Una serata particolare

scritto il 2026-10-26 tempo di lettura 6 min

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È sabato sera, poco dopo le undici. Hai appena spento il motore in quel parcheggio buio, lontano dalle case e dai lampioni. L’unica luce è quella debole del cruscotto. Simona è già a cavalcioni su di te, i jeans e le mutandine abbassati a metà coscia, la maglietta tirata su fino al collo. Il tuo cazzo è dentro di lei fino in fondo. Ogni volta che si abbassa senti le labbra della fica che si aprono intorno a te, calde e scivolose, e il rumore umido che fa quando risale. I suoi succhi ti colano già sulle palle e sul sedile. Lei ansima piano contro il tuo orecchio, il respiro caldo e un po’ spezzato.
«Senti quanto sono bagnata,» mormora, muovendo i fianchi in cerchio. «Mi cola tutto. Non fermarti.»
Fuori, a pochi metri, un uomo si avvicina. Ha una trentina d’anni, jeans scuri e una maglietta nera. Non passa oltre. Si ferma accanto al finestrino del passeggero e resta lì a guardare. La mano gli va subito sul pacco. Simona se ne accorge dal riflesso sul vetro. Invece di coprirsi, rallenta solo un attimo e ti stringe più forte con la fica.
«C’è uno che ci guarda,» ti dice a bassa voce, le labbra contro il tuo collo. «Non fermarti. Lascia che veda quanto mi scopi.»
L’uomo si china un po’. Abbassi il finestrino di qualche centimetro. L’aria fresca entra, ma non cancella l’odore di fica e di sudore che riempie la macchina. Lui guarda il tuo cazzo che entra e esce, lucido, e la fica di Simona che si stringe ogni volta.
«Posso avvicinarmi?» chiede, la voce roca.
Simona non smette di muoversi. Ti guarda negli occhi, poi annuisce piano.
«Sì. Voglio che ci guardi da vicino. E se vuole toccarmi… fallo. Voglio sentirmi sporca stasera.»
L’uomo apre lo sportello piano e si china dentro. Il suo odore — sudore leggero e tabacco — si mischia a quello di voi due. Simona allunga una mano senza staccarsi da te e gli prende il cazzo attraverso i jeans. È già duro. Lui se lo tira fuori. È spesso, venato, la punta già umida. Lei lo stringe e inizia a masturbarlo mentre continua a cavalcarti, più lenta adesso, come se volesse sentire tutto.
«Scopami più forte,» ti dice, ansimando. «Voglio che lui veda i miei succhi che ti colano sulle palle. Senti il rumore? Ogni volta che entri fa così perché sono fradicia.»
Spingi più a fondo. Il suono è chiaro, bagnato, quasi osceno. L’uomo si china di più. Con una mano le afferra un seno, stringe il capezzolo duro, poi scende e passa due dita sulla fica, proprio dove il tuo cazzo la apre. Le dita si bagnano subito, lucide. Se le porta alla bocca e le succhia piano, poi le offre a Simona. Lei le lecca senza esitare, la lingua che scorre tra le sue dita, gli occhi fissi su di lui.
«Sa di fica e di cazzo,» mormora lei. «Continua. Non fermarti.»
L’uomo le infila un dito nel culo, piano, mentre lei continua a muoversi su di te. Lei geme più forte, la fica che stringe di riflesso. Senti il dito che preme dall’altra parte, attraverso la parete sottile. Ogni spinta tua fa sì che lei si stringa di più.
«Sì… così,» ansima Simona. «Tienilo lì. Voglio sentire il tuo cazzo nella fica e il suo dito nel culo. Non fermarti. Sto per venire.»
Aumenti il ritmo. Le palle ti sbattono contro di lei a ogni spinta. L’uomo continua a muovere il dito e a farsi masturbare da lei. Simona viene per prima: un gemito lungo, il corpo che trema, la fica che pulsa e stringe a ondate intorno al tuo cazzo. I suoi succhi aumentano, caldi, ti colano lungo le palle e sul sedile. Non si ferma. Continua a muoversi, più lenta, ancora tremante.
«Vieni dentro,» ti dice, la voce rotta. «Voglio che lui veda il tuo sperma che mi esce mentre mi scopi. Riempimi. Poi glielo faccio vedere.»
Spingi fino in fondo e vieni. Senti gli schizzi caldi che le riempiono la fica. Lei resta lì sopra, a stringerti con i muscoli interni, come se volesse trattenere tutto. Un po’ di sperma inizia già a colare fuori, lungo il tuo cazzo e sulle tue palle, mischiato ai suoi succhi. L’uomo guarda tutto, il respiro pesante, il cazzo ancora duro nella mano di Simona.
Lei si alza piano. Il tuo cazzo scivola fuori con un suono umido. Un filo di sperma le resta attaccato alle labbra della fica e le cola lento lungo l’interno coscia. Si gira un po’ verso l’uomo, ancora a cavalcioni su di te, e apre la bocca.
«Ora vieni tu,» gli dice. «Vienimi in faccia. Voglio sentirlo caldo sulla lingua. E dopo lo lecco tutto davanti a lui.»
L’uomo si avvicina. Lei tiene la bocca aperta, la lingua fuori, gli occhi fissi su di te. Quando viene, i primi schizzi le colpiscono le labbra e la lingua. Lei li prende, li tiene un secondo in bocca, poi li ingoia e si lecca le labbra lentamente, senza staccare lo sguardo dal tuo. Un altro schizzo le finisce sul mento. Lo raccoglie con le dita e se lo porta di nuovo in bocca.
«Senti com’è sporca,» ti dice, la voce bassa e roca. «Il tuo sperma mi cola ancora dalla fica e il suo è sulla mia lingua. Ora portami a casa. Non mi lavo. Voglio che mi scopi ancora con tutto questo addosso. Voglio che mi metti il cazzo nel culo mentre sono ancora piena di te.»
L’uomo si sistema i pantaloni, mormora un «grazie» e se ne va nel buio. Simona si rimette le mutandine bagnate senza pulirsi. Il tessuto si appiccica subito alla fica gonfia e sporca. Ti mette una mano sulla coscia mentre riaccendi il motore. Il suo odore — sudore, fica, sperma — resta nell’abitacolo, denso.
«Parti,» dice, le labbra ancora lucide. «Stasera non abbiamo finito. Voglio che mi scopi di nuovo appena arriviamo. E voglio che mi parli mentre lo fai. Dimmi quanto sono sporca. Dimmi che mi stai usando.»
La macchina si muove. Lei tiene la mano sul tuo cazzo, ancora umido, e non smette di guardarti.
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