Gioco orale
di
Nicola Pavelli
genere
trio
Scrivo racconti erotici personalizzati su commissione oltre ad aver attivato un servizio di chat erotica. Se interessati/e, contattatemi sul mio indirizzo e-mail:
nicola.pavelli@gmail.com
Marco non avrebbe mai immaginato che la sua prima volta sarebbe cominciata con una benda nera.
A quarant’anni aveva imparato a scherzare sulla propria verginità, almeno in pubblico. Quella sera, però, seduto sul bordo del letto mentre Giulia gli annodava delicatamente la benda dietro la nuca, non riusciva a scherzare affatto.
“Vedi qualcosa?”
“Niente.”
La risata di Sara arrivò dalla sua sinistra.
“Perfetto.”
Avevano entrambe vent’anni e avevano trasformato quella serata in una specie di sfida. Marco conosceva bene le loro voci, i loro profumi, persino il modo diverso in cui ridevano. Ma senza poterle vedere, improvvisamente ogni certezza sembrava sparita.
“Le regole sono semplicissime”, disse Giulia. “Noi ci alterniamo.”
“E tu devi indovinare chi è chi”, continuò Sara.
Marco deglutì.
“E soprattutto”, aggiunse Giulia, “alla fine devi dirci chi è stata più brava.”
“Questa mi sembra una pessima idea.”
Risero entrambe.
Poi la stanza diventò silenziosa.
Marco sentì qualcuno avvicinarsi. Un respiro, il calore di una presenza, un contatto appena accennato. Non sapere chi fosse rendeva ogni sensazione più intensa. Cercò di concentrarsi sui dettagli, convinto che sarebbe stato facile riconoscerle.
Non lo era affatto.
“Allora?” domandò una voce qualche istante dopo.
“Sara.”
Silenzio.
Poi due risate contemporaneamente.
“Sbagliato.”
“Accidenti.”
“Uno a zero per noi.”
Arrivò il secondo turno.
Questa volta Marco cercò di non pensare. La seconda ragazza aveva un modo completamente diverso di giocare con l’attesa: si avvicinava, si fermava, lo lasciava sospeso nel dubbio proprio quando lui credeva di aver capito cosa sarebbe successo.
Marco strinse le dita contro il materasso.
“Questa è Giulia.”
La benda gli venne sollevata appena da un dito.
Davanti a lui comparvero per un secondo gli occhi divertiti di Sara.
“Di nuovo sbagliato.”
La benda tornò giù.
“Non vale!”
“Vale eccome.”
Continuarono così, alternandosi senza avvertirlo. A un certo punto Marco smise persino di cercare di riconoscerle. La vera tortura era diventata un’altra: sapere che entrambe aspettavano il suo giudizio.
Quando finalmente gli tolsero la benda, Giulia era alla sua destra e Sara alla sinistra.
Lo fissavano.
“Bene”, disse Sara. “Verdetto.”
Marco guardò prima lei, poi Giulia.
“Devo davvero scegliere?”
“Era la regola.”
“E non possiamo dichiarare un pareggio?”
“Assolutamente no.”
Marco rimase qualche secondo in silenzio.
Poi indicò Giulia.
Sara spalancò la bocca, fingendosi scandalizzata.
“Lei?!”
Giulia sorrise trionfante. “Lo sapevo.”
“Aspetta”, disse Marco. “Non ho ancora spiegato perché.”
Entrambe si voltarono verso di lui.
Marco sorrise.
“Perché con Sara riuscivo almeno a capire cosa stava per succedere. Con Giulia non ne avevo mai idea.”
Giulia incrociò le braccia, soddisfatta.
Sara invece recuperò lentamente la benda dal letto.
“Interessante.”
Marco guardò l'oggetto nelle sue mani.
“Perché l'hai ripresa?”
Sara sorrise.
“Perché voglio la rivincita.”
nicola.pavelli@gmail.com
Marco non avrebbe mai immaginato che la sua prima volta sarebbe cominciata con una benda nera.
A quarant’anni aveva imparato a scherzare sulla propria verginità, almeno in pubblico. Quella sera, però, seduto sul bordo del letto mentre Giulia gli annodava delicatamente la benda dietro la nuca, non riusciva a scherzare affatto.
“Vedi qualcosa?”
“Niente.”
La risata di Sara arrivò dalla sua sinistra.
“Perfetto.”
Avevano entrambe vent’anni e avevano trasformato quella serata in una specie di sfida. Marco conosceva bene le loro voci, i loro profumi, persino il modo diverso in cui ridevano. Ma senza poterle vedere, improvvisamente ogni certezza sembrava sparita.
“Le regole sono semplicissime”, disse Giulia. “Noi ci alterniamo.”
“E tu devi indovinare chi è chi”, continuò Sara.
Marco deglutì.
“E soprattutto”, aggiunse Giulia, “alla fine devi dirci chi è stata più brava.”
“Questa mi sembra una pessima idea.”
Risero entrambe.
Poi la stanza diventò silenziosa.
Marco sentì qualcuno avvicinarsi. Un respiro, il calore di una presenza, un contatto appena accennato. Non sapere chi fosse rendeva ogni sensazione più intensa. Cercò di concentrarsi sui dettagli, convinto che sarebbe stato facile riconoscerle.
Non lo era affatto.
“Allora?” domandò una voce qualche istante dopo.
“Sara.”
Silenzio.
Poi due risate contemporaneamente.
“Sbagliato.”
“Accidenti.”
“Uno a zero per noi.”
Arrivò il secondo turno.
Questa volta Marco cercò di non pensare. La seconda ragazza aveva un modo completamente diverso di giocare con l’attesa: si avvicinava, si fermava, lo lasciava sospeso nel dubbio proprio quando lui credeva di aver capito cosa sarebbe successo.
Marco strinse le dita contro il materasso.
“Questa è Giulia.”
La benda gli venne sollevata appena da un dito.
Davanti a lui comparvero per un secondo gli occhi divertiti di Sara.
“Di nuovo sbagliato.”
La benda tornò giù.
“Non vale!”
“Vale eccome.”
Continuarono così, alternandosi senza avvertirlo. A un certo punto Marco smise persino di cercare di riconoscerle. La vera tortura era diventata un’altra: sapere che entrambe aspettavano il suo giudizio.
Quando finalmente gli tolsero la benda, Giulia era alla sua destra e Sara alla sinistra.
Lo fissavano.
“Bene”, disse Sara. “Verdetto.”
Marco guardò prima lei, poi Giulia.
“Devo davvero scegliere?”
“Era la regola.”
“E non possiamo dichiarare un pareggio?”
“Assolutamente no.”
Marco rimase qualche secondo in silenzio.
Poi indicò Giulia.
Sara spalancò la bocca, fingendosi scandalizzata.
“Lei?!”
Giulia sorrise trionfante. “Lo sapevo.”
“Aspetta”, disse Marco. “Non ho ancora spiegato perché.”
Entrambe si voltarono verso di lui.
Marco sorrise.
“Perché con Sara riuscivo almeno a capire cosa stava per succedere. Con Giulia non ne avevo mai idea.”
Giulia incrociò le braccia, soddisfatta.
Sara invece recuperò lentamente la benda dal letto.
“Interessante.”
Marco guardò l'oggetto nelle sue mani.
“Perché l'hai ripresa?”
Sara sorrise.
“Perché voglio la rivincita.”
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