Il prelievo - sesta parte -

scritto il 2026-10-07 tempo di lettura 11 min

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confessioni
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B+

Appena finita la doccia smise di piovere, ormai erano quasi le sei di quel strano Lunedì, mentre mi stavo asciugando steso nel letto, nudo, sentii bussare alla porta…
< Emme ci sei, sono Ornella, posso entrare? >
< Emm, no, aspetta che sono poco presentabile >
Da dietro la porta sentii Ornella ridere…
< Ok ok, allora quando sarai presentabile mi trovi di là da me, ah, ti è piaciuto lo spettacolino di prima…? >
Seguì un silenzio assordante da parte mia, non sapevo proprio cosa rispondere, negare mi sembrava sciocco, confermare brutte, ero proprio in una bella situazione imbarazzante…porca miseria…
< Tranquillo Emme, dai ti aspettiamo! >
Mmm come ti aspettiamo, ma porca di quella porca troia, pure Cinzia c’era ancora, e che cazzo…
Me la presi con una certa calma, come se prolungare il momento mi avrebbe portato a chissà quale risultato, o magari inconsciamente pensavo o speravo un’idea che mi levasse da questa situazione, certo che nell’ultimo periodo con le donne…bocca mia taci va.

Feci un bel sospiro, di quelli che per espellere il fiato ci volevano molti secondi, e andai pronto per l’inquisizione che però non arrivò mai, anzi, Cinzia ed Ornella erano sedute in cucina con una bottiglia di vino sul tavolo, le due stavano sorseggiando ed era pieno anche un terzo calice che mi aspettava.
< Ti abbiamo sentito arrivare e non domandarci il perché, invece di smettere abbiamo deciso di continuare, forse entrambe volevamo che tu ci vedessi, e forse, io certamente si, aggiunse Cinzia, speravo che partecipassi, ma doveva andare così…>
Le stavo ascoltando e francamente ero un po’ stordito, e poi quel “speravo che tu partecipassi”, ma che mi stava a significare, mah, che strano periodo mi stava capitando, la bottiglia terminò decisamente in fretta e così Ornella ne prese un’altra dal frigo, era bella fredda così da far scendere bene quel delizioso nettare che ci stava portando tutti e tre verso una certa scioltezza nei discorsi, discorsi che potevano diventare pericolosi e portare ad altro.
Certo che il buon Dio mi sta veramente sottoponendo a delle prove molto dure, ma anche se mezza brilla, la vocina continuava a fare il suo lavoro, poi ad un certo punto, certamente complice il vino, parlai di Giulia, di quello che mi stava succedendo.
Non so se lo feci per sentire un parere da parte di altri, o se avevo bisogno semplicemente di levarmi via un peso, sta di fatto che ciò che ne venne fuori da quei discorsi mi lasciarono ancor più confuso di prima, mentre le due mi confessarono candidamente, magari anche loro per via del vino che stavamo continuando a bere a stomaco vuoto, che una prossima volta avrei potuto assistere più comodamente, si usarono proprio questa parola, comodamente, senza aggiungere altro.

Poi, si erano fatte le otto e mezza e sopraggiunse un certo appetito, così telefonammo a una pizzeria e ci facemmo portare 3 pizze, la serata terminò verso le undici con un altro paio di bottiglie, quella sera andai a dormire decisamente brillo, e tutto tutto quello che venne fuori non è che me lo ricordo molto bene, ma quello che ricordo è un gran mal di testa quando mi alzai verso le dieci il mattino successivo e trovai Ornella che ronfava al mio fianco, ops..
A dire il vero ci misi qualche minuto a rendermi conto se stavo ancora sognando, mentre nel frattempo avevo una specie di martello dentro le tempie che pulsavano, mi guardai se “ciccio” avesse qualche traccia e mentre lo ispezionavo mi giunse la voce impastata di Ornella…
< Cretino…non è successo niente… >
Silenzio…da parte mia…
Risata da parte sua…
Dopo una salutare doccia, Ornella mi salutò dicendomi che avrebbe raggiunto Cinzia in paese e insieme sarebbero andate a prendere parte delle sue cose che aveva lasciato a casa del suo ex, io dopo un paio di di caffè che mi fecero parzialmente passare il forte mal di testa, mi preparai qualcosa di leggero da mangiare per pranzo, e intanto m’investì il pensiero di Giulia e delle sue parole di ieri quando ci salutammo, cazzo, magari fuori piove, sperai tra me e me, ed invece fuori splendeva un bel sole di una giornata dal cielo terso e l’aria frizzante, un leggero vento da est, insomma altro che pioggia, quella era proprio la giornata ideale per passare delle ore al mare, e così appena dopo mangiato andai a prendere un altro caffè al bar, così colsi l’occasione per comprare anche un paio di pacchetti di sigarette che mi sarebbero bastati per alcuni giorni, poi tornai a casa, raccatti quello che mi serviva e me ne andai verso la spiaggia, erano da poco passate le due.

Da casa alla spiaggia erano proprio pochi minuti, un altro paio per arrivare dove Giulia mi aveva detto che si sarebbe messa, e intanto mi fumavo velocemente una sigaretta, ancora pochi passi ed ecco i pini marittimi, la sabbia grigia e nonostante la pioggia del giorno prima già asciutta, il sole bello alto e l’aria limpida.
I rami dei pini erano scossi dal vento che a tratti arrivava teso, anche il mare era agitato, spinto dallo stesso vento che faceva infrangere le onde sulla battigia alzando in aria mille bolle di schiuma bianca, e poi Lei, stesa per terra sopra un asciugamano color turchese che risaltava il colore della pelle, senza occhiali che erano riposti di lato, il seno libero all’aria, grande, anche di più di quanto mi ero immaginato, o forse era l’effetto distesa, la ammirai alcuni attimi prima di schiarirmi la gola tossendo, di quei colpi di tosse palesamenti finti, Giulia si alzò di scatto coprendosi il seno con le mani, prima di liberarlo nuovamente quando vide che ero io.

< Eccoti qua finalmente, sai pensavo che mi davi buca, ed invece…>
< E perché avrei dovuto darti buca >
< Ma guarda, non so, per mille ragioni, o magari semplicemente per evitarti problemi >
Eh, problemi, tra ieri e oggi mi sa che sono i problemi a non voler evitare me, pensai tra me e me, prima di trovare una giusta e diplomatica risposta da darle, che ovviamente non trovai, in fin dei conti aveva centrato il punto, camminavo in quella linea sottile dove bastava veramente poco, ma questo ovviamente continuai a raccontarmelo in silenzio, così mi limitai ad abbozzare un sorriso e stesi l’asciugamano vicino al suo.
< Ohh che coraggio che abbiamo oggi, ma non hai paura che ti mangio? >
Certo che…sfacciata lo è sempre stata, stronza anche, a posto sono, sorrisi un’altra volta, e mi stesi.
Sentivo il suo odore, o meglio, l’odore della crema da sole che aveva nel corpo, l’ho sempre trovato molto afrodisiaco, penetrante, mi entra dentro le narici e mi stuzzica, poi feci la cosa forse più sbagliata, quella di stendermi a pancia in giù, Giulia colse l’occasione al volo, prese la crema e senza dire nulla iniziò a spalmarla sulla pelle.
Il contatto iniziale con quel liquido fresco mi fece stringere le spalle, poi la sua mano vellutata, morbida, che avevo già apprezzato quando mi aveva fatto i prelievi, iniziai a sentirla lungo tutta la schiena, da prima solo nelle spalle dove aveva messo la maggior parte della crema, e poi via via nel resto della schiena.
I passaggi si facevano via via più intensi e ampi, per essere più comoda montò sopra di me, abbassandosi la pelle della schiena intrisa di crema entrò in contatto con il suo seno altrettanto intriso, avevo gli occhi chiusi, la testa piena e vuota allo stesso tempo, e immaginavo la scena, i suoi capezzoli che mi sfioravano, le sue mani che scivolavano nella mia carne, il mio cazzo che era già duro, una voglia di scoparla lì, dove eravamo, senza dire una parola e forse era quello che desiderava anche lei.
Ma anche questa volta una specie di gong interruppe il momento, il suo cellulare iniziò a squillare, le mani erano ancora zeppe di crema, e quando andò a rispondere dall’altra parte avevano già messo giù, Giulia guardò chi fosse, poi esclamò stizzita, era la prima volta che coglievo questo in lei…
< Scusa ma devo proprio richiamare >
Si alzò e si allontanò di una decina di metri, tutto questo fece sì che “ciccio” tornò a dormire e così ebbi la brillante idea di girarmi a pancia in su, pessima e pericolosissima decisione a pensarci…

La telefonata durò almeno una decina di minuti con Giulia che si allontanava sempre di più camminando nervosamente scalciando la sabbia, sbuffando e agitando le braccia in alcuni frangenti, insomma non mi dava certo l’idea di una telefonata piacevole, e così nel frattempo me ne andai a fare un bagno.
Minchia se era fresca l’acqua, comunque presi coraggio e mi buttai, via il dente via il dolore si dice così no?!
Quando tornai Giulia era stesa nel suo telo, non mi disse niente riguardo alla telefonata e io non domandai nulla, d’altronde non erano affari miei, però mentre ero nuovamente a pancia in su ad asciugarmi sotto al sole, mi decisi che era arrivato il momento per scambiare due chiacchiere “più serie“

Mi sa che il punto che volevo mettere io non era lo stesso di quello che aveva in mente Giulia.
L’avevo detto che mettermi a pancia in su non sarebbe stata una grande idea, ed infatti la sua mano, neppure tanto distrattamente, me la sentii scorrere prima sulla coscia, e non nascondo che ebbi dei sussulti, poi dopo alcune carezze, chiamiamole così, puntò decisa verso l’inguine per virare sul pacco che a quel punto era già sull’attenti.
Volevo dirle di no, avrei dovuto dirle di no, ma stetti in silenzio, in un silenzio complice e che diede ancora più coraggio a lei che così la infilò sotto ai boxer.
< Sei proprio tremenda e sfacciata >, mi limitai a dire intanto che Giulia iniziava a farmi una sega.
< Dimmi di smettere e io smetto >
Altro silenzio da parte mia.
< Vedi, lo sapevo, e adesso te lo prendo in bocca, tutto in bocca >
Mi limitai a girare la testa e guardarla, lei si mise di lato appoggiando un gomito sulla sabbia, con l’altra mano tirò il boxer verso il basso e liberò il mio sesso umido, la cappella gonfia, una voglia che cresceva, e si, anche la curiosità di vedere come me l’avrebbe succhiato, erano anni che non vedevo altre donne oltre alla mia compagna, avevo sempre evitato ogni situazione, anche quelle dove probabilmente non c’era nulla, ma perché questa volta era diverso, perché non riuscivo a dirle di smettere, forse era quello che volevo, che continuasse, magari per il mio ego maschilista e maschile, e poi, quale altra linea avrei superato, cazzo, mi stavo arrovellando il cervello con mille pensieri, che quasi non mi accorgo che Giulia mi stava succhiando la cappella.

Le misi una mano nella nuca, poi la passai tra i suoi capelli sciolti, spostandoli per rendere più comoda la sua azione, e si, anche per vedere bene, adoro guardare mentre mi fanno un pompino, ma credo che sia una cosa comune a tutti, anche banale aggiungo.
La vedevo salire e scendere, lo vedevo scomparire dentro la sua bocca e riapparire subito dopo, poi però la fermai.
< Basta no, non me la sento, scusa ma non me la sento proprio >

Giulia si fermò all'istante, lo lasciò ancora duro e pieno della sua saliva che colava dall’asta verso la gambe, fece una risata, quasi isterica, poi si lasciò cadere di schiena mettendosi le mani nel viso.
Era tornato nuovamente il silenzio, questa volta però era diverso, pesante, freddo e probabilmente carico di delusione, da parte sua, mentre io non sapevo cosa dire, mi sembrava di aver sbagliato due volte, la prima a non fermarla quando me l’aveva domandato, la seconda quando l’ho bloccata una volta che aveva iniziato, che implicitamente le avevo dato il via libera, così feci su le cose, le dissi scusa, solo quello e me ne tornai a casa.

Una volta tornato mi feci subito una doccia, e pensavo a quello che era successo, a quello che poteva succedere, ero solo, di fronte allo specchio della mia coscienza, nessuna vocina questa volta, solo una forte delusione e un filo di rabbia verso me stesso e si, anche una certezza però, forse l’unico aspetto positivo di tutta questa storia, amavo la mia compagna…
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