Il ristorante e il secondo bagno
scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 2 min
di
Antony965
genere
prime esperienze
cura
A+
Al ristorante, sotto il tavolo, ero ancora mezzo duro. A un certo punto ha abbassato la voce. «Mi cola.» Ha chiesto di quei tre. Le ho detto che erano cretini. Finito il vino ha detto che doveva andare di nuovo, per il vino e per quello che le avevo lasciato dentro.
Siamo tornati ai bagni. Nessuna bici. Le ho tenuto il cappotto. È entrata. Stavolta ho socchiuso la porta di un dito. L’ho vista come l’aveva vista lui: jeans alle caviglie, culo nudo, e lo sperma che le colava dalla fica insieme al piscio, fino all’ano. Si è aperta con due dita, ha spremuto, si è pulita con i fazzoletti, ignara della fessura. Quando è uscita ero di nuovo duro. In macchina non ha chiesto niente.
Parte 4. La prima notte
A casa sua si è spogliata. Le mutandine erano in tasca. Si è sdraiata e ha allargato le ginocchia. «Ho ancora il tuo dentro.» L’ho leccata dal buchetto al clitoride, rifacendo con la lingua il percorso degli occhi di lui, due dita dentro, il pollice sull’ano. È venuta sulla mia bocca. Poi si è messa a cavalcioni di spalle e l’ho scopata guardando il culo aprirsi, la stessa vista del tramezzo. Sono venuto dentro un’altra volta. «Oggi sei strano» ha detto. Non le ho risposto.
A mezzanotte era sveglia. Si è messa a pancia in giù. Sono entrato da dietro, piano, e a metà gliel’ho detto: uno si era arrampicato, l’aveva vista pisciare e asciugarsi, poi mi aveva sorriso. Non si è tirata via. «E tu non hai fatto niente.» «No. Mi si è drizzato.» Le ho raccontato il getto, le labbra, i fazzoletti, la lingua sulla sterrata, scopandola. È venuta mordendo il cuscino, e sono venuto anch’io. Ha girato la faccia. «Domani, se ci sono ancora, non gli dici niente. E non mi dici se guardi. Voglio solo sapere, dopo, cos’hai visto.»
Siamo tornati ai bagni. Nessuna bici. Le ho tenuto il cappotto. È entrata. Stavolta ho socchiuso la porta di un dito. L’ho vista come l’aveva vista lui: jeans alle caviglie, culo nudo, e lo sperma che le colava dalla fica insieme al piscio, fino all’ano. Si è aperta con due dita, ha spremuto, si è pulita con i fazzoletti, ignara della fessura. Quando è uscita ero di nuovo duro. In macchina non ha chiesto niente.
Parte 4. La prima notte
A casa sua si è spogliata. Le mutandine erano in tasca. Si è sdraiata e ha allargato le ginocchia. «Ho ancora il tuo dentro.» L’ho leccata dal buchetto al clitoride, rifacendo con la lingua il percorso degli occhi di lui, due dita dentro, il pollice sull’ano. È venuta sulla mia bocca. Poi si è messa a cavalcioni di spalle e l’ho scopata guardando il culo aprirsi, la stessa vista del tramezzo. Sono venuto dentro un’altra volta. «Oggi sei strano» ha detto. Non le ho risposto.
A mezzanotte era sveglia. Si è messa a pancia in giù. Sono entrato da dietro, piano, e a metà gliel’ho detto: uno si era arrampicato, l’aveva vista pisciare e asciugarsi, poi mi aveva sorriso. Non si è tirata via. «E tu non hai fatto niente.» «No. Mi si è drizzato.» Le ho raccontato il getto, le labbra, i fazzoletti, la lingua sulla sterrata, scopandola. È venuta mordendo il cuscino, e sono venuto anch’io. Ha girato la faccia. «Domani, se ci sono ancora, non gli dici niente. E non mi dici se guardi. Voglio solo sapere, dopo, cos’hai visto.»
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