Rino

di
genere
confessioni

Da quando tornammo i giorni trascorrevano tutti uguali, a volte c'era evvero qualche distrazione col postino, col salumiere , il venditore ambulante , ma il canovaccio era quello, nessuna emozione. Il tempo passava mestamente, ed inesorabile arrivo la fine di settembre
Era il periodo che facevamo il vino,una festa per alcuni di noi. Mio padre raccontava ogni volta che da giovane il vino si faceva coi piedi. Si metteva l'uva tutt'insieme in un tino bello capiente e maschi e femmine lo pigiavano con i piedi scalzi trasformandolo in mosto. Noi non pigiavamo più luva con i piedi, avevamo.una macchina ad imbuto con due rulli dentati all'interno ed azionati da una manovella esterna . Eravamo euforici e ci scappavano tante toccatine,imbarazzo e rossore presto superato. Ogni anno era la stessa cosa , ma uno no , successe qualcosa di diverso . Il mosto fermento quattro giorni poi dovevamo distribuirlo.nei contenitori e passarlo per il torchio. Avevamo un vecchio torchio a vite, tic toc tic toc ,il torchio pian piano si avvitava intorno all'asta. Vedevo quell' asta passare per quel fulcro era come quando si chiava il culo piano piano con costanza si spinge dentro.
Ora abbiamo un torchio a pressione si fa di sicuro mena fatica. Mi ricordo quella volta mentre Emzo giocava con la figlia, non gli è mai piaciuto fare il vino,ma a berlo era bravo, io davo una mano preparando i recipienti. Rivordo uno da cinquecento litri, mentre stavo ultimando la sua pulizia mi ritrovai con mio cognato dietro. Rino, cosi si chiamava , appoggio il suo pacco sul mio culo dicendo« Ti serve qualcosa?» Sentii la consistenza di quel cazzo che ancora faccido già era appetitoso. Sapete che quando mi toccano il culo non resisto, perdo le staffe, ogni inibizione va a farsi fottere. Mi girai dissi «chiavami ora , chiavami qui»,un ordine perentorio che non ammetteva discussioni. Lo facemmo distesi nel contenitore che non era fissato bene a terra ma quella sua instabilità rese la chiavata piu eccitante. Il suo cazzo mi riempiva tutta sia in lunghezza che in larghezza io godevo come una cagna in calore lui grugniva come un maiale. Un ansimare continuo ci accompagno fino a quando lui sborrò io venni poco prima.avrei voluto dargli il culo, ma c'era poco tempo. Ci ricomponemmo e come niente fosse successo ricominciammo il nostro lavoro.
Come era giusto la cosa non ebbe un seguito almeno nell'immediato
Dopo circa due settimane ero in cantina per prendere alcune conserve quando scese anche lui
Come mi vide chiuse la porta e disse, « è da quel giorno che sogno di farti il culo ora stiamo solo noi che dici posso?» Potevo mai dire di no al fratello minore di mio marito? Non volli fargli un torto era sempre gentile con me ed allora dissi di si ma gli chiesi una chiavata completa,non solo il culo. Non rispose caccio il cazzo e me lo mise in bocca « succhia troia mi disse l'ho sempre saputo che eri una magnifica mangiacazzi.» Cominciai a succhiare, lavoravo avvolgendolo con la lingua,usavo pure le labbra e lo facevo scendere giù per la gola. Non ci mise molto e mi sborro nella gola « che magnifica troia che sei usi la bocca meglio di una puttana esperta chissà quanta pratica avrai fatto». Non ci volle molto per ritornare in tiro ed allora mi volle a pecora, « voglio penetrarti come quella cagna che sei». Mi prese nella fessa da dietro , come l'altra volta mi sentivo piena . Una pienezza che mi portò a godere più di una volta la prima fu rumorosa cioè gridavo il mio piacere a squarciagola, la seconda squirtai proprio. Quando sborro mi riempi tutta la fessa. Mi adoperai allora per rimetterlo in piedi ,il che non fu tanto difficile visto le mie doti da bocchinara.
Non appena fu di nuovo in tiro mi aprii le chiappe e dissi« vai un solo colpo fammi sentire la tua potenza». Troppo grosso dovette darne piu di uno di colpi per sentire finalmente le sue palle sbattere contro le mie natiche. Mi faceva male ma volevo di più, ancora ed ancora più forte « aprimi in due» dissi con voce rotta un po dal dolore un po dalla goduria.
Venni di culo, venni ripetutamente, mi sentivo in paradiso, e nel contempo mi sentivo una troia . A quattro zampe ci mancava solo che ululassi , o meglio guaissi e sarei stata una cagna perfetta. Anche se era la terza volta venne ancora copiosamente . Si ricompose e mi disse« grazie troia alla prossima». Io restai ancora un po' , poi ritornai a casa, non presi le conserve ma in compenso presi tanto pesce. Quella notte non dormii ,pensavo a come mi era piaciuto quel cazzo in culo particolarmente , e pensando alle sue ultime parole mi sparai un ditale,cosi mi addormentai.











scritto il
2026-08-30
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