Raffaella puttana trans amante dei soldi

di
genere
confessioni

Mi chiamo Raffaella e ho trentacinque anni, e se devo spiegare davvero perché ho scelto questa vita, devo partire da una cosa molto semplice: io non ho mai sopportato l'idea di lavorare.
Non era soltanto il fatto di non sapere quale professione scegliere. Il problema era proprio il lavoro in sé. Non mi attirava nessuna carriera, non avevo il desiderio di costruirmi una posizione professionale e non riuscivo a immaginarmi soddisfatta passando la maggior parte della giornata a fare qualcosa deciso da qualcun altro. Anche studiare mi pesava. L'idea di passare anni sui libri per ottenere un titolo, poi cercare un impiego e cominciare una vita fatta di orari, colleghi, superiori e scadenze non mi interessava minimamente.
Più ci pensavo, più mi sembrava assurdo sacrificare una parte enorme della mia vita per uno stipendio che consideravo troppo basso rispetto allo sforzo richiesto.
L'idea di lavorare otto ore al giorno per arrivare a guadagnare circa 1.800 euro al mese mi faceva proprio passare la voglia. Non avevo nulla contro chi sceglie quella strada, ma io non riuscivo a desiderarla per me. Pensavo alle ore trascorse al lavoro, al tempo necessario per prepararsi, spostarsi, rispettare gli orari, sopportare giornate noiose e avere comunque uno stipendio che, secondo i miei parametri, non sarebbe stato sufficiente a compensare tutto quello che avrei dovuto sacrificare.
Io volevo qualcosa di completamente diverso.
Volevo soldi, molto più di quelli che immaginavo di poter ottenere facendo un lavoro tradizionale. E volevo soprattutto evitare di trascorrere la mia vita lavorando in qualcosa che non mi piaceva.
In quegli anni pensavo sempre di più alla mia trasformazione. Ero già molto magra, avevo una figura esile, gli zigomi pronunciati e dei lineamenti che consideravo naturalmente femminili. Immaginavo come sarei potuta diventare e, contemporaneamente, cominciavo a capire che la mia trasformazione poteva aprirmi una possibilità economica che un lavoro normale non mi avrebbe dato.
Fu allora che presi seriamente in considerazione l'idea di fare la puttana.
Non provavo disgusto pensando a quella parola. Non mi faceva paura e non avevo bisogno di nasconderla dietro termini più eleganti. Se fossi diventata una donna trans e avessi scelto di guadagnare attraverso gli uomini interessati a me, sarei stata una puttana. Per me era una constatazione, non un insulto.
Il confronto con il lavoro tradizionale rendeva quella possibilità ancora più interessante. Da una parte avevo una vita che non desideravo: studiare, trovare un impiego, passare le giornate al lavoro e accontentarmi di uno stipendio che consideravo modesto. Dall'altra avevo una strada molto più rischiosa e giudicata socialmente, ma con la possibilità di guadagnare molto di più.
La differenza era enorme.
Io non volevo passare anni a convincermi che un lavoro mi piacesse quando sapevo già che non sarebbe stato così. Non volevo costruire una carriera per semplice senso del dovere. Volevo trovare un modo per ottenere il denaro che desideravo senza dovermi adattare a una vita professionale che mi disgustava.
Per questo la prostituzione non mi sembrava una caduta improvvisa, ma la conseguenza logica dei miei ragionamenti. Sapevo che sarei stata giudicata e sapevo che qualcuno mi avrebbe chiamata puttana. Ma quella prospettiva non mi frenava. Avevo già deciso che, se avessi dovuto scegliere tra l'approvazione degli altri e la possibilità di guadagnare molto, avrei preferito i soldi.
Anzi, con il tempo scoprii che essere giudicata mi dava una motivazione ulteriore. Sapere che qualcuno considerava degradante quello che facevo mi spingeva a continuare, perché io vedevo il risultato concreto delle mie scelte: lavoravo alle mie condizioni e guadagnavo molto più di quanto avrei immaginato di ottenere con un impiego tradizionale.
Alla fine la mia scelta fu soprattutto una scelta contro una vita che non volevo. Non avevo voglia di studiare, non avevo voglia di fare carriera e non avevo voglia di passare le mie giornate lavorando per uno stipendio che ritenevo troppo basso. Avevo invece voglia di diventare Raffaella, di vivere secondo le mie regole e di cercare una strada economicamente molto più vantaggiosa.
Il resto venne di conseguenza.
Sapevo che quella strada avrebbe avuto un prezzo e sapevo che sarei stata chiamata puttana. Ma non era una parola capace di fermarmi. Se quella scelta mi permetteva di evitare una vita lavorativa che non avrei mai voluto e, nello stesso tempo, di guadagnare molto, ero pronta ad accettarne tutte le conseguenze.
scritto il
2026-08-27
1 7 7
visite
2
voti
valutazione
9
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.