Un preservativo usato

scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 7 min

di
genere
cura
A+

Dopo la mia storia con Andrea non sono tornata a casa.
A vent’anni vivo sola in un buco, in un cesso di palazzo. Ma è tutto mio.
Dopo tre settimane Micaela ha scovato dove fosse e, non c'è stato verso, ho dovuto dare una festa.

Ed è una festa del cazzo.
È fumata, languidamente allegra.
“Dai che ti piace, non fare la stronza, fammela leccare.”
Mi alzo. Apro la finestra. Aria pulita sulla mia pelle sudata. Sono al quarto piano senza ascensore. La strada sotto è deserta. I capelli sono uno schifo, appiccicati alla nuca. “Daniiii... vieni qui.”
S’è alzata ritta sulle ginocchia, mi aspetta a braccia aperte. Nel buio i suoi denti sono luminosi. Sorride maliziosa, sa che voglio anch’io.
Torno di fronte lei, sul materasso, le ginocchia che affondano, i capezzoli che si sfiorano. Micaela mi abbraccia. Mi bacia. Spinge la lingua. Un sapore pungente di spezie e benzina, si fuma porcheria. Ci mastichiamo le labbra, le sue mani sui seni. Le mie appoggiate sulle sue anche.
Ho un gemito come un singhiozzo, le sue dita hanno trovato subito il clito. Me lo frulla mentre mi succhia la lingua. Stringo le cosce, Micaela fa godere.
Si stacca, guarda il letto. Fa rotolare più in là Mirko, addormentato in coma, e mi preme contro coi seni. Mi accompagna come un amante nella mia caduta all'indietro, sostenendomi in vita.
La schiena aderisce al lenzuolo caldo. Umido. Mi morde i seni e si tira indietro, leccandomi il ventre, baciandomi l’ombelico. Alzo le gambe al soffitto. La lingua scivola in una lunga emozione fino alla figa. Spalanco gambe e fica. Quasi urlo, mi succhia, la lingua è un serpente che mi penetra, le gambe mi tremano.
Poi è languore, quasi amore. Le cingo il capo con le cosce, le accarezzo i capelli. Scivola verso la mia bocca, il suo corpo nudo che scivola tra le mie gambe chiuse. Ci baciamo e rotoliamo. Mirko emette un grugnito. Le gambe s’intrecciano a forbice, spingiamo i nostri bacini, ci sfreghiamo le fiche. Micaela ha un orgasmo da puttana, falso come Giuda. Ma finge bene, si riprende, sposta i capelli indietro e mi bacia sulla bocca. “Sei fantastica, Dany.” e si addormenta.
È una stronza. È la mia unica amica.
Mi ha lasciata con un orgasmo fra le gambe. Sono appoggiata al fianco di Mirko. Respira alzandomi la testa. Sul seno ho il capo di Micaela, nel naso un forte odore di sperma. Ho l’uccello a pochi centimetri. Mirko si sveglia, mi accarezza la faccia coprendomela con la mano. Gli succhio il dito.
Devo fare pipì
-
Sono seduta sul bidé quando entra l’amico di Micaela. Luca, o come cazzo si chiama. Cammina imbambolato senza vedermi. Alza la tavoletta e piscia.
Rimango seduta. Una pisciata potente, senza fine, il getto che batte forte e sprizza nella ceramica. Rido. Gli allungo due dita, tocco l’uccello caldo, sento il getto vibrargli dentro mentre continua a pisciare. Lui abbassa lo sguardo, assonnato. Ha un bel corpo, uno stallone stanco, spalle larghe, pancia piatta, cosce pesanti. Un ciuffo di pelo folto sopra l’uccello. Lo scrolla un paio di volte, scuote via le ultime gocce. Me lo avvicina alla bocca. Alzo gli occhi: “Sei scemo?”
Non lo allontana. Lo prendo. Sa di piscio. Ciuccio lo stesso, sulla lingua solo il glande, poi tutto, un salsicciotto pesante. Gli torna duro nella mia bocca, mi scende in gola.
Mi afferra sotto un braccio, mi fa alzare. Una mano larga sulla chiappa, mi spinge avanti, fuori dal bagno, verso la camera.
Anche Mirko ha il cazzo duro.
“No, non svegliatela.”
“Questa non la svegli nemmeno con le bombe.”
Ma la solleva in braccio.
“Sì, portiamola di là.”
Mirko mi segue con Micaela addormentata contro il petto, la testa penzoloni. In saletta la luce è accesa. Mi prende una crisi di nervi. Teo è stravaccato sul divano, grasso, pelle bianca da maiale, faccia gonfia, una coscia aperta. Spalanco la finestra. L’aria entra fredda. La casa è uno schifo. Io con quello ci ho fatto sesso. Ha il cazzo che è un martello. Lancio dei pantaloni contro la porta.
“Ora ve ne andate!”
Teo aspetta che Mirko deponga Micaela sul divano e ci monta sopra, le ginocchia ai lati dei suoi fianchi. Lo afferro per i capelli, lo strappo indietro.
“Che cazzo fai?!!”
“Guarda che questa ci sta!”
Lo tiro via. Mi afferra in vita, mi gira di forza, mi piega in avanti sullo schienale del divano. Le mie mani si aggrappano al tessuto. Mi spinge il cazzo tra le cosce da dietro. Lo afferro, lo guido, lo faccio entrare. Mi penetra pesante, sollevandomi sulla punta dei piedi.
No, cazzo, non voglio. Mi libero, mi sfilo, gli getto in faccia una maglietta.
“Basta! Via dai coglioni!!!”
Mirko sorride. Mi sfiora il capezzolo con due dita. È alto. Mi solleva di peso, i piedi lasciano il pavimento. Mi butta in spalla come un sacco, la testa all’ingiù, i capelli che mi cadono sulla sua schiena. I bastardi mi fanno il solletico ai fianchi e sotto i piedi. Strozzo le risate, mi dimeno, mi ribello senza convinzione. Mirko mi tiene ferma con un braccio intorno alle cosce, due dita in fica. Il sangue mi riempie le tempie, ho un giramento che mi blocca le risate. Cazzo ho bevuto?
“Okay okay, ma dopo ve ne andate.”
Luca mi tira una pacca forte sulla chiappa. Un bruciore che è una frustata. Cerco il cazzo di Mirko, lo stringo e gli mordo la natica, a testa in giù.
Si muove tutto. Mi porta in camera. Il mondo si ribalta, mi getta sul letto a pancia in su. Gli mordo il collo. Gli monto sopra, le ginocchia che lo stringono ai fianchi. Mi siedo, il cazzo che mi risale dentro.
Teo mi strofina la cappella umida sulle labbra. Puzza di sperma.
Lo prendo in bocca. Un cazzo largo, pesa sulla lingua, preme contro il palato. Sotto di me pompo Mirko. Incavo il ventre sul suo cazzo, strofino la fica sul suo pelo. Lo sento che mi batte in fondo, dolorini che sono solo piacere. Ciuccio felice, a due mani, il cazzo di Teo. Avanti e indietro come il mio ventre.
Mirko mi apre le chiappe con le mani. Luca, in ginocchio dietro di me, alzo il culo, spinge il cazzo nel buchetto. Si apre sulla sua cappella. Entra lento, largo. Lo sento scavarmi in culo mentre ho Mirko in fica e Teo in gola.
Spingo le mani sotto, tra i corpi incastrati, cerco le palle di Mirko e di Luca, riesco appena a toccarle, due cazzi che mi inchiodano. Teo mi tiene la testa con tutte e due le mani e scopa in gola, il cazzo che strozza. Ho Luca sulla schiena, il peso del suo petto, il cazzo che mi lavora il culo a spinte bastarde.
Entra Micaela. Uno zombie. Ci fermiamo.
“Voglio dormire” e crolla addormentata accanto a noi. Pancia in giù, una gamba piegata.
Luca riprende a scoparmi in culo.
Teo mi porta via il cazzo dalla bocca. “Falla inculare a me.”
Luca accelera, il suo cazzo mi fotte scorrendo contro quello di Mirko, fermo, inchiodato in fica. Sborra. Si sfila.
Teo è già dietro, mi entra nel culo con un colpo solo, più grosso, più pesante. Il cazzo che mi fa gemere e lacrimare. Mi martella in culo, è troppo largo.
Fa male, eppure godo.
Mi stringo al volto di Mirko, sotto di me. Non si muove, mi tiene il cazzo piantato. Lo bacio, gli urto il naso. Mi tiene ferma la testa, mi stringe le orecchie.“Poi ti inculo io.”
-
Sono rannicchiata sul ventre, non riesco a raddrizzare le gambe.
L’ano aperto mi pulsa ad ogni respiro. Sono sfibrata, gli orgasmi mi hanno slogato le giunture. Mi godo la mollezza dei miei muscoli, sono un preservativo usato.
Se ne sono andati.
È rimasto solo l’odore di sperma.
Micaela russa leggera. Il respiro sa di alcol e fumo.
Scosto i capelli dietro la spalla. Sono sudati.
La bacio.“Sei una stronza.”
305
visite
2
voti
valutazione
3.5
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Il mio cucciolo

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.