Sotto la scala parte tre
scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 3 min
di
Antony965
genere
cura
A+
Parte tre
Il giorno dopo, poco dopo le undici di sera, Vittorio salì con la scala pieghevole. Cecilia gli aveva scritto solo: «Porta la scala. Porta aperta.»
Entrò e la trovò in soggiorno, già vestita come la sera prima: gonna corta, collant velati, tacchi. Sotto i collant non c’era niente. Quando si mosse verso di lui il tessuto sottile si tese e il triangolo scuro si delineò chiaro tra le cosce.
«Dove la metto?» chiese lui, la scala in mano.
«Sotto la plafoniera. Come ieri.»
Piazzò la scala. Cecilia si tolse i tacchi e salì. La gonna si alzò subito. Dall’alto Vittorio vide i collant tesi, il contorno scuro che premeva contro la seta. Lei arrivò in cima, finse di controllare la lampadina, poi si voltò a guardarlo.
«Tienila ferma.»
Lui afferrò i montanti. Cecilia aprì un po’ le gambe sulla scala. Il tessuto dei collant si tese ancora di più. Vittorio alzò lo sguardo e restò fermo, le mani strette sull’alluminio.
«Abbassameli» disse lei.
Lui mollò un montante, allungò le mani e le tirò giù i collant fino a metà coscia, scoprendola. La fica era lì, il pelo nero corto e curato che risaltava netto una volta libero dal tessuto. Cecilia spostò i piedi, aprendo di più le cosce.
«Leccami da sotto. Come ieri.»
Vittorio si avvicinò. La lingua le passò prima sui collant ancora tesi sulle cosce, poi salì sulla fica nuda. Lei gli tenne la testa con una mano e si strofinò contro la sua bocca. Venne in pochi minuti, le cosce che tremavano sulla scala, il respiro corto.
Quando scese, collant ancora abbassati, lo spinse contro il muro. Gli aprì i pantaloni, gli tirò fuori il cazzo e si inginocchiò. Lo prese in bocca senza dire niente, succhiandolo a fondo mentre con una mano si toccava tra le gambe, i collant che le stringevano ancora le cosce. Vittorio le mise una mano nei capelli e spinse piano.
Lei si staccò, si alzò e gli voltò le spalle. Si piegò in avanti, appoggiando le mani alla scala, gonna arrotolata, collant a metà coscia.
«Entra. Ma non venire dentro.»
Lui le si mise dietro, le afferrò i fianchi e la penetrò in un colpo solo. Cominciò a scoparla forte, le mani sul culo, gli occhi fissi sul punto in cui i collant lasciavano ancora intravedere il contorno scuro sulle cosce. Cecilia gemette basso, spingendo indietro a ogni colpo.
Quando sentì che lui stava per venire, si staccò di scatto, si girò e glielo prese in mano. Lo segò veloce e deciso finché non venne, lo sperma che le finì sulla coscia e sul collant abbassato. Lei continuò a muovere la mano fino all’ultimo schizzo, poi lo lasciò andare.
Si raddrizzò, si tirò su i collant e si sistemò la gonna. Il triangolo scuro tornò a premere contro il tessuto, visibile di nuovo.
«La scala lasciala qui» disse, andando verso la cucina. «Domani sera la usiamo di nuovo. E stavolta non te ne vai subito.»
Il giorno dopo, poco dopo le undici di sera, Vittorio salì con la scala pieghevole. Cecilia gli aveva scritto solo: «Porta la scala. Porta aperta.»
Entrò e la trovò in soggiorno, già vestita come la sera prima: gonna corta, collant velati, tacchi. Sotto i collant non c’era niente. Quando si mosse verso di lui il tessuto sottile si tese e il triangolo scuro si delineò chiaro tra le cosce.
«Dove la metto?» chiese lui, la scala in mano.
«Sotto la plafoniera. Come ieri.»
Piazzò la scala. Cecilia si tolse i tacchi e salì. La gonna si alzò subito. Dall’alto Vittorio vide i collant tesi, il contorno scuro che premeva contro la seta. Lei arrivò in cima, finse di controllare la lampadina, poi si voltò a guardarlo.
«Tienila ferma.»
Lui afferrò i montanti. Cecilia aprì un po’ le gambe sulla scala. Il tessuto dei collant si tese ancora di più. Vittorio alzò lo sguardo e restò fermo, le mani strette sull’alluminio.
«Abbassameli» disse lei.
Lui mollò un montante, allungò le mani e le tirò giù i collant fino a metà coscia, scoprendola. La fica era lì, il pelo nero corto e curato che risaltava netto una volta libero dal tessuto. Cecilia spostò i piedi, aprendo di più le cosce.
«Leccami da sotto. Come ieri.»
Vittorio si avvicinò. La lingua le passò prima sui collant ancora tesi sulle cosce, poi salì sulla fica nuda. Lei gli tenne la testa con una mano e si strofinò contro la sua bocca. Venne in pochi minuti, le cosce che tremavano sulla scala, il respiro corto.
Quando scese, collant ancora abbassati, lo spinse contro il muro. Gli aprì i pantaloni, gli tirò fuori il cazzo e si inginocchiò. Lo prese in bocca senza dire niente, succhiandolo a fondo mentre con una mano si toccava tra le gambe, i collant che le stringevano ancora le cosce. Vittorio le mise una mano nei capelli e spinse piano.
Lei si staccò, si alzò e gli voltò le spalle. Si piegò in avanti, appoggiando le mani alla scala, gonna arrotolata, collant a metà coscia.
«Entra. Ma non venire dentro.»
Lui le si mise dietro, le afferrò i fianchi e la penetrò in un colpo solo. Cominciò a scoparla forte, le mani sul culo, gli occhi fissi sul punto in cui i collant lasciavano ancora intravedere il contorno scuro sulle cosce. Cecilia gemette basso, spingendo indietro a ogni colpo.
Quando sentì che lui stava per venire, si staccò di scatto, si girò e glielo prese in mano. Lo segò veloce e deciso finché non venne, lo sperma che le finì sulla coscia e sul collant abbassato. Lei continuò a muovere la mano fino all’ultimo schizzo, poi lo lasciò andare.
Si raddrizzò, si tirò su i collant e si sistemò la gonna. Il triangolo scuro tornò a premere contro il tessuto, visibile di nuovo.
«La scala lasciala qui» disse, andando verso la cucina. «Domani sera la usiamo di nuovo. E stavolta non te ne vai subito.»
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