La Nonna in Rosso

scritto il 2026-10-17 tempo di lettura 11 min

di
genere
trio
cura
B−

Una pura casualità, o un raccogliere al volo le occasioni. Vedetela voi come vi pare.
Mi servono 4 viti per riparare una delle librerie in tavernetta che ormai cedono al peso dei tanti volumi che ho caricato.
La cosa migliore sarebbe cambiare il mobile, alcuni li ho già cambiati ma chissà a questo, che è uno dei primi, forse ci sono affezionato o forse non ho voglia di svuotarlo, smontarlo e montarne uno nuovo.
Non che non mi piaccia montare…anzi. Si ovvio c’è il doppio senso ci mancherebbe.
Comunque sto cercando ste viti in un mare di viti che, quando non ne capisci un cavolo, ti creano più confusione che altro. Cerco a memoria di trovare quelle adatte anche se quando le vedi tutt’e assieme a che quelle grosse ti sembrano piccole, quelle lunghe tropoo corte. Cazzo. Finirà che prederò quelle sbagliate sprecando mezz’ora per niente.
Come se non bastasse una voce roca da fumatrice e con un insistente litania come se non prendesse fiato fra una parola e l’altra mi borbotta alle spalle.
Mi giro. Sono due anziani over settanta. Lui bello tondo, mezzo pelato, faccia non troppo sveglia. Lei bassina, capelli corti, occhiali. È lei che borbotta mentre lui, umile, annuisce e ogni tanto dice dei pavidi si.
Insomma un generale la signora. Di quelle che fanno andare avanti la casa con la frusta. Da quanto ho capito devono comprare una presa elettrica.
E già sono nella fila del negozio sbagliata cosa che lui, fra l’altro, ha provato a dire.
La cosa però interessante (per me) è che in uno slancio di tentata eleganza la nonna si è messa una gonna davvero corta (poco più che la coscia) e con uno spacco laterale della madonna.
Ovviamente guardo.
Una donna la guardo sempre, le gambe, le tette.
Queste ultime sono inesistenti. Non so se non le ha mai avute o se si sono sgonfiate con gli anni ma potrebbe anche spalancare la camicetta e non farebbe scena comunque.
Ma le gambe ummm. Non lunghe perche è minuta ma filiformi e perfette tanto più fasciate in un nylon rosso davvero speciale.
Insomma una mezza voglia di leccarle dal piede su fino alla fica c’è l’ho.

Lascio perdere le viti tanto non è giornata. Vedo dei ferma libri di legno a forma di gatto. Mi piacciono, li compro.
Vado alla cassa. Davanti a me di nuovo la coppia di prima. Alla fine qualcosa hanno trovato anche loro. In coda le vedo ancora meglio lo spacco, mi studio bene bene le cosce della mini tardona, cazzo già gonfio, ovvio.
A un certo punto lei si volta, mi guarda. La guardo, sorrido.
Ha la faccia severa (ma credo sia un po’ una espressione abituale) forse si finge scocciata perché ha visto che guardavo. Io, per nulla impressionato, sorrido velatamente della serie “se metti in mostra io guardo”. Si volta, rimprovera il povero marito perché è troppo lento a mettere la roba sul rullo della cassa.
Pagano e vanno.
Io dietro di loro faccio il carino con la commessa che sotto alla maglia del centro commerciale ha due cocomeri che saranno almeno una sesta.
Come ho detto guardo sempre.
Naturalmente il pagamento non va oltre al sorriso e a un po’ di gentilezza. Troppo sarebbe pretendere che la bella commessa tirasse su la maglia e mi mettesse davanti la latteria per farmi una bella spagnola. Pazienza va bene così, magari invece di andare dritto a casa provo a chiamare qualche amica per una sveltina visto che adesso c’è davvero voglia di fica.
Esco. Pensa un po’ i due nonni hanno una Panda parcheggiata proprio accanto alla mia auto.
Sono ancora lì che confabulano.
Gli passo accanto per salire a bordo. Vedo che lei mi fissa mente mi avvicino, le sorrido ancora. Lei confabula qualcosa col marito.
Quando sono abbastanza vicino l’uomo mi ferma il passo “mi scusi lei è di queste parti?” scatta.
“Chi io?”.
“Si” dico.
“Sa mica se c’è un altro negozio di fai da te?” dice.
Cioè esci dal più grosso fai da te della città e non ti va bene? Boo.
Comunque gli dico “no, mi spiace. Perché cosa cercavate?”.
“Una sega!” scatta lei decisa.
“A! Non le hanno le seghe qui?” chiedo.
Lei mi trapassa con gli occhi “Tu l’hai trovata la tua sega?” ribatte lei mentre il marito preferisce andare al posto di guida.
“Le paio il tipo che si accontenta delle seghe? Ci vuole ben di più signora” rido e accetto il doppio senso. Stavolta mi fa davvero vedere, di proposito lo spacco. Stavolta è così lenta nel farlo che vedo i gancetti del reggicalze.
Vista la situazione mi accarezzo il pacco senza ritegno segnandole quanto è grosso.
“Che ne dici di un caffè?” chiede.
Sono le cinque del pomeriggio, booo, poteva offrirmi un aperitivo ma fa niente.
Apre la porta della macchina ”vienici dietro” comanda la nanetta e poi scivola nell’auto.
Siccome non ho nulla da fare li seguo. Ovviamente sotto ho il cazzo bello duro.

Una bella casetta in periferia, nulla di che. Giardino ben curato frutto di chiss quale lavoro massacrante dei due nonni.
Mi fanno entrare e sedere sul divano. Un vecchio divano coperto dal telo a fiorellini proprio davanti a una vecchia tv col tubo catodico. L’uomo mi siede accanto.
Gentile, educato, parliamo un attimo. Mi dice che si chiama Mario, la moglie Geltrude. Pensionati. Nulla di particolarmente interessante. Gli dico il mio nome, gli dico che per vivere scrivo.
Pensa io sia un giornalista e glielo lascio credere tanto poco cambia.
Poi arriva Geltrude col vassoio di peltro e tre caffè.
Nuda!
Già la baldracca è andata subito al sodo. Si è levata quasi tutto col buon gusto di tenersi il corpetto nero e le calze rosse. Le tette minuscole, i capezzoli piccini in bella vista.
Si siede in mezzo a noi. Mario non batte ciglio.
Le ho guardato la fica, è quasi senza peli. Non so so se sia rasata o se li abbia persi. Il poco che ha è grigio chiaro come i capelli mentre le piccole labbra sonoscurissime quasi nere.
Tanto per gradire le metto una mano su una tetta. Lei sorride.
Il marito le tocca l’altra.
Bevo il caffè sempre con la mano sulla tetta mentre lei mi palpa un attimo il pacco. Mi accarezza un po’, mi chiede se è tutto vero.
Poso il caffè, apro la patta e mostro il pitone.
Sgrana gli occhi “madonna Santa che roba”.
Anche lui guarda, sorride.
Allungo mano dietro alla sua testa e la spingo sul mio grembo. Lei non si fa pregare, apre la bocca. Ingoia!
Inizia a scompinare come una troia di classe. Le allungo le mani fra le gambe, le tocco la fica, gioco un po’ con le labbra. Mario a sua volta si cala i pantaloni. Un cazzetto da vergogna quasi più piccolo dei coglioni.
Lui comunque se lo tocca avidamente per darsi piacere.
Infilo due dita nella fica a Geltrude. Inizio a masturbarla, lei gode. Gode e ciuccia…
A Mario viene duro per quello che può. Lui pare soddisfatto e se lo sega a manetta guardando la moglie poi incontenibile muggisce “fattela, fattela”.
La moglie lo sente. Smette di succhiare, tanto ormai il lavoro è fatto.
Si alza in piedi, si china in avanti e prende le misure mettendosi davanti a me. Si mette le mani sulla ciospa come per allargala poi piano piano mi siede addosso.
Appena sente la cappella entrare urla “oooooo siiiiii”.
E Mario “dai dai….”.
Gertude si lascia cadere a peso morto. Il mio cazzone le entra dentro fino alle palle.
Urla lei, urla lui con la mano che va sempre più veloce.
Le metto una mano sulla coscia. Amo palpare queste belle calze rosse,accarezzarle, strizzarle…
Con l’altra mano le strizzo una tetta, gliela schiaccio proprio per farle male.
A lei pare piaccia.
Do un paio di spinge col bacino per farlo andare su e giù. Geltrude capisce che deve darsi da fare e con tutta la forza della sua veneranda età inizia a cavalcarmi a più non posso.
Il marito sembra in estasi. Si sega e mugugna di piacere.
“Vengooo” urla la troia e la sento colare sbroda come un fiume.
Le metto entrambe le mani sotto al piccolo culo, la sollevo. Le do il ritmo su e giù, su e giù, dai troia dai.
La muovo sempre più forte come se fosse un oggetto. Lei gode che è un piacere.
Preso da un raptus Mario si alza, si mette in piedi davanti a lei sempre segandosi il cazzetto.
Sborra.
Poche gocce ma tutte in faccia e sul seno della moglie mentre io continuo a sfondarla come una groviera.
Un quarto d’ora dopo, con lei esausta e lui sempre a guardarci e a toccarsi urlo “sborroooooooo” a pieni polmoni e faccio il pieno alla nonna.
Un litro buono di sborra in quella vecchia fica secca.
Geltrude, allo stremo, si getta in avanti e casca a quattro zampe sul tappeto. Dalla fica le cola di tutto, sembra che pisci… Prende fiato due minuti poi si alza. Le calze sono tutte colate di sperma.
“Vado a fare pipì poi ci porto qualcosa di fresco” dice sorridendo.
Se ne va mezza nuda col culo che mi fa ciao.

Quando torna con della limonata fatta in casa e due bicchieri ex nutella io sono ancora seduto sul divano a gambe larghe. Mario invece è sul tappeto a quattro zampe come un cane e mi ciuccia il cazzo.
Nulla da dire. Non deve essere la prima volta che fa un servizietto a un maschio perché se la cava benissimo.

Geltrude pare nemmeno badare alla cosa perché mi siede accanto strusciandomi le poppe in faccia e mi bacia in bocca.
“Ti è già tornato dritto caro” sospira.
“In verità non si è nemmeno sgonfiato” ribatto.
“Ti scoccia darlo anche a lui?” domanda secca.
“A è proprio frocio 100%” rido.
Mario annuisce con la testa senza smettere di sbocchinare.
“A molti da fastidio. Fin che è guardare ci stanno ma di più… Sai come è”.
“Io lo infilo in ogni buco che mi offrono” rispondo.
Geltrude mi infila la lingua in bocca “sei un tesoro”.

Che dire quando inculi un maschio? Niente di che. A pecorina sembra un maiale rosa chiaro. Il culo coi pelazzi è oscenamente brutto, meglio non guardare. Però il piacere della sodomia, del possedere in ogni senso un altro essere umano, sfondarlo, farlo urlare soggiogato alla tua mascolinità è sempre bello.
Mario deve averne già presi perché è bello largo. Il mio calibro lo sfonda ancora un po’. Lui ringrazia e si sega.
Guardo la moglie, lui è disgustoso. Lei mi sta in piedi accanto, mi porge la gnocca fra le calze rosse. Le ficco bocca e naso fra le gambe e lecco di gusto.
Veniamo tutti e tre. Geltrude nella mia bocca, io nel culo di Mario e lui sul tappeto…

La giornata di sesso parrebbe chiusa qui. Mario nel cesso a farsi un bidet Geltrude e io in cucina. Mi ha dato ancora da bere e poi, sempre nuda, si è messa ai fornelli e mi ha chiesto se mi sarei fermato a cena.
“Volentieri” ho sorriso.
Poi ho iniziato ad accarezzarla mentre stava in piedi sul gas, soprattutto a palparle il piccolo culetto piatto. Poi le ho dato un pizzicotto su una chiappa.
Lei ha fatto aia ma scherzava.
“Questo buco mi manca però” ho detto scherzando.
Si è voltata e mi ha guardato strano “davvero vorresti infilarmi quel coso nel sedere?”.
Ho strizzato di nuovo la chiappa “o siiii”.
“Maiale. Io mica l’ho mai fatto dietro sai”.
“Davvero? Non ci credo”.
“Invece è così. Ho dei limiti” ha detto secca e decisa.
Per tutta risposta mi sono chinato sulle ginocchia, le ho infilato la lingua fra le chiappe e le ho iniziato a leccare il buco del culo come probabilmente nessuno aveva mai fatto prima.
Il marito ci guardava battendo le mani come un bimbo “ o si che bello, che bello, nel culetto siii”.
“Taci stronzo” ha urlato lei secca ma intanto si è allargata bene bene il buco con entrambe le mani.
Sono entrato piano ma deciso fra quelle natiche strette, lei ha fatto un urlo della madonna ma ha resistito. Ormai era mia suddita totale.
Piano piano il mio lungo cazzo è entrato e l’ho aperta in due mentre il marito, frocio al massimo, mi leccava il culo e le palle da dietro.
Quando mi sono svuotato era aperta come una galleria. Sono andato in bagno, mi sono lavato con calma e ho salutato i due vecchi sporcaccioni promettendo che tornerò a trovarli il prima possibile.
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