La professoressa di matematica
di
Nicola Pavelli
genere
voyeur
Scrivo anche racconti erotici personalizzati su commissione e ho attivato un nuovo servizio di chat erotica.
Se interessati/e, contattatemi al mio indirizzo e-mail: nicola.pavelli@gmail.com
Luca aveva diciannove anni e frequentava l'ultimo anno del liceo. Da mesi custodiva un segreto che non avrebbe confessato neppure al suo migliore amico: la professoressa Elena Moretti, docente di matematica, era diventata la protagonista involontaria delle sue fantasie.
Aveva poco più di quarant'anni e possedeva una sensualità che, agli occhi di Luca, sembrava ancora più irresistibile proprio perché lei pareva non farci caso. Capelli scuri sulle spalle, portamento elegante, un seno prosperoso ancora tonico che facevano da sostegno a uno sguardo sicuro e un modo particolare di appoggiarsi alla cattedra mentre spiegava.
Durante le interrogazioni Luca faceva uno sforzo enorme per concentrarsi sulle equazioni.
Quel pomeriggio di fine aprile la palestra della scuola era quasi deserta.
Luca stava tornando verso gli spogliatoi quando sentì delle voci provenire da una stanza normalmente utilizzata dagli insegnanti.
Riconobbe immediatamente quella di lei.
Si fermò.
Poi sentì una voce maschile.
Era Davide Rinaldi, il professore di educazione fisica.
Luca avrebbe dovuto andarsene. Lo sapeva perfettamente.
Invece rimase immobile.
Una risata soffocata della professoressa arrivò dall'altra parte della porta e la curiosità ebbe la meglio. Luca si avvicinò e, attraverso il vecchio buco della serratura, guardò all'interno.
Gli mancò il respiro.
Elena era vicinissima al professore. Non era più la donna composta che ogni mattina entrava in classe con il registro sotto il braccio. Aveva i capelli leggermente scomposti e sul viso un'espressione che Luca non le aveva mai visto.
Rinaldi le disse qualcosa.
Lei sorrise.
Poi si baciarono.
Luca rimase paralizzato.
Vedere proprio la donna che aveva desiderato in segreto per mesi in un momento così intimo produceva in lui una miscela quasi insostenibile di sorpresa, gelosia e desiderio.
Elena si allontanò per un istante da Rinaldi e sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Quel gesto semplicissimo colpì Luca più di qualsiasi altra cosa.
Era lo stesso gesto che faceva durante le lezioni.
Solo che adesso tutto sembrava diverso.
Quando i due tornarono ad avvicinarsi, Luca sentì crescere l'eccitazione. Rimase lì ancora qualche istante, travolto dalla fantasia e consapevole della propria reazione fisica.
Lei si abbassò, gli abbassò i lunghi pantaloni della tuta prima di sfilargli i boxer e fare uscire un pene già in perfetta erezione.
Alzò lo sguardo e lo squadrò con un’avidità che mai avrebbe pensato appartenere a una donna di tale portamento. In un attimo lo prese interamente in bocca, dalla punta fino alla base dell’asta, ma non delicatamente come una donna alle prime armi, bensì con l’esperienza e la fame di chi non aspettava altro da lunghissimo tempo. Succhiava e risucchiava sapientemente, controllando con quegli occhioni scuri lo sguardo del professore che ansimava di idilliaco piacere.
Era un gioco continuo di piacere a cui oramai anche il giovane studente partecipava con la sua mano tesa all’interno delle sue mutande. Tutto era così armonico, perfetto, sensuale e il fischio del capotreno sembrava essere oramai imminente.
Poi, improvvisamente, qualcosa cambiò.
Elena guardò verso la porta.
Luca ebbe un sussulto.
Si ritrasse immediatamente.
Per qualche secondo rimase appoggiato al muro del corridoio con il cuore che martellava.
Era stato visto?
Dall'interno non arrivò nulla.
Luca si allontanò rapidamente dagli spogliatoi.
La mattina successiva Elena entrò in classe come sempre.
“Buongiorno.”
“Buongiorno, professoressa”, risposero tutti.
Luca abbassò gli occhi sul quaderno.
Elena iniziò a scrivere un'equazione alla lavagna.
Poi si fermò e si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Luca riconobbe immediatamente quel gesto.
E capì che da quel momento le lezioni di matematica sarebbero diventate ancora più difficili da seguire.
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Luca aveva diciannove anni e frequentava l'ultimo anno del liceo. Da mesi custodiva un segreto che non avrebbe confessato neppure al suo migliore amico: la professoressa Elena Moretti, docente di matematica, era diventata la protagonista involontaria delle sue fantasie.
Aveva poco più di quarant'anni e possedeva una sensualità che, agli occhi di Luca, sembrava ancora più irresistibile proprio perché lei pareva non farci caso. Capelli scuri sulle spalle, portamento elegante, un seno prosperoso ancora tonico che facevano da sostegno a uno sguardo sicuro e un modo particolare di appoggiarsi alla cattedra mentre spiegava.
Durante le interrogazioni Luca faceva uno sforzo enorme per concentrarsi sulle equazioni.
Quel pomeriggio di fine aprile la palestra della scuola era quasi deserta.
Luca stava tornando verso gli spogliatoi quando sentì delle voci provenire da una stanza normalmente utilizzata dagli insegnanti.
Riconobbe immediatamente quella di lei.
Si fermò.
Poi sentì una voce maschile.
Era Davide Rinaldi, il professore di educazione fisica.
Luca avrebbe dovuto andarsene. Lo sapeva perfettamente.
Invece rimase immobile.
Una risata soffocata della professoressa arrivò dall'altra parte della porta e la curiosità ebbe la meglio. Luca si avvicinò e, attraverso il vecchio buco della serratura, guardò all'interno.
Gli mancò il respiro.
Elena era vicinissima al professore. Non era più la donna composta che ogni mattina entrava in classe con il registro sotto il braccio. Aveva i capelli leggermente scomposti e sul viso un'espressione che Luca non le aveva mai visto.
Rinaldi le disse qualcosa.
Lei sorrise.
Poi si baciarono.
Luca rimase paralizzato.
Vedere proprio la donna che aveva desiderato in segreto per mesi in un momento così intimo produceva in lui una miscela quasi insostenibile di sorpresa, gelosia e desiderio.
Elena si allontanò per un istante da Rinaldi e sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Quel gesto semplicissimo colpì Luca più di qualsiasi altra cosa.
Era lo stesso gesto che faceva durante le lezioni.
Solo che adesso tutto sembrava diverso.
Quando i due tornarono ad avvicinarsi, Luca sentì crescere l'eccitazione. Rimase lì ancora qualche istante, travolto dalla fantasia e consapevole della propria reazione fisica.
Lei si abbassò, gli abbassò i lunghi pantaloni della tuta prima di sfilargli i boxer e fare uscire un pene già in perfetta erezione.
Alzò lo sguardo e lo squadrò con un’avidità che mai avrebbe pensato appartenere a una donna di tale portamento. In un attimo lo prese interamente in bocca, dalla punta fino alla base dell’asta, ma non delicatamente come una donna alle prime armi, bensì con l’esperienza e la fame di chi non aspettava altro da lunghissimo tempo. Succhiava e risucchiava sapientemente, controllando con quegli occhioni scuri lo sguardo del professore che ansimava di idilliaco piacere.
Era un gioco continuo di piacere a cui oramai anche il giovane studente partecipava con la sua mano tesa all’interno delle sue mutande. Tutto era così armonico, perfetto, sensuale e il fischio del capotreno sembrava essere oramai imminente.
Poi, improvvisamente, qualcosa cambiò.
Elena guardò verso la porta.
Luca ebbe un sussulto.
Si ritrasse immediatamente.
Per qualche secondo rimase appoggiato al muro del corridoio con il cuore che martellava.
Era stato visto?
Dall'interno non arrivò nulla.
Luca si allontanò rapidamente dagli spogliatoi.
La mattina successiva Elena entrò in classe come sempre.
“Buongiorno.”
“Buongiorno, professoressa”, risposero tutti.
Luca abbassò gli occhi sul quaderno.
Elena iniziò a scrivere un'equazione alla lavagna.
Poi si fermò e si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Luca riconobbe immediatamente quel gesto.
E capì che da quel momento le lezioni di matematica sarebbero diventate ancora più difficili da seguire.
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