Nonna Agatha

scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 18 min

di
genere
Incesti
cura
A−

Dopo quattro ore di viaggio con un caldo torrenziale nulla è meglio di una bella doccia.
Sono entrato in casa, nonna Agatha non c’è, sarà uscita, pazienza. Sapeva che stavo arrivando? Penso di sì, spero.
La porta come sempre era aperta così come il cancello del giardino. È un piccolo paese sul lago, tutti conoscono tutti, nessuno chiude a chiave, non serve.
Poso a terra il borsone e lo zaino proprio accanto al water. Mi sistemerò dopo, con calma, non ho fretta.
Passerò qui i prossimi tre mesi. Una vacanza relax, chiamiamola così, in realtà mia madre si è fatta un nuovo amico e vuole la casa libera per farsi montare liberamente. Non aveva senso affiatare una casa così me ne sono venuto al paesello da nonna, dove sono cresciuto da ragazzino. L’unico posto che sento vicino a una casa visto che con mamma abbiamo cambiato tipo venti residenze in dieci anni.
La maglietta nera di Goldrake non è stata una grande idea. Il nero scalda. Praticamente sta su da sola pregna del mio sudore. Scivolano a terra anche i jeans accanto alle Nike e ai calzini.
Apro i rubinetti, raggiungo una temperatura che ritengo adeguata e mi butto sotto al doccione.
Inizio a lavarmi con la spugna della nonnina. Sarà sempre la stessa di dieci anni fa? Ci sono i suoi peli, sembrano quelli della sua ficona belli lunghi ma non quanto i capelli. Mi viene da annusare la spugna ancora asciutta…. Ummm si sembra odore di fica…
La bagno, inzio a lavarmi. L’acqua calda, l’odore di sorca, insomma mi viene abbastanza duro.
Con la scusa di insaponarlo me lo trastullo un po’.

La vedo, vedo la sua ombra. Noto il suo gran sorriso sempre splendido, noto le sue tettone sempre abbondanti sotto a una maglietta nera e noto pure le calze nere di nylon perché sono feticista da sempre. La visione comunque non dura molto perché la nonna mi scivola alle spalle verso l’ingresso della doccia, un attimo e apre la porta.
“Oiiiii” scattò temendo di bagnarla ma poi la sento contro di me.
Si è spogliata, è tutta nuda. Sento il suo caldo corpo contro il mio, le tettone coi capezzoli duri contro la schiena.
“Scusa nonna, sono entrato e ho approfittato ero tutto sudato”.
Lei mi poggia una mano su un capezzolo, mi palpa un po’ “anche io sono molto accaldata”.
Fa finta di insaponarmi il petto con la mano, la lascio fare.
“Hai fatto buon viaggio?”.
“Tre treni nonna. Una odissea”.
“Il mio povero bimbo” sussurra lei mentre le sue mani scendono.
Eccola. Afferra salda il mio cazzo, lo stringe un paio di volte come a volerne saggiare la durezza.
“Sei cresciuto ancora mi sa…”.
“Ma noo figurati…” annuisco mentre mi godo la sua mano che me lo accarezza piano piano.
Di colpo torno teenager quando mi ammazzavo di seghe e quando mia nonna era la principale destinataria di quelle lunghe sborrate.
Non ricordavo nemmeno come fosse iniziato. Ero stato un masturbatore precoce questo si e mia nonna mi aveva sempre ammaliato. Le sue gonne mai troppo lunghe che si sollevavano ogni volta che si sedeva e apriva le gambe. Gli elastici che reggevano le sue calze in bella vista.
Le calze!
E che calze. Rosse, nere, a rete, daino. Era ovvio che il mio feticismo per le calze era nato con lei… guardando lei…

Lo stringe più forte, mi sega. Continua a stringermi da dietro con tutto il suo caldo peso. Il suo fiato sul collo, ogni tanto mi bacia.
“Sembra bello carico. Da quando non spruzzi tesoro…?”.
“Un paio di giorni…” minimizzo.
“Chissà che tortura” ridacchia segandolo più forte.

La prima volta che sborrai con lei lo feci proprio in quella doccia.
Lei aveva lasciato la porta del bagno aperta ed era lì, tutta nuda con le sue maestose cicce in bella mostra.
Non avevo resistito, mi ero acquattato meglio che potevo dietro allo stipite della porta e avevo guardato. Guardato la nonna tutta nuda.
Non era la prima volta. L’avevo già vista pisciare un paio di volte, avevo spiato dalla serratura un giorno che si stava mettendo il reggiseno. Le tettone wow!
Tutti episodi degni di una sega ritardata ossia sparata ben bene in un secondo tempo, magari al sicuro nel letto, ricordando meglio che potevo ciò che avevo visto e schizzando a raffica.
Ma quella volta era stato diverso. Forse perché era tutta nuda, forse perché aveva una mano nella patata con cui si stava lavando l’intimo a lungo (forse troppo).
E cosi eccolo. Duro e grosso nella mia mano. Non potevo fare diversamente, non mi importava nulla, non avevo nemmeno pensato a dove sarebbe finita la sborra. Dovevo menarlo non potevo farne a meno. Guardare la vecchia sessantenne nuda e segarlo a dovere.
E così era stato…

Allungo le mani dietro la schiena, afferro i larghi fianchi di nonna, la strizzo bene, palpo il suo gran culone… che bello, quanto mi eccita la ciccia molle.
La sua mano va sempre più veloce. Lei sente che l’arma è carica e sta per sparare.
Lesta molla la presa. Mi scivola davanti, mi struscia quasi in faccia le tettone, sono sempre meravigliose come una volta. Grosse, morbide, coi capezzoli grossi e sporgenti.
Sorride. Nota dal mio sguardo quanto le ammiro e so che se ne compiace.
Poi si china, lo tiene con una mano, e se lo guida verso la bocca spalancata.

Era davvero come la prima volta quando era uscita dalla doccia con l’accappatoio bianco ancora aperto, le tettone che facevano capolino, la ficona in bella vista. E io li, contro lo stipite, il cazzo ancora in mano e ancora discretamente duro nonostante ai miei piedi ci fosse un bel lago di roba fresca.
Era fatta, ero rovinato. Beccato a spiarla e con la sborrata ancora calda a segnare per sempre la mia colpa.
Non sapevo cosa dire, cosa fare. Avrebbe urlato, mi avrebbe colpito? Non era mai successo ma c’era sempre una prima volta.
Avevo la testa bassa, non osavo fissarla. L’avevo delusa? Mi disprezzava perché ero un porco? Per un attimo pensai che se non avessi avuto il cazzo sarebbe stato meglio. In fondo era la stessa donna che mi aveva coccolato, cambiato i pannolini, amato in modo materno.
E io porco dei porci l’avevo usata come oggetto delle mie pippe.
Che vergogna!

Agatha ciuccia. Fa dei pompino divini e non lo dico perché è mia nonna. Di pompe me ne hanno fatte tante, tante bocche di ogni età e varie etnie ma la nonna… O wow: va in apnea quando succhia. Passa bene la lingua sul prepuzio mentre ciuccia, massaggia piano le palle per darti più piacere e non molla finché il cazzo non si arrende al calore della sua bocca e spara.
Lui spara e lei beve!
È già. Probabilmente fa pompini divini perché le piace bere lo sperma…

“Certo che c’è l’hai davvero grosso” disse quella volta.
Io ancora a testa bassa senza osare guardarla.
Lei allunga la mano, lo soppesa, lo stringe appena appena non con sensualità ma come una al mercato che soppesa la salsiccia che sta per comprare.
E poi aveva iniziato. Mi aveva fatto la mia prima sega.
“Ti piace?”
“Orghhhh” avevo blaterato perso nel piacere.
“Certo che così gonfio dopo tutto quello che hai schizzato è strano” aveva commentato mentre la mano continuava a fare il suo lavoro e le sue tettone mi si strusciavano sul petto
“Sei tu che mi ecciti nonna…” avevo mormorato.
In realtà negli anni avrei poi appurato che dopo la prima sborrata ne seguiva sempre una seconda prima di avere un po’ di afflosciamento. Una particolarità che, non nego, sarebbe stata sempre apprezzata da molte ‘amiche’.

“Vengooooooo” urlo a tutta forza. La nonna sempre chinata succhia a tutta forza, più forte che può, la vuole tutta, la sta tirando fuori a forza come se la aspirasse da me.
Arriva l’orgasmo. Godo a ogni pompata, un numero infinito di pompate come se il mio sperma dose inesauribile.
Nonna continua a succhiare, la sborra le cola dalla bocca giù sul collo, sul seno… quando molla il tiro ho la cappella lustra…
Si alza, struscia di nuovo le tettone su di me e ne approfitto per afferrarne una per mano e stringerle…
Mi mette la bocca sulla bocca. L’alito di sborra. Mi bacia infilandomi la lingua in bocca. Avvinghio la mia alla sua, inghiotto un po’ del mio stesso sperma che lei ha ancora in gola. Le tettone che pulsano nelle mie mani.
“Andiamo sul divano tesoro della nonna?”.
“O siiiii”.

“O ma che bello il pisellone -sorride. La sua mano mi sega decisa- “Ti piace?”.
“È stupendo nonna”.
Poi si china piano piano, mi mette le mani sulle cosce e coi palmi lo solleva un po’.
Quando capisco che il mio uccello le sta entrando in bocca non resisto. Giusto il tempo di sentire la sua lingua sulla capella e spruzzo…
“Ops, scusa nonna scusa” dico quasi vergognandomi di me stesso.
Lei non risponde, è impegnata a succhiarlo come fosse il più buon calippo del mondo.

Si getta nuda sul divano, allarga le gambe esibendo ogni parte del suo corpo.
La fica con le labbra sporgenti è lì invitante come una volta. I peli lunghi e molto più grigi.
Ha dieci anni in più dalla prima volta ma è sempre bellissima.
Mi ci tuffo dentro. Se lei ama ciucciare cazzi io non sono da meno. Le ficco la lingua dentro.
Voglio farla venire. Voglio il suo nettare vaginale di cui sono ghiotto.

Dopo quella prima pompa nulla fu più come prima. Ora ogni volta che la guardavo vedevo solo le sue tettone, la sua fica, le sue gambe, il suo culone e la faccia un po’ da troia che avevo lavato col mio getto. Lei non diceva nulla, tutto pareva normale (per lei) e io non osavo fare nulla anche se le sarei saltato addosso in ogni momento.
Eppure non ci riuscivo. Ancora indeciso se fosse stato tutto un sogno o un miracolo una tantum che mi sarei dovuto far bastare.

“Ci vuole qualcosa di più grosso tesoro” mugugna la nonna dopo essermi già venuta in bocca due volte. È un lago. Ha squirtato con gusto. Ho tolto la lingua e l’ho sgrillettata ben bene a due dita. Il divano è lercio ma c’è il copri divano quindi va bene così…
Comunque anche io sono stufo di bocca e lingua.
Lei vuole qualcosa di più grosso e io qualcosa di più capiente.
Faccio perno sulle gambe, scivolo su di lei, mi struscio bene sulle sue tettone e guido il cazzo nella sua foresta di pelo alla ricerca del tunnel.
SFLOP!
“Aaaaa adesso si che ragioniamo, ma che uccellone il mio nipotino” ride felice.
“Che fica rovente la mia nonnina” faccio eco io e con le mani che stringono le sue cosce burrose le tengo le gambe un po’ sollevate e inizio a fotterla a tutto spiano.
Alla missionaria o poco più, nulla di fantasioso, ma del resto anche la prima volta l’avevamo fatto così…

Mi aveva tenuto a bagno maria un giorno e mezzo. Un giorno e mezzo in cui mi ero sparato no so quante pippe ancora infoiato per quel mio primo pompino.
Un giorno e mezzo in cui avevo immaginato di metterglielo in ogni buco, forse anche nelle orecchie chi lo sa…
E poi eccola, era partita, al comando, a guidare il gioco.
La sera, di solito verso le nove, si alzava dal salotto, andava in bagno, si lavava e si metteva la lunga camicia da notte poi tornava, vedeva ancora un pezzo del film che aveva mollato a metà, non ci capiva più di tanto ma aspettava paziente i titoli di coda per mandarmi in bagno a mia volta.
Per me era sempre un gran momento perché si certo si spogliava in bagno ma le calze le toglieva in salotto. Era una sua abitudine e la adoravo. Metteva una gamba su una sedia, sganciava il reggicalze e piano piano la faceva scorrere lungo la gamba. Per me era sexy da impazzire.
Una gamba poi l’altra. Calze nere, daino, a rete, rosse. Era la sua passerella per me, così la consideravo.
Spesso, lo ammetto, mentre era in bagno, afferravo le calze sporche che aveva lasciato sulla sedia e le annusavo, altre volte me le passava sul cazzo e mi facevo una velocissima pippa rimettendolo per tempo negli slip che tanto avrei tolto poco dopo.
Anni dopo mi disse che lo sapeva benissimo cosa facevo perché spesso le calze erano un po’ zozze di sperma o di saliva e, comunque, le mie mutande piene di sborra fresca si odoravano alla grande.
E io che pensavo di averla fregata!

“O siii il cazzone siii….” mugola nonna Agatha.
Le piace il mio cazzo XXL, lo adora e non ne fa un mistero.
Da quel giorno non ne ha mai fatto a meno. Natali, compleanni, feste comandate, ogni occasione è stata buona per passare dalla nonna e darle una robusta ripassata.
Lei sempre pronta, sempre calda come lo scorso Natale quando ci facemmo una sveltina nel garage di mia zia che ospitava la famiglia.
Lei in nero, calze rosse a rete (natalizie) niente mutande (si fa prima).
Un robusto pompino e poi giù a novanta contro il cofano della Panda dello zio…
Non avevo resistito. Con quelle calze rosse a rete che facevano tanto puttana l’avevo studiata per tutto il pranzo massaggiandomelo piano piano.
A nonna Agatha piaceva sorprendere, stupire, farlo rizzare; come la prima volta quando mi aveva colto alla sprovvista uscendo dal bagno non con la solita camicia da notte ma tutta nuda.
Io l’avevo fissata sbavando col cazzo che si marmorizzava nei pantaloni.
“Si va a letto che dici?” mi aveva strizzato l’occhio mentre si grattava i peli della ficona con non troppa eleganza.
È così era stato.
Avevo perso la verginità con lei. Nel suo letto. Tutti nudi. Io sopra lei sotto. Una volta, due, tre… ero giovane pieno di forze e più eccitato che mai.
Quella notte avevamo dormito ben poco e, per mia fortuna, era stato solo un piacevole inizio.

“Ho bisogno di una pausa” dice la nonna.
“Di già?” sbuffo pulendomi il cazzo gocciolante con una delle sue calze. Certo potevo usare un fazzoletto ma passarmi il nylon della sua calza lasciata lì quasi per caso mi pareva molto più appagante.
“Henry faccio 70 anni tra sei mesi non sono più la ginnasta che ti ha sverginato ai bei tempi. Tutto scorre”.
“Nonna ma tu sei sempre giovane e sexy anzi più invecchi e più mi attizzi”.
Si afferra salda i salami gonfi che ha attorno alla pancia “vuoi dire che questa ciccia mi fa sexy?” e ride.
“A me lo fa rizzare” ribatto.
“Sei proprio un porco. Comunque mi fa male la caviglia e devo fare una pausa”.
“Magari la prossima ti prendo a pecora che dici?”.
Si volta, sorride “buona idea amoruccio di nonna, adesso però fammi pisciare che me la faccio sotto”.
“Posso guardare” rispondo deciso e un po’ esaltato.
“Un porco, un vero porco” scuote la testa la nonna e poi sculettando il bel mappamondo come un pavone che fa la ruota se ne va in bagno pronta per fare il suo show.

“E quindi tua madre ti ha sbattuto fuori” mormora comprensiva nonna Agatha.
Siano sul suo letto matrimoniale. Io nudo, lei con body nero che contiene la pancia ma lascia scoperte le tette, calze a rete nere, ficona al vento che cola sborra…
Nel lettone nonna si è messa comoda abbiamo fatto una bella pecorina e poi ci siamo dati al 69 fianco a fianco con le nostre bocche avvinghiate ai nostri organi sacri…
Sono venuto ancora, sulle tettone poi l’ho fatta squirtare a tre dita.
“Diciamo che mi ha fatto capire che non mi voleva fra le palle”.
Mi accarezza delicatamente il cazzo “è il lavoro? Credevo partissi per lavoro”.
“No nonna. Stanno ancora vagliando la domanda. C’è molta concorrenza”.
“Quindi sei anche scannato” sorride lei mentre il cazzo le si ingrossa fra le mani.
“Sopravvivo. Certo non posso permettermi una casa mia”.
“E neanche dei pasti regolari mi sa. Ti vedo così magro”.
“Ma no nonna sono in formissima che dici”.
“A me pari sciupato” insiste.
“Ma se ne ho sparate 3 quasi di fila. Ti paio sciupato”.
“A si sì, nulla da dire, questo va sempre alla grande” e inizia a segarlo più decisa.
“Se sei stanca nonna posso fare da solo…”
“Ma no, ma no… certo bisognerà che mi faccia dare una mano. Una settantenne sola per un giovane stallone da monta come te non basta…”.
“Un aiuto?” non capisco.
La sega va avanti. Il cazzo è già di marmo. Quello che la vecchia maliarda ha solo accennato mi stuzzica al volo. “Nonna ma mi stai dicendo….”.
Sorride “In questo paesello di 300 anime due terzi sono donne e di queste più della metà ha passato gli anta” sorride.
“E tu pensi che…”.
“Penso che ne avrebbero tanto bisogno. Fidati caro, quando arrivi a una certa età ti torna uno strano desiderio e siccome mi pare di aver inteso che a te i baffi grigi piacciono molto non penso sarà un problema” mi fa uno strano sorrisetto.
Si solleva, si mette a pecorina con la testa sul cuscino e il culone bello in alto.
Mi piazzo dietro, gioco un po’ col suo culo, le metto piano piano un dito dentro…
Mano a mano il suo ano inizia a farsi umido, mi preparo, allargo bene le chiappone con le mani e prendo la mira.
SPROK!
“Uiiiiiii”.
“Ma dai, da quanto ti fa male lì dietro nonna”.
In effetti ha sempre adorato farlo nel culo è una di quelle che riescono a godersi gli orgasmi anali. Non è una cosa da tutti.
“Ti sarai allargato caro mio”.
“Umm magari… faccio piano ok”.
“Fammi abituare un attimo, muovilo appena appena”.
“Si nonna”.
Scuote un po’ il culone “ecco così, un attimino che ci siamo… umm che grosso”.
“Senti ma come sarebbe sta cosa delle vedove del paese nonna? Davvero pensi che me la diano così? Che dovrei fare andare in giro a dire che c’è l’ho bello largo e che mi attizzano le nonne?”.
“Hahahahahah” le scappa una risata di pancia. Nel farlo inspira e inarca le chiappe. Mi strizza il cazzo nel suo retto, godo…”.
“Tesoro della nonna: punto primo le nonne parlano fra di loro sappilo e parlano di tutto sia chiaro.
Non penso dovrai cercarne nessuna, ti cercheranno loro vedrai”.
Alla sola idea l’uccello si dilata ancora un po’. La nonna lo sente perché le scappa un gemito di piacere.
“E poi mi pare che hai bisogno di soldi no?”.
“In effetti si…”
“Non sarebbe bello guadagnare un po’ di soldi facendo una cosa che sai fare bene, che ti piace fare e per cui madre natura ti ha degnamente attrezzato?”.
“O si, o si che sarebbe bello” annuisco e eccitato dall’idea, solleticato dal culo caldo di nonna la afferro saldo ai fianchi e inzio a incularla con tutte le mie forze.
Lei gradisce, gode, dopo un pò le cola la ficona senza nemmeno toccarla. Viene due volte, il culo rovente, la gnocca fradicia. Non mi trattengo più, sparo e le faccio il pieno…

Corre in bagno scorreggiando. Non si tiene più.
Io mi sdraio sul letto, mi accendo una sigaretta lasciando che il mio mazzuolo si prenda una pausa.
Nonna torna poco dopo cul culo pulito e la gnocca profumata.
Scivola sul letto, si accuccia accanto a me in modo che io la possa abbracciare. Mi leva la sigaretta di mano e ne aspira qualche boccata.
Con la mano libera le massaggio una tettona “e quando cominceremmo questo, diciamo, lavoro nonna?”.
Con la mano mi mette la sigarette in bocca lasciando che inali e senta la sua saliva sul filtro.
Tiro un paio di boccate poi se la rimette in bocca, sorride “vedrai che succederà prima di quanto tu possa immaginare tesoro della nonna”.
Per reazione emotiva il cazzo si muove un po’, le sbatte duro nel solco del culone solleticando quel bellissimo frammezzo di carne che separa la fica dal culo.
La sento irrigidirsi e fremere. La sensazione le piace.
Spegne la sigaretta nel posacenere sul comodino. “Saranno mesi meravigliosi tesoro mio”.
“Si nonna, ne sono sicuro anche io” e le strizzo più forte la tettona mentre il cazzo si fa sempre più duro pronto per il prossimo round.
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