Laura, si chiamava Laura...forse!

scritto il 2026-10-10 tempo di lettura 3 min

di
genere
etero
cura
C

“Sto per venire”

Glielo gridai ansimando intanto che spingevo e stringevo la sua carne, davanti a me la rotondità del suo fondoschiena generoso, guardavo il mio cazzo entrare ed uscire, la sua fica allargarsi e restringersi ad ogni movimento, bagnata dei suoi umori, calda ed accogliente, l’istinto mi fece mettere il pollice nel suo orifizio, quel buco stretto e umido, anch’esso accogliente, lei ebbe un sussulto, sembrava volersi tirare indietro, ma subito dopo portò il corpo indietro, come a voler accogliere ancor più centimetri del mio dito.

“non venire dentro ti scongiuro”

Me lo disse con un filo di voce, ansimava dal piacere, avrei voluto vedere il suo seno mentre continuavo a sbattere dentro di lei tutta la mia voglia e il desiderio di sentirla godere aumentava ad ogni affondo, intanto mancava sempre meno, sentivo quella tensione crescere, nel cervello, i muscoli delle gambe erano contratti, tesi, la cappella rosso fuoco, come le labbra della sua fica, sentivo l’odore dei nostri umori arrivarmi alle narici, respiravo quell’inebriante odore, forte, intenso, di fica e cazzo.

“dammelo in bocca, ti prego”

Il timbro della sua voce ora era cambiato, lo disse quasi supplicando, me lo ringhiò contro e intanto le sue ginocchia stavano per cedere, come le braccia allungate contro il materasso, il letto scricchiolava, quel rumore fastidioso mi entrava nel cervello, mi distraeva dal piacere di ascoltare lei, i suoi gemiti, i respiri affannati, biascicava parole che non comprendevo e forse non erano chiare neppure a lei.

“vengo, vengo, continua cazzo, spingi, spingi”

Ora non era più una richiesta, era un imperativo, la fronte sudava, le gocce scendevano dalla fronte, cadevano a terra, nella sua pelle, nel mio cazzo bagnato dal suo piacere, anche le braccia cedettero di schianto, il corpo piegato contro al letto, il viso schiacciato dentro al materasso, il pollice che affondava tutto nel suo ano appena dilatato, i suoi umori scendevano sulle cosce, li potevo guardare e loro mi riempivano il cervello, era liquido dietro di lei, poi esplose lanciando un grido rabbioso e mille altri mugugni di piacere.

“vengo girati, girati”

La mia richiesta cadde nel vuoto, così come il suo corpo cadde afflosciandosi nel letto che ora aveva smesso di cigolare, mi levai appena in tempo e schizzai il mio piacere sulla sua schiena umida di sudore, uno, due, tre schizzi abbondanti aiutandomi con la mano, mi stavo segando e continuavo a venire sulla sua pelle rosa chiaro, intanto lei era ancora distesa, era calato un silenzio di piacere, potevamo sentire il battito dei nostri cuori accelerati, poi anche le mie gambe cedettero e mi gettai di fianco a lei, il suo viso era nascosto dai suoi capelli folti, lei a pancia in giù, io a pancia in su, ad occhi chiusi, il cazzo sporco dei nostri umori stava perdendo consistenza, lei si riprese, mi guardò, poi guardò il mio piacere ormai sgonfio, lo prese tra le sue labbra, succhiando gli umori, intanto accarezzavo la sua schiena, le spalle, i capelli ancora arruffati e umidicci.

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