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Mi rivolgo a te.

Non parlo di un “te” qualsiasi, impersonale, generico, finto letterario; non lo dico come pretestuoso pronome per dissimulare un dialogo immaginario nella mia testa. Mi riferisco a Te in senso letterale, mentre capiti davanti questo brano, forse attratta dal titolo o dal nome dell’autore. Gradirei tu leggessi queste mie parole, ti convincessi che non sto improvvisando e che mi stia rivolgendo precisamente alla tua persona, vivente e lettrice di questo istante, cercando le attenzioni delle tue idee, dei tuoi vibrati e della tua carne.

Hai probabilmente un nome facile da ricordare, corto, con poche sillabe, un nick apparentemente comune, tuttavia sei anche ricercata e misteriosa, sfuggente ma non timida. Ti vedo distaccata, magari, ma comunque attraente a tuo modo.
Stasera i miei pensieri sono strani. Sono fremente, magari un po’ annoiato e carico di tensione dopo una giornata intensa al lavoro. Ho sudato in palestra, bevuto del vino a cena e visto un paio di foto suggestive che mi hanno eccitato. Ecco, per questo motivo desidero la tua completa attenzione.

Interrompi la lettura, cominciamo dalle basi. So benissimo che sei seduta mezza scomoda su una sedia o sulla poltroncina del soggiorno, con la mano pigra che sfoglia i titoli di questo sito alla ricerca di distrazioni, mentre con la coda dell’occhio fa il check delle notifiche. Vorrei dunque che per questa lettura tu abbandonassi la posizione passiva e assumessi una postura composta e operativa.

Per cui, piazzati davanti una scrivania, raggiungi una sedia comoda e accendi il computer, qualora possibile, ma vanno bene anche i tablet o al limite un cellulare capace di stare in piedi da solo.

Adesso cambiati. Se sei di corsa o sei fuori casa allora sospendi tutto e aspetta di tornare, prima di proseguire. Se invece sei già a casa, togli quello che hai indosso e vai a vestirti come se stessi andando a teatro. Il palcoscenico è qui, nero su bianco.
Indossa un bell’intimo, il migliore che hai, o quello che ti fa sentire più gnocca, più desiderabile. Indossalo con lentezza, soffermati sul tessuto che ti sfiora la pelle. Usa dei collant, magari, aggiungi una gonna e una camicetta, oppure un vestito lungo, delle scarpe col tacco. Esprimi in libertà varianti sul tema ma tu accetta il fatto che lo stai facendo solo perché qualcuno ha deciso di scriverlo qui e ti ha indotto a farlo.

Ho la tua immagine ben salda nella testa, adesso. Sei seduta davanti allo schermo, vestita di tutto punto, seria e trepidante in volto. Sei curiosa, magari stranita o disorientata, ed è giusto così. Sciogli i capelli, per Dio! Lasciali liberi di cascare sulle spalle. Li senti, i capelli sulle spalle? Troppo corti? Non importa, la mia mano in questo momento ti ha avvicinato e sfiorato il viso, percorrendo la strada a ritroso dietro l’orecchio, scostandoti la chioma e dando esposizione al tuo collo. Ti guardo dritta negli occhi, mi avvicino e poggio le labbra sulla tua guancia, un primo bacio tiepido, fugace. Un secondo bacio, più intenso, vicino all’orecchio. Un terzo bacio, stavolta lento, il cui schiocco rimane adesivo e sfiora la rima della tua bocca.

Qui il calore del respiro si fa sentire, per cui inspira, mentre unisco le mie labbra alle tue, inclinando la testa quel che basta per allargare e incontrare la tua lingua. Presta attenzione al ritmo del mio respiro. Respirami, sono la tua brezza, adesso.
Ora chiudi gli occhi, senti la presa delle mie dita dietro la nuca, mentre dividono le ciocche di capelli, pettinandole dal basso, assorbi la saliva dei miei baci, addentrati nella mia bocca e fatti succhiare la punta della lingua, sentiti libera di ricambiare il gesto. Una mano ti cinge il fianco, l’altra scivola sulla spalla.

Sbottonati, lentamente. Fai cadere una spallina e tira giù il tessuto. Scopriamo insieme quelle belle clavicole, perfette da ammirare e contornare. Ti esploro con la bocca lungo la linea del collo, arrivando a strofinare il mento; la spalla, adesso nuda, è lievemente corrugata dall’aria fresca della stanza. Colgo la tua pelle d’oca irta da un fremito. Con l’altro braccio ti raccolgo la schiena e ti premo contro il mio corpo. Tiriamo giù insieme il vestito o la camicetta che hai indossato soltanto pochi minuti fa, desidero vederti libera, prendo l’iniziativa e stacco con due dita il gancetto del reggiseno, lasciando a te il compito di lanciarlo lontano.

Mostrami. Sei esattamente come ti immagino. Accolgo il tuo seno in un palmo di mano, mentre continuo a baciarti. È soffice, soave, ti strofino un pollice sul capezzolo che avverto indurirsi, sorrido nel constatare che stai facendo lo stesso con le tue dita, mentre stai leggendo.

Lascia colare una goccia di saliva sulla tetta, senti come viaggia fino al centro, avverti il lento sciare del liquido, sempre più fresco.
Vengo preso dall’istinto di baciarti e addentarti in discesa, lentamente, costantemente, riesco a sentire le diverse sfumature di calore e morbidezza della tua pelle, dal petto, ai seni, all’addome. Qui ti irrigidisci un po’ e la cosa mi eccita. Supero l’ombelico, indugiando quel tanto che basta per sentirti sussurrare qualcosa. Incontro i tuoi slip e li annuso. Sanno di te, colta alla sprovvista. Adesso, puoi sfilarli.

Divarica le gambe. Prenditi il tuo tempo, tanto ho tutta la notte. Non ho intenzione di andare da nessuna altra parte. Lasciamo colare un filo anche qui, che dici? Al centro, sul pube, la goccia troverà la strada da sola, tranquilla. Non importa se sbrodola un po’ per terra, tanto tra qualche minuto sarà ancora peggio.
Sfioro le tue grandi labbra con un dito, ne saggio l’umidità e la consistenza. Le annuso e ne godo. Il tuo grilletto richiama attenzioni e inizia a pulsare, non lasciamolo attendere troppo. Inarca la schiena e accogli il mio viso mentre atterra tra le tue cosce. Ho bisogno di bere direttamente alla fonte. La punta della mia lingua sfiora il tuo sesso, mettiamoci comodi.

Solletico i peli del pube con le dita, mentre affondo le fauci nel tuo scrigno caldo. Qui mi piacerebbe che dicessi qualcosa, finalmente. Sei stata silenziosa, non hai voluto disturbare, lo capisco! Eri concentrata e forse non sapevi che misure prendere… ma adesso sei nuda, adagiata sulla poltrona di casa con le cosce aperte… cos’altro ti rimane da fare? Io nel frattempo mi disseto.
Potresti dirmi parole a vanvera, sfottermi per questo gioco ridicolo, la scelta è libera. Io non mi fermo comunque, proseguo in senso orario e lentamente. Prendi tutte le misure che vuoi, usa le mani, pressami contro di te, aumenta il ritmo. Siamo pur sempre io e te, in questa danza.

Vedere sgorgare i tuoi umori sul pavimento è molto appagante, tuttavia voglio altro, voglio di più. I miei pantaloni sono allacciati da una cinta ben stretta, ti concedo di slegarla tu stessa. Mi avvicino, se vuoi, magari ad altezza viso, così hai una visuale migliore. Ecco, vedo che hai fatto in fretta.
Lo guardi crescere davanti ai tuoi occhi. Sei indecisa sul da farsi? Mentre consideri le possibilità che ti si offrono, io nel frattempo mi prendo di iniziativa e sfioro le tue labbra con la punta. Valuterai tu il resto…

Non te lo lasci ripetere due volte. Lo accogli con eleganza e rispetto. Che sapore ha? Puoi rispondermi anche dopo, non voglio distrarti. Sentilo tutto in bocca, soffermati sul gusto, sui rilievi, sulla pelle liscia e sottile. Se fai rumore non sei maleducata, anzi. Qualche risucchio è ben accetto. Con le dita, continuo a massaggiarti in senso orario. Adoro sentirti sgorgare umori mentre ti masturbo, mentre ti masturbi. Allontano la verga solo per baciarti ancora, constatando la sapida umidità delle tue labbra. Ti sistemi un po’ sulla sedia e i nostri occhi si incrociano. Mi chino su di te, ti avvolgo in una stretta e con un rapido gesto sono già dentro.

Prenditi un paio di secondi per assaporare il tutto. Scuoti le dita e accelera la rotazione. Inizia a fare su e giù, lentamente, ipnotico. Io non posso far altro che baciarti e spingere, ti spingo e ti penetro.

I nostri corpi ansimano, il ritmo accelera. Sembra un fuoco, lì sotto. Ti osservo coi muscoli irrigiditi, le gambe sempre oscenamente e splendidamente aperte ad accogliere il mio ventre e i miei colpi. Ti mordo i seni, ti ammiro contorcerti dal piacere, ostentare qualche parola volgare e ansimare a ritmo. Non smettere di darti piacere, non smettere di leggere, sei quasi arrivata alla fine.

Trova il ritmo degli ultimi metri, quello che ti fa bloccare in una posizione. Quell’ascensore che ti lascia la bocca aperta e bloccata in un urlo strozzato, muto, prima della grande liberazione. Chiudi gli occhi e trattieni il respiro. Ondeggia, vibra, le dita penetrano e frizionano rapide…

10…
Il mio corpo batte sul tuo….

9…
Ti bacio e ti mordo le labbra…

8…
Sbrodola tutto per terra….

7…
Ansima, urla il mio nome…

6…
Tieni le gambe in posizione….

5…
Divarica le natiche, esponi completamente il tuo corpo, per me…

4…
Strizza i capezzoli…

3…
Impreca quanto vuoi, sei quasi arrivata…

2…
Stai venendo.

1…


Ti darei una carezza sulla guancia, mentre ti ammiro. Starei tutta la notte a imprimere quel tuo volto sulle retine, ma a quel punto le parole di un racconto non basterebbero. Piuttosto, sto in silenzio e ti lascio contemplare, assaporare questo momento. Prenditi il tempo che vuoi...

Cigno2017@gmail.com
scritto il
2026-03-18
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