Il prelievo - Quarta parte -
scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 10 min
di
Ricominciodame
genere
confessioni
cura
A
< Insomma ormai avete finito anche quest’anno >
Mi disse mentre raccoglieva le provette per metterle dentro a un contenitore insieme a tutte le altre di quel mattino.
< Eh si >
Replicai io con un tono felice, poi aggiunsi, ma non so bene perché, che probabilmente mi sarei fermato ancora alcuni giorni una volta chiuso tutto, potendo usufruire della casa dove vivevo, e le dissi che mi sarei goduto il mare e la spiaggia finalmente senza tutta la gente.
Mentre le dicevo questo, notai che nei suoi occhi comparve nuovamente quella luce che poco prima si era spenta, mi ascoltava con molta attenzione.
< Ma quindi resti ancora un po’, e dove andrai in spiaggia, sempre da te oppure ti sposti verso il centro >
< No no, resto dalle mie parti, mi piace troppo e poi t’ho detto, meno gente vedo meglio sto, ho proprio bisogno di tranquillità, non puoi capire quanto sia stato difficile questa stagione, fiumi di persone, caldo torrido, mille richieste, basta, voglio, devo staccare la spina da tutto e da tutti >.
< Insomma proprio da tutti tutti > chiese abbassando lo sguardo.
Mi limitai a sorridere, e lei fece altrettanto, nel salutarci Giulia mi disse che, tempo permettendo, tutti i pomeriggi amava andare in spiaggia, io la guardai,
< Quello che dovevo dire l’ho detto >, poi le feci l’occhiolino, aprii la porta salutai con lo sguardo Antonella che ovviamente era al telefono, raggiunsi l’auto e me ne tornai dalle mie parti.
Gli ultimi scampoli di stagioni furono all’insegna di una allegria collettiva, le tensioni che si creano normalmente durante il lavoro intenso erano svanire, gli scherzi si susseguivano e complice il bel tempo, anche alcuni eccessi, come una serie di gavettoni, il bello è che ad iniziare tutto fu uno dei titolari, poi però la cosa, soprattutto l’ultimo servizio, sfuggì di mano coinvolgendo anche molti clienti.
La nota negativa fu che il giorno dopo, quando iniziammo i lavori per chiudere, c’era un casino che c’ha fatto perdere quasi tutta la giornata a pulire e sistemare, poco male, il giovedì a pranzo ci fu il rompete le righe, quasi tutti nel pomeriggio se ne andarono, e a casa ero rimasto io e una collega, anche lei aveva deciso di fermarsi alcuni giorni.
Questo non mi creò problemi perché la casa era molto grande e per come era distribuita, l’unico spazio in comune sarebbe stata la cucina, e poi Ornella, la collega, mi era simpatica.
Originaria di Catania ma da molti anni trasferitasi al nord, prima per studio e poi una volta terminato e non trovando lavoro per quello che si era laureata, per campare dovette purtroppo ripiegare su altro, e così da alcuni anni lavora con noi.
Fino a pochi mesi prima era fidanzata, di comune accordo decisero di lasciarsi all’alba dei suoi 30 anni, e ora stava cercando un appartamento dove vivere, anche per questo aveva parlato coi capi se poteva restare, almeno per il momento.
Quel Giovedì, alla sera, ci mettemmo d’accordo con altri ormai ex colleghi che abitavano in paese, di uscire per mangiare una pizza, mentre il pomeriggio lo passai in spiaggia.
Mi dava sempre una strana sensazione, un misto tra malinconia, tristezza ma anche felicità e sollievo, vedere la spiaggia libera da ombrelloni e tutto il resto, e poi potermi godere il mare potendo contare le persone che c’erano, beh, non aveva prezzo, e anche se ormai le giornate si erano notevolmente accorciate, restai a godermi il tramonto e la brezza fresca di un’aria che ormai non era più umida e torrida come qualche settimane prima, le piogge dei giorni precedenti avevano cambiato drasticamente il clima, così a giornate ancora calde e col sole, si contrapponevano serate fresche e con temperature quasi da coperta durante la notte, manco a dirlo arrivai in ritardo e gli altri erano già andati avanti, li raggiunsi che stavano ordinando, la serata passò spensierata e in allegria, una volta finito tornai a casa con Ornella dove ci fermammo a chiacchierare in giardino fumando alcune sigarette e sorseggiando del rum che avevo portato a casa dal bar del ristorante, in realtà di cose che portammo a casa ce n’erano parecchie, dalla pasta al pesce, da dei sughi ad altro, così ci saremmo evitati di dover andare a fare la spesa in paese, ogni volta era un viaggio e una discreta rottura di palle.
Venerdì, sabato e domenica trascorsero, non sarei dire se veloci o lenti, di certo all’insegna del nessuno che mi corre dietro, Ornella forse la vidi una o due volte in quei giorni, a quanto mi disse stava cercando casa ma non era così facile, per via dei prezzi alti, ma forse aveva trovato una persona, un cliente, che le avrebbe presentato un suo amico che aveva delle case che affittava, solo che il problema era che durante l’estate avrebbe dovuto trovarsi un’altra sistemazione, o almeno era così che avevo capito, anche se sinceramente stavo pensando ad altro mentre mi parlava di questa cosa, e arrivò così il Lunedì, le giornate erano ancora belle e calde, si stava bene.
Finalmente stavo tornando a dormire bene, mi svegliavo abbastanza presto e alla sera, anche perché il posto non offriva praticamente nulla se non un bar tabacchi e una gelateria ancora aperta, andavo a dormire sempre sul presto, massimo mezzanotte, anche se chiudevo gli occhi anche prima, infatti mi ci volevano due sere per guardare un film.
Insomma quel Lunedì avevo deciso che prima sarei andato a comprare alcune cose che mi servivano e per farlo sarei dovuto andare in paese, e poi con calma me ne sarei andato al mare, e così feci, solo che stranamente quel mattino mi alzai molto più tardi e così in spiaggia ci andai poco dopo pranzo, pranzo che feci con Ornella che mi disse che era riuscita a trovare finalmente casa, solo che sarebbe stata disponibile agli inizi del mese successivo, quindi grosso modo tra una quindicina di giorni, mi rallegrai con lei davanti a una birra bella fredda, arrivai anche a chiederle se veniva al mare, ma declinò dicendo che doveva fare altro quel pomeriggio, verso le due ci salutammo e finalmente me ne andai in spiaggia.
Mi ero procurato una specie di sedia sdraio e un ombrellone, a dirla tutta avevo pescato nello stanzone dove finivano le tantissime cose che i clienti si dimenticavano; è incredibile cosa lascia la gente, chiavi di auto, oltre agli immancabili telefonini, passando per asciugamani, giochi, costumi e via discorrendo, certo i più poi alla prima occasione tornavano a recuperarli, ma ogni fine stagione di cose ne restavano e così percorsi i pochi metri che mi separavano dalla spiaggia, piantai l’ombrellone e mi accomodai sulla sedia sdraio a guardare il mare, lo ascoltavo liberando la mente e la fantasia e fu a quel punto, coincidenza, empatia, fate voi, proprio in quel momento che stavo pensando a Giulia e che dovevo ancora scaricare gli esiti degli esami, che arrivò.
L’avevo sempre vista vestita, anche se l’ultima volta me l’ero immaginata in tutti i modi possibili ed immaginabili, vederla in costume, decisamente succinto, amplificò un certo impulso che sempre la solita vocina malefica mi gridava di lasciar perdere, di pensare ad altro, di…echecazzo, ma come potevo fare, era in piedi davanti a me, quel suo fisico esile, minuto, il seno sproporzionato e che avevo “assaggiato” giorni prima trovandolo incredibilmente sodo per l’età che aveva, tanto da pensare che se lo fosse rifatto, ma guardandola ora non sembrava proprio, i fianchi stretti, il ventre piatto come da chi si prende molta cura del suo corpo, magari andando in palestra o correndo, considerati i suoi glutei tonici e quasi scolpiti, i capelli sciolti che scendevano lungo la schiena, gli occhi nascosti da un paio di occhiali stile anni ‘60, il triangolo degli slip nascondeva e allo stesso tempo metteva in evidenza la cura con la quale si depilava l’inguine, quel morbido taglio del cotone che le entrava dentro alle labbra della vagina, alcuni nei così invitanti, uno proprio poco di lato all’inguine destro, un altro nell'incavo della spalla e il terzo, ma quello l’avevo già visto ed apprezzato, un piccolo cerchietto posizionato vicino al labbro superiore, spostato verso destra, molto erotico ai miei occhi.
< Ti confesso che sono venuta due volte a vedere se ti trovavo, e ora sto tornando a casa, purtroppo… >
Seguirono alcuni momenti in un silenzio da parte di entrambi, come se lei al posto di quel purtroppo avesse voluto aggiungere altro e io invece che pur volendo aggiungere altro, molto altro, non trovavo le parole per quell’affondo che, ne sono certo, lei cercava, voleva, sperava.
< Comunque avevi ragione, avevo sempre snobbato questa parte di spiagge, preferendo sempre quelle in centro al paese, ma devo dire che sono posti meravigliosi, tranquilli, discreti, sai ero sdraiata poco più in là >
Girandosi mi indicò una serie di pini marittimi belli rigogliosi ai margini delle dune, erano posizionate a semicerchio, creando naturalmente un luogo ancora più discreto.
< Sono riuscita, dopo anni, a prendere il sole integrale, come piace a me >
Mentre lo diceva scostò leggermente un lembo del costume, la parte sotto, così da farmi notare la poca differenza tra il colore delle cosce e quello verso una zona decisamente più intima e dannatamente pericolosa, cazzo come le piaceva provocare, Giulia, questa donna sui 45 anni doveva essere proprio una gran bella pantera.
Questo ovviamente non glielo dissi ma lo pensai, eccome se lo pensai, e non certo solo in quel momento, sono certo, o quasi certo comunque che qualcosa di quel pensiero le sia giunto “all’orecchio”.
< Peccato però che devi andare via, avrei scambiato volentieri delle chiacchiere con te >
Dissi probabilmente sicuro per il fatto che se ne sarebbe andata via, insomma scampato pericolo, anche perché sai il lavoro straordinario che avrei dovuto far fare alla vocina della mia coscienza…
Giulia si lasciò andare a una risata…
< Se se, dici così perché sai che non mi posso fermare, va là, va là, aggiunse quasi con un tono serioso, anche se col sorriso in bocca.
Comunque domani pomeriggio sarà esattamente nel posto dove ti ho indicato, verso le due, o due e mezza, guarda tu caro >
S infilò il vestito che aveva dentro alla borsa da mare, poi, cosa che fino a quel momento non aveva mai fatto, si avvicinò chinandosi e mi diede un bacio, uno solo, appoggiando delicatamente le labbra sulla guancia, vicino, molto vicino, pericolosamente troppo vicino alle mie labbra, poi si girò su se stessa e sculettando se ne andò, solo dopo alcuni passi, girandosi e levando glo occhiali aggiunse…
< Allora a domani…e comunque tra un’ora piove > mi disse facendomi l'occhiolino.
E ‘mo so cazzi, direbbero nella città eterna, eh si, ‘so cazzi mia…
CONTINUA…
Mi disse mentre raccoglieva le provette per metterle dentro a un contenitore insieme a tutte le altre di quel mattino.
< Eh si >
Replicai io con un tono felice, poi aggiunsi, ma non so bene perché, che probabilmente mi sarei fermato ancora alcuni giorni una volta chiuso tutto, potendo usufruire della casa dove vivevo, e le dissi che mi sarei goduto il mare e la spiaggia finalmente senza tutta la gente.
Mentre le dicevo questo, notai che nei suoi occhi comparve nuovamente quella luce che poco prima si era spenta, mi ascoltava con molta attenzione.
< Ma quindi resti ancora un po’, e dove andrai in spiaggia, sempre da te oppure ti sposti verso il centro >
< No no, resto dalle mie parti, mi piace troppo e poi t’ho detto, meno gente vedo meglio sto, ho proprio bisogno di tranquillità, non puoi capire quanto sia stato difficile questa stagione, fiumi di persone, caldo torrido, mille richieste, basta, voglio, devo staccare la spina da tutto e da tutti >.
< Insomma proprio da tutti tutti > chiese abbassando lo sguardo.
Mi limitai a sorridere, e lei fece altrettanto, nel salutarci Giulia mi disse che, tempo permettendo, tutti i pomeriggi amava andare in spiaggia, io la guardai,
< Quello che dovevo dire l’ho detto >, poi le feci l’occhiolino, aprii la porta salutai con lo sguardo Antonella che ovviamente era al telefono, raggiunsi l’auto e me ne tornai dalle mie parti.
Gli ultimi scampoli di stagioni furono all’insegna di una allegria collettiva, le tensioni che si creano normalmente durante il lavoro intenso erano svanire, gli scherzi si susseguivano e complice il bel tempo, anche alcuni eccessi, come una serie di gavettoni, il bello è che ad iniziare tutto fu uno dei titolari, poi però la cosa, soprattutto l’ultimo servizio, sfuggì di mano coinvolgendo anche molti clienti.
La nota negativa fu che il giorno dopo, quando iniziammo i lavori per chiudere, c’era un casino che c’ha fatto perdere quasi tutta la giornata a pulire e sistemare, poco male, il giovedì a pranzo ci fu il rompete le righe, quasi tutti nel pomeriggio se ne andarono, e a casa ero rimasto io e una collega, anche lei aveva deciso di fermarsi alcuni giorni.
Questo non mi creò problemi perché la casa era molto grande e per come era distribuita, l’unico spazio in comune sarebbe stata la cucina, e poi Ornella, la collega, mi era simpatica.
Originaria di Catania ma da molti anni trasferitasi al nord, prima per studio e poi una volta terminato e non trovando lavoro per quello che si era laureata, per campare dovette purtroppo ripiegare su altro, e così da alcuni anni lavora con noi.
Fino a pochi mesi prima era fidanzata, di comune accordo decisero di lasciarsi all’alba dei suoi 30 anni, e ora stava cercando un appartamento dove vivere, anche per questo aveva parlato coi capi se poteva restare, almeno per il momento.
Quel Giovedì, alla sera, ci mettemmo d’accordo con altri ormai ex colleghi che abitavano in paese, di uscire per mangiare una pizza, mentre il pomeriggio lo passai in spiaggia.
Mi dava sempre una strana sensazione, un misto tra malinconia, tristezza ma anche felicità e sollievo, vedere la spiaggia libera da ombrelloni e tutto il resto, e poi potermi godere il mare potendo contare le persone che c’erano, beh, non aveva prezzo, e anche se ormai le giornate si erano notevolmente accorciate, restai a godermi il tramonto e la brezza fresca di un’aria che ormai non era più umida e torrida come qualche settimane prima, le piogge dei giorni precedenti avevano cambiato drasticamente il clima, così a giornate ancora calde e col sole, si contrapponevano serate fresche e con temperature quasi da coperta durante la notte, manco a dirlo arrivai in ritardo e gli altri erano già andati avanti, li raggiunsi che stavano ordinando, la serata passò spensierata e in allegria, una volta finito tornai a casa con Ornella dove ci fermammo a chiacchierare in giardino fumando alcune sigarette e sorseggiando del rum che avevo portato a casa dal bar del ristorante, in realtà di cose che portammo a casa ce n’erano parecchie, dalla pasta al pesce, da dei sughi ad altro, così ci saremmo evitati di dover andare a fare la spesa in paese, ogni volta era un viaggio e una discreta rottura di palle.
Venerdì, sabato e domenica trascorsero, non sarei dire se veloci o lenti, di certo all’insegna del nessuno che mi corre dietro, Ornella forse la vidi una o due volte in quei giorni, a quanto mi disse stava cercando casa ma non era così facile, per via dei prezzi alti, ma forse aveva trovato una persona, un cliente, che le avrebbe presentato un suo amico che aveva delle case che affittava, solo che il problema era che durante l’estate avrebbe dovuto trovarsi un’altra sistemazione, o almeno era così che avevo capito, anche se sinceramente stavo pensando ad altro mentre mi parlava di questa cosa, e arrivò così il Lunedì, le giornate erano ancora belle e calde, si stava bene.
Finalmente stavo tornando a dormire bene, mi svegliavo abbastanza presto e alla sera, anche perché il posto non offriva praticamente nulla se non un bar tabacchi e una gelateria ancora aperta, andavo a dormire sempre sul presto, massimo mezzanotte, anche se chiudevo gli occhi anche prima, infatti mi ci volevano due sere per guardare un film.
Insomma quel Lunedì avevo deciso che prima sarei andato a comprare alcune cose che mi servivano e per farlo sarei dovuto andare in paese, e poi con calma me ne sarei andato al mare, e così feci, solo che stranamente quel mattino mi alzai molto più tardi e così in spiaggia ci andai poco dopo pranzo, pranzo che feci con Ornella che mi disse che era riuscita a trovare finalmente casa, solo che sarebbe stata disponibile agli inizi del mese successivo, quindi grosso modo tra una quindicina di giorni, mi rallegrai con lei davanti a una birra bella fredda, arrivai anche a chiederle se veniva al mare, ma declinò dicendo che doveva fare altro quel pomeriggio, verso le due ci salutammo e finalmente me ne andai in spiaggia.
Mi ero procurato una specie di sedia sdraio e un ombrellone, a dirla tutta avevo pescato nello stanzone dove finivano le tantissime cose che i clienti si dimenticavano; è incredibile cosa lascia la gente, chiavi di auto, oltre agli immancabili telefonini, passando per asciugamani, giochi, costumi e via discorrendo, certo i più poi alla prima occasione tornavano a recuperarli, ma ogni fine stagione di cose ne restavano e così percorsi i pochi metri che mi separavano dalla spiaggia, piantai l’ombrellone e mi accomodai sulla sedia sdraio a guardare il mare, lo ascoltavo liberando la mente e la fantasia e fu a quel punto, coincidenza, empatia, fate voi, proprio in quel momento che stavo pensando a Giulia e che dovevo ancora scaricare gli esiti degli esami, che arrivò.
L’avevo sempre vista vestita, anche se l’ultima volta me l’ero immaginata in tutti i modi possibili ed immaginabili, vederla in costume, decisamente succinto, amplificò un certo impulso che sempre la solita vocina malefica mi gridava di lasciar perdere, di pensare ad altro, di…echecazzo, ma come potevo fare, era in piedi davanti a me, quel suo fisico esile, minuto, il seno sproporzionato e che avevo “assaggiato” giorni prima trovandolo incredibilmente sodo per l’età che aveva, tanto da pensare che se lo fosse rifatto, ma guardandola ora non sembrava proprio, i fianchi stretti, il ventre piatto come da chi si prende molta cura del suo corpo, magari andando in palestra o correndo, considerati i suoi glutei tonici e quasi scolpiti, i capelli sciolti che scendevano lungo la schiena, gli occhi nascosti da un paio di occhiali stile anni ‘60, il triangolo degli slip nascondeva e allo stesso tempo metteva in evidenza la cura con la quale si depilava l’inguine, quel morbido taglio del cotone che le entrava dentro alle labbra della vagina, alcuni nei così invitanti, uno proprio poco di lato all’inguine destro, un altro nell'incavo della spalla e il terzo, ma quello l’avevo già visto ed apprezzato, un piccolo cerchietto posizionato vicino al labbro superiore, spostato verso destra, molto erotico ai miei occhi.
< Ti confesso che sono venuta due volte a vedere se ti trovavo, e ora sto tornando a casa, purtroppo… >
Seguirono alcuni momenti in un silenzio da parte di entrambi, come se lei al posto di quel purtroppo avesse voluto aggiungere altro e io invece che pur volendo aggiungere altro, molto altro, non trovavo le parole per quell’affondo che, ne sono certo, lei cercava, voleva, sperava.
< Comunque avevi ragione, avevo sempre snobbato questa parte di spiagge, preferendo sempre quelle in centro al paese, ma devo dire che sono posti meravigliosi, tranquilli, discreti, sai ero sdraiata poco più in là >
Girandosi mi indicò una serie di pini marittimi belli rigogliosi ai margini delle dune, erano posizionate a semicerchio, creando naturalmente un luogo ancora più discreto.
< Sono riuscita, dopo anni, a prendere il sole integrale, come piace a me >
Mentre lo diceva scostò leggermente un lembo del costume, la parte sotto, così da farmi notare la poca differenza tra il colore delle cosce e quello verso una zona decisamente più intima e dannatamente pericolosa, cazzo come le piaceva provocare, Giulia, questa donna sui 45 anni doveva essere proprio una gran bella pantera.
Questo ovviamente non glielo dissi ma lo pensai, eccome se lo pensai, e non certo solo in quel momento, sono certo, o quasi certo comunque che qualcosa di quel pensiero le sia giunto “all’orecchio”.
< Peccato però che devi andare via, avrei scambiato volentieri delle chiacchiere con te >
Dissi probabilmente sicuro per il fatto che se ne sarebbe andata via, insomma scampato pericolo, anche perché sai il lavoro straordinario che avrei dovuto far fare alla vocina della mia coscienza…
Giulia si lasciò andare a una risata…
< Se se, dici così perché sai che non mi posso fermare, va là, va là, aggiunse quasi con un tono serioso, anche se col sorriso in bocca.
Comunque domani pomeriggio sarà esattamente nel posto dove ti ho indicato, verso le due, o due e mezza, guarda tu caro >
S infilò il vestito che aveva dentro alla borsa da mare, poi, cosa che fino a quel momento non aveva mai fatto, si avvicinò chinandosi e mi diede un bacio, uno solo, appoggiando delicatamente le labbra sulla guancia, vicino, molto vicino, pericolosamente troppo vicino alle mie labbra, poi si girò su se stessa e sculettando se ne andò, solo dopo alcuni passi, girandosi e levando glo occhiali aggiunse…
< Allora a domani…e comunque tra un’ora piove > mi disse facendomi l'occhiolino.
E ‘mo so cazzi, direbbero nella città eterna, eh si, ‘so cazzi mia…
CONTINUA…
100
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il prelievo - Terza parte -
Commenti dei lettori al racconto erotico