Sotto la scala parte due
scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 3 min
di
Antony965
genere
cura
A+
Parte due (rivista)
Gli ospiti se ne andarono poco dopo mezzanotte. Cecilia chiuse la porta, si tolse i tacchi e si lasciò cadere sul divano ancora con la gonna corta e i collant nuovi. Sotto non aveva niente. Attraverso il tessuto sottile e velato si vedeva chiaramente il triangolo scuro e curato che le copriva la fica: i peli neri corti premevano contro la seta e ne disegnavano il contorno ogni volta che apriva le gambe.
Il telefono vibrò. Messaggio di Vittorio.
«Signorina, il pacchetto è arrivato. Lo porto su io adesso?»
Lei rispose:
«Sì. Porta aperta. Non suonare.»
Dieci minuti dopo lui entrò con il pacco. Si fermò e la vide sul divano: gonna arrotolata, collant lucidi, cosce aperte. Sotto la calza il triangolo nero risaltava netto, il tessuto teso che lasciava intravedere ogni dettaglio.
«Signorina… il pacchetto.»
«Posalo e vieni qui» disse lei, senza chiudere le gambe.
Lui posò il pacco e si avvicinò. Cecilia gli indicò il pavimento tra le ginocchia.
«Inginocchiati.»
Vittorio obbedì. Lei gli prese la nuca e lo tirò avanti. Attraverso i collant lui vedeva da vicino il triangolo scuro che premeva contro il tessuto. Cecilia gli abbassò i collant fino a metà coscia con una mano, scoprendosi del tutto, e gli spinse la testa contro di sé.
Lui cominciò a leccare, la lingua che passava prima sul tessuto ancora teso e poi, una volta abbassato, direttamente sulla fica. Cecilia aprì di più le cosce e gli tenne la testa ferma. Venne sulla sua bocca con un sussulto, le cosce che gli stringevano la faccia.
Quando si riprese lo guardò. Lui aveva la faccia umida e il cazzo duro nei pantaloni.
«Tiratelo fuori.»
Vittorio si aprì la cerniera. Cecilia si chinò e glielo prese in bocca, succhiandolo a fondo mentre con una mano si toccava ancora sopra i collant abbassati. Poi si staccò.
«Sdraiati.»
Lui si sdraiò. Lei gli salì sopra a cavalcioni, gonna arrotolata, collant alle caviglie. Gli prese il cazzo, lo strofinò un momento contro il triangolo ancora visibile sotto il tessuto rimasto teso sulle cosce, poi se lo guidò dentro. Scivolò giù fino in fondo e cominciò a muoversi. Vittorio le afferrò il culo e la tirò giù a ogni spinta, gli occhi fissi sul punto in cui i collant lasciavano ancora intravedere il contorno scuro.
«Non venirmi dentro» ansimò lei.
Continuò finché non sentì che stava per venire di nuovo. Allora si alzò di scatto, gli prese il cazzo in mano e glielo segò forte. Vittorio venne con un gemito, schizzando sulla coscia e sul collant abbassato. Cecilia lo guardò mentre veniva, la mano che non smetteva di muoversi.
Quando finì si alzò, si sfilò del tutto i collant e li lasciò a terra. Andò in bagno, si pulì e tornò. Lui era ancora sul divano.
«Sistemati» disse lei, sedendosi di nuovo con le gambe aperte. Sotto la gonna il triangolo scuro era di nuovo visibile attraverso i collant che si era rimessa in fretta. «Domani sera stesso orario. Porta la scala.»
Gli ospiti se ne andarono poco dopo mezzanotte. Cecilia chiuse la porta, si tolse i tacchi e si lasciò cadere sul divano ancora con la gonna corta e i collant nuovi. Sotto non aveva niente. Attraverso il tessuto sottile e velato si vedeva chiaramente il triangolo scuro e curato che le copriva la fica: i peli neri corti premevano contro la seta e ne disegnavano il contorno ogni volta che apriva le gambe.
Il telefono vibrò. Messaggio di Vittorio.
«Signorina, il pacchetto è arrivato. Lo porto su io adesso?»
Lei rispose:
«Sì. Porta aperta. Non suonare.»
Dieci minuti dopo lui entrò con il pacco. Si fermò e la vide sul divano: gonna arrotolata, collant lucidi, cosce aperte. Sotto la calza il triangolo nero risaltava netto, il tessuto teso che lasciava intravedere ogni dettaglio.
«Signorina… il pacchetto.»
«Posalo e vieni qui» disse lei, senza chiudere le gambe.
Lui posò il pacco e si avvicinò. Cecilia gli indicò il pavimento tra le ginocchia.
«Inginocchiati.»
Vittorio obbedì. Lei gli prese la nuca e lo tirò avanti. Attraverso i collant lui vedeva da vicino il triangolo scuro che premeva contro il tessuto. Cecilia gli abbassò i collant fino a metà coscia con una mano, scoprendosi del tutto, e gli spinse la testa contro di sé.
Lui cominciò a leccare, la lingua che passava prima sul tessuto ancora teso e poi, una volta abbassato, direttamente sulla fica. Cecilia aprì di più le cosce e gli tenne la testa ferma. Venne sulla sua bocca con un sussulto, le cosce che gli stringevano la faccia.
Quando si riprese lo guardò. Lui aveva la faccia umida e il cazzo duro nei pantaloni.
«Tiratelo fuori.»
Vittorio si aprì la cerniera. Cecilia si chinò e glielo prese in bocca, succhiandolo a fondo mentre con una mano si toccava ancora sopra i collant abbassati. Poi si staccò.
«Sdraiati.»
Lui si sdraiò. Lei gli salì sopra a cavalcioni, gonna arrotolata, collant alle caviglie. Gli prese il cazzo, lo strofinò un momento contro il triangolo ancora visibile sotto il tessuto rimasto teso sulle cosce, poi se lo guidò dentro. Scivolò giù fino in fondo e cominciò a muoversi. Vittorio le afferrò il culo e la tirò giù a ogni spinta, gli occhi fissi sul punto in cui i collant lasciavano ancora intravedere il contorno scuro.
«Non venirmi dentro» ansimò lei.
Continuò finché non sentì che stava per venire di nuovo. Allora si alzò di scatto, gli prese il cazzo in mano e glielo segò forte. Vittorio venne con un gemito, schizzando sulla coscia e sul collant abbassato. Cecilia lo guardò mentre veniva, la mano che non smetteva di muoversi.
Quando finì si alzò, si sfilò del tutto i collant e li lasciò a terra. Andò in bagno, si pulì e tornò. Lui era ancora sul divano.
«Sistemati» disse lei, sedendosi di nuovo con le gambe aperte. Sotto la gonna il triangolo scuro era di nuovo visibile attraverso i collant che si era rimessa in fretta. «Domani sera stesso orario. Porta la scala.»
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