La vita di Patty Capitolo 64

scritto il 2026-10-18 tempo di lettura 10 min

di
genere
dominazione
cura
A

Era iniziata quindi una nuova fase della mia vita. Un nuovo capitolo, l’ennesimo inizio. Avevamo ricominciato a vivere. Si usciva di nuovo ogni tanto anche con gli amici, pur senza esagerare; un cinema, una pizza e nient’altro. Io, naturalmente, lo facevo solo per soddisfare la voglia che mio marito aveva di stare vicino ai suoi vecchi amici.
Per quanto riguardava me stessa invece, cercavo di apparire il più normale possibile, ma il cambiamento era evidente. Non era solo una questione del mio abbigliamento, che non era più appariscente come lo era stato in precedenza, ma anche di tutta quella serie di gesti che nel periodo della dominazione avevo fatto miei, come lo sguardo sfrontato, la camminata sensuale, e naturalmente il trucco che avevo abbandonato del tutto, persino la mattina al lavoro per timore di essere guardata. Malgrado non andassi più in palestra, il mio fisico era rimasto tonico, e mi bastava indossare un tailleurino castigato per apparire una donna in carriera meritevole di apprezzamenti, cosa che io cercavo in tutte le maniere di evitare.
Soprattutto poi, cercavo di accontentare Marco in tutti i modi, eseguendo alla lettera tutto ciò che mi diceva di fare. Avevo individuato in tutti questi comportamenti il giusto modo per espiare le mie colpe e per cercare di tenermelo al mio fianco, che era ciò che più mi interessava.

Avevamo anche ricominciato a fare sesso dopo essere rimasti a digiuno per ben cinque mesi. Lo avevo fatto soprattutto per Marco. Sapevo che uno come lui non poteva rimanere ancora per tanto tempo senza fare sesso, e cercavo solo la sua soddisfazione. La mia non contava nulla.
La sua decisione mi colse di sorpresa. Era una di quelle sere che, fino a poco tempo prima, dedicavo alla dominazione, quando le mie figlie andavano a dormire dai loro nonni. Ma la dominazione non esisteva più. Preparai la cena per Marco, lo servii, cercavo di comprendere i suoi sguardi, i suoi silenzi, convinta che prima o poi mi desse il benservito. Invece, mentre stavo per mettermi una camicia da notte per andare a dormire, mi venne vicino.
“Hai un corpo straordinario. Non solo il corpo. Sei sempre bellissima, anche se non sei più quella di prima.”
Non me l’aspettavo. “Io… Grazie, ma non mi interessa più essere bella.”
“Il fatto è che tu lo sei. Anche se ho visto che cerchi di nasconderti."
Erano parole meravigliose per me. Forse c’era ancora qualcosa tra di noi. Accettai con piacere il suo bacio e facemmo quindi di nuovo l’amore per la prima volta dopo tutto quel tempo. Ma era evidente che anche il suo piacere scarseggiava. Riusciva ad avere un’erezione che bastava a malapena per la penetrazione, lui che era stato uno stallone eccezionale, capace di raggiungere picchi di virilità degni di un film hardcore. Io addirittura non riuscivo a raggiungere più un orgasmo completo. Era evidente che la dominazione che avevo effettuato su di lui ci aveva regalato delle sensazioni erotiche che la vita normale non riusciva più a darci.

Ero felice? Non m’interessava esserlo. Anzi, non volevo esserlo. Mi rendevo conto perfettamente che mi mancava enormemente quella vita di prima, con tutti i suoi annessi e connessi, ma avevo deciso che avrei dovuto trascorrere tutto il resto della mia vita in funzione di mio marito e delle mie figlie e l’avrei fatto, a qualunque costo.
Ma, mentre Marco non disse nulla riguardo il mio nuovo stile di vita, furono proprio le ragazze a rimanere piuttosto stupite di questo mio enorme cambiamento. Sembrava che io non avessi vie di mezzo; o puttana o santa.

Ma era proprio mio marito che non riuscivo a comprendere. Aveva scelto il silenzio, quasi come se ci fosse un divieto di parlare del periodo della mia dominazione. Da un certo punto di vista ne ero sollevata, visto che quel silenzio mi evitava di parlare di situazioni di cui, in quel momento, mi vergognavo come una ladra, ma dall’altra mi inquietava molto. Cosa voleva adesso Marco? Si sarebbe accontentato di una vita normale? Avrei potuto farlo felice anche adesso che ero scesa dal piedistallo e che non ero più una dea per lui? Tutte domande alle quali potei dare una risposta solo tre mesi dopo, tre mesi trascorsi in quello che poteva considerarsi il nostro nuovo stile di vita, fino a quando una sera, proprio dopo aver fatto l'amore con lui, mi andai a fumare la mia solita sigaretta in cucina. Era stato ancora una volta sesso poco appagante. Non riuscivamo a sbloccarci. C’era qualcosa che ci impediva di essere sciolti, una specie di barriera tra di noi. Non c’entrava più neanche la malattia di nostra figlia. Grazie al cielo lei stava bene, e il problema era tra di noi. Possibile che per poter vivere una vita sessuale di un certo livello dovevamo per forza trasgredire? Non mi preoccupavo per me, ma avevo paura che, prima o poi, stanco di quella situazione, mio marito mi lasciasse definitivamente, e che fare di nuovo l’amore con me fosse semplicemente un tentativo che, considerando gli scarsi risultati, non era andato a buon fine. Non mi preoccupava nemmeno un’amante. Se lui se ne fosse fatta una, l’avrei ritenuto anche giusto. L’importante era che poi tornasse a casa da me, proprio come avevo fatto io a suo tempo. Sarebbe stato un modo giusto per espiare in modo definitivo le mie colpe.
Marco intanto mi raggiunse alcuni secondi dopo.
"Non ti è piaciuto, vero Patty?"
"Ma di cosa stai parlando, tesoro?"
"Del sesso, naturalmente. Non riesco a eccitarmi come vorrei e, di conseguenza,
non ti ecciti tu."
Era la prima volta che si parlava di noi due, che affrontavamo di nuovo un discorso che riguardava la nostra sfera privata.
"Ma no, che stai dicendo?" mentii. "E' solo una questione di stress. Vedrai
che la prossima volta ti sentirai un leone. E comunque, a me va bene così. Piuttosto, sei tu che mi fai preoccupare. Ho paura di essere io la causa della tua scarsa eccitazione. Anzi, sono sicuramente io."
"Non è quello il problema, e tu lo sai benissimo. Così come so che anche tu non sei soddisfatta. Ti ricordi come era diverso prima?"
"Certo che mi ricordo. Ma erano altre situazioni. Ora la nostra vita è tornata alla normalità, e io non voglio ricominciare a essere quella che ero prima."
Marco mi venne vicino e mi baciò sulle labbra. " Perché, non ti andava bene come eri prima?"
Rabbrividii. Marco non era felice di quella nuova vita. Ed era quello a rattristarmi. Lui aveva bisogno di me, della mia dominazione. Era questa la cruda verità. Non di quella dominazione sciagurata che gli avevo imposto, ma di quella che prevedeva solo noi due. Solo in quel modo lui poteva essere felice.
"No, tesoro,” risposi, dopo quei pochi secondi persi a riflettere. “non è quello, ma vedi, tutto quello che abbiamo sopportato in questi mesi mi ha fatto scoprire quanto sia importante per me la famiglia, quanto siate necessari sia tu che le ragazze. Hai visto come stanno crescendo bene? Sono bellissime, e voglio che loro abbiano una vita normale e una mamma normale."
Lui annuì. "Forse hai ragione. Certo è che sono stati anni particolari e intensi. Anche molto sofferti da parte mia.”
Mi asciugai le lacrime che iniziavano a scendere. “Io… vorrei non aver mai fatto quelle cose. Mi vergogno. Io ti amo, Marco, ti amo con tutta me stessa. Ero… drogata di potere. Ho perso completamente la testa.”
“Già. Non erano quelle le mie intenzioni. Ti ricordi quando è cominciato?"
"Veramente, è cominciato poco alla volta. Tu che avevi paura di me e io che
non mi capacitavo. Certo che sei stato un grande attore. Se ti avesse visto De
Niro avrebbe cambiato mestiere."
Marco scoppiò a ridere. "E sì. Però non mi sembrava che ti dispiacesse tanto. E ti ricordi la prima nostra lotta?"
"E come potrei mai dimenticarlo. In camera d'albergo. Non riuscivo a credere
ai miei occhi. Ti stavo battendo e provavo delle sensazioni meravigliose nel
farlo. Non riuscivo a capacitarmi. Mi stavo eccitando sessualmente. Non per la lotta in sé stessa, ma per la sensazione di sentirmi superiore sul piano fisico. Forse… è una sensazione che non è abituale nelle donne, e quando si prova fa uscire fuori di testa. Ancora non sapevo che stavi fingendo, però."
"Mica tanto, sai. Mi ero accorto subito che eri veramente forte. Pensavo che
mi sarei trovato di fronte una che era in grado di fare poco o nulla, e
invece... Dio che sensazione. Non riuscivo a credere ai miei occhi. Eri
diventata bellissima e, per di più, diventavi man mano sempre più forte e
brava. E pure autoritaria. Mi davi ordini come se fossi sempre stata una donna
dominante. Era evidente che ce l'avevi innata una cosa del genere, e io ero
stato in grado solo di farla uscire perché, per il resto, era tutta farina del
tuo sacco."
"Sì! Su questo concordo pienamente. Me ne accorsi quel giorno in cui scoprii
tutto, ricordi?"
"Se lo ricordo? Mi sento ancora sul corpo tutte le botte che mi desti. E
quella volta non finsi."
"Non puoi capire come mi sentivo quando mi accorsi che ti stavo picchiando e
invece tu avevi… Insomma, eri eccitato. Credo di averti odiato in quel momento.
Però, passata la rabbia, mi dissi che quella situazione in fondo mi piaceva.
Eccome se mi piaceva. E che l’avrei potuta sfruttare per i miei interessi. Se non ci avessi trovato piacere, forse il nostro matrimonio si sarebbe interrotto quella sera stessa."
"Non puoi capire quanta paura ho avuto di perderti in quel momento. Anzi, ho
temuto di perderti ogni giorno che Dio ha creato. Mi dicevo che tu eri
perfetta, e che stare con uno come me non poteva accontentarti."
"Oh, guarda che ci ho pensato sul serio a lasciarti. Soprattutto quando mi
sono resa conto che mi avevi presa in giro per due anni. In seguito non avevo
interesse a farlo. Mi andavi bene così. Ora però ho paura io che tu possa lasciarmi."
“Ci ho pensato più volte. Terminata la fase da sottomesso mi tornavano in mente tutte quelle situazioni. Io… non sono ancora riuscito a digerire tutto ciò che mi hai fatto. Io… volevo una dominazione tra noi due. Tu eri ciò che avevo sempre sognato: forte, bellissima. Però non avrei mai potuto immaginare che tu… approfittassi del tuo potere in quel modo.”
Mi sentii rabbrividire. “Io… Non ho scusanti. Ecco perché temo che tu possa cacciarmi. Me lo meriterei, ma io… ho bisogno di te.”
"Come vedi, sono ancora qua. Tu invece eri imprevedibile. Era una sofferenza per me sapere che c'era il rischio che mi potessi lasciare. Ma, nello stesso tempo, era meraviglioso vedere che poi tu rimanevi accanto a me. Io senza di te non avrei potuto vivere."
“Oh, se è per questo neanche io avrei potuto vivere senza di te. Ma questo l’ho capito dopo. E tu adesso puoi vivere senza di me? Io no, amore mio.” Lo guardai implorante. Avevo bisogno che me lo dicesse.
“Io sono nato per stare accanto a te.”
Quelle parole mi regalarono un senso di felicità straordinario. Mi amava ancora, nonostante ciò che gli avevo fatto. Mi misi seduta sopra di lui abbracciandolo. Ma rimaneva il fatto che lui non era completamente felice, e il mio compito, il compito di una moglie innamorata come lo ero io, era quello di vedere di nuovo la felicità nei suoi occhi. E io sapevo come fare. Avevo però troppa paura. Paura di me stessa. Paura di ciò che avrei potuto fare.

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