Tuo marito non potrà saperlo | 4
di
Jan Zarik
genere
tradimenti
“Guarda come ti sei sporcata…” fece osservare Alberto, indicando un dettaglio del prendisole. “Dove? Oh, mannaggia.” Reagì lei, frustrata. Alberto si alzò e andò a prendere uno smacchiatore di quelli rapidi. “Metti questo.” Disse agitando il flaconcino. Rachele prese in mano l’oggetto e l’agitò maldestramente, facendo schizzare gocce per aria. “Oh, cristo. Lascia stare! Fai fare a me.” Alberto, a quel punto, tirò l’indumento dell’amica verso di sé e iniziò a strofinare l’ugello del prodotto sulla macchia. Si accorse solo qualche secondo dopo che Rachele lo stava guardando compiaciuta. “Un perfetto uomo di casa, che usa pure i trucchetti…” Alberto sfiorò il suo seno attraverso il suo strofinare, ma provò a fingere di non notare la cosa. “Eh, ho imparato da brave maestre.” Rispose, aggiustandole la piega del vestito facendola aderire alla pancia. “Grazie, messere.” Disse lei, accennando a un inchino, riprendendo a mangiare con gusto e il sorriso sornione. “Che altri trucchetti conosci?” chiese lei, innocentemente. Alberto non rispose subito, doveva trovare una risposta adatta. “So stirare!” Disse, infine. “Ma dai! Ti assumo a casa, allora.” Commentò Rachele. “Sarebbe perfetto: il vostro maggiordomo. Non chiedo altro!” Commentò lui, con sottile ironia. “Beh, avresti vitto e alloggio pagati, nonché pranzi e cene in compagnia. Privacy. Birra…” fece un lungo elenco di vantaggi nell’abitare con la coppia di amici. “TFR e contributi. Come puoi rifiutare?”
“Non ho detto che rifiuto, anzi mi interessa parecchio!” osservò lui, mentre beveva dell’altro vino. “Devi solo accettare di vedere Fabio in mutande che gira e rutta per casa.” Aggiunse lei. “Mai stato un problema. Credo di averlo conosciuto così.” Rispose lui. “Ah, già vero. Inoltre, tu già dormi nudo, quindi ti abitueresti subito.” Disse Rachele con assoluta naturalezza. Alberto rise, imbarazzato. “Beh, magari non sempre…” cercò di difendersi. “Ah, quindi lo fai solo quando ospiti amiche?” Re in scacco.
Alberto intuì di essere a corto di mosse. Doveva escogitare una difesa maggiore. “Eh ma tu sei come una sorella…” replicò lui, Affondando furbescamente nelle memorie di quella battuta in spiaggia. Rachele rise con giusto. “Sei un porco… con tua sorella sarebbe peggio!” replicò lei. “Quindi i fratelli possono vedere le sorelle con le tette al vento mentre viceversa no…?” contromossa e scacco in tre mosse. “Beh, tu però ti sei anche segato…” replicò Rachele con una difesa siciliana, asciugandosi la bocca sporca di sugo. Scacco matto, gioco, partita, incontro. L’eccitazione di Alberto era ormai incontenibile. Se avesse potuto, l’avrebbe baciata su quel tavolo, con le labbra ancora sporche di salsa, spogliata del prendisole macchiato e scaraventata sul divano. Lasciò sedimentare qualche secondo, prima di rispondere. “Quindi hai visto tutto?”
“Penso di aver visto ciò che volevi che vedessi…” rispose Rachele, per niente sorpresa. “Ma era buio. Avresti dovuto essere a letto.” cercò di giustifcarsi lui. “Mi sono avvicinata per vedere meglio…” si corresse lei.
Cosa si risponde ad una frase del genere? Si prosegue sulla difensiva o si tenta un attacco furtivo? Alberto pizzicò il mento della sua ospite, quasi come una confessione a denti stretti. “Mi stai confondendo un po’ tanto. Forse dovremmo darci una calmata, io e tu?” chiese lui, sfidando la donna di fronte a lui. “Tsk...” pronunciò la donna schioccando la lingua e muovendo la testa. “Dovere, dovere. Ma tu, in fondo, cosa vuoi?” chiese Rachele, rimpallando la domanda. Alberto si morse il labbro. Sapeva perfettamente cosa volesse. Rachele si aggiustò i capelli scoprendo parte del collo e una clavicola, come se fosse pronta a farsi dissanguare da un vampiro. L’uomo iniziò a solleticare l’avambraccio della donna con la punta delle dita. Si guardarono negli occhi, indecisi fino all’ultimo se formalizzare la cazzata e mandare in vacca anni di amicizia, di matrimonio e assicurarsi probabilmente anni di terapia.
Uno squillo di cellulare ruppe il vetro che si stava lentamente costruendo intorno a loro, come una bolla, mandando in frantumi tutto il pathos accumulato. “Ah, di nuovo Fabio. Vabeh, rispondo di là, ok?” disse Rachele, alzandosi di scatto dalla sedia, dirigendosi in stanza. Alberto rimase lì, attonito ed eccitato, a riflettere davanti al piatto di amatriciana e il cuore che batteva all’impazzata. Stavano esagerando, probabilmente. Forse quella chiamata era stata tempestiva, forse salvifica. Si iniziò a configurare per lui lo scenario peggiore. Abbiamo sbagliato. Scusa di qui e scusa di là. Forse dovremmo separarci per un po’. Etc etc… Mentre ripensava a tutte le possibili strategie di uscita, Rachele era nel frattempo tornata rapidamente in soggiorno, col cellulare ancora squillante, si avvicinò ad Alberto, lo raggiunse fino al volto, baciandolo intensamente mentre prendeva un lungo respiro. Alberto la avvinghiò dai fianchi e la strinse a sé con vigore. Un bacio forse durato 3 secondi, intensissimo, quasi ansimante, fatto in apnea. Si staccarono altrettanto rapidamente. “Torno subito, ok?” e rispose al telefono, allontanandosi.
Alberto cercò di occupare il tempo lavando i piatti. La testa frullava, non riusciva a immaginare cosa sarebbe accaduto dopo. La dichiarazione di intenti era stata già esaudita. Tuttavia, come sarebbe evoluta la situazione? Aveva la tachicardia ormai cronica, non riusciva più a controllarsi. L’erezione rimase pulsante per almeno cinque minuti, specie dopo il contatto con l’odore dei suoi capelli, la morbidezza dei suoi fianchi e la levigatura delle sue labbra. Passò una mezz’ora scarsa, prima che Rachele ritornasse in salotto. Adagiatasi sul divano, emise un sospiro stanco. Dal suo viso traspariva una certa rigidità o freddezza. Alberto si incuriosì e forse si preoccupò anche. “Tutto bene?”
“Oh, si. Scusa per prima.” Rispose Rachele, guardando il vuoto. Alberto era deluso da quella frase, forse si era rotto qualcosa. Tuttavia, nel corpo di Rachele c’era qualcosa di insondabile. Dopo qualche secondo di silenzio, a confermare le sue sensazioni, si voltò verso di lui con il volto malignamente lucido: “Fabio ti ha mai raccontato di quando mi ha tradita?”
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Alberto è rimasto per buona parte della sera a sorseggiare il suo bicchiere di vino o la sua lattina di birra, provando a conversare con le persone ancora presenti alla grigliata ma senza riuscire a trovare un momento per parlare da solo con Rachele. Un momento in cui fossero soli, per provare a stabilire quantomeno un gesto di chiarificazione. Il silenzio tra loro adesso è diventato chiassoso. Solo in una occasione, il loro sguardo si è incrociato. La bocca di lei era serrata e il suo sguardo indifferente. Alberto si rende conto che potrebbe essere l’ultima volta che frequenta casa dei coniugi. Raggiunge Fabio, ormai sfacciatamente brillo, e si lascia circondare dal braccio del suo amico attorno al collo. “Eh, caro mio, mi manchi tanto. Dovresti venire giù più spesso. Sai che ti voglio bene, vero?” Alberto annuisce, cercando di allontanarsi dall’alito di Fabio ormai del tutto impregnato. La serata è quasi conclusa, sono rimaste soltanto poche persone, un paio di amiche stanno intavolando una discussione con Rachele sul senso dell’estetica edilizia negli ultimi dieci anni. Le famiglie con figli sono andate via già da un pezzo. Alberto prova a rilassarsi su una sdraio, annuendo distrattamente a certe frasi di circostanza.
Egli si rende conto, dopo alcuni istanti, che forse è rimasto uno degli ultimi ospiti in casa. Rachele sta comunicando ai pochi rimasti che possono raggiungerla dentro in veranda, dato che inizia a fare piuttosto fresco, essendo pur sempre dicembre. Un chiaro indizio che la serata è giunta al termine e gli ospiti sono invitati a lasciare le tende. Alberto sta per alzarsi e iniziare a salutare ma viene riportato giù da Fabio che si accovaccia di fianco a lui.
“Eh, amico. Mi è piaciuta proprio questa serata.” Dice con voce quasi biascicata. Alberto fa un sorriso di circostanza, accennando un brindisi col bicchiere di vino rimasto in mano. “Ascolta, te lo volevo dire da un po’. Mi spiace se in questo periodo ci siamo visti e sentiti poco. Sai, i mille impegni, il lavoro, i casini…” Alberto annuisce e prova a minimizzare. Non sa se ha voglia di discutere di questo. Ascoltare la voce di un amico, dopo che soltanto pochi mesi prima hai fatto quello che hai fatto, non è per niente semplice. “E poi, ci sono tante cose di cui avremmo potuto parlare, ma non è capitato.” Fabio guarda il vuoto, riflessivo. Alberto coglie il momento di apertura e si aggiusta meglio sulla sdraio. “Che intendi…?” Inizia a fare piuttosto freddo, in quella casa.
“Non ho detto che rifiuto, anzi mi interessa parecchio!” osservò lui, mentre beveva dell’altro vino. “Devi solo accettare di vedere Fabio in mutande che gira e rutta per casa.” Aggiunse lei. “Mai stato un problema. Credo di averlo conosciuto così.” Rispose lui. “Ah, già vero. Inoltre, tu già dormi nudo, quindi ti abitueresti subito.” Disse Rachele con assoluta naturalezza. Alberto rise, imbarazzato. “Beh, magari non sempre…” cercò di difendersi. “Ah, quindi lo fai solo quando ospiti amiche?” Re in scacco.
Alberto intuì di essere a corto di mosse. Doveva escogitare una difesa maggiore. “Eh ma tu sei come una sorella…” replicò lui, Affondando furbescamente nelle memorie di quella battuta in spiaggia. Rachele rise con giusto. “Sei un porco… con tua sorella sarebbe peggio!” replicò lei. “Quindi i fratelli possono vedere le sorelle con le tette al vento mentre viceversa no…?” contromossa e scacco in tre mosse. “Beh, tu però ti sei anche segato…” replicò Rachele con una difesa siciliana, asciugandosi la bocca sporca di sugo. Scacco matto, gioco, partita, incontro. L’eccitazione di Alberto era ormai incontenibile. Se avesse potuto, l’avrebbe baciata su quel tavolo, con le labbra ancora sporche di salsa, spogliata del prendisole macchiato e scaraventata sul divano. Lasciò sedimentare qualche secondo, prima di rispondere. “Quindi hai visto tutto?”
“Penso di aver visto ciò che volevi che vedessi…” rispose Rachele, per niente sorpresa. “Ma era buio. Avresti dovuto essere a letto.” cercò di giustifcarsi lui. “Mi sono avvicinata per vedere meglio…” si corresse lei.
Cosa si risponde ad una frase del genere? Si prosegue sulla difensiva o si tenta un attacco furtivo? Alberto pizzicò il mento della sua ospite, quasi come una confessione a denti stretti. “Mi stai confondendo un po’ tanto. Forse dovremmo darci una calmata, io e tu?” chiese lui, sfidando la donna di fronte a lui. “Tsk...” pronunciò la donna schioccando la lingua e muovendo la testa. “Dovere, dovere. Ma tu, in fondo, cosa vuoi?” chiese Rachele, rimpallando la domanda. Alberto si morse il labbro. Sapeva perfettamente cosa volesse. Rachele si aggiustò i capelli scoprendo parte del collo e una clavicola, come se fosse pronta a farsi dissanguare da un vampiro. L’uomo iniziò a solleticare l’avambraccio della donna con la punta delle dita. Si guardarono negli occhi, indecisi fino all’ultimo se formalizzare la cazzata e mandare in vacca anni di amicizia, di matrimonio e assicurarsi probabilmente anni di terapia.
Uno squillo di cellulare ruppe il vetro che si stava lentamente costruendo intorno a loro, come una bolla, mandando in frantumi tutto il pathos accumulato. “Ah, di nuovo Fabio. Vabeh, rispondo di là, ok?” disse Rachele, alzandosi di scatto dalla sedia, dirigendosi in stanza. Alberto rimase lì, attonito ed eccitato, a riflettere davanti al piatto di amatriciana e il cuore che batteva all’impazzata. Stavano esagerando, probabilmente. Forse quella chiamata era stata tempestiva, forse salvifica. Si iniziò a configurare per lui lo scenario peggiore. Abbiamo sbagliato. Scusa di qui e scusa di là. Forse dovremmo separarci per un po’. Etc etc… Mentre ripensava a tutte le possibili strategie di uscita, Rachele era nel frattempo tornata rapidamente in soggiorno, col cellulare ancora squillante, si avvicinò ad Alberto, lo raggiunse fino al volto, baciandolo intensamente mentre prendeva un lungo respiro. Alberto la avvinghiò dai fianchi e la strinse a sé con vigore. Un bacio forse durato 3 secondi, intensissimo, quasi ansimante, fatto in apnea. Si staccarono altrettanto rapidamente. “Torno subito, ok?” e rispose al telefono, allontanandosi.
Alberto cercò di occupare il tempo lavando i piatti. La testa frullava, non riusciva a immaginare cosa sarebbe accaduto dopo. La dichiarazione di intenti era stata già esaudita. Tuttavia, come sarebbe evoluta la situazione? Aveva la tachicardia ormai cronica, non riusciva più a controllarsi. L’erezione rimase pulsante per almeno cinque minuti, specie dopo il contatto con l’odore dei suoi capelli, la morbidezza dei suoi fianchi e la levigatura delle sue labbra. Passò una mezz’ora scarsa, prima che Rachele ritornasse in salotto. Adagiatasi sul divano, emise un sospiro stanco. Dal suo viso traspariva una certa rigidità o freddezza. Alberto si incuriosì e forse si preoccupò anche. “Tutto bene?”
“Oh, si. Scusa per prima.” Rispose Rachele, guardando il vuoto. Alberto era deluso da quella frase, forse si era rotto qualcosa. Tuttavia, nel corpo di Rachele c’era qualcosa di insondabile. Dopo qualche secondo di silenzio, a confermare le sue sensazioni, si voltò verso di lui con il volto malignamente lucido: “Fabio ti ha mai raccontato di quando mi ha tradita?”
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Alberto è rimasto per buona parte della sera a sorseggiare il suo bicchiere di vino o la sua lattina di birra, provando a conversare con le persone ancora presenti alla grigliata ma senza riuscire a trovare un momento per parlare da solo con Rachele. Un momento in cui fossero soli, per provare a stabilire quantomeno un gesto di chiarificazione. Il silenzio tra loro adesso è diventato chiassoso. Solo in una occasione, il loro sguardo si è incrociato. La bocca di lei era serrata e il suo sguardo indifferente. Alberto si rende conto che potrebbe essere l’ultima volta che frequenta casa dei coniugi. Raggiunge Fabio, ormai sfacciatamente brillo, e si lascia circondare dal braccio del suo amico attorno al collo. “Eh, caro mio, mi manchi tanto. Dovresti venire giù più spesso. Sai che ti voglio bene, vero?” Alberto annuisce, cercando di allontanarsi dall’alito di Fabio ormai del tutto impregnato. La serata è quasi conclusa, sono rimaste soltanto poche persone, un paio di amiche stanno intavolando una discussione con Rachele sul senso dell’estetica edilizia negli ultimi dieci anni. Le famiglie con figli sono andate via già da un pezzo. Alberto prova a rilassarsi su una sdraio, annuendo distrattamente a certe frasi di circostanza.
Egli si rende conto, dopo alcuni istanti, che forse è rimasto uno degli ultimi ospiti in casa. Rachele sta comunicando ai pochi rimasti che possono raggiungerla dentro in veranda, dato che inizia a fare piuttosto fresco, essendo pur sempre dicembre. Un chiaro indizio che la serata è giunta al termine e gli ospiti sono invitati a lasciare le tende. Alberto sta per alzarsi e iniziare a salutare ma viene riportato giù da Fabio che si accovaccia di fianco a lui.
“Eh, amico. Mi è piaciuta proprio questa serata.” Dice con voce quasi biascicata. Alberto fa un sorriso di circostanza, accennando un brindisi col bicchiere di vino rimasto in mano. “Ascolta, te lo volevo dire da un po’. Mi spiace se in questo periodo ci siamo visti e sentiti poco. Sai, i mille impegni, il lavoro, i casini…” Alberto annuisce e prova a minimizzare. Non sa se ha voglia di discutere di questo. Ascoltare la voce di un amico, dopo che soltanto pochi mesi prima hai fatto quello che hai fatto, non è per niente semplice. “E poi, ci sono tante cose di cui avremmo potuto parlare, ma non è capitato.” Fabio guarda il vuoto, riflessivo. Alberto coglie il momento di apertura e si aggiusta meglio sulla sdraio. “Che intendi…?” Inizia a fare piuttosto freddo, in quella casa.
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