Il prelievo

di
genere
confessioni

Ed eccomi qua a provare a mettere nero su bianco qualcosa che è a metà strada tra fantasia e realtà, tra immaginazione e desiderio, aiutato in questo da una giornata all’insegna della noia e si, anche di una certa voglia di evasione, di peccato, verso qualcosa di proibito che probabilmente non avrà mai seguito, più per il timore della mia coscienza che di altro, e forse è meglio così.

Tutto inizia un paio di anni fa, in estate, dovevo fare degli esami di controllo, un banale prelievo del sangue per vedere come era messo coi valori di qualcosa che mi porto dietro da molti anni e che mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni, che auspico ancora tanti.

Essendo via per lavoro devo interessarmi a trovare un centro prelievi, chiedo ad alcune persone che conosco e mi fanno il nome di due posti, probabilmente gli unici in zona, indicando quello più scomodo come il migliore, così nel pomeriggio chiamo e una voce roca e affaticata mi risponde che ero fortunato che si era liberato poco prima un posto per il mattino successivo, verso le 8.00.

Accetto e prenoto non prima di aver risposto a una serie di domande e dando i dati, insomma le solite cose che si fanno quando si prenota privatamente una visita, confermo che avrei l’esenzione ma la signora dall’altra parte della cornetta mi dice che con l’esenzione avrei dovuto aspettare almeno una settimana, e così vista una certa fretta, confermo la prenotazione, ci salutiamo e continuo con il lavoro.

La sera metto la sveglia alle 7.00, ho sempre detestato svegliarmi presto al mattino e ho bisogno dei miei tempi, lunghi a dire il vero, per svegliarmi e svolgere i soliti riti, uno, il principale è quello del caffè, praticamente irrinunciabile, ma ovviamente quel mattino non lo avrei potuto prendere, così sapevo già che fin quando non ne avessi bevuto uno, sarei rimasto in coma e la giornata non sarebbe decollata, poi alla solita ora sono andato a dormire.

Alle 7.00 la sveglia inizia a suonare, il risveglio lento e ancor più faticoso rispetto al solito, il desiderio di caffeina che mi riempiva la mente, cerco di pensare ad altro, a quella voce roca, al prelievo che avrei fatto, a non dimenticarmi niente, a trovare parcheggio, insomma dovevo riempire la mente di pensieri, e si, anche su chi sarebbe stata l’infermiera, o magari era un infermiere, bè, meglio la prima ipotesi, di solito, anzi quasi sempre ho trovato infermiere, poche volte carine, spesso avevano una certa età, a volte scontrose, altre meno, e così fantasticavo su questo mentre in auto percorrevo la strada, e si, ogni tre per due il desiderio di caffeina si faceva sempre più frequente, un bar, poi un altro, cazzo!

Finalmente arrivo allo studio, come avevo immaginato trovare parcheggio è stato difficile, e solo dopo un paio di giri attorno all’isolato riesco a trovarlo grazie al buon cuore di un esercente che mi sposta delle casse da davanti alla porta del suo negozio, ero in ritardo, detesto arrivare in ritardo, anche se non per colpa mia, lo ringrazio e con passo spedito raggiungo il primo piano dello stabile, erano le 8.00 passate da una decina di minuti, mi presento e la signora, che poi era una ragazza giovane, mi accoglie con un fare serio e fin troppo professionale e con quella sua voce ancora più roca e profonda di quella ascoltata al telefono il giorno prima.

Mi scuso e lei mi dice che dovevo aspettare, sarei stato l’ultimo, quello delle 8.30, non dico nulla, compilo le solite carte, pago l’obolo e mi accomodo.
Lo studio, almeno per quello che mi era possibile vedere, era piccolo, anche se aveva alcune porte chiuse, tranne una, quella dove sarei entrato per fare il prelievo, seduta di fronte a me una signora sugli ottanta, truccata e vestita di tutto punto, intanto con lo sguardo andavo a cercare la ragazza, Antonella si chiamava, che nel frattempo era impegnata a rispondere al telefono che fortunatamente era senza suoneria, ero catturato dalla sua voce, ho sempre adorato quel timbro roco, profondo, ancor più accentuato dal suo parlare a bassa voce, e intanto la fantasia prendeva forma in mille immagini che scorrevano nel mio cervello ancora assonnato, eh si, ormai il desiderio di caffè mi stava gridando nella testa.

La ragazza, Antonella, di lei potevo vedere solo il volto, ammirare le labbra carnose e con un velo di rossetto, il taglio dei suoi occhi, la freschezza del suo viso giovane, la pelle liscia di un rosa chiaro, i capelli lisci e castano chiari, quasi biondi, anche se qualcosa mi suggeriva che non era il suo colore naturale, almeno guardando la peluria sulle braccia che erano in aperto contrasto e di un nero intenso, le orecchie minute e regolari, la frangetta a coprirle la fronte, la coda a raccogliere e ridurne la lunghezza, i capelli probabilmente le arrivavano abbondantemente sotto le spalle.

E ancora il suo camice impeccabile e bianco, i bottoni agganciati fino all’ultimo, la sua espressione seria e i modi gentili e pazienti che aveva rispondendo al telefono, poi come un lampo, senza darmi una ragione, stavo fantasticando di essere con la testa tra le sue cosce, quasi potevo sentire l’odore intenso della sua fica giovane, i suoi umori riempirmi il cervello, e così un'erezione riempì i boxer, un paio di gocce stavano uscendo, mentre ora ad occhi aperti e con una faccia probabilmente inebetita agli occhi di chi mi poteva guardare, fantasticavo di lei che mi cavalcava sulla sedia dove ero seduto.

In tutto questo fantasticare e che probabilmente sarà durato lo spazio di pochi secondi, ora Antonella mi stava veramente fissando, il suo sguardo lo sentivo entrare dentro, come se stesse guardando quello che stavo immaginando, distolsi lo sguardo guardando il muro davanti a me, forse colsi un suo sorriso e lei il mio imbarazzo, o forse tutta questa parte era solo frutto della mia fantasia e della mancanza di caffeina che ormai iniziava veramente a farsi sentire.

A riportare me e la fantasia coi piedi per terra ci pensò la voce dell’infermiera che scandì due volte ad alta voce il mio numero, quarantacinque, quarantacinque, prego si accomodi che ora le faccio un bel prelievo, aggiunse con un sorriso quasi sadico al quale si unì la risata di Antonella, ora molto meno professionale.
Mi alzai lentamente e feci i pochi metri che mi separavano dalla porta, l’infermiera restò in piedi, mi fece passare e poi chiuse la porta, cosa che prima non aveva fatto con gli altri e che, quasi come una logica conseguenza, rimise in moto nuovamente la mia fantasia.

Il cartellino appeso al camice bianco diceva Giulia S. a parte questo, mentre Antonella lo aveva abbottonato fino all’ultimo bottone, quello di Giulia ne lasciava tre liberi, lasciando in vista una buona porzione di pelle bruciata dal sole, anche quella vicino al seno, dando l’impressione che prendesse il sole in topless, a proposito, un seno decisamente generoso ed invitante, non passava certo inosservato e da buon maschio medio, il mio sguardo inevitabilmente cadde incantato su quel ben di Dio, cosa che ovviamente non sfuggì a Giulia, ma non sembrava infastidita, anzi, abbozzò un sorriso mentre si sedeva di fronte a me.

< Allora me lo fai fare questo prelievo >
Esordì con una voce bassa e carica di malizia, e così per la seconda volta ecco salire una erezione, questa volta più vigorosa della precedente.
L’infermiera Giulia, una donna sui 45 anni, bassa, con un seno abbondante e per certi versi sproporzionato considerato il corpo esile e minuto, un contrasto piacevole per chi, come il sottoscritto, adora i seni generosi e sui quali spesso fantastica quando ne vede uno, fantasia che mi porta a immaginare come potrebbe essere l’aureola grande e ambrata o piccola e rosa, il capezzolo, se pronunciato e grosso o piccolo.

La stanzetta era angusta, piena di fascicoli sui due scaffali accostati al muro di lato a dove era la postazione del prelievo che consisteva in una piccola scrivania con una specie di cuscino dove porre il braccio e di fronte la postazione di lei che così mi dava la possibilità di ammirarla, il suo viso rotondo e le labbra carnose, priva di trucco e con i capelli raccolti in un chignon voluminoso, il colore degli occhi era di un nero intenso, due pozzi dove mi stavo perdendo pericolosamente, e volentieri devo aggiungere, un neon appena sopra il labbro superiore e leggermente spostato verso destra, un paio di occhiali neri che non rendevano giustizia a quei suoi occhi dandole anche più anni di quelli che probabilmente aveva, e poi ancora quel seno generoso che continuava a turbare i miei pensieri e a stuzzicare la fantasia, insomma uno dim quei prelievi che vorresti non terminassero mai.

A rendere ancora più stuzzicante quei momenti, nell’allungare il braccio mentre mi stringeva il classico laccio per far pompare meglio il sangue, Giulia si spostò in avanti, così la mano chiusa a pugno sbattè contro il seno di lei che spingeva in avanti mentre cercava la vena dove infilare la cannula per poi inserire le provette, ben 5 per la mia gioia, e mentre infilava le provette continuava a spingere il petto contro quel pugno che ora era così tentato di aprirsi e palpare il suo camice che sembra poter esplodere da un momento all’altro.

Sorrideva in silenzio, e i suoi occhi parlavano, mentre io ero colto da un mutismo che non mi riconoscevo, volevo ma non osavo, lei provocava ma era come se volesse o aspettasse da me la prima mossa, ormai ero arrivato all’ultima provetta, per alcuni attimi gli sguardi s’incrociarono fermando il tempo che sembrò sospeso, Giulia levò anche l’ultima provetta, restando ferma, immobile, m’invitò ad aprire il pugno, cosa che feci prontamente, la mano finalmente aperta ora stava raccogliendo il seno della donna che continuò a rimanere ferma, continuò a guardarmi, ad aspettare quel qualcosa che restò sospeso, si morse le labbra, abbassò lo sguardo, abbiamo terminato, mi disse sospirando, poi aggiunse, però la prossima volta mi dai un tavolo migliore dell’ultima volta che sono venuta a mangiare dove lavori…


Continua…
scritto il
2026-10-01
89
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.