Sotto la scala
scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 5 min
di
Antony965
genere
cura
A+
Cecilia era già pronta per la cena. Gonna nera cortissima, di quelle che coprono a malapena il culo e si sollevano al primo passo, collant velati lucidi che le avvolgevano le cosce e le gambe fino ai piedi, e un perizoma così sottile che spariva tra le natiche. Sotto la gonna non portava nient’altro. I tacchi erano ancora in camera: avrebbe messo quelli dopo. Gli ospiti sarebbero arrivati tra un’ora e mezza.
La lampadina della plafoniera esplose con un crepitio secco. Imprecò, prese il telefono e chiamò Vittorio. Arrivò con la scala pieghevole, la posò sotto la luce e le diede un’occhiata lunga alle gambe fasciate dai collant e alla gonna che le lasciava scoperta mezza coscia.
«Signorina… eccomi.»
«Venga. È in soggiorno.»
Salì sulla scala senza scarpe. La struttura oscillava. Vittorio afferrò i montanti e alzò lo sguardo: da sotto vedeva tutto. La gonna si era alzata fino alla vita, i collant tesi e lucidi sulle cosce aperte, il perizoma che le stringeva il culo e le spariva tra le natiche. Il tessuto dei collant era così sottile che si vedeva il contorno della fica.
«Ci sono» disse lei, svitando la lampadina bruciata e allungandogliela.
Lui la prese senza distogliere gli occhi. «La nuova è sul tavolo.»
Gliela passò. Mentre lei avvitava, lui restò fermo con le mani sui montanti, il viso a pochi centimetri dal suo culo. I collant lucidi riflettevano la luce, il perizoma era già umido al centro.
«Signor Vittorio» disse Cecilia dall’alto, la voce più bassa. «C’è qualcosa che potrei fare io per lei?»
«A me basta vederla così» rispose lui, la gola secca. «Quella gonna che si alza, i collant che le fasciano le cosce… e quando si china in portineria vedo il perizoma che le entra nel culo. Stasera poi… è tutto in vista.»
Lei finì di avvitare. «E adesso cosa vuole fare, di preciso?»
«Alzarle la gonna del tutto, abbassarle collant e perizoma fino alle caviglie e guardarla da sotto mentre è lassù. Toccarla. Annusarla.»
Cecilia non rispose. Accese la luce, poi restò sull’ultimo gradino. «Allora alzi questa cazzo di gonna.»
Vittorio mollò i montanti. Le sollevò la gonna e la arrotolò in vita, lasciandola completamente scoperta. Agganciò l’elastico del perizoma e dei collant e li tirò giù lentamente, sentendo la seta scivolare sulla pelle. Cecilia sollevò un piede e poi l’altro. Collant e perizoma finirono ammassati intorno alle caviglie, le natiche e la fica completamente nude a pochi centimetri dalla sua faccia.
«Due minuti» disse lei, la voce roca. «Poi scendo. Allarga pure le gambe.»
Lei spostò i piedi sulla scala, aprendo le cosce. Vittorio aveva il naso praticamente dentro. Vedeva tutto: il culo aperto, la fica già lucida e gonfia, le labbra che si separavano. Una mano gli andò ai pantaloni. Si aprì la cerniera, tirò fuori il cazzo duro e cominciò a masturbarsi a pochi centimetri da lei, gli occhi fissi sulla fica bagnata.
Cecilia se ne accorse. «Si sta facendo una sega guardandomi la fica.»
«Non riesco a smettere» ansimò lui. «È troppo bagnata.»
Lei scese di un gradino. La scala oscillò forte. Vittorio allungò le braccia: una mano le afferrò una natica e la strinse, l’altra le scivolò tra le cosce. Due dita le passarono sulle labbra della fica, scivolando nell’umido, e le entrarono dentro fino alla seconda falange. Cecilia emise un verso basso, quasi un gemito.
«Cazzo… le dita…» mormorò, ma non lo spinse via. Anzi, spostò un po’ il peso per dargli più spazio.
Lui non si fermò. Continuava a segarsi con una mano mentre con l’altra la scopava con le dita, il pollice che le sfregava il clitoride. Cecilia scese del tutto, collant e perizoma ancora intorno alle caviglie, gonna arrotolata in vita, fica aperta e bagnata. Si voltò e vide Vittorio con il cazzo fuori, la mano che andava su e giù frenetica. Venne con un gemito, due schizzi caldi le finirono sulla coscia e sul collant abbassato, un altro le sporcò il polpaccio.
Rimasero fermi un secondo, entrambi ansimanti. Poi Cecilia si chinò, si sfilò del tutto collant e perizoma, li lasciò a terra e si raddrizzò. Vittorio aveva ancora il cazzo duro, sporco del suo stesso sperma.
«Si è dimenticato di richiudere» disse lei, indicando la cerniera aperta.
Lui fece per sistemarsi. Cecilia gli fermò la mano, gli tirò di nuovo fuori il cazzo e cominciò a segarlo con movimenti lenti e decisi, il palmo già umido. Vittorio chiuse gli occhi e gemette.
«Aspetto gente» disse lei, senza smettere di muovere la mano. «Non ho tempo per un pompino lungo. Ma questo sì.»
Si piegò in avanti, gli leccò la punta sporca, poi lo prese in bocca e succhiò forte per qualche secondo, la lingua che gli girava intorno. Quando si raddrizzò, gli sistemò i pantaloni lei stessa e gli chiuse la cerniera.
«Domani arriva un pacchetto» disse, aprendo la porta. «Me lo tiene?»
Vittorio annuì, ancora mezzo intontito, il cazzo che gli pulsava nei pantaloni. «Certo, signorina. Buona serata.»
«Buona serata, signor Vittorio.»
Lei chiuse la porta, raccolse collant e perizoma da terra e andò in bagno a darsi una ripulita prima che arrivassero gli ospiti.
La lampadina della plafoniera esplose con un crepitio secco. Imprecò, prese il telefono e chiamò Vittorio. Arrivò con la scala pieghevole, la posò sotto la luce e le diede un’occhiata lunga alle gambe fasciate dai collant e alla gonna che le lasciava scoperta mezza coscia.
«Signorina… eccomi.»
«Venga. È in soggiorno.»
Salì sulla scala senza scarpe. La struttura oscillava. Vittorio afferrò i montanti e alzò lo sguardo: da sotto vedeva tutto. La gonna si era alzata fino alla vita, i collant tesi e lucidi sulle cosce aperte, il perizoma che le stringeva il culo e le spariva tra le natiche. Il tessuto dei collant era così sottile che si vedeva il contorno della fica.
«Ci sono» disse lei, svitando la lampadina bruciata e allungandogliela.
Lui la prese senza distogliere gli occhi. «La nuova è sul tavolo.»
Gliela passò. Mentre lei avvitava, lui restò fermo con le mani sui montanti, il viso a pochi centimetri dal suo culo. I collant lucidi riflettevano la luce, il perizoma era già umido al centro.
«Signor Vittorio» disse Cecilia dall’alto, la voce più bassa. «C’è qualcosa che potrei fare io per lei?»
«A me basta vederla così» rispose lui, la gola secca. «Quella gonna che si alza, i collant che le fasciano le cosce… e quando si china in portineria vedo il perizoma che le entra nel culo. Stasera poi… è tutto in vista.»
Lei finì di avvitare. «E adesso cosa vuole fare, di preciso?»
«Alzarle la gonna del tutto, abbassarle collant e perizoma fino alle caviglie e guardarla da sotto mentre è lassù. Toccarla. Annusarla.»
Cecilia non rispose. Accese la luce, poi restò sull’ultimo gradino. «Allora alzi questa cazzo di gonna.»
Vittorio mollò i montanti. Le sollevò la gonna e la arrotolò in vita, lasciandola completamente scoperta. Agganciò l’elastico del perizoma e dei collant e li tirò giù lentamente, sentendo la seta scivolare sulla pelle. Cecilia sollevò un piede e poi l’altro. Collant e perizoma finirono ammassati intorno alle caviglie, le natiche e la fica completamente nude a pochi centimetri dalla sua faccia.
«Due minuti» disse lei, la voce roca. «Poi scendo. Allarga pure le gambe.»
Lei spostò i piedi sulla scala, aprendo le cosce. Vittorio aveva il naso praticamente dentro. Vedeva tutto: il culo aperto, la fica già lucida e gonfia, le labbra che si separavano. Una mano gli andò ai pantaloni. Si aprì la cerniera, tirò fuori il cazzo duro e cominciò a masturbarsi a pochi centimetri da lei, gli occhi fissi sulla fica bagnata.
Cecilia se ne accorse. «Si sta facendo una sega guardandomi la fica.»
«Non riesco a smettere» ansimò lui. «È troppo bagnata.»
Lei scese di un gradino. La scala oscillò forte. Vittorio allungò le braccia: una mano le afferrò una natica e la strinse, l’altra le scivolò tra le cosce. Due dita le passarono sulle labbra della fica, scivolando nell’umido, e le entrarono dentro fino alla seconda falange. Cecilia emise un verso basso, quasi un gemito.
«Cazzo… le dita…» mormorò, ma non lo spinse via. Anzi, spostò un po’ il peso per dargli più spazio.
Lui non si fermò. Continuava a segarsi con una mano mentre con l’altra la scopava con le dita, il pollice che le sfregava il clitoride. Cecilia scese del tutto, collant e perizoma ancora intorno alle caviglie, gonna arrotolata in vita, fica aperta e bagnata. Si voltò e vide Vittorio con il cazzo fuori, la mano che andava su e giù frenetica. Venne con un gemito, due schizzi caldi le finirono sulla coscia e sul collant abbassato, un altro le sporcò il polpaccio.
Rimasero fermi un secondo, entrambi ansimanti. Poi Cecilia si chinò, si sfilò del tutto collant e perizoma, li lasciò a terra e si raddrizzò. Vittorio aveva ancora il cazzo duro, sporco del suo stesso sperma.
«Si è dimenticato di richiudere» disse lei, indicando la cerniera aperta.
Lui fece per sistemarsi. Cecilia gli fermò la mano, gli tirò di nuovo fuori il cazzo e cominciò a segarlo con movimenti lenti e decisi, il palmo già umido. Vittorio chiuse gli occhi e gemette.
«Aspetto gente» disse lei, senza smettere di muovere la mano. «Non ho tempo per un pompino lungo. Ma questo sì.»
Si piegò in avanti, gli leccò la punta sporca, poi lo prese in bocca e succhiò forte per qualche secondo, la lingua che gli girava intorno. Quando si raddrizzò, gli sistemò i pantaloni lei stessa e gli chiuse la cerniera.
«Domani arriva un pacchetto» disse, aprendo la porta. «Me lo tiene?»
Vittorio annuì, ancora mezzo intontito, il cazzo che gli pulsava nei pantaloni. «Certo, signorina. Buona serata.»
«Buona serata, signor Vittorio.»
Lei chiuse la porta, raccolse collant e perizoma da terra e andò in bagno a darsi una ripulita prima che arrivassero gli ospiti.
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