La prima complicità
di
Nicola Pavelli
genere
gay
Scrivo anche storie erotiche su commissione oltre ad aver attivato un servizio di chat erotica. Se interessati/e, potete contattarmi al mio indirizzo e-mail:
nicola.pavelli@gmail.com
Non arrivarono nemmeno al letto.
Matteo aveva ancora la schiena contro la porta quando Davide gli afferrò la camicia e lo attirò a sé. Le loro bocche si incontrarono con una fretta quasi rabbiosa, come se tutto quello che avevano trattenuto nelle settimane precedenti fosse esploso nello stesso momento.
“Aspetta…”
Davide si fermò immediatamente.
Matteo lo guardò, il fiato corto.
“Non ho detto di fermarti.”
E lo baciò di nuovo.
Questa volta fu Matteo a prendere il controllo. Lo spinse indietro attraversando la stanza, senza smettere di baciarlo, finché le gambe di Davide urtarono contro il bordo del letto.
Davide rise.
“Hai sempre questa delicatezza?”
“Solo quando sono nervoso.”
“Tu non sei nervoso.”
Matteo gli prese il viso tra le mani.
“No. Infatti.”
Un altro bacio gli impedì di aggiungere qualsiasi cosa.
Le mani di Davide scivolarono lungo la sua schiena, lente soltanto per qualche secondo, poi sempre più impazienti. Matteo sentì il calore delle dita attraverso la camicia e quella semplice sensazione gli fece perdere definitivamente la prudenza.
Da mesi si studiavano.
Da mesi trasformavano ogni desiderio in una battuta, ogni sguardo in una coincidenza.
Adesso non c'era più niente da nascondere.
Davide gli aprì i primi bottoni della camicia.
Uno.
Due.
Al terzo Matteo gli bloccò il polso. I loro occhi si incontrarono.
“Adesso fai piano.”
Il sorriso di Davide scomparve. Non perché fosse infastidito. Perché aveva capito.
Gli sfiorò il petto con il dorso delle dita, seguendo lentamente la pelle appena scoperta. Il contrasto con la frenesia di pochi istanti prima fece rabbrividire Matteo.
“Così?”
“Peggio.”
“Peggio?”
“Molto peggio.”
Davide sorrise nuovamente.
“Perfetto.”
Matteo lo afferrò per la nuca. Il ritmo tornò immediatamente feroce. Rotolarono sul letto quasi inciampando l'uno nell'altro, ridendo per un secondo prima che un nuovo bacio cancellasse anche quello. Le camicie finirono da qualche parte sul pavimento. Nessuno dei due vide dove.
Per la prima volta i loro corpi erano davvero vicini, pelle contro pelle.
Matteo rimase immobile per un istante.
Davide se ne accorse.
“Che c'è?”
Matteo lo osservò.
Aveva immaginato quel momento troppe volte. Eppure, nessuna delle sue fantasie aveva previsto quella strana combinazione di desiderio e vulnerabilità che provava adesso.
Gli passò lentamente una mano sulla spalla, poi sul petto.
“Niente.”
“Bugiardo.”
Matteo sorrise.
“Stavo pensando che sei esattamente come ti immaginavo.”
Davide si avvicinò al suo orecchio.
“E sarebbe un complimento?”
“Non montarti la testa.”
“Troppo tardi.”
Matteo lo spinse nuovamente sul materasso.
“Allora devo trovare un modo per farti stare zitto.”
Davide lo guardò avvicinarsi.
“Prova.”
E Matteo non ebbe bisogno di farselo ripetere.
Estrasse un profilattico dalla scatola appena acquistata in farmacia e lo calzò nonostante la mano tremante.
“Vedrai che andrà tutto bene.” Lo rassicurò Davide che sembrava aver preso il pallino del gioco, prima di afferrare con un’innaturale delicatezza quel pene e infilarselo dentro. La penetrazione fu lenta, quasi a più stadi. Non ci fu piacere nei primi istanti, ma solo un miscuglio di paure e imbarazzi.
Poi tutto prese la sua naturalezza e i due sentirono una complicità del tutto viva. E la notte era appena cominciata.
nicola.pavelli@gmail.com
Non arrivarono nemmeno al letto.
Matteo aveva ancora la schiena contro la porta quando Davide gli afferrò la camicia e lo attirò a sé. Le loro bocche si incontrarono con una fretta quasi rabbiosa, come se tutto quello che avevano trattenuto nelle settimane precedenti fosse esploso nello stesso momento.
“Aspetta…”
Davide si fermò immediatamente.
Matteo lo guardò, il fiato corto.
“Non ho detto di fermarti.”
E lo baciò di nuovo.
Questa volta fu Matteo a prendere il controllo. Lo spinse indietro attraversando la stanza, senza smettere di baciarlo, finché le gambe di Davide urtarono contro il bordo del letto.
Davide rise.
“Hai sempre questa delicatezza?”
“Solo quando sono nervoso.”
“Tu non sei nervoso.”
Matteo gli prese il viso tra le mani.
“No. Infatti.”
Un altro bacio gli impedì di aggiungere qualsiasi cosa.
Le mani di Davide scivolarono lungo la sua schiena, lente soltanto per qualche secondo, poi sempre più impazienti. Matteo sentì il calore delle dita attraverso la camicia e quella semplice sensazione gli fece perdere definitivamente la prudenza.
Da mesi si studiavano.
Da mesi trasformavano ogni desiderio in una battuta, ogni sguardo in una coincidenza.
Adesso non c'era più niente da nascondere.
Davide gli aprì i primi bottoni della camicia.
Uno.
Due.
Al terzo Matteo gli bloccò il polso. I loro occhi si incontrarono.
“Adesso fai piano.”
Il sorriso di Davide scomparve. Non perché fosse infastidito. Perché aveva capito.
Gli sfiorò il petto con il dorso delle dita, seguendo lentamente la pelle appena scoperta. Il contrasto con la frenesia di pochi istanti prima fece rabbrividire Matteo.
“Così?”
“Peggio.”
“Peggio?”
“Molto peggio.”
Davide sorrise nuovamente.
“Perfetto.”
Matteo lo afferrò per la nuca. Il ritmo tornò immediatamente feroce. Rotolarono sul letto quasi inciampando l'uno nell'altro, ridendo per un secondo prima che un nuovo bacio cancellasse anche quello. Le camicie finirono da qualche parte sul pavimento. Nessuno dei due vide dove.
Per la prima volta i loro corpi erano davvero vicini, pelle contro pelle.
Matteo rimase immobile per un istante.
Davide se ne accorse.
“Che c'è?”
Matteo lo osservò.
Aveva immaginato quel momento troppe volte. Eppure, nessuna delle sue fantasie aveva previsto quella strana combinazione di desiderio e vulnerabilità che provava adesso.
Gli passò lentamente una mano sulla spalla, poi sul petto.
“Niente.”
“Bugiardo.”
Matteo sorrise.
“Stavo pensando che sei esattamente come ti immaginavo.”
Davide si avvicinò al suo orecchio.
“E sarebbe un complimento?”
“Non montarti la testa.”
“Troppo tardi.”
Matteo lo spinse nuovamente sul materasso.
“Allora devo trovare un modo per farti stare zitto.”
Davide lo guardò avvicinarsi.
“Prova.”
E Matteo non ebbe bisogno di farselo ripetere.
Estrasse un profilattico dalla scatola appena acquistata in farmacia e lo calzò nonostante la mano tremante.
“Vedrai che andrà tutto bene.” Lo rassicurò Davide che sembrava aver preso il pallino del gioco, prima di afferrare con un’innaturale delicatezza quel pene e infilarselo dentro. La penetrazione fu lenta, quasi a più stadi. Non ci fu piacere nei primi istanti, ma solo un miscuglio di paure e imbarazzi.
Poi tutto prese la sua naturalezza e i due sentirono una complicità del tutto viva. E la notte era appena cominciata.
1
voti
voti
valutazione
5
5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La professoressa di matematica
Commenti dei lettori al racconto erotico