Sotto la scala parte quattro
scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 3 min
di
Antony965
genere
cura
A+
Parte quattro
La sera dopo Vittorio salì senza bisogno di messaggi. La porta era aperta, la scala era ancora in soggiorno dove l’aveva lasciata. Cecilia era sul divano, gonna corta, collant velati, niente sotto. Quando si alzò per andargli incontro il tessuto si tese sulle cosce e il triangolo scuro si delineò chiaro sotto la seta.
«Sei in anticipo» disse lei.
«Ho chiuso la portineria prima.»
Lei indicò la scala con un cenno del capo. «Mettila al centro. E spogliati.»
Vittorio piazzò la scala, poi si tolse la giacca, la camicia e i pantaloni. Restò in boxer, il cazzo già duro che premeva contro il tessuto. Cecilia si avvicinò, gli abbassò i boxer e glielo prese in mano, segandolo piano mentre lo guardava.
«Sali tu stavolta» disse. «Io ti tengo.»
Lui salì i primi gradini. Lei gli afferrò i fianchi da dietro e gli abbassò del tutto i boxer. Il cazzo gli ballava libero. Cecilia gli passò la lingua sulla punta, poi lo prese in bocca mentre lui restava fermo sulla scala, le mani sui montanti. Lo succhiò a fondo, una mano sulle palle, l’altra che gli stringeva il culo. Quando si staccò aveva le labbra lucide.
«Scendi.»
Lui scese. Cecilia si tolse la gonna e la lasciò cadere a terra. Restò solo con i collant. Il triangolo scuro premeva netto contro il tessuto sottile. Si piegò in avanti, appoggiando le mani alla scala, e gli voltò le spalle.
«Abbassameli e scopami.»
Vittorio le tirò giù i collant fino alle caviglie, scoprendola del tutto. Le afferrò i fianchi e la penetrò da dietro in un colpo solo. Cominciò a muoversi forte, le mani sul culo, il rumore della pelle contro la pelle che riempiva il soggiorno. Cecilia spingeva indietro a ogni colpo, i collant che le stringevano ancora le caviglie.
«Più forte» ansimò.
Lui obbedì. La scopò così per diversi minuti, poi lei si staccò, si girò e lo spinse a sedersi sul primo gradino della scala. Gli salì sopra a cavalcioni, i collant ancora alle caviglie, e se lo guidò dentro. Cominciò a muoversi lenta, poi più veloce, le mani sulle sue spalle. Il triangolo scuro scompariva e riappariva a ogni movimento contro di lui.
Quando sentì che stava per venire, accelerò. Venne con un gemito basso, le cosce che gli stringevano i fianchi. Subito dopo si alzò, gli prese il cazzo in mano e glielo segò veloce e deciso. Vittorio venne con un rantolo, lo sperma che le finì sulla pancia e sui collant abbassati. Lei continuò a muovere la mano fino all’ultimo schizzo, poi lo lasciò andare.
Si raddrizzò, si sfilò i collant e li lasciò a terra. Andò in cucina nuda, prese due bicchieri d’acqua e tornò. Gliene porse uno.
«Resta» disse, sedendosi sul divano con le gambe aperte. «Stanotte non torni giù. Domani mattina scendi presto, prima che arrivi qualcuno.»
Vittorio annuì, ancora ansimante, gli occhi fissi su di lei. Cecilia bevve un sorso e appoggiò la testa allo schienale, completamente rilassata.
La sera dopo Vittorio salì senza bisogno di messaggi. La porta era aperta, la scala era ancora in soggiorno dove l’aveva lasciata. Cecilia era sul divano, gonna corta, collant velati, niente sotto. Quando si alzò per andargli incontro il tessuto si tese sulle cosce e il triangolo scuro si delineò chiaro sotto la seta.
«Sei in anticipo» disse lei.
«Ho chiuso la portineria prima.»
Lei indicò la scala con un cenno del capo. «Mettila al centro. E spogliati.»
Vittorio piazzò la scala, poi si tolse la giacca, la camicia e i pantaloni. Restò in boxer, il cazzo già duro che premeva contro il tessuto. Cecilia si avvicinò, gli abbassò i boxer e glielo prese in mano, segandolo piano mentre lo guardava.
«Sali tu stavolta» disse. «Io ti tengo.»
Lui salì i primi gradini. Lei gli afferrò i fianchi da dietro e gli abbassò del tutto i boxer. Il cazzo gli ballava libero. Cecilia gli passò la lingua sulla punta, poi lo prese in bocca mentre lui restava fermo sulla scala, le mani sui montanti. Lo succhiò a fondo, una mano sulle palle, l’altra che gli stringeva il culo. Quando si staccò aveva le labbra lucide.
«Scendi.»
Lui scese. Cecilia si tolse la gonna e la lasciò cadere a terra. Restò solo con i collant. Il triangolo scuro premeva netto contro il tessuto sottile. Si piegò in avanti, appoggiando le mani alla scala, e gli voltò le spalle.
«Abbassameli e scopami.»
Vittorio le tirò giù i collant fino alle caviglie, scoprendola del tutto. Le afferrò i fianchi e la penetrò da dietro in un colpo solo. Cominciò a muoversi forte, le mani sul culo, il rumore della pelle contro la pelle che riempiva il soggiorno. Cecilia spingeva indietro a ogni colpo, i collant che le stringevano ancora le caviglie.
«Più forte» ansimò.
Lui obbedì. La scopò così per diversi minuti, poi lei si staccò, si girò e lo spinse a sedersi sul primo gradino della scala. Gli salì sopra a cavalcioni, i collant ancora alle caviglie, e se lo guidò dentro. Cominciò a muoversi lenta, poi più veloce, le mani sulle sue spalle. Il triangolo scuro scompariva e riappariva a ogni movimento contro di lui.
Quando sentì che stava per venire, accelerò. Venne con un gemito basso, le cosce che gli stringevano i fianchi. Subito dopo si alzò, gli prese il cazzo in mano e glielo segò veloce e deciso. Vittorio venne con un rantolo, lo sperma che le finì sulla pancia e sui collant abbassati. Lei continuò a muovere la mano fino all’ultimo schizzo, poi lo lasciò andare.
Si raddrizzò, si sfilò i collant e li lasciò a terra. Andò in cucina nuda, prese due bicchieri d’acqua e tornò. Gliene porse uno.
«Resta» disse, sedendosi sul divano con le gambe aperte. «Stanotte non torni giù. Domani mattina scendi presto, prima che arrivi qualcuno.»
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