Sulla Fortuna - Parte 5 (Conclusione)

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SULLA FORTUNA PARTE 5 (Conclusione)

«Però, che facciamo? Sta soffrendo tantissimo! Non è che trattenendosi si rovina la prostatina? Manu ci lavora e prendiamo anche noi qualcosina! Ha quasi 50 anni. Che dici, lo facciamo venire?»
«Ma sei scema? E' attaccato a noi, ma sai che schifo?»
«Dai Michelino, appena ti calmi, vai in bagno a sfogarti»
Per riuscire a trattenermi facevo sforzi indicibili che le due diciottenni vanificavano continuando a bullizzarmi accrescendo la mia vergogna e la mia eccitazione.
Improvvisamente è arrivata una notifica sul telefono, abbiamo sentito scattare lo stipite della porta ed è entrata Manuela, Era bella come una dea, lucida di sudore. Senza alcun ritegno mi sono alzato correndo verso di lei singhiozzando e le sono saltato addosso esplodendo al primo contatto col suo corpo, arrampicato su di lei con la faccia affondata sui suoi giganteschi seni tra le risate incontenibili delle amiche.
«Ma uffa, Michelino!», ha lamentato la bambolona.
«Scusami», mi sono rammaricato ancora abbarbicato a lei con il pigiamino completamente inzozzato e la faccia immersa nella scollatura del suo body.
«Ma davvero che uomo distinto e affascinante!», ha commentato ridendo Carol scatenando l’ilarità incontenibile di Valeria.
«Va bene, adesso vuoi scendere?», mi ha chiesto Manuela mentre leggeva sul telefono un messaggio che le era appena arrivato.
«Dai, vai in bagno e cerca di ripulirti», mi ha ordinato e poi sorridendo perplessa alle amiche «Ma questo qui, ci siamo appena scambiati i numeri e già mi scrive!»
Sono entrato nel bagno privato del privé e, mentre cercavo di ripulirmi alla meglio con un po' d'acqua fredda e dei fazzoletti di carta, le loro voci mi arrivavano nitide attraverso la paratia. Ho sentito lo scatto ripetuto di uno spray.
«Spruzzo un po’ di profumo perché qui non ci sono finestre», si è lamentata Carol, «mi si è piantata nel naso la puzza che ho sentito appena ho abbassato lo sguardo sul suo divano».
«Ragazze, ma che gli avete fatto? Vi avevo chiesto, se vi andava, di fargli compagnia e giocherellarci giusto un po’», ha chiesto Manuela.
«Nulla, Manu! L'abbiamo trovato già eccitato di brutto quando siamo arrivate e ci siamo sedute vicino a lui a parlare», ha spiegato Valeria con quel suo tono malizioso. «Era stranervoso e abbiamo solo cercato di farlo rilassare».
«E mi sa che, invece, l'avete surriscaldato», ha osservato Manuela.
Ogni parola riferita a me mi suonava come una staffilata. Ad un certo ho pensato di avere tregua quando ho immaginato che le ragazze si fossero allontanate. Stavo ancora finendo di pulirmi con dei fazzoletti bagnati quando Manuela è entrata in bagno sportellandomi prepotentemente via dal lavandino con un colpo di fianco. Senza nemmeno guardarmi, ha afferrato una manciata di fazzoletti di carta e li ha bagnati strofinando in fretta il body e le cosce davanti allo specchio.
«Le ragazze sono tornate in pista e le raggiungo subito. Tu fai il bravo e ti prometto che dopo torno, ti porto in pista seduto sul mio culone palestrato e faccio ballare la techno al tuo pisellino»
Dopo aver finito di pulirsi rapidamente si è chinata fulminea su di me e mi ha dato un bacio profondo, con la lingua, che mi ha tolto il respiro. È stato un bacio breve, ma passionale, travolgente, di quelli che mi concedeva sì e no due volte in tre mesi, anche se sapevo fin troppo bene che Manuela non era mossa da alcuna passione per me. Mi sentivo ancora tutto illanguidito e dovevo avere ancora la testa alta e gli occhi chiusi, terribilmente desideroso che continuasse, quando è uscita dal bagno come una furia così come era entrata.
Rimessomi in condizioni più accettabili, sono uscito dal bagno e sono tornato a guardare fuori dallo specchio segreto. Vedevo già Manuela ballare con energia selvaggia e dopo pochi minuti è stata raggiunta dal ragazzo di prima. Per quanto fosse più basso di lei, lui le parlava sorridendo, sicuro di sé, muovendo le braccia vigorose con gesti ampi e rilassati. Le ha fatto assaggiare il suo drink, si sono scambiati alcune parole e, dopo alcuni secondi di silenzio, si sono poi baciati a lungo con passione travolgente.
Sono andato verso il tavolo, ho riempito il mio calice di champagne e sono tornato a sedermi sul divano esattamente come prima, con la schiena poggiata sullo schienale e le mie gambette penzolanti. Volevo stare il più comodo possibile perché avevo ancora un forte senso di vertigine dopo il bacio che mi aveva dato. Ho preso l’IPhone e le ho acquistato l’ennesimo body che mi aveva chiesto di prendere, il Whitney Playsuit di Agent Provocateur.
Ho poi letto qualche mail di lavoro, ho consultavo i grafici del Brent e del FTSE MIB e dopo circa due ore, dopo aver ricevuto una notifica, ho sentito lo stipite scattare e Manuela mi è ricomparsa sudata e divertita.
«E’ arrivato il momento di shakerare il tuo pisellino»
Ero eccitatissimo. Quando siamo usciti immagino fossimo ancora nel corridoio quando ho sentito le voci di Carol e Valeria che forse rientravano nel privé. Gradatamente i volumi si sono fatti più alti. Eccetto alcune frequenze più basse la musica mi arrivava come un bordone indistinto e faticavo per non andare su di giri prima che Manuela raggiungesse la pista con la sua andatura sinuosa. Ad un tratto lei si è arrestata e l’ho sentita dire a qualcuno a voce alta «avevo freddo» e poi ripeterlo più forte «avevo freddo». Ho percepito una pressione insolita schiacciarmi ancora di più contro di lei, come se dall'esterno qualcuno stesse spingendo per annullare ogni distanza. Attraverso gli strati del piumino, la voce di Manuela è risuonata d'un tratto vicina, ovattata e interrotta da piccoli ansimi soffocati e da sussurri impercettibili. Ho capito che si era fermata a baciare quel ragazzo ed io ero stato messo in attesa, letteralmente intrappolato, mentre lei godeva la sua giovinezza.
Mentre subivo quel contatto passivo, la schiena di Manuela ha compiuto di colpo uno scatto brusco e vigoroso. Qualche strato di stoffa più in là, la voce dello sconosciuto è risuonata mezza soffocata sopra il frastuono della musica: «Ehi, mi hai fatto male!».
«No, scusami», ha risposto lei con un soffio leggero.
Ho pensato in quel momento che lui, preso dall'eccitazione, dovesse aver allungato le mani e che lei gliele avesse bloccate per evitare che io fossi scoperto. Poi, mentre da alcuni indizi immaginavo avesse ripreso a baciare il tipo tenendogli i polsi serrati, Manuela ha iniziato solo per me a muovere il bacino con quel movimento fluido, sussultorio e profondo cui non sapevo resistere, che faceva proprio quando voleva farmi venire più in fretta possibile. Pur annichilito dal godimento, sono rimasto sconvolto: l'idea che, proprio nel bel mezzo del bacio con un altro uomo, la sua mente fosse comunque occupata a gestire il mio piacere mi ha privato di ogni difesa. Per il mio povero pisellino non c'è stato scampo: sono esploso miseramente mentre lei doveva essere ancora incollata alle labbra dello sconosciuto.
Appena mi ha sentito, dopo l'orgasmo, ricadere sulle sue spalle col mio corpo prono, esausto e ansimante a peso morto, ho avvertito la pressione dall'esterno allentarsi.
«Torno subito», ho sentito la sua voce spensierata da diciottenne gridare sopra i bassi, rivolta allo sconosciuto, «ora vado un attimo a lasciare il piumino perché ho caldo».
Aveva chiuso la pratica del piccolo, ricco loser in circa un minuto.
È rientrata trafelata e, prima che si richiudesse la porta blindata, ho sentito le risate delle amiche che dovevano aver assistito a tutta la scena dallo specchio segreto, divertite anche dal fatto che fossi stato liquidato in così poco tempo.
«Carol, aiutami!», ha esclamato. «Ho un problema. Tiralo su di peso da dietro o non sfilo le maniche».
«Sì, padrona! Ahahah!», ha risposto Carol ridendo.
Per permettere a Manuela di sfilarsi il giubbotto rimanendo in body, Carol mi ha afferrato per le maniglie superiori e mi ha sollevato a mezz'aria con tutta l’imbracatura e, invece di poggiarmi subito a terra, si è divertita a farmi penzolare nel vuoto dirigendosi verso Valeria.
«Prendilo tu, Vale! Senti quanto è leggero! Attenta perché davanti è completamente inzozzato», ha detto consegnandomi all’amica.
Valeria mi ha afferrato stando di fronte con le braccia tese per evitare ogni contatto. Il mio sguardo, slanciata com'era dai plateau, si è trovato bloccato esattamente all’altezza delle sue tettone. Facendo un risolino mi ha tenuto per qualche secondo sospeso a mezz'aria senza alcuno sforzo e poi mi ha scaricato sul fondo del divano, sganciando i moschettoni. Manuela, dopo essersi ripulita, era già tornata in pista e anche le sue amiche - o dovrei forse dire le sue forti e sensuali ancelle - alle quali mi aveva affidato, sono poi uscite subito per tornare a ballare chiudendo la blindata.
Avrei dovuto essere eccitatissimo dopo quel crescendo di umiliazioni, ma ormai svuotato e del tutto stravolto, sono crollato in un sonno profondo.
Sono stato svegliato ore dopo da uno scossone. Manuela, Carol e Valeria erano davanti a me, spettinate e stanche dopo la notte passata a ballare.
«Sveglia, Michelino», mi ha ordinato Manuela accarezzandomi i capelli. «È l'alba. Riaccompagnaci a casa».
Dopo essermi ripulito alla meglio, mi sono infilato i vestiti in silenzio, ho preso le chiavi dell'auto e le ho seguite nel parcheggio, pronto a fare loro da autista.
Mentre guidavo ho fatto un rapido calcolo mentale: quella notte mi era costata tremila euro. Tremila euro per un'eiaculazione fulminea e un'altra di circa un minuto nel piumino, in mezzo alla pista, dove il periodo refrattario mi aveva concesso un brivido più lungo. Avevo pagato circa cinquanta euro per ogni singolo secondo della mia virilità patetica. Quel calcolo così fallimentare mi ha provocato un brivido.
L’indomani ho aperto Instagram sul telefono. Nei Reels della discoteca Manuela era ovunque. I video dei PR concentrati solo su di lei che ballava scatenata in body e autoreggenti erano diventati virali, sommersi da migliaia di commenti come "Madonna che figa!" o "Qual è il suo ig?". “Ha un onlyfans?”.
Mi sono così trovato a pensare che Manuela un giorno avrebbe tranquillamente potuto aprire un profilo Onlyfans e arricchirsi enormemente o anche diventare un’influencer famosa o più semplicemente innamorarsi di un ragazzo e crescere. Ho realizzato che con certezza non avrei potuto godere di lei per sempre ed ho provato una tristezza indicibile.
Nelle ore successive è avvenuto qualcosa di incredibile: sempre sull’account della discoteca è apparso un Reel di un utente in cui lei con il piumino oversize nero allacciato fino al mento baciava quel ragazzo muovendo sinuosamente i fianchi. Ho fissato lo schermo con incredibile eccitazione: nessuno di quei milioni di utenti avrebbe mai potuto sospettare che, in quei precisi secondi di video, là dentro c’ero io, microscopico, che morivo di piacere e vergogna sul suo corpo.
Ho fatto degli screen di quel reel ed ho ingrandito il suo volto. Per quanto possa sembrare assurdo e in contraddizione con quello che avevo percepito nella serata mi è sembrato di scorgere nei suoi occhi un’espressione che mostrava più il piacere che provava nel far godere il suo bravo ometto che quello nel baciare quel ragazzo. Mi sono detto che la mia non fosse altro che la classica illusione della persona sottomessa in questo tipo di relazioni, ma più vedevo quegli occhi e più mi convincevo che lei era felice perché io godevo e il suo piacere – va precisato – era unicamente piacere professionale.

***

«Sai, Michelino...» mi ha detto ieri Manuela, lisciandosi il tessuto del nuovo body appena arrivato e che indosserà domani quando torneremo in discoteca, «praticamente nessun brand normale che mi piace ha le mie misure. Per i vestiti dei grandi stilisti le mie forme sono semplicemente troppe».
«Ma tu sei una dea proprio perché sei così...» ho sussurrato io, contemplandola seduto sul letto, «tutti gli uomini impazziscono per te, sei un sogno».
Lei ha abbassato lo sguardo su di me, facendomi un sorriso da monellaccia e accarezzandomi i capelli.
«Beh, anche tu hai un po’ lo stesso identico problema con le taglie, no? Tu, però, sei un microbo proprio perché sei così. Sei solo un minucolo ometto ridicolo. Ma», ha aggiunto abbassandosi per darmi un bacino, «sei un ometto che ha avuto la grande fortuna di nascere ricco. Non è perciò per dei tuoi meriti personali, ma è grazie all’azienda fondata da tuo padre», ha detto sollevandomi, mettendomi a cavalcioni sulle sue spalle e sfilando il mio cazzettino durissimo dai boxer, « che adesso ti meriti un bel pompino da questa diciottenne succhiasoldi. È solo per questo, perché sei ricco, che sto per farti un pompino. Quindi ringrazia sempre il tuo papà, mio piccolo, ricco loser».
Si è alzata tenendomi su di sé e sostenendomi dolcemente con le mani dietro le spalle, ha fatto scomparire completamente il mio pisellino nella sua bocca ed è rimasta quasi immobile, tenendolo al calduccio tra le sue morbide labbra per un tempo che mi è sembrato infinito. Mentre mi sorreggeva, ho avvertito il calore protettivo del suo abbraccio e il modo incredibilmente soffice e attento con cui le sue lunghe mani accarezzavano la mia schiena esile per non farmi stancare. C’era una dolcezza profonda, quasi viscerale, nel modo in cui accudiva il mio piacere. Ha preso poi a spompinarmi, ma lentissimamente, fermandosi appena sentiva che inarcavo la schiena per il piacere e riprendendo con uguale lentezza. Voleva farmi godere il più possibile e, avendo una piena conoscenza e il totale controllo di me, sarebbe stata capace di tenermi sospeso al culmine senza farmi venire per giorni, mesi ed anni. Ha scelto di farmi esplodere proprio quando era più giusto, nel momento precedente a quello in cui il massimo del godimento avrebbe rischiato di portare all’inizio della sofferenza.
Mentre tremavo terribilmente, eiaculandole in bocca a due metri e mezzo di altezza, sopraffatto da quell'estasi e da uno tsunami di dopamina che mi azzerava ogni difesa, non ho capito se fosse la mia biologia o forse il mio cuore a parlare; le ho sussurrato quasi piangendo: «Manuela, ti amo». E lei ha finto di non sentire.

***

Sono in pista. Sento il mio patetico pisellino di mezz'età cedere per l’ennesima volta in mezzo alla folla di giovani mentre la mia gigantesca diciottenne tettona balla scatenata ed io sono sospeso da terra, stretto a pressione contro il suo corpo bollente, isolato dal mondo intero nel buio soffice del piumino oversize dove i bassi della musica e i risolini delle amiche mi arrivano del tutto ovattati, fissandomi per sempre in questo singolo fotogramma di pura estasi e totale sottomissione. Mi chiamo Michele, ho 48 anni e sono un uomo fortunatissimo.

Se volete scrivermi per suggerimenti, commenti o scambi di opinioni sul racconto e sulle dinamiche della storia, potete contattarmi a: Tinyman70@proton.me
scritto il
2026-09-08
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