Gli albergatori - terzo episodio
scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 12 min
di
Felipe Gonzales
genere
orge
cura
A+
Sono passate due settimane dal mio viaggio in Calabria, l’attività in albergo è andata avanti a ritmo sostenuto, Carla è felice e non vorrebbe mai staccare, ma io vedo che ha bisogno di riposarsi, di uscire fuori da quelle mura e rilassarsi, magari su una spiaggia che non sia quella romagnola.
Quando le proposi di non accettare più prenotazioni almeno per due settimane, lei si oppose perché non intendeva rinunciare alla sua dose giornaliera di manici e passere, in fondo per lei non era un lavoro, era una festa continua.
Le feci notare che durante l’anno avevamo l’obbligo di garantire un periodo di almeno quindici giorni continuativi di ferie ai nostri dipendenti, perché non approfittarne per farci un viaggetto anche noi?
“Quale meta proponi?” mi chiese, senza dimostrare particolare entusiasmo.
“Calabria” le risposi “Siamo a settembre, non avremo difficoltà a trovare un appartamento libero.”
Carla non era ancora convinta e mi chiese: “Va bene, ma cosa faremo per due settimane?”
“Non ti preoccupare, il mio amico Antonio ci farà da cicerone, sono sicuro che visiteremo posti bellissimi e frequenteremo locali stupendi”
“Chi Antonio, quello con il cazzo che ti piace tanto? Devo essere gelosa?”
“Amore, non hai motivo di essere gelosa, il mio cuore è solo per te, durante le ferie posso presentarti anche il manico di Antonio, vedrai che ti piacerà. Io mi consolerò con sua moglie Sofia, sembra che sia sempre aperta a nuove esperienze.”
Il pensiero di nuove avventure la convinse e mi sollecitò a telefonare al mio amico per organizzare il nostro viaggio.
Le stanze erano prenotate fino a fine settimana, bloccai le prenotazioni e misi un annuncio sul nostro sito: “Cari amici, ci prendiamo quindici giorni di riposo a partire da lunedì 7 settembre, torneremo il 21 e saremo felici di ospitarvi per nuove avventure.”
Telefonai ad Antonio, lo informai del nostro desiderio e gli chiesi se conoscesse qualcuno per poter prendere in affitto un appartamento vicino al mare.
“Ma quale appartamento, ho una villetta a Riace Marina che dà sulla spiaggia, c’è posto per tutti e se tu non hai problemi potrei invitare anche Roberto con sua moglie Marisa.”
“Non sapevo che Roberto fosse sposato.”
“Devi sapere che il cambiamento di Roberto è merito soprattutto di sua moglie, che lo ha distolto dalle sue vecchie abitudini e gli ha fatto abbandonare le cattive compagnie.”
“Antonio, devo confessarti che a mia moglie ho raccontato tutto dei nostri incontri ed è stato questo che l’ha convinta a venire in Calabria. Speravamo di trascorrere momenti particolari in compagnia tua e di tua moglie, non conoscendo la moglie di Roberto, non vorremmo turbarla e rovinare le ferie a tutti.”
“Non ti preoccupare Mario, Marisa è una porcellina come tutti noi. Come pensi che abbia calmato quel bullo di Roberto? Non ti preoccupare, fate le valige e venite. Ah, dimenticavo, non avrete bisogno di molti costumi di ricambio per il mare, mi piacerebbe farvi frequentare la vicina spiaggia Naturista di STIGNANO. Buon viaggio!!!”
Non sapevo se essere felice o preoccuparmi per quanto mi aveva prospettato Antonio, rischiavamo di scopare più di quanto non facessimo per omaggiare i nostri clienti.
Finito di parlare con Antonio andai alla reception convinto di trovare Carla, trovai invece Marzia e le chiesi dove fosse mia moglie.
“La signora è nella camera degli americani e ha dato disposizioni affinché gli ospiti di questa settimana fossero serviti solo da voi.”
“Bene” le risposi, “vuol dire che tu e Khadim questa settimana vi riposerete e dopo vi farete due settimane di ferie.”
“Veramente, signore, io e Khadim pensavamo che lei potesse far cambiare idea a sua moglie. Anche per noi questo non è solo un lavoro e poi la settimana prossima dovete partire, non dovete stancarvi troppo.”
Marzia mi parlava con voce calda e sensuale facendomi sentire il suo fiato sul collo, la sua mano mi accarezzava il petto e cominciava a scendere verso l’inguine.
Non potevo rimanere insensibile a quelle premure, la baciai cercando di ficcarle la lingua in gola, poi lei accovacciò sotto il bancone della reception, liberò il mio uccello, iniziò un pompino favoloso e si fermò solo per ingoiare tutto il mio seme.
“Non ti preoccupare Marzia, di a Khadim che potrete ancora divertirvi prima di andare in ferie.”
La baciai e tornai in ufficio ad attendere Carla, quando arrivò le raccontai della telefonata avuta con Antonio e le chiesi perché avesse deciso di scopare fino all’ultimo giorno, in questo modo non avrebbe avuto il tempo di prepararsi e sarebbe partita in pessime condizioni, le ricordai che avevamo deciso di viaggiare in auto e che il viaggio sarebbe durato almeno 13 ore, pertanto, era meglio riposare prima della partenza.
Per essere a destinazione il lunedì mattina, partimmo domenica pomeriggio, avremmo fatto con calma e ci saremmo goduti il viaggio.
Finalmente abbiamo chiuso tutto e siamo partiti, erano anni che non viaggiavamo di notte verso la Calabria, iniziammo a ricordare i viaggi fatti da giovani per andare a trovare i nostri genitori.
Inconsapevolmente sostammo nelle stesse aree di servizio di un tempo e come allora curiosammo nei negozi e ne approfittammo per comprare dei pensierini per i nostri amici.
In un autogrill ENI trovammo un’area riservata in cui erano esposti DVD porno e ne acquistammo diversi per vivacizzare le nostre serate.
Guidavo da diverse ore e sentivo il bisogno di riposare, entrai in un’area di sosta e scendemmo per sgranchirci le gambe, ci appoggiammo alla macchina e ci rilassammo godendoci il panorama notturno e la piacevole brezza marina.
Carla poggiò la testa sulla mia spalla, io la cinsi con un braccio ed emozioni ormai lontane riaffiorarono come per miracolo.
Iniziammo a baciarci e ad accarezzarci con passione, incuranti del luogo in cui ci trovavamo.
In quel momento c’eravamo solo noi e il nostro amore, i nostri corpi si cercavano, io feci scivolare le spalline del suo vestito, misi a nudo il suo seno e iniziai a baciarlo, a succhiare i suoi capezzoli, volevo divorare quelle tette meravigliose.
Carla gemeva per il piacere, prese una mia mano e la posò sul suo clitoride e mi invitò ad accarezzarla, dopo pochi minuti urlò il suo orgasmo.
Carla mi fece sdraiare sul cofano della nostra auto, mi sfilò i pantaloni e tirò fuori il mio cazzo ingoiandolo subito, fu in quel momento, mentre lei mi pompava come un’assatanata, che io mi eri resi conto che non eravamo più soli.
Due giovani camionisti attirati dai nostri gemiti si erano avvicinati e stavano ammirando le meraviglie che mia moglie stava involontariamente esibendo, io sollevai la testa di Carla e la girai verso i nuovi arrivati.
I due guardoni si resero conto di essere stati scoperti e ci tranquillizzarono subito alzando le mani e dicendo: “Scusate signori, non volevamo disturbare, ma le vostre urla e i vostri gemiti ci hanno incuriositi e siamo venuti a controllare, continuate pure, noi andiamo via.”
“Scusatemi voi” rispose Carla “a volte quando arrivo all’orgasmo sono un po' rumorosa.”
Mentre lo diceva iniziò a segarmi e con l’altra mano fece cenno ai due uomini di avvicinarsi, quando furono a pochi passi da noi ci presentò: “Piacere, io sono Carla e questo maiale è mio marito Mario.”
Loro erano Luigi e Vittorio, si avvicinarono ulteriormente per porgere la mano, ma Carla preferì stringere il pacco a lei più vicino apprezzandone la consistenza, io le tenni il gioco e feci altrettanto con il suo amico.
Dopo le presentazioni Carla riprese il pompino che aveva interrotto e aprendo per bene le chiappe invitò i nuovi amici a servirsi.
Luigi sfoderò il suo cazzo, mettendo in mostra un manganello lungo con un diametro notevole che sembrava vivere di vita propria per come vibrava, poggiò il suo glande tra le grandi labbra e iniziò a spingere lentamente, si fermò solo quando non fu completamente dentro e allora diede un ulteriore spinta facendo sbattere la punta del suo cazzo contro la cervice di Clara.
Luigi iniziò a sbattere il suo pene dentro la fica di mia moglie, spingendo con tanta forza da sollevarla da terra, ad ogni colpo quel gigante urtava la cervice, sembrava che volesse entrare nell’utero.
Carla era sconvolta da quell’uragano, non aveva più il controllo del suo corpo e gridava: “Cazzo Mario, mi sta spaccando.” Poi rivolgendosi a Luigi lo incitava a continuare: “Si, si, continua, non ti fermare, fammelo uscire dalla bocca.” un secondo orgasmo la travolse improvvisamente e lei iniziò a contrarsi con spasmi incontrollabili.
Passarono alcuni minuti prima che si riprendesse, quando si fu calmata Luigi riprese la sua opera di sfondamento e quando sentì la sborra salire, si sfilò da quella calda caverna e si scaricò nella bocca di Carla.
Io e Vittorio eravamo come incantati da quello spettacolo e quando finì, io mi impossessai del suo pene. Il suo cazzo non sfigurava vicino a quello del suo amico, quello che perdeva in grossezza lo guadagnava in lunghezza.
Quando lo avvicinai alle labbra, sentii il suo odore non era forte, anzi, era profumato, sapeva di pulito, questo mi eccitò maggiormente, così aprì la bocca e iniziai a pomparlo, cercavo di avvolgerlo con la lingua e lo ricoprivo di saliva per farlo scorrere più facilmente.
Vittorio gradiva il mio lavoro, poggiò una mano sulla mia testa e me la spinse con decisione fino a quando il suo serpente non entrò nella mia gola e le mie labbra non entrarono a contatto con il suo inguine, io riuscì a vincere i conati di vomito e continuai a pomparlo ingoiandolo sempre tutto fino alla radice.
Mentre mi facevo scopare in bocca da Vittorio, feci cenno al suo amico di incularmi, “Sicuro?” disse Luigi, “Non vorrei spaccarti” e io lo provocai ulteriormente: “Fallo se ci riesci.”
Quelle parole lo convinsero e, dopo avermi bagnato per bene con la sua saliva, iniziò la sua opera di demolizione, Luigi rimase a bocca aperta, appena poggiò il suo cazzo io spinsi con forza il mio culo verso di lui facendolo entrare tutto in un colpo.
“Che troia che sei, il tuo culo è più accogliente di una vagina.”
Nonostante fossi riuscito a prenderlo tutto facilmente, le dimensioni di quel pene massaggiavano tutte le pareti del mio intestino e premevano sulla mia prostata, il massaggio anale e il cazzo che mi scopava la gola mi fecero arrivare senza che io toccassi il mio membro.
Vedendomi arrivare Vittorio e Luigi aumentarono il ritmo e scaricarono dentro di me litri di sborra.
Quando fummo tutti sazi di sesso, ci recammo presso il loro mezzo, accesero le luci esterne e ci fecero accomodare su due poltroncine pieghevoli.
Mentre Luigi apriva un tavolino e tirava fuori altre due sedie Vittorio accese due fornelli da campo e mise a bollire l’acqua per la pasta e a scaldare del sugo di pomodori e basilico.
Le luci esterne di quel tir erano incredibili, sembrava di essere in discoteca, Luigi salì in cabina, abbassò i finestrini, accese l’impianto stereo, mise un liscio e invitò Carla a ballare.
Dopo qualche minuto, Vittorio ci chiamò, gli spaghetti erano pronti e li divorammo con piacere, poi ci offrirono un caffè bollente e mentre ce lo gustavamo ci raccontarono dei loro viaggi.
Ci spiegarono che facevano molto spesso sosta in quell’area, perché era attrezzata con servizi igienici e docce molto puliti, per loro era molto importante viaggiare in sicurezza, per questo viaggiavano sempre in due e appena potevano si fermavano per rinfrescarsi.
Luigi disse ridendo: “Per fortuna che dopo la doccia abbiamo incontrato voi, altrimenti stasera avrei dovuto accontentarmi del cazzo di Vittorio.”
Vittorio, mostrando il suo cazzo nuovamente duro, disse: “Cosa hai da dire contro il mio amico? Mi sembra che il tuo culo abbia sempre gradito.”
Scoppiammo tutti a ridere, ma io, intuendo che presto la cosa sarebbe degenerata prolungando ulteriormente la nostra sosta, dissi: “No amici, noi vi lasciamo ai vostri giochi, dobbiamo riprendere il nostro viaggio, siamo attesi a Riace Marina e non possiamo tardare oltre.”
Li salutammo, demmo loro un nostro biglietto con l’indirizzo del nostro albergo e del nostro sito internet invitandoli a venirci a trovare perché li avremmo ospitati volentieri.
Riprendemmo il nostro viaggio fermandoci solo per fare rifornimento, in questo modo recuperammo il tempo perso e arrivammo quasi in orario.
Al nostro arrivo Antonio ci abbracciò e ci presentò sua moglie Sofia. Carla rivolgendosi a lui disse: “Così tu sei il famoso Antonio, le cui imprese hanno tanto colpito il mio Mario, se è tutto vero capisco come tu abbia potuto conquistare una bellezza come Sofia.”
In effetti Sofia era molto bella, bionda, alta quasi un metro e ottanta, un seno imponente con due capezzoli che sembravano voler bucare la sottile stoffa che li copriva e due gambe bellissime che sembravano non finire mai.
Sofia ci fece strada e mentre camminava sculettando, il suo abito aderente saliva esponendo i suoi glutei fantastici, lei con fare malizioso lo tirava giù per poi fare in modo che risalisse nuovamente, era uno spettacolo meraviglioso e io sbavai per tutto il vialetto che conduceva alla villa.
La birichina non indossava nulla sotto il vestito e tutto fu più evidente quando con mosse ben studiate fece cadere le chiavi di casa e si chinò per raccoglierle esibendo la sua fica completamente depilata e un ano che sembrava abituato a grossi calibri.
Per non creare equivoci mise le mani sulle natiche e roteò quella meraviglia, ci stava fornendo un assaggio di quello che ci avrebbe offerto durante la nostra vacanza.
Prima che Sofia si rialzasse Carla le infilò due dita nella vagina e trovandola già molto bagnata ne aggiunse altre due e mi disse: “Mario, lei è più procella di noi, la sua fica è un lago.”
Tolse la mano dalla passera di Sofia e me la porse per farmela leccare, il suo sapore mi inebriò e io non volli perdere l’occasione per assaggiare quelle delizie calabresi, infilai la mia mano in quella fica spalancata e fradicia, poi con i suoi umori lubrificai per bene l’ingresso posteriore e iniziai a infilarci le dita una per volta
Quella porcella in calore continuava a spingere fino a quando non accolse tutta sua mano nel suo culo, a quel punto intervenne Antonio: “Bene ragazzi, avete ricevuto il saluto di benvenuto, che ne dite se ci accomodiamo? Dopo che vi sarete rinfrescati e riposati un poco, mangeremo e dopo organizzeremo la vacanza.”
Quando le proposi di non accettare più prenotazioni almeno per due settimane, lei si oppose perché non intendeva rinunciare alla sua dose giornaliera di manici e passere, in fondo per lei non era un lavoro, era una festa continua.
Le feci notare che durante l’anno avevamo l’obbligo di garantire un periodo di almeno quindici giorni continuativi di ferie ai nostri dipendenti, perché non approfittarne per farci un viaggetto anche noi?
“Quale meta proponi?” mi chiese, senza dimostrare particolare entusiasmo.
“Calabria” le risposi “Siamo a settembre, non avremo difficoltà a trovare un appartamento libero.”
Carla non era ancora convinta e mi chiese: “Va bene, ma cosa faremo per due settimane?”
“Non ti preoccupare, il mio amico Antonio ci farà da cicerone, sono sicuro che visiteremo posti bellissimi e frequenteremo locali stupendi”
“Chi Antonio, quello con il cazzo che ti piace tanto? Devo essere gelosa?”
“Amore, non hai motivo di essere gelosa, il mio cuore è solo per te, durante le ferie posso presentarti anche il manico di Antonio, vedrai che ti piacerà. Io mi consolerò con sua moglie Sofia, sembra che sia sempre aperta a nuove esperienze.”
Il pensiero di nuove avventure la convinse e mi sollecitò a telefonare al mio amico per organizzare il nostro viaggio.
Le stanze erano prenotate fino a fine settimana, bloccai le prenotazioni e misi un annuncio sul nostro sito: “Cari amici, ci prendiamo quindici giorni di riposo a partire da lunedì 7 settembre, torneremo il 21 e saremo felici di ospitarvi per nuove avventure.”
Telefonai ad Antonio, lo informai del nostro desiderio e gli chiesi se conoscesse qualcuno per poter prendere in affitto un appartamento vicino al mare.
“Ma quale appartamento, ho una villetta a Riace Marina che dà sulla spiaggia, c’è posto per tutti e se tu non hai problemi potrei invitare anche Roberto con sua moglie Marisa.”
“Non sapevo che Roberto fosse sposato.”
“Devi sapere che il cambiamento di Roberto è merito soprattutto di sua moglie, che lo ha distolto dalle sue vecchie abitudini e gli ha fatto abbandonare le cattive compagnie.”
“Antonio, devo confessarti che a mia moglie ho raccontato tutto dei nostri incontri ed è stato questo che l’ha convinta a venire in Calabria. Speravamo di trascorrere momenti particolari in compagnia tua e di tua moglie, non conoscendo la moglie di Roberto, non vorremmo turbarla e rovinare le ferie a tutti.”
“Non ti preoccupare Mario, Marisa è una porcellina come tutti noi. Come pensi che abbia calmato quel bullo di Roberto? Non ti preoccupare, fate le valige e venite. Ah, dimenticavo, non avrete bisogno di molti costumi di ricambio per il mare, mi piacerebbe farvi frequentare la vicina spiaggia Naturista di STIGNANO. Buon viaggio!!!”
Non sapevo se essere felice o preoccuparmi per quanto mi aveva prospettato Antonio, rischiavamo di scopare più di quanto non facessimo per omaggiare i nostri clienti.
Finito di parlare con Antonio andai alla reception convinto di trovare Carla, trovai invece Marzia e le chiesi dove fosse mia moglie.
“La signora è nella camera degli americani e ha dato disposizioni affinché gli ospiti di questa settimana fossero serviti solo da voi.”
“Bene” le risposi, “vuol dire che tu e Khadim questa settimana vi riposerete e dopo vi farete due settimane di ferie.”
“Veramente, signore, io e Khadim pensavamo che lei potesse far cambiare idea a sua moglie. Anche per noi questo non è solo un lavoro e poi la settimana prossima dovete partire, non dovete stancarvi troppo.”
Marzia mi parlava con voce calda e sensuale facendomi sentire il suo fiato sul collo, la sua mano mi accarezzava il petto e cominciava a scendere verso l’inguine.
Non potevo rimanere insensibile a quelle premure, la baciai cercando di ficcarle la lingua in gola, poi lei accovacciò sotto il bancone della reception, liberò il mio uccello, iniziò un pompino favoloso e si fermò solo per ingoiare tutto il mio seme.
“Non ti preoccupare Marzia, di a Khadim che potrete ancora divertirvi prima di andare in ferie.”
La baciai e tornai in ufficio ad attendere Carla, quando arrivò le raccontai della telefonata avuta con Antonio e le chiesi perché avesse deciso di scopare fino all’ultimo giorno, in questo modo non avrebbe avuto il tempo di prepararsi e sarebbe partita in pessime condizioni, le ricordai che avevamo deciso di viaggiare in auto e che il viaggio sarebbe durato almeno 13 ore, pertanto, era meglio riposare prima della partenza.
Per essere a destinazione il lunedì mattina, partimmo domenica pomeriggio, avremmo fatto con calma e ci saremmo goduti il viaggio.
Finalmente abbiamo chiuso tutto e siamo partiti, erano anni che non viaggiavamo di notte verso la Calabria, iniziammo a ricordare i viaggi fatti da giovani per andare a trovare i nostri genitori.
Inconsapevolmente sostammo nelle stesse aree di servizio di un tempo e come allora curiosammo nei negozi e ne approfittammo per comprare dei pensierini per i nostri amici.
In un autogrill ENI trovammo un’area riservata in cui erano esposti DVD porno e ne acquistammo diversi per vivacizzare le nostre serate.
Guidavo da diverse ore e sentivo il bisogno di riposare, entrai in un’area di sosta e scendemmo per sgranchirci le gambe, ci appoggiammo alla macchina e ci rilassammo godendoci il panorama notturno e la piacevole brezza marina.
Carla poggiò la testa sulla mia spalla, io la cinsi con un braccio ed emozioni ormai lontane riaffiorarono come per miracolo.
Iniziammo a baciarci e ad accarezzarci con passione, incuranti del luogo in cui ci trovavamo.
In quel momento c’eravamo solo noi e il nostro amore, i nostri corpi si cercavano, io feci scivolare le spalline del suo vestito, misi a nudo il suo seno e iniziai a baciarlo, a succhiare i suoi capezzoli, volevo divorare quelle tette meravigliose.
Carla gemeva per il piacere, prese una mia mano e la posò sul suo clitoride e mi invitò ad accarezzarla, dopo pochi minuti urlò il suo orgasmo.
Carla mi fece sdraiare sul cofano della nostra auto, mi sfilò i pantaloni e tirò fuori il mio cazzo ingoiandolo subito, fu in quel momento, mentre lei mi pompava come un’assatanata, che io mi eri resi conto che non eravamo più soli.
Due giovani camionisti attirati dai nostri gemiti si erano avvicinati e stavano ammirando le meraviglie che mia moglie stava involontariamente esibendo, io sollevai la testa di Carla e la girai verso i nuovi arrivati.
I due guardoni si resero conto di essere stati scoperti e ci tranquillizzarono subito alzando le mani e dicendo: “Scusate signori, non volevamo disturbare, ma le vostre urla e i vostri gemiti ci hanno incuriositi e siamo venuti a controllare, continuate pure, noi andiamo via.”
“Scusatemi voi” rispose Carla “a volte quando arrivo all’orgasmo sono un po' rumorosa.”
Mentre lo diceva iniziò a segarmi e con l’altra mano fece cenno ai due uomini di avvicinarsi, quando furono a pochi passi da noi ci presentò: “Piacere, io sono Carla e questo maiale è mio marito Mario.”
Loro erano Luigi e Vittorio, si avvicinarono ulteriormente per porgere la mano, ma Carla preferì stringere il pacco a lei più vicino apprezzandone la consistenza, io le tenni il gioco e feci altrettanto con il suo amico.
Dopo le presentazioni Carla riprese il pompino che aveva interrotto e aprendo per bene le chiappe invitò i nuovi amici a servirsi.
Luigi sfoderò il suo cazzo, mettendo in mostra un manganello lungo con un diametro notevole che sembrava vivere di vita propria per come vibrava, poggiò il suo glande tra le grandi labbra e iniziò a spingere lentamente, si fermò solo quando non fu completamente dentro e allora diede un ulteriore spinta facendo sbattere la punta del suo cazzo contro la cervice di Clara.
Luigi iniziò a sbattere il suo pene dentro la fica di mia moglie, spingendo con tanta forza da sollevarla da terra, ad ogni colpo quel gigante urtava la cervice, sembrava che volesse entrare nell’utero.
Carla era sconvolta da quell’uragano, non aveva più il controllo del suo corpo e gridava: “Cazzo Mario, mi sta spaccando.” Poi rivolgendosi a Luigi lo incitava a continuare: “Si, si, continua, non ti fermare, fammelo uscire dalla bocca.” un secondo orgasmo la travolse improvvisamente e lei iniziò a contrarsi con spasmi incontrollabili.
Passarono alcuni minuti prima che si riprendesse, quando si fu calmata Luigi riprese la sua opera di sfondamento e quando sentì la sborra salire, si sfilò da quella calda caverna e si scaricò nella bocca di Carla.
Io e Vittorio eravamo come incantati da quello spettacolo e quando finì, io mi impossessai del suo pene. Il suo cazzo non sfigurava vicino a quello del suo amico, quello che perdeva in grossezza lo guadagnava in lunghezza.
Quando lo avvicinai alle labbra, sentii il suo odore non era forte, anzi, era profumato, sapeva di pulito, questo mi eccitò maggiormente, così aprì la bocca e iniziai a pomparlo, cercavo di avvolgerlo con la lingua e lo ricoprivo di saliva per farlo scorrere più facilmente.
Vittorio gradiva il mio lavoro, poggiò una mano sulla mia testa e me la spinse con decisione fino a quando il suo serpente non entrò nella mia gola e le mie labbra non entrarono a contatto con il suo inguine, io riuscì a vincere i conati di vomito e continuai a pomparlo ingoiandolo sempre tutto fino alla radice.
Mentre mi facevo scopare in bocca da Vittorio, feci cenno al suo amico di incularmi, “Sicuro?” disse Luigi, “Non vorrei spaccarti” e io lo provocai ulteriormente: “Fallo se ci riesci.”
Quelle parole lo convinsero e, dopo avermi bagnato per bene con la sua saliva, iniziò la sua opera di demolizione, Luigi rimase a bocca aperta, appena poggiò il suo cazzo io spinsi con forza il mio culo verso di lui facendolo entrare tutto in un colpo.
“Che troia che sei, il tuo culo è più accogliente di una vagina.”
Nonostante fossi riuscito a prenderlo tutto facilmente, le dimensioni di quel pene massaggiavano tutte le pareti del mio intestino e premevano sulla mia prostata, il massaggio anale e il cazzo che mi scopava la gola mi fecero arrivare senza che io toccassi il mio membro.
Vedendomi arrivare Vittorio e Luigi aumentarono il ritmo e scaricarono dentro di me litri di sborra.
Quando fummo tutti sazi di sesso, ci recammo presso il loro mezzo, accesero le luci esterne e ci fecero accomodare su due poltroncine pieghevoli.
Mentre Luigi apriva un tavolino e tirava fuori altre due sedie Vittorio accese due fornelli da campo e mise a bollire l’acqua per la pasta e a scaldare del sugo di pomodori e basilico.
Le luci esterne di quel tir erano incredibili, sembrava di essere in discoteca, Luigi salì in cabina, abbassò i finestrini, accese l’impianto stereo, mise un liscio e invitò Carla a ballare.
Dopo qualche minuto, Vittorio ci chiamò, gli spaghetti erano pronti e li divorammo con piacere, poi ci offrirono un caffè bollente e mentre ce lo gustavamo ci raccontarono dei loro viaggi.
Ci spiegarono che facevano molto spesso sosta in quell’area, perché era attrezzata con servizi igienici e docce molto puliti, per loro era molto importante viaggiare in sicurezza, per questo viaggiavano sempre in due e appena potevano si fermavano per rinfrescarsi.
Luigi disse ridendo: “Per fortuna che dopo la doccia abbiamo incontrato voi, altrimenti stasera avrei dovuto accontentarmi del cazzo di Vittorio.”
Vittorio, mostrando il suo cazzo nuovamente duro, disse: “Cosa hai da dire contro il mio amico? Mi sembra che il tuo culo abbia sempre gradito.”
Scoppiammo tutti a ridere, ma io, intuendo che presto la cosa sarebbe degenerata prolungando ulteriormente la nostra sosta, dissi: “No amici, noi vi lasciamo ai vostri giochi, dobbiamo riprendere il nostro viaggio, siamo attesi a Riace Marina e non possiamo tardare oltre.”
Li salutammo, demmo loro un nostro biglietto con l’indirizzo del nostro albergo e del nostro sito internet invitandoli a venirci a trovare perché li avremmo ospitati volentieri.
Riprendemmo il nostro viaggio fermandoci solo per fare rifornimento, in questo modo recuperammo il tempo perso e arrivammo quasi in orario.
Al nostro arrivo Antonio ci abbracciò e ci presentò sua moglie Sofia. Carla rivolgendosi a lui disse: “Così tu sei il famoso Antonio, le cui imprese hanno tanto colpito il mio Mario, se è tutto vero capisco come tu abbia potuto conquistare una bellezza come Sofia.”
In effetti Sofia era molto bella, bionda, alta quasi un metro e ottanta, un seno imponente con due capezzoli che sembravano voler bucare la sottile stoffa che li copriva e due gambe bellissime che sembravano non finire mai.
Sofia ci fece strada e mentre camminava sculettando, il suo abito aderente saliva esponendo i suoi glutei fantastici, lei con fare malizioso lo tirava giù per poi fare in modo che risalisse nuovamente, era uno spettacolo meraviglioso e io sbavai per tutto il vialetto che conduceva alla villa.
La birichina non indossava nulla sotto il vestito e tutto fu più evidente quando con mosse ben studiate fece cadere le chiavi di casa e si chinò per raccoglierle esibendo la sua fica completamente depilata e un ano che sembrava abituato a grossi calibri.
Per non creare equivoci mise le mani sulle natiche e roteò quella meraviglia, ci stava fornendo un assaggio di quello che ci avrebbe offerto durante la nostra vacanza.
Prima che Sofia si rialzasse Carla le infilò due dita nella vagina e trovandola già molto bagnata ne aggiunse altre due e mi disse: “Mario, lei è più procella di noi, la sua fica è un lago.”
Tolse la mano dalla passera di Sofia e me la porse per farmela leccare, il suo sapore mi inebriò e io non volli perdere l’occasione per assaggiare quelle delizie calabresi, infilai la mia mano in quella fica spalancata e fradicia, poi con i suoi umori lubrificai per bene l’ingresso posteriore e iniziai a infilarci le dita una per volta
Quella porcella in calore continuava a spingere fino a quando non accolse tutta sua mano nel suo culo, a quel punto intervenne Antonio: “Bene ragazzi, avete ricevuto il saluto di benvenuto, che ne dite se ci accomodiamo? Dopo che vi sarete rinfrescati e riposati un poco, mangeremo e dopo organizzeremo la vacanza.”
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