione di sua spunta. Mani piazzate sul lavandino, bella arcuata in avanti, fica pronta.
Non esito un attimo. Cingo da dietro questo immenso donnone, lavoro un po’ con la mano nel suo folto cespuglio e allargo un po’ il buco.
Il mio pisellone è già al punto giusto…spingo.
“Aia, ummm, aia” geme Francesca.
“Ma sei vergine?”.
“No caro sei tu che sei largo, aia”,
“Smetto?”.
“Ma non dire Stupidaggini, spingi tesoro, spingiiiii!”
La accontento.

Ora non è che ci sia tempo di fare una cosa che entrerà negli annali delle trombate.
La nostra è poco più che una sveltina anche perché mamma me lo aveva già stimolato un bel po’ e lo schizzo arriva presto.
Dieci minuti di pompata comunque non sono male specie se stai scopando una che si è sempre accontentata di un marito che ha un pisellino da bambola (dice mamma che gira sta voce) e che lo usa anche poco.
Dieci minuti per farla venire tre volte di fila, far ululare il donnone a tutta voce, farla colare sbroda neanche si fosse pisciata addosso. E, quando sente che vengo, che le sto sparando dentro mezzo litro di sborra rovente, tanto per non sbagliarsi, viene ancora.

Si siede sulla tazza. Fiato corto, ascelle e cosce sudate, la fica marcia, i peli unti.
Sembra soddisfatta. Piscia…
Non ha una fichetta sexy come mamma, ha un ficone da mucca che avrà mezzo chilo di utero, i peli incolti, un po’ zozza ma ammetto che guardala pisciare mi piace è così, visto che sto ancora colando dalla cappella tanto vale chiedere in bellezza.
Mi avvicino, glielo appoggio sulla bocca.
Lei pare confusa ma poi apre e ingoia.
Io le strizzo le tettone e lascio che il mio cazzo faccia da solo.
Le lascio bere per bene la mia sborra residua, le faccio male alle tettone per quanto le strizzo ma a lei non importa… a me ancora meno.

Rivestita più o meno (mutandone e reggiseno sono rimasti nel bagno imboscate sotto al lavabo) torniamo di la.
Sorpresa: ci sono sei o sette clienti (fra l’altro tutte donne ma è un puro caso).
Tutte hanno un caffè, un cappuccino o una brioche sul tavolo. Tutte paiono soddisfatte, nessuna fa caso a noi.
Mamma è stata un ottima barista part-time.

Francesca si sente obbligata a offrirci da bere. Prendo un succo di frutta alla pera.
Ci salutiamo, siamo in ritardo per il mercato.
La chiattona mi chiede di passare ancora a trovarla “magari verso le cinque quando sono in chiusura”.
Ovviamente non mancherò.

Usciamo, mamma cammina a passo lesto.
“Ma non è dall’altra parte il mercato mamma?”.
“Ma che mercato e mercato cho na voglia di cazzo che te la regalo. Dai fai lesto che cinque minuti siamo a casa. Se non ti ha succhiato il midollo la chiattona ovvio”.
Senza farmi notare le prendo la mano camminando accanto a lei, la guido un po’ verso di me, le faccio sentire una discreta erezione già pronta.
Lei sorride e aumenta il passo…

Due giorni dopo.
Le sto massaggiando una tettona sopra al vestito. Francesca mi lascia fare anche se tiene d’occhio la porta casomai entri ancora qualcuno.
Ogni tanto guarda l’ora. Capisco dal suo sguardo che ha solo voglia di cazzo.
A un certo punto schiocca le dita “bon per oggi si chiude” esulta.
“Si va in bagno?” chiedo.
“Ma no, ma no andiamo in un posto più comodo”
Mi indica una macchina di fronte al bar “Guarda quella blu è la mia macchina. Aspettami li mentre chiudo” e mi da le chiavi.

Mi raggiunge dopo pochi minuti. Bella sudata col fiato corto, deve aver chiuso a velocità olimpionica.
Si siede alla guida. La gonna si alza. Vedo tutto!
La vacca non ha nemmeno messo le mutande e (purtroppo) neanche le calze che avrebbero reso meno brutte queste gambone gonfie da maiala obesa che ha.
Pazienza.
Partiamo.
Credevo mi portasse a casa sua ma forse c’è il marito, chi lo sa.
Prende la via del cimitero, a quest’ora deserta. Facciamo un po’ di strada e a un certo punto accosta sotto a un pino. Io intanto le ho già palpato un bel po le cosce mentre guidava tanto per attizzarla.
Scende dalla macchina, apre il baule, salta fuori una coperta da picnic.
La mette di fianco alla macchina, sotto al pino, in modo che il veicolo faccia da riparo a qualche sguardo curioso. Ma non c’è nessuno.
Senza perdere tanto tempo inizia a spogliarsi. Ci mette poco perché sotto al vestito non ha nulla.
Visone bellissima. 120 chili di tette, culo, pancia e cosce.
Sono eccitato al massimo.
Si sdraia sulla coperta, allarga le gambe “dai che non abbiamo tanto tempo” insiste.
“O si signora Francesca, arrivo, eccome se arrivo” chiss se a una a cui l’hai messo in bocca due giorni prima dovresti dare del lei? Non lo so ma io sono un ragazzo educato specie con le tardone.
Carico e duro scivolo su di lei, afferro le tettone che strizzo a dovere mentre il mio cazzone si fa strada nella sua gnoccona cicciotta.

Iniziamo con una classica missionaria, ma basta per farla ululare e venire ed è solo l’inizio.
Me la faccio a ripetizione e senza pietà. Vengo sulle tettone e di rimbalzo sulla faccia, la faccio voltare, la monto di a pecora “ancora…. Wow” esclama mentre chiama tutti i santi del paradiso un orgasmo dopo l’altro…
La pompo a pecora, la faccio impazzire, vengo di nuovo…dentro.
E se il signor cornuto ci diventa papà cazzi suoi, penso mentre mi svuoto ben bene.

Poi visto che è bello lubrificato della mia stessa sborra vado…
Quando lo sente urla “Oi, no no no no”.
“Si, si, si” rido io e allargando le enormi natiche con le mani apro una via di ingresso.
SPROK!!
“Ma Porc…..” urla.
“Li sono vergine cazzo”.
“Eri” preciso io mentre spingo per infilarglielo tutto nel culo…
Dovrei precisarle che per quanto riguarda il mio uccellone era vergine anche davanti ma non sto a sottilizzare.
Meno male che siamo in un bosco perché le urla farebbero concorrenza al concerto dei Pink Floyd a Venezia.
L’unica cosa chiara è che la troia gode moltissimo…
Tanto per non farmi mancare nulla le vengo anche nel culo e non contento la faccio mettere a pancia all’aria e seduto sopra di lei, bello comodo, infilo il gingillo fra quelle belle poppone molli…
Schizzo numero tre e siamo tutti contenti.

Quando arrivo a casa fra il viaggio e il trombare Francesca come un opossum sono passate le otto.
La mamma è incazzata nera. Mi aspettava per cena un’ora fa.
“Ma dove sei stato a trombare?” borbotta.
“È si. Con la Francesca. Sai avevo una questione aperta.
“A!” sbotta la mamma sgranando gli occhi.
“Anche dietro” le dico quasi orgoglioso di me stesso.
“Allora è meglio che lo lavi per bene non voglio i germi di quella mongola nella figa. Ti ha pagato almeno?”.
“Pagato?” non capisco.
“Caro tu hai un dono. Una vacca da latte come la Francesca se lo sogna uno come te. Dovresti almeno farti pagare”.
“Prostituto? Io? Ma dai mamma non scherzare”.
“Vabbè fatti almeno fare un regalo la prossima volta”.
“Ci penserò…”

Sediamo a tavola. Mi da la pasta, mezza fredda. “Te la cucchi così e amen. Dovevi arrivare prima. invece di cavalcare scrofe. Almeno sei venuto fuori che quella ha già quattro figli, è una coniglia sappilo”.
“Non proprio”.
“Ma cavoli -sbuffa mamma- vabbè tanta gioia al marito cornuto”.
Rido.
“Domani mattina passo al suo bar e voglio vedere se mi offre almeno un cappuccino” mormora mamma.
“Al limite vengo anche io così ci metti pure un bel cannolo alla crema” sorrido facendo ondeggiare il cazzo.
“Guarda che non scherzo se non te lo lavi come Dio comanda stasera solo seghe capito?”.
Mi alzo dalla sedia lasciandolo ciondolare davanti a lei un po’ barzotto.
“E se mi lavi tu così facciamo un lavoro a puntino?”.

Mamma che è già praticamente nuda (ha solo un micro slip azzurro e reggiseno coordinato) mi fissa, slaccia il reggiseno, lo butta sul tavolo. Allunga la mano, mi afferra salda il cazzo come fosse una maniglia “vieni pigrone che la mamma ti fa il bagnetto”
Le mutande se le lascia scivolare via mentre saliamo la scala.
La lavata del cazzo di mamma è molto simile a una sega…

“Peccato che non sei rimasta potevamo fare una maialata a tre”.
“A? Davvero oltre a scoparti quel mammut volevi che ci fossi anche io? A volte mi sa che ti sopravvaluti ragazzo mio”.
“Secondo me c’è l’avrei fatta. Poi l’idea di voi due che vi ciucciate le tette a vicenda mi manda ai pazzi”.
“Peccato che Francesca non sia lesbica. Non so se avrebbe gradito”.
“E chi può saperlo mamma”.
“Fidati una donna lo capisce se un’altra donna prova attrazione per lei”.
“Allora perché non organizziamo prima o poi con una che gradisce?”.
Mi da uno schiaffo sul cazzo. Leggero, amichevole, non doloroso, appena fastidioso “A volte non so se dovrei sentirmi offesa o lusingata. Se vuoi scopare ma o scopare le altre”.
“Mamma -sorrido- la verità è che io voglio scoparvi tutte”.
“Beh hai anche l’attrezzatura giusta per farlo” mormora lei accarezzandomi amorevolmente il cazzone.

Tre mesi dopo la Francesca ha una pancia che sembra ci sia dentro un vitello.
È incinta, non ci sono dubbi. Le lette enormi diventano ancora più grosse e vederla nuda è un vero spettacolo.
Il marito è felice, dopo quattro femmine spera nel maschietto.
Io mi auguro di no perché appena gli vedrà il cazzo capirà che non è suo…
Mamma ha preso l’abitudine di fare colazione gratis dalla Francesca. La pitocca gliela offre volentieri, poi ogni quindicina circa ci penso io a saldare il conto…

Ora ci vediamo a casa sua. Al mercoledì pomeriggio, ogni quindicina, quando il marito è lontano.
Già era grossa di suo, col pancione gravido è enorme. Facciamo solo delle gran pecorine.
Ho visto le foto delle tre figlie, sono tutte grosse e larghe come la madre, tettone, bruttine.
Solo una è sposata, le altre due non se le fila nessuno. Non riesco a con chiedermi se si potrebbe organizzare una bella chiavata di famiglia. Se sono porche come la mamma sarà una gran chiavata.

Alla fine le nasce una quarta femmina. Meglio così.
Francesca non perde il vizio anzi vorrebbe che passassi più spesso.
Ora che le sue tettone giganti sono piene e sparano latte a fiotti ho scoperto questa nuova passione: fotterla mentre succhio.
Perversione fantastica. Del resto non facendo colazione nel suo bar almeno bevo gratis il suo latte di mammella.
445
visite
2
voti
valutazione
5
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Ci pensa mamma -parte cinque-

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.