Culi e Tette

scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 4 min

di
genere
comici
cura
A

Culi e tette dicevamo, che spettacolo ragazzi.
E’ indubbio che noi maschietti siamo attirati da questi due particolari, chi dice il contrario per me mente.
Poi certo, che gli occhi, le mani, i piedi, le labbra, certo sono dettagli che hanno una certa rilevanza, non dico di no, ma culi e tette ragazzi.
Ah, ma giusto per non apparire più buzzurro di quello che potrei sembrare, anche in questo contesto, un buon cervello ha la sua rilevanza, ma culi e tette ragazzi.
Porca miseria, e la simpatia, ne vogliamo parlare, anche questo aspetto in una donna conta molto, avete presente certi pali nel deretano, musi lunghi che qualsiasi cosa ti svangano la straminchia, mentre una simpatica, alla mano, che spettacolo gente, poi certo, ma culi e tette.
Bene dai, dopo questa serie di particolari che prescindono dai culi e dalle tette, messi a posta per sembrare ciò che sono, un discreto paraculo, è giunto il momento di parlare di questi benedetti culi e tette.

S’accomodino signori e anche signore eh, qua abbiamo tette per ogni occasione, di tutte le misure e colori, con areole grandi, medie o piccole, marroni o rosa, scure o chiare, e tutte dotate di ben un capezzolo per esemplare, sia essa una destra che una sinistra.
E anche quest’ultimo non è un dettaglio di poco conto, né segue regole regole fisse, anzi, il capezzolo è soggettivo, grosso, piccolo, grande, pronunciato, a bottone, a chiodo, e tutti, ma dico tutti sono come il miele per le api, o se preferite per gli orsi.
Sarà per questo ancestrale ricordo che ci portiamo dentro e dietro fin dalla nascita, credo che la prima cosa che un bambino si mette in bocca sia proprio il capezzolo materno, certo, lo fa per cibarsi, ma poi, quando si cresce, quella necessità diventa altro, attrazione, desiderio, piacere, e voglia, tanta voglia, di stringerlo, strizzarlo, sfiorarlo, tirarlo, e personalmente grossi e pronunciati gli adoro, mi mettono un meraviglioso desiderio di giocare, di infliggere un doloroso piacere, di sentirle urlare, ansimare, lamentarsi ma non fuggire, a volte, qualche rara volta, si arriva persino a farla godere, ad avere un orgasmo, giuro non è una leggenda.

Insomma tette per tutti e tutti per le tette, e i culi allora, ahhh i culi, alcuni parlano, altri fanno parlare, si muovono, si dimenano, sorridono, ci fanno agitare, c’è chi guardandoli fischia ancora, ma questo, lo so, ormai non è quasi più cosa, eh come cambia il mondo, pensare che io sto ancora fermo al pelo, ma giuro che mi sono adeguato negli anni, certo che, ma non divaghiamo, si parlava di culo.
Culi e chiappe, queste non vanno certo trascurate, sono una estensione di quella meraviglia, chiappe da mordere, sculacciare, accarezzare, stringere forte, tenere e lasciare, culi e chiappe da ammirare.
Il culo era il proibito, quella via senza insegna e numero civico, roba da esploratori, conquistarlo era qualcosa di epico, entrare dentro a quell’anfratto era come varcare le porte dell’inferno, un peccato che valeva la pena compiere, un senso di dominio, quel gesto era una implicita ammissione di amore eterno, vero, sincero, il culo, cari amici, non si dava via facilmente, era cosa seria.
Certo a volte riservava delle spiacevoli sorprese, troppa foga aveva un suo prezzo da pagare, ma poi, a pensarci bene, il sesso è “sporco”, e allora cosa sarà mai, una sfumatura, magari marrone, ma sempre una sfumatura era e resta.

Il culo ha ispirato poeti, pittori, registi, e pure gli scaramantici, voglio di’, una botta di culo è sempre qualcosa di gradito, o no, o sbaglio.
Insomma si fa presto dire, culi e tette, ma dietro, dietro c’è un mondo senza confini, infinite storie e leggende, e mi fermo qua, magari una prossima volta parliamo di labbra e occhi, si dai, magari una prossima volta.
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