La vita di Patty Capitolo 61

scritto il 2026-10-08 tempo di lettura 12 min

di
genere
dominazione
cura
A−

Tanti amanti sottomessi e un marito completamente schiavo, era quello che mi ero riproposta di avere per tutta la mia vita, ed era quello che, al mio rientro in Italia, dopo quel capodanno a Barcellona, ritrovai appunto nella mia vita quotidiana.
Marco, ovviamente, Ruggiero ed Edoardo erano gli uomini che, in quel momento, facevo impazzire regolarmente, alternandoli come se fossero le bambole della mia infanzia.


Ma io volevo ancora di più. Quello che era accaduto a Barcellona mi aveva dato la consapevolezza di poter disporre facilmente di due uomini contemporaneamente, e volevo assolutamente riprovare quella sensazione aggiungendoci il sesso.
Perche no? Avevo due amanti ai miei ordini, e avrei dovuto solo convocarli nello stesso istante. E così feci. Avvertii i due uomini che ci saremmo visti nella mia casa al mare che loro ben conoscevano. Era pieno inverno, e sapevo che non avrei trovato nessuno a curiosare nei dintorni.
Erano due tipi completamente diversi i miei due schiavi di allora. Ruggiero si era adattato a essere un sottomesso, l’aveva accettato probabilmente solo per l’enorme attrazione fisica che provava nei miei confronti, ma avevo notato come anche la mia dominazione eccitasse la sua fantasia. Molto più di quanto io stessa avrei potuto immaginare all’inizio della mia relazione con lui. Edoardo invece, faceva parte della classica tipologia maschile che io avevo individuato come sottomesso ideale. Quarantacinquenne, scapolo, non particolarmente attraente, timido e con poche esperienze affettive nella vita. Merce rara ormai, che io avevo adocchiato, conquistato e fatto innamorare con facilità disarmante.

Quella sera mi vestii ovviamente in lattice e con scarpe col tacco altissimo, la mia divisa d’ordinanza, come ogni volta che avevo un incontro ravvicinato con uno di loro. La differenza stava che, per la prima volta in vita mia, avrei avuto due schiavi contemporaneamente al mio servizio. E non sarebbe stata l’unica differenza. Di solito mi facevo attendere, un po’ per farmi desiderare ancora più ardentemente, ma soprattutto per la mia impossibilità cronica di essere puntuale agli appuntamenti. In quello, potevo considerarmi come la classica donna ritardataria da barzelletta.
Quella sera invece, arrivai per prima.

Dopo circa un quarto d’ora, fece il suo ingresso Edoardo. Fu tutto nella norma. Si inginocchiò ai miei piedi, lo feci spogliare e poi lo feci rimanere nudo ma, invece che passare subito a vie di fatto come era mia consuetudine, attesi senza dargli spiegazioni. Era un mio sottomesso ormai da un mese, e sapeva che non doveva azzardarsi a farmi domande. Lo lasciai tranquillamente in ginocchio facendogli ogni tanto baciare le mie scarpe senza curarmi di lui. L’attesa fu comunque breve e Ruggiero arrivò dopo pochi minuti. Lui era il mio amante da più tempo, da quasi sei mesi, uno di quelli che era riuscito a durare maggiormente. Mi divertii a osservarli per alcuni secondi, vedere la loro meraviglia, lo stupore che si dipingeva nei loro volti, la loro impossibilità nel chiedere spiegazioni e poi, dopo aver fatto spogliare naturalmente anche Ruggiero, li feci avvicinare a me. Li presi per il mento, da perfetta dominatrice, stringendolo e provocando loro dolore con le mie unghie.
“Ho deciso di giocare con tutti e due insieme. Spero per voi che mi darete il divertimento che merito.” Li invitai a lottare contro di me, come facevo ogni volta. Prima la lotta e poi il sesso. Stavolta però erano due. Due uomini contro di me, ma ero certa che non avrebbero avuto alcuna possibilità. Sconfiggerne uno alla volta era diventato per me di una facilità impressionante, ma anche contro due maschi non ebbi, come previsto, nessun problema e impiegai pochi secondi per aver ragione di loro, pur con le difficoltà che il mio abbigliamento mi dava. Un middle kick al fianco di Ruggiero, dato con il collo del piede per non rovinarlo con i miei tacchi, e l’uomo si piegò in due. Edoardo indietreggiò timoroso, agitando le mani per non darmi appigli, ma riuscii ugualmente a prendergli il polso e per lui fu notte fonda. La solita torsione, dolorosa, senza dargli la possibilità di poter reagire, ed era nelle mie mani. Lo trascinai per alcuni metri fin dove era c’era Ruggiero, rimasto ancora piegato in due, che invece afferrai per la testa con il braccio libero. Ora erano tutti e due in mio potere. Contemporaneamente.
Già il potere. Mentre i due uomini si lamentavano e chiedevano la mia pietà, io m’inebriavo di quel potere. Se pensavo di aver già toccato il massimo, dovetti ricredermi. Quella sensazione, quella di avere ben due uomini ridotti ad elemosinare la mia pietà, non aveva prezzo. Attesi un po’ prima di lasciarli e lo feci un po’ riottosa, volendo godere ogni istante in quella situazione. Prima li feci di nuovo inginocchiare e poi diedi loro l’ordine di rialzarsi. Era giunto il momento di dar loro il giusto premio. Li baciai uno alla volta e i miei due schiavi erano già in adorazione totale con il pene eretto. Li afferrai entrambi proprio per il membro, trascinandoli per alcuni metri. Una situazione che poteva sembrare persino comica. Poi li feci inginocchiare di nuovo.
Mi tolsi i miei sensualissimi pantaloni di lattice e guardai Ruggiero.” Tira fuori la lingua e leccamela.” Poi volsi lo sguardo verso Edoardo. “E tu leccami per bene il culo. Muovetevi e forse tornerete a casa con le vostre gambe.”

Iniziò per me quel doppio piacere. Non avevo mai provato qualcosa del genere. Sì, quando uno dei miei schiavi mi leccava il culo ero solita accompagnare quel gesto facendo anche autoerotismo, ma avere due uomini contemporaneamente che mi leccavano culo e fica non era mai accaduto.

Come mi era accaduto già altre volte, giunsi a quello che veniva chiamato squirting, schizzando i miei umori misti a urina per tutto l’ambiente, e facendomi provare una sensazione meravigliosa. Mi rilassai per alcuni minuti, mentre i miei due schiavi si affrettavano a pulire la stanza che avevo inondato dei miei umori, poi decisi di ricominciare.
“Tu, vieni qua”, ordinai seccamente a Edoardo. Mi tolsi definitivamente i miei pantaloni di lattice che ancora tenevo alle caviglie, e lo feci sdraiare su un divano poggiandomi su di lui per possederlo. Memore del piacere appena avuto con la lingua di entrambi, decisi di replicare, e ordinai all’altro di leccare il mio ano. In quelle condizioni di sensualità all’ennesima potenza, Edoardo resistette pochi secondi, e quando eiaculò passai con nonchalance a Ruggiero.
“Ora tocca a te. Fammi godere altrimenti la lezione che hai appena ricevuto sarà una sciocchezza in confronto a quella che avrai”, gli dissi, iniziando a scoparmi anche lui, mentre l’altro si era dato il cambio e muoveva la sua lingua dentro il mio sederino. Ebbi ben presto l’orgasmo. Due sensazioni contemporanee così forti, così intense e piacevoli, erano travolgenti. Tuttavia non ero ancora contenta. Malgrado avessi avuto già goduto in maniera piena e soddisfacente, mi sentivo completamente ubriaca. Ne volevo di più, sempre di più. Li picchiai di nuovo con sonori ceffoni, rimproverando loro la scarsa durata, e poi li possedetti di nuovo. E ancora di nuovo, felice di essere guardata da uno mentre mi scopavo l’altro.
Ebbi altri orgasmi pieni, che finalmente riuscirono a spossarmi in modo definitivo, mentre, per quanto riguardava i miei due sottomessi, ero riuscita in poco meno di due ore a farli eiaculare ben tre volte ciascuno, regalando loro la più grande notte di sesso della loro vita. Era stato meraviglioso ogni momento trascorso con loro, con i loro cazzi perennemente eretti che si strusciavano sul mio corpo, con la loro paura per la loro debolezza nei miei confronti, con la loro obbedienza, il loro amore smisurato. Ormai non avevo più limiti. Avevo dimostrato a me stessa che potevo disporre a mio piacimento di due uomini adulti per farci quello che desideravo. Riuscivo ad alternare sesso, dominazione e un pizzico di affetto, e quegli uomini s’inchinavano adoranti davanti a me, alla loro dea. Si, ormai mi sentivo veramente una dea onnipotente in grado di fare tutto. Assolutamente tutto.

Riprovai ancora quell’esperienza, sia con loro che con altri miei schiavi. Non avrei potuto non riprovarla. Assoggettare contemporaneamente due uomini e poi farci sesso mentre l’altro mi guardava, era stata un’esperienza troppo grande per non farlo di nuovo. Avrei avuto anche voglia di inserire mio marito nel triangolo, ma posticipai sempre quell’esperienza e poi abbandonai del tutto l’idea. Non me la sentivo di dargli una mazzata del genere. Potevo ritenermi soddisfatta del fatto che lui fosse al corrente dei miei tradimenti e, in un attimo di compassione, ritenni opportuno non esagerare nei suoi confronti. Per Marco sarebbe stata un’umiliazione senza precedenti? Oppure un altro motivo di eccitazione? A questa domanda non sarei mai riuscita a dare una risposta precisa e definitiva

Trascorsero alcuni anni. Anni che io impiegai a fare esattamente quello che avevo fatto in quell’ultimo periodo. I miei amanti sottomessi aumentarono di numero in modo esponenziale. Appena mi capitava quello che reputavo giusto, abbandonavo uno di quelli che avevo e facevo il cambio, come si usa per un paio di scarpe rotte. Quello era il momento peggiore per me. Avevo paura che potessero fare delle pazzie. In fondo il loro era un amore totale nei miei confronti, e il rischio era piuttosto consistente. Ma anche per me non è che fossero giocattoli. Lo diventavano nel momento culminante, quello della dominazione, ma riuscivo anche a nutrire affetto sincero per loro. Amore no. Quello era un sentimento che credevo di non riuscire mai più a provare, ma tenerezza senz’altro. Pertanto, la mia preoccupazione per loro era reale. Per fortuna non trovai mai esaltati e non accadde mai nulla, a parte le solite scene di pianti che riuscivano a darmi una soddisfazione enorme nel vedere come ero riuscita a ridurli. Nello stesso tempo provavo anche un po’ di tenerezza e di preoccupazione per il loro futuro. Sentimenti apparentemente contrastanti che albergavano contemporaneamente nella mia anima. La mia anima nera riusciva perciò a diventare umana. A volte.
A parte la rotazione dei miei amanti, in quegli anni gli altri cambiamenti furono minimi, e con Marco addirittura nulli. Pertanto, raccontare quello che accadde e le situazioni che io vissi sarebbe perfettamente inutile. La dominazione è, a mio parere, la cosa più sensuale che esista in un rapporto tra uomo e donna, dal mio punto di vista ovviamente se la parte dominante tocca a una donna, ma solo se la si vive realmente. Raccontarla può essere invece alquanto noioso. Si dovrebbero raccontare i soliti gesti, le solite frasi che rimangono estremamente eccitanti nel momento stesso in cui ciò accade, ma che è nient'altro che una ripetizione ossessiva di situazioni già vissute un’infinità di volte. Nella dominazione sono estremamente importanti, anzi, le definirei
indispensabili, cose assolutamente impossibili da descrivere come il tono
della voce, gli sguardi dati e ricevuti e, a volte, anche i silenzi. Ero rimasta quindi, una vera dominatrice che faceva della sua forza fisica e del suo sex appeal le armi vincenti per soggiogare un numero sempre crescente di uomini. Avevo raggiunto la perfezione assoluta nell’esprimermi e nel mio modo tutto personale di interpretare quel ruolo. Quel che volevo lo facevo e quello che non facevo era perché non m’interessava farlo.

L’unica vera differenza fu rappresentata dalla mia forza e dalla mia bravura. Ormai nei miei allenamenti era complicato trovare allievi al mio livello. Nella kickboxing, il più bravo rimaneva in piedi pochi secondi di fronte a me, nel judo potevo allenarmi solo con il maestro. Gli altri, anche le cinture nere, li battevo sistematicamente. Ma dove il mio progresso fu addirittura maggiore fu proprio nella forza fisica. Ero diventata molto più forte di qualunque uomo. Riuscivo a sollevare pesi che gli altri si sognavano, e mi piaceva farlo coi miei schiavi, sollevandoli addirittura sopra la mia testa. Il mio allenatore, sempre profondamente innamorato di me, mi diceva di smettere, di cercare di mantenere quella forma perfetta che avevo acquisito, ma a me non bastava, e lui alla fine cedeva. Avevo messo su qualche chilo, ma erano muscoli d’acciaio. Il mio corpo ormai era allo stesso livello delle fitness model più famose. Anzi, io ero decisamente più attraente. Ecco, forse uno dei miei limiti fu quello di non essere riuscita a monetizzare la mia bellezza. Avevo tutto: altezza, viso perfetto, corpo stratosferico. Ma avevo tante cose da fare nella mia vita, in primis cercare maschi da sottomettere. Il mio sogno era quello di richiamarli tutti e di riunirli per farmi adorare da loro. E poi scoparmeli dopo averli terrorizzati con la mia forza e la mia bravura. Di sicuro, due per volta non mi bastavano più.

Tutto questo fino al settembre del 2006. Settembre è sempre stato un mese ricorrente nella mia vita. Credo che questo mese debba ritenersi il vero e proprio inizio dell’anno. Tutto ricomincia a settembre. Le scuole, lo sport, il traffico, la vita, insomma. Ma quel settembre per me ebbe un significato ben diverso. Tutto ricominciava intorno a me mentre la mia vita subiva una brusca frenata, una frenata che mi avrebbe catapultata in un mondo che, fino a quel momento, credevo non dovessi mai sfiorare. Il mondo del dolore.

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