La vita di Patty Capitolo 65

scritto il 2026-10-22 tempo di lettura 24 min

di
genere
dominazione
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Ero ancora seduta sopra di lui, in cucina. Gli accarezzai il volto, gli misi una mano sui capelli, come se sentissi un bisogno impellente di toccare il suo corpo. Non per un desiderio erotico, ma per avere il piacere del suo contatto.
"Oh, tesoro che bello sentirtelo dire. Soprattutto adesso, in questa situazione. Sono piena di dubbi. Non ti vedo felice, e non so cosa darei per vederti contento, per sapere che mi hai perdonata del tutto.”
“Io ti ho perdonata, anche se non è stato facile. Quello che è accaduto, quello che hai fatto, faceva parte della dominazione, di quel tipo di vita che io stesso ti avevo chiesto di effettuare su di me. C’erano tante cose che avrei preferito che tu non facessi, ma non potevo avere un burattino al mio fianco. Che padrona saresti mai stata se poi tu non avessi fatto quello che volevi?”
Già, che padrona sarei mai stata? Magari una donna che ama suo marito, che non lo tradisce, che non lo umilia, che non lo picchia per il proprio godimento. Ecco quella che avrei potuto essere. Il suo amore per me era enorme, e me lo stava dimostrando perdonandomi.
“Grazie, amore mio.”
“Sono io che ringrazio te, malgrado tutto. Mi hai fatto vivere come un vero sottomesso. Un uomo che ha le mie tendenze rimane per tutta la vita nella speranza di poter incontrare una donna come te. Io invece, ho vissuto quella vita davvero. La sofferenza in fondo fa parte dell’amore. Sì, ripeto che avrei cambiato molte cose della tua dominazione, ma ci sono stati momenti meravigliosi che altrimenti non avrei mai potuto vivere.”
Lo abbracciai di nuovo. Il mio cuore batteva come quando eravamo ragazzini e lui si avvicinava a me. Dopo tanti anni trascorsi a cercare di capire cosa fosse quel sentimento che io provavo per lui, adesso lo sapevo. Lo amavo. Amavo Marco, mio marito. Lo amavo con tutta me stessa. Un modo diverso di amare un uomo, ma forse addirittura più intenso. Gli sorrisi, mentre invece i miei occhi continuavano a riempirsi di lacrime per la tenerezza che mi stava facendo provare.
“Veramente ti è piaciuto tutto? Anche le cose brutte?”
“No, sarei un bugiardo se ti dicessi che mi è piaciuto tutto. Certe cose… mi hanno fatto sentire male. Non le percosse, quelle in un certo senso mi eccitavano. Sei diventata talmente forte da sollevarmi come se fossi un fuscello. Quelle facevano parte della vita che sognavo, altre, avrei preferito non viverle.”
Scossi la testa. “Sono stata… Non trovo le parole. Quello che vorrei tu sapessi, è che per te farei qualunque cosa. Per te, per vedere nei tuoi occhi di nuovo la gioia.”
“Non è facile, Patty. Io ci sto mettendo tutta la buona volontà, ma certi ricordi non se ne vogliono andare.”
Era normale. Lo avevo fatto soffrire troppo, povero amore mio.
“E dimmi, qual è stato il momento che ti è piaciuto di più di tutti questi anni?" gli chiesi, ancora scossa per le sue parole.
"Ti ripeto che ogni momento trascorso accanto a te è stato meraviglioso. Nonostante tutto. Erano quelli in cui non stavo vicino a te a essere tremendi. Tu forse non ti rendi conto di cosa significhi per uno come me, che ha sempre desiderato essere sottomesso a una donna forte, vivere poi realmente quella vita nella quotidianità. E' meraviglioso, è l’essenza della vita stessa. Ma poi, quando ti vedevo uscire sapendo che tu andavi con altri uomini, ero disperato.”
Il pianto si fece più intenso. “Vorrei… tornare indietro e non fare ciò che ho fatto.”
“Lo immagino. Ma non ho risposto alla tua domanda di prima, quando mi hai chiesto cosa mi è piaciuto di più della tua dominazione. I momenti che trascorrevamo insieme, quelle due volte a settimana che ti ritagliavi per attuare la tua dominazione su di me erano meravigliosi. Soprattutto quando ti presentavi davanti a me indossando i pantaloni, le tute in lattice e quelle scarpe altissime. E ogni volta che giocavamo in modo soft davanti agli altri. Mi sentivo orgoglioso in un modo che mi sarebbe impossibile spiegare. Dio, che sensazione. Dire che eri stupenda è dire poco. Anche quella era una mia fissazione da sempre. E poi mi sentivo così piccolo al tuo confronto, così debole e indifeso, e quella sensazione d'inferiorità nei tuoi confronti era meravigliosa per me. Era quello che avevo sempre cercato."
Mi asciugai alcune lacrime con il dorso della mano. "Mi ricordo tutto molto bene. Eri eccitatissimo la prima volta che indossai quei pantaloni. E lo eri ogni volta. Il bello è che anche a me davano una sensazione di potere enorme. Io li paragonavo alla mia personale tuta da supereroina. Ma a te perché fanno quell'effetto?"
"E chi lo sa? So solo che non capisco più niente. Trovo che siano l'indumento più sexy ed eccitante che esista. Certo, devono essere indossati da una donna bellissima, perfetta fisicamente, e tu eri la più adatta a farlo."
"Ero la più adatta? Vorresti dire che ora non sono più bella e non sono
più adatta a portarli? Guarda che la prossima volta me li metto e ti faccio
vedere", gli risposi, scherzando ma non troppo. Non le avevo certo gettate tutte quelle cose, ma nel mio nuovo corso non le avevo mai indossate, e forse avevo sbagliato. In fondo, avrei potuto continuare a fare la donna sexy almeno con mio marito. Non ci sarebbe stato niente di male, e avrei comunque mantenuto la mia promessa di essere una moglie che si sarebbe dedicata esclusivamente a lui. E forse non stavo adempiendo a quella promessa. Marco aveva bisogno di me per essere felice. Non della Patty che aveva di fronte in quel momento, quella in versione casalinga, ma di quella in versione dominante, tacchi e pantaloni di lattice compresi.
Lui intanto scosse la testa. "Lo sai benissimo che non è così e che sei sempre bellissima. Secondo me in quel periodo percepivi certe emozioni e ti valorizzavi al massimo. Ti ricordi, ad esempio, quando ti mettesti la prima volta in topless? C'era un capannello di persone, un via vai continuo di uomini che venivano ad ammirarti. Tu eri talmente sicura dei tuoi mezzi, talmente consapevole della tua bellezza, che li eccitavi anche solo con uno sguardo."
Lo ricordavo perfettamente, ma quello era solo uno dei tanti episodi in cui avevo dato scandalo.
"Ma non eri geloso? Non avresti preferito che io fossi tutta per te?"
"Una volta ti dissi che tu eri la mia Ferrari che tutti potevano guardare ma
nessuno toccare. Ma poi, quando sei diventata la mia padrona, continuare a essere geloso non aveva più alcun senso. Non si può essere gelosi di una donna che si considera una dea. Non ero geloso quando tu… Ero triste perché evidentemente non ti bastavo. Ma ero anche orgoglioso. Avrei solo voluto mettermi un cartello con la scritta “Io sono il marito e ne sono fiero. E lo ero davvero."
"Veramente avresti fatto una cosa del genere?" chiesi fintamente stupita.
Conoscevo perfettamente l'orgoglio che provava per me e per tutto quello che
facevo.
"Oh, sì che l'avrei fatto. Ma mica solo in quell'occasione. Ogni momento per
me era buono per vantarmi di mia moglie. Tu forse non immagini minimamente
quello che ha voluto significare per me stare accanto a te."
"E adesso? Adesso che sono una donna normale?"
"Io rimarrò sempre orgoglioso di te, qualunque cosa tu faccia, ma comunque
tu non potrai mai essere una donna normale. Non per me, almeno, anche se
l'atmosfera adesso è diversa."
Marco mi guardò profondamente prendendomi le mani. Ci stavamo sciogliendo. Per la prima volta parlavamo del rapporto che avevamo avuto come se fosse un semplice avvenimento che aveva caratterizzato la nostra vita. Ma avevo paura. Lo sguardo di mio marito si stava addolcendo, il tono della sua voce anche, e io ben sapevo quello che significava. Gli presi il volto tra le mie mani. Lui voleva ciò che volevo anche io. Io volevo essere di nuovo dominante. Per me, certo, perché quelle sensazioni che avevo provato in quel periodo erano state meravigliose, ma soprattutto per lui. Se volevo vederlo felice io avrei dovuto diventare di nuovo la sua padrona.
“Amore, io vorrei... Io potrei… Ho solo una gran paura.”
Lui sorrise. “Anche tu ne senti la mancanza?”
“Da morire. Perché pagherei qualunque cifra per rivedere di nuovo quello sguardo nei tuoi occhi.”
“Stavolta potremmo farcela. Lo vogliamo entrambi.”
Lo abbracciai baciandolo sulla guancia più volte. “Ho paura, amore mio. Io vorrei veramente. Ma se poi non riuscissi a controllarmi? Quello che ho provato in quegli anni era una specie di droga. Ne volevo sempre di più.”
“Potresti far tesoro di ciò che è accaduto in passato.”
Era come avevo sempre immaginato. Per essere felice Marco doveva avere una padrona, una donna che lo guidasse, una donna forte, capace di imporsi su di lui. E solo io potevo farlo felice.
Mi prese le mani e me le strinse.
“Patty, amore mio, torna a essere la mia padrona. Ne ho bisogno, e so che lo vuoi anche tu. Ho lottato con me stesso in tutto questo tempo, cercando di capire dentro di me. Ti ho osservata, ho cercato di valutare i pro e i contro di un’eventuale nuova dominazione, e ho capito che la desidero di nuovo. Io non ce la faccio a vederti come una donna normale, vedere mentre mi servi a tavola, mentre fai i piatti. Tu sei nata per essere adorata, per essere servita da un uomo, da uno come me, sei nata per essere guardata, per farti obbedire. Guardati, Patty. Tu sei meravigliosa. Sei intelligente come poche, sei bellissima, sei forte davvero. E io non chiedo altro che tornare a essere il tuo schiavo. So quello che pensi, so che ti senti responsabile di tante cose, ma anch’io non sono immune da colpe, a cominciare dal fatto di averti manovrata per due anni. So che tu farai tesoro degli errori che hai fatto in passato e non li ripeterai. La dominazione può essere meravigliosa anche in due. Soprattutto in due. Io e te siamo complementari, Patty. Vogliamo entrambi la stessa cosa.”
Guardai Marco mentre il cuore mi batteva forte. Avevo sempre avuto il timore che lui non volesse più quella vita che facevamo in quel momento, e che voleva che io tornassi a fare la moglie dominante, ma io avevo paura di me stessa. Lo desideravo con tutta l'anima. Sapevo anch'io che ero nata per quello, ma qualche dubbio rimaneva.
"Marco, tesoro. Hai visto di cosa sono stata capace? Ti ho tradito, ho voluto sempre di più, e non sono stata capace di controllarmi. Ho paura che se tornassi a essere la tua padrona, potrei rifarlo di nuovo. E io non voglio più farti del male."
"Non mi farai del male. So che non rifarai gli stessi errori che hai fatto in passato.”
“Come fai a esserne sicuro?”
“Perché ti conosco. Patty, noi abbiamo diritto a essere felici, e l’unico modo di esserlo è che tu diventi di nuovo la mia padrona. Vorrei che ti riappropriassi della mia vita, e ci facessi quello che vuoi. Io… vorrei di nuovo servirti, essere a tua disposizione, tremare per un tuo sguardo. Lo so che quello che è capitato nella nostra famiglia ti ha sconvolto. Ha sconvolto anche me, cosa credi? Ma ora è passato, e tutto è andato per il meglio. Evidentemente, lassù qualcuno ci ama. Ascolta, Patty, proviamoci. Se poi uno di noi due non ce la dovesse fare ci arrenderemo e torneremo alla nostra vita normale. Prima mi hai detto che non mi vedi felice. E allora sappi che se vuoi vedermi veramente felice, l’unico sistema è che io torni ad essere il tuo schiavo. Anche quando mi hai fatto piangere, anche quando sapevo che tornavi a casa ed eri stata con un altro uomo, io ero… forse non felice, perché la sofferenza era tanta, ma comunque avevo quello che avevo sempre sognato. Almeno in parte. Avevo accanto la mia padrona. Noi due siamo nati per stare insieme, siamo compatibili su tutto, noi siamo la coppia perfetta. Pensa, io sono un uomo che ama sottomettersi a una donna forte e bella, e tu bella lo sei sempre stata, diventi forte e scopri che ti piace dominarmi. Non è un segno del destino? “
“Ho paura, amore. Ho paura di ferirti di nuovo.”
“Sono io a chiedertelo. Ho atteso tutto questo tempo prima di dirtelo perché volevo anche valutare di nuovo l’impatto con una vita normale. Ma io non riesco a essere normale. Ho ripreso in mano le redini del nostro rapporto perché quella situazione meritava anche il mio apporto. E anche perché avevo capito che tu ti sentivi in colpa per quello che era accaduto e non ce l’avresti fatta da sola. Non penserai mica che io sia uno scemo?"
“Non l’ho mai pensato. Ho sempre avuto un’immagine di te come di un uomo molto intelligente. Semmai, la stupida sono stata io che non ho saputo gestire il potere.”
“Sei semplicemente un essere umano che si è trovata di fronte a una cosa troppo grossa. Ma se farai tesoro di quell’esperienza, ora potrai diventare la moglie dominante perfetta. Riflettici, amore. Vuoi mettere la vita che facciamo adesso con quella di prima?”
Era tutto vero. Eravamo felici. Ero realizzata, mi sentivo superiore a chiunque. E ora tiravamo avanti quel rapporto con il rischio che, alla prima difficoltà, tutto potesse sgretolarsi.
Ma io volevo farlo, io volevo tornare a essere quella di prima. Volevo far felice quell’uomo che avevo fatto soffrire. Avrei potuto benissimo vincere le mie pulsioni di andare con altri uomini, di ferirlo, di picchiarlo violentemente. Ero un essere pensante, non un animale. Ma avevo bisogno di nuovo di sentire l'adorazione incondizionata di Marco, di sentirmi bellissima e desiderata, senza però tradirlo. Ce l'avrei potuta fare, anche se ancora alcuni dubbi mi rimanevano.
"E le ragazze, Marco? Ormai sono grandi e potrebbero capire. Io non me la
sento di vederle mentre ci guardano come se avessero di fronte due marziani solo
perché tu mi servi a tavola e poi ti metti a fare i piatti."
"A quello ci penso io. Qualche scusa m’inventerò. Sai che sono bravissimo in questo. Dirò che mi sono stancato di come cucini e di come ripulisci la casa, e che, pertanto, sarò costretto a pensarci di nuovo io. Magari fingerò pure di arrabbiarmi con te. Potremmo forse fare qualche cambiamento. Davanti a loro potresti essere più dolce e più attenta nei loro confronti. Loro hanno bisogno di una mamma, questo è vero, ma io no. Io ho bisogno di una moglie dominante, e non vedo l'ora di tornare a servirti. Tu sei nata per essere adorata non per farmi da mangiare."
"E se dovessi farti male? Ormai sono molto più forte di te, e a volte non
riesco a controllarmi."
"Sono ancora integro, malgrado tu non ci sia andata leggera. Questo significa che riuscivi ad avere un minimo di controllo. E per me sapere che tu sei molto più forte di me, che potresti farmi quello che vuoi, mi manda fuori di testa. Quando mi afferri la mano e me la stringi, sento un dolore pazzesco. Hai il doppio della mia forza, sei abile nella lotta, sei, ai miei occhi, la donna perfetta. Sarà quel che sarà e io l'accetterò comunque. Non ha importanza quello che piace a me e quello che voglio io, a parte il fatto che ti voglio come mia padrona. Patty, tu sei realmente più forte di me, e potrà anche capitare che tu mi faccia male, come quella volta che mi hai dovuto portare all'ospedale per la spalla slogata. Te lo ricordi? Dio che dolore. Mai sentito così tanto in vita mia, e tu sai che io non amo tanto il dolore. Poi però pensavo che eri stata tu a farmi una cosa del genere, la mia padrona, la donna che tutto poteva e che tutto le era concesso. Non dovevo lamentarmi, ma ringraziare Dio per aver avuto quest'onore. Oppure quando mi hai sollevato la prima volta. Non mi sembrava possibile. La tua potenza era diventata enorme, ma anche se so che potresti uccidermi a mani nude, io vorrei che tu mi dimostrassi comunque la tua superiorità. Capisci, Patty? Capisci fino a dove posso arrivare con la mia sottomissione?"
Rimasi qualche secondo in silenzio. Ripensavo a tutto quello che era accaduto
in quegli anni, le meravigliose sensazioni che avevo provato giorno dopo
giorno. Potevo farcela, potevo tornare a essere una donna dominante e farlo
solo con mio marito. D'altronde, era proprio lui che mi aveva regalato le
sensazioni più forti in assoluto. Sarebbe stato meraviglioso vederlo di nuovo
prostrarsi ai miei piedi, obbedirmi qualunque cosa gli ordinassi. E anche
dimostrargli di nuovo la mia bravura nel judo e nella kick-boxing, e la mia forza fisica che ormai era fuori scala. Prima della malattia di mia figlia, ero ormai in grado di sconfiggere qualunque uomo, riuscivo a sollevare pesi che in palestra nessuno riusciva a fare. Avevo persino sollevato Marco sopra la mia testa. Ed ero certa di non aver perso lo smalto. Ero forte, brava, e avrei potuto, con un briciolo di attenzione, dimostrarglielo di nuovo, obbligandolo con la forza a fare ciò che volevo, costringerlo a chiedere la mia pietà, sempre stando ben attenta a non fargli troppo male. Per essere felice io stessa e per vederlo di nuovo felice. Dio, quanto lo volevo, quanto mi mancava tutto quello. Ma stavolta lo avrei fatto con la consapevolezza dell’amore che provavamo l’una per l’altro, di quel nostro strano modo di amarci. Aveva ragione Marco. Noi eravamo fatti l'una per l'altro. Dovevo diventare di nuovo la sua padrona se non volevo perderlo. Ero certa che se non lo avessi fatto, lo avrei perso per sempre. Lui aveva bisogno di una moglie dominante, e solo io potevo essere ciò che lui bramava. Lo accarezzai dolcemente.
"Dimmi la verità, Marco. In tutto questo che importanza ha il sesso?"
"Se ti dicessi che non ha importanza sarei un bugiardo. A me bastava un tuo
ordine, bastava una qualunque dimostrazione della tua superiorità, e mi diventava dritto. Sono fatto così, è la mia natura. Ma non dirmi che in te passa in secondo piano. Se c'è una cosa che mi ha fatto capire immediatamente che tu eri adatta a questo tipo di vita, è stato proprio il tuo approccio con il sesso. Prima sembrava che mi facessi un favore a fare l'amore, poi, improvvisamente, nella nuova situazione, eri diventata indiavolata. Pensa a tutte quelle volte che abbiamo fatto sesso nel periodo in cui tu eri la dominatrice. C'era qualcosa di magico tra di noi, altrimenti mi avresti lasciato. Hai avuto tanti altri uomini e…”
“Non ricordarmelo, ti prego. Vorrei non aver vissuto quella parte della mia vita.”
Lo vidi sospirare. “Fa parte della nostra vita passata. Sì, ho sofferto le pene dell'inferno per questo. Ma io so per certo che tu li hai avuti non per il sesso che hai fatto con loro, ma per il piacere di dominare altri uomini, perché per te sesso e dominio vanno di pari passo. Dimmi che non è vera questa mia disamina e mi arrendo, e non ti chiederò più di tornare a essere quella che eri."
Come facevo a negare l'evidenza. Dio, come mi conosceva bene. Sapeva perfettamente quali erano stati i miei desideri e i miei piaceri. E' vero, c'era qualcosa di magico tra di noi. Nessuno dei tanti uomini che avevo avuto mi aveva dato le stesse sensazioni di mio marito. Oh, era stato piacevole, ed era inutile negarlo a me stessa, fingendo che tutto ciò che tutto ciò avevo provato con i miei amanti fosse negativo, ma sentivo dentro di me che quello era il passato. Avevo voluto provare e l'avevo fatto, avevo voluto sperimentare quelle sensazioni e l'avevo sperimentate. A volte provavo imbarazzo e vergogna per quel che avevo fatto, a volte invece non riuscivo a nascondere un certo compiacimento. Altre volte ancora avrei voluto cancellare tutti i volti di quegli uomini dalla mia memoria. Quel che era sicuro era che io mi sentivo in grado di riprovare di nuovo, ma stavolta solo con lui. Solo con Marco, mio marito. In quei mesi ero cambiata, ma non fino al punto di rinunciare a essere quella che ormai ero. La mia promessa era stata quella di far felice mio marito e di non tradirlo mai più, e sapevo che solo in quel modo, solo tornando a essere la sua padrona e a fare quel che facevo prima con lui, l'avrei mantenuta appieno.
“Ti ricordi il mio primo ordine?" gli chiesi, dopo averlo osservato per alcuni
secondi in quei suoi occhi nerissimi che sembravano chiedere il mio aiuto.
"Te l'ho detto, amore mio. Ricordo tutto come se fosse accaduto ieri. E poi
come potrei dimenticare il tuo primo ordine? Eravamo in albergo, ti ricordi?
Era la mattina dopo il nostro primo combattimento. Mi ordinasti di andarti a
preparare la colazione e, quando mi alzai, sentivo le gambe tremare per
l'emozione. Eri stata autoritaria al punto giusto. In quel momento non era un
gioco per me. Sentivo che era doveroso obbedirti in quanto lo meritavi. E'
tutto lì il problema, Patty. Io non potrei mai obbedirti se non sentissi
dentro di me che tu mi sei veramente superiore. Non potrei farlo per finta.
Avrei potuto farlo per gioco, tanto per dare una scossa al matrimonio, ma a lungo andare non ce l'avrei fatta a continuare. Con te invece è diverso. So
che è mio dovere chinare la testa di fronte a te perché tu sei la donna
perfetta, l'essere superiore che volevo con tutte le mie forze, e che Dio,
nella Sua grandezza infinita, mi ha regalato.”
"Mi ricordo bene quella scena in albergo, ma io intendevo il mio primo ordine
dopo la tua confessione, quando eravamo in casa e ti feci capire che io
accettavo la tua proposta."
"Oh, sì, mi ricordo perfettamente anche quello. Mi ordinasti di prepararti il
caffè. Ci trovavamo proprio qui in cucina. Ero talmente emozionato che
credevo che il cuore mi sarebbe uscito dal petto."
Ero ancora seduta sopra di lui. Quella sua devozione era commovente, e io non potevo resistere. Mi accorsi che le lacrime, che avevo cercato inutilmente di tenere a freno, mi stavano scendendo copiose. Mi asciugai di nuovo il viso con il dorso della mano, tirai su il naso e poi lo baciai con tutta la passione e l’amore che sentivo in quel momento.
“Qualunque cosa accada, sappi che ti amo più della mia vita.”
“Vuoi dire che accetti?”
Lo guardai e gli feci l’occhiolino, quindi mi alzai e cercai di tirar fuori l’autorevolezza che avevo dimostrato di possedere a iosa negli anni trascorsi a fare la moglie dominante.
"Intanto alzati immediatamente e preparami il caffè", gli ordinai. Avevo la voce rotta dall’emozione, e il mio ordine non era stato perentorio come avrei voluto. Ma mi sentivo meglio. Vidi gli occhi di mio marito brillare dalla felicità, e questo fece sentire felice anche me. Felice come non ero più stata da quel maledetto 11 settembre. Marco ci mise alcuni secondi a raccapezzarsi del tutto, poi si alzò.
"Vuoi che ti prepari il caffè, amore? Sì, certo, te lo faccio subito. Grazie, grazie per questa meravigliosa gioia che mi dai."
Mentre Marco preparava il caffè, gli dissi di attendermi in cucina e di non muoversi, e andai nella mia camera da letto. Dentro l’armadio, nascoste da tutti gli altri miei abiti, c’erano le buste dei miei abiti sensuali, quelli in lattice. Presi quello che sapevo faceva impazzire più di tutti mio marito. Si trattava di una tuta aderentissima, con la lampo che scendeva fino all’altezza della vagina, e che mi permetteva di fare sesso senza dovermela togliere. Poi mi truccai come non facevo da mesi. Ero di nuovo io. Mi sciolsi i capelli, mi misi le scarpe col tacco smisurato e mi presentai di fronte a lui. Mi sembrava di rivivere di nuovo la prima volta con quel tipo di abbigliamento.
Anche Marco era tornato di colpo quello di prima. Tremava come una foglia davanti a me, e io riprovavo di nuovo quelle straordinarie emozioni. Bevvi il caffè che era ormai pronto sul tavolo, dopodiché schioccai le dita per farmi accendere una sigaretta. Quando lo fece, gli afferrai il polso e poi lo colpii con uno schiaffo, proprio come feci la prima volta volta. Forte, secco e preciso, che lo fece sobbalzare. Sapevo darli perfettamente e sapevo anche che i miei schiaffi facevano molto male.
"Questo è perché non sei scattato immediatamente al mio ordine. E non ti azzardare mai più a chiamarmi con i tuoi nomignoli. Io per te sono padrona o signora. Ricordatelo se non vuoi una lezione più dura la prossima volta."
Marco mi guardò di nuovo e vidi alcune lacrime scendergli dagli occhi, ma sapevo che quelle non erano lacrime di dolore ma di gioia. Si inginocchiò ai miei piedi e me li baciò dolcemente.
"Sì, mia Padrona. Non succederà mai più, glielo garantisco. Grazie di nuovo. Grazie per avermi concesso questa nuova opportunità e per darmi l'onore di
poterla servire come merita. Grazie di tutto,"
Lo feci alzare e poi spogliare. Tutto sembrava tornato come una volta, la percezione del mio potere, la straordinaria voglia di sesso e anche la sua splendida erezione al solo vedermi.
“Toccami, tesoro, tocca la tua padrona, tocca tua moglie, tocca la tua donna. Perché io voglio essere tutte queste donne contemporaneamente. Per te e solo per te.”
Mi sembrava di essere tornata a tanti mesi prima. Avevo di nuovo quel desiderio tremendo, quella voglia di sesso che mi prendeva in quelle circostanze. E il suo bel cazzo dritto era mio, era di mia proprietà. Lo volevo, lo desideravo. Mi avvicinai a lui e lo baciai con passione.
“Sei pronto, amore. Sei pronto a essere di nuovo il mio schiavo?” gli dissi, dopo essermi staccata da lui.
“Sì, sono sempre stato pronto a sottomettermi alla mia splendida moglie. E lei, Padrona, è pronta a dominarmi di nuovo?”
Lo accarezzai con una mano mentre con l’altra gli toccavo il cazzo che sembrava dovesse esplodere. “Io sono pronta, amore. Ma stavolta sarà come tu hai sempre desiderato.”
Non potevo più resistere. Come quella volta, quando scoprii la sua finzione, me lo scopai in cucina, senza nemmeno togliermi la tuta. Mi bastò far scendere la zip e potevo fare l’amore con Marco lasciandomela indosso. E riprovai la sensazione meravigliosa del possesso, del suo amore, della sua passione. Il suo cazzo mi riempiva, mi soddisfaceva appieno e, in quelle condizioni, bastarono pochi secondi per farmi giungere a un meraviglioso orgasmo.
Non ci fermammo lì. Dopo tutti quei mesi in cui non avevamo fatto sesso, o l’avevamo fatto in modo non soddisfacente, il nostro desiderio era enorme. Fare eccitare nuovamente mio marito fu semplicissimo. Malgrado non andassi in palestra da tanto tempo, ero rimasta tonica come l’ultima volta che l’avevo frequentata. Dopo essermi fatta accendere l’ennesima sigaretta, gli strinsi la mano. La dimostrazione della mia superiorità, quello che lui bramava. Poi lo sollevai sopra la mia testa. Non era facilissimo, ma nemmeno troppo complicato, malgrado chi legga può considerarlo assurdo. Marco pesava intorno ai 75 chili, e in palestra avevo alzato pesi ben più consistenti grazie ai miei costanti allenamenti personalizzati. Quando lo riportai dolcemente a terra, il suo cazzo era di nuovo pronto per donarmi piacere. Era fatto così, e a me entusiasmava quella sua strana sessualità. Lo presi di nuovo in braccio, dolcemente, come una mamma farebbe con suo figlio. E mentre me lo tenevo in braccio, lo baciavo con tutta la passione di cui ero capace. Lo volevo di nuovo. Avevo bisogno di lui, del mio dolce marito sottomesso. Lo posai sul letto e mi impalai vogliosa sul suo membro durissimo. Facemmo l’amore per molte ore, e lo facemmo in modo esaltante, vivendo di nuovo la nostra sessualità al massimo delle potenzialità. Ero di nuovo la padrona di mio marito. La vita mi stava dando un’altra opportunità, e quella volta ero sicura che non mi sarei lasciata suggestionare dal potere e da altre forze oscure. La mia anima, che era tornata miracolosamente bianca, si stava per oscurare di nuovo, ma sapevo con certezza che non sarebbe mai più tornata nera.



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