Il profumo degli altri

di
genere
corna

Scrivo racconti erotici personalizzati su commissione e ho attivato un servizio di chat erotica.
Se interessati/e, contattatemi sul mio indirizzo e-mail: nicola.pavelli@gmail.com

Visitate anche la pagina Amazon di Nicola Pavelli dove sono presenti racconti erotici e manuali sessuali a prezzi scontatissimi.


Andrea aveva sempre saputo che Elena era una donna capace di attirare gli sguardi.
Lo aveva capito ancora prima di sposarla. Quando entravano insieme in un ristorante, c'era sempre qualcuno che si voltava. Elena sembrava non accorgersene, oppure era semplicemente molto brava a fingere.
Dopo sette anni di matrimonio, però, Andrea aveva iniziato a notare qualcosa di diverso.
Piccole cose.
Un venerdì Elena gli aveva scritto che sarebbe tornata tardi perché le colleghe avevano organizzato un aperitivo. Era rientrata quasi alle due.
“Divertita?”
“Abbastanza.”
Gli aveva dato un bacio sulla guancia ed era andata direttamente in bagno.
Andrea non aveva fatto domande.
La settimana successiva era successo di nuovo.
Poi ancora.
A poco a poco aveva cominciato a riconoscere un rituale. Elena usciva dal lavoro, gli mandava un messaggio apparentemente innocente e rincasava molto più tardi del previsto. A volte arrivava con i capelli diversi da come li ricordava quella mattina. Altre volte c'era sulla sua pelle una fragranza che Andrea non riconosceva.
Non aveva mai trovato messaggi compromettenti. Non aveva mai visto fotografie. Non aveva mai incontrato un amante.
Eppure, sapeva. O almeno credeva di sapere. La cosa che lo turbava era la propria reazione.
Avrebbe dovuto essere geloso. Avrebbe dovuto controllarle il telefono, seguirla, pretendere spiegazioni.
Invece aspettava.
Quando Elena gli scriveva stasera faccio tardi, Andrea sentiva qualcosa accendersi dentro di lui.
Erano diventate le cinque parole più ambigue del loro matrimonio.
Una sera Elena uscì indossando un vestito nero che Andrea non vedeva da anni.
“Cena con le colleghe?” Domandò.
Lei si fermò davanti allo specchio.
“Sì.”
Andrea osservò il riflesso della moglie.
“Sei molto elegante per una cena tra colleghe.”
Per un istante i loro occhi si incontrarono nello specchio.
Elena sorrise.
“Ti dà fastidio?”
Era la domanda che Andrea temeva da mesi.
“No.”
Elena continuò a guardarlo.
Forse aveva capito. Forse aveva capito da tempo. Si avvicinò, gli sistemò il colletto della camicia e gli diede un bacio leggero.
“Non aspettarmi sveglio.”
Andrea rimase solo.
Alle undici guardò l'orologio. A mezzanotte lo guardò ancora. All'una sentì finalmente la chiave nella serratura.
Elena entrò senza accendere la luce.
Andrea era sul divano.
“Sei ancora sveglio.”
“Non avevo sonno.”
Lei appoggiò la borsa sul tavolo.
Andrea avrebbe potuto domandarle dove fosse stata. Con chi. Perché fosse tornata a quell'ora.
Non lo fece.
Elena si sedette accanto a lui.
“Non mi chiedi niente?”
Andrea sentì il cuore accelerare.
“C'è qualcosa che dovrei chiederti?”
Un lungo silenzio.
Elena sorrise appena.
“No.”
Fu in quel momento che Andrea comprese la natura del loro matrimonio.
Non era più necessario mentire bene. Era sufficiente non dire la verità. Da quella sera il gioco diventò quasi impercettibilmente più evidente.
Elena smise di inventare spiegazioni elaborate.
“Esco.”
“Con chi?”
“Amici.”
Andrea non domandava quali.
Talvolta, prima di uscire, Elena gli chiedeva quale vestito preferisse.
Andrea sceglieva.
Era questo l'aspetto che più lo sconvolgeva: partecipare senza partecipare. Guardarla prepararsi sapendo che probabilmente un altro uomo avrebbe trascorso la serata con lei gli provocava una miscela quasi insostenibile di gelosia, curiosità e desiderio.
Una notte Elena tornò alle tre.
Andrea era a letto.
Lei entrò nella stanza cercando di non fare rumore.
“Dormivi?”
“No.”
Elena rimase immobile.
“Perché non dormivi?”
Andrea avrebbe potuto mentire.
“Ti aspettavo.”
Lei si avvicinò lentamente al letto.
“Eri preoccupato?”
Andrea la guardò.
Quella domanda aveva almeno due risposte.
Scosse la testa.
“No.”
Elena sorrise.
Adesso entrambi sapevano.
Non dissero altro. Non serviva.
Fecero l’amore. Andrea aveva ormai imparato a riconoscere sulla pelle della propria donna il profumo lasciato da altri uomini. Non aveva bisogno di chiederle nulla, né desiderava farlo. Quella traccia sottile era sufficiente ad alimentare tutto ciò che per ore aveva immaginato.
Era il paradosso che ormai dominava il loro matrimonio: ciò che avrebbe dovuto ferirlo finiva invece per accendere il suo desiderio. Sapere che Elena era tornata da lui dopo essere stata desiderata da qualcun altro lo travolgeva di eccitazione.
La mattina seguente Andrea trovò Elena in cucina intenta a preparare il caffè.
“Sabato prossimo esco di nuovo”, disse lei.
Andrea prese la propria tazza.
“Va bene.”
“Probabilmente farò tardi.”
Andrea bevve un sorso.
Elena lo osservava.
“Molto tardi.”
Questa volta Andrea non riuscì a nascondere il sorriso.
Elena vide anche quello.
E da quel momento, tra loro, non ci fu più bisogno di fingere di non sapere.

scritto il
2026-08-29
1 0 2
visite
1
voti
valutazione
3
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Gioco orale

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.