A Occhi Chiusi | From The Outside
di
Jan Zarik
genere
esibizionismo
[Il racconto si può leggere da più punti di vista. Questa è la lettura dall'esterno.]
“Potremmo provare qui, adesso.” Rispondo io, con tutta la calma di cui so di poter disporre. Mi bagno le labbra con un goccio di vino. Il tuo volto arrossisce in pochi istanti. Riesco a leggere nei tuoi occhi lo stupore per la proposta e l’imbarazzo per l’immagine che ti ho indotto a elaborare nella tua mente, e che adesso non puoi più rimuovere.
“Ma che assurdità dici?” replichi tu, ridacchiando imbarazzata. Sembri indecisa tra il mantenere un tono di freddo raziocinio e una condotta da biasimo nei miei confronti. Se davvero ti conoscessi così bene, come penso di sapere, la tua reazione assume due significati ambivalenti: ‘Ma che assurdità dici? Siamo nel tuo appartamento, non c’è nessun altro qui con noi, è impossibile capire cosa si prova nello spogliarsi in pubblico.’ Questo sarebbe il pensiero unicamente razionale, l’analisi tecnica che fatica a concepire un’ipotesi. Tuttavia, a questo pensiero si affianca un altro pensiero, quello morale. ‘Non puoi davvero proporre di spogliarmi davanti a te. Sarebbe sbagliato, sarebbe inappropriato.’
“Hai detto che la tua più grande fantasia incompiuta è l’esibizionismo. Hai ammesso che per quanto ti faccia paura esporti, l’idea di essere totalmente nuda e preda di sguardi che sfuggono al tuo controllo ti eccita, l’atto stesso del privarti degli abiti e lasciare che altri scrutino la tua pelle, le tue intimità, ti ossessiona. L’hai descritta come una tentazione cui non pensi riuscirai mai ad abbandonarti, poiché il tuo istinto di conservazione impone la sua presenza costante. Dunque, perché non qua? Perché non provi e capisci davvero se ti piace?” ti espongo il mio pensiero in tutta la sua lucidità, cercando di interpretare ogni singola micro-espressione del tuo viso. Scorgo in te una timidezza improvvisa che però sembra mitigata da una crescente curiosità. Le mie parole, infatti, insinuano dentro di te il seme del desiderio.
“È vero. L’ho detto. Ma tu sei…. Tu!” Qui prevale l’obiezione morale.
“Hai ragione. Io sono io. Tuttavia, sai bene che io non sono attratta dalle donne. Inoltre, posso assicurarti che per provare l’esperienza non devi mostrarmi proprio nulla.” Rispondo, mentre sorseggio un altro po’ di vino. Al sentire queste mie parole, il tuo sguardo modifica la sua intensità e cambia scenario.
“E come pensi sia possibile? Oddio. non lo sto chiedendo davvero…” Di nuovo prevale l’obiezione razionale, quasi come se ti rivolgessi più a te stessa. Ti osservo mentre versi altro vino, forse per predisporre meglio l’ascolto della proposta.
“Lo puoi vivere nella tua testa, a occhi chiusi. È facile, in realtà. Ti sei mai chiesta se vivi davvero le cose che immagini o semplicemente è come se le guardassi a distanza?” A quel punto, sorridi con imbarazzo ma anche con molta più trepidazione rispetto a prima. Ti guardi intorno, non sei sicura di aver compreso a pieno cosa intendo. Mi chiedi di ripetere.
“Decidi, prima. Ci stai?” incalzo io, guardandoti intensamente. “Non voglio che tu dica si per mio gradimento. Vale soltanto se tu lo vuoi…” aggiungo.
Dopo una micro-pausa, accompagnata da un sorso di vino, fai cenno con la testa. Al mio sguardo immutato, rispondi con uno sguardo stavolta pienamente convinto e dichiari un “Si.” Consapevole.
“Bene. Allora fidati di me. Spostiamoci in stanza da letto.” Mi alzo e ti faccio strada. Tu mi precedi con passo incerto, giungiamo fino alla stanza da letto. Ti lascio appoggiare il calice di vino sul comodino. Mi guardi con perplessità mentre rimango sul ciglio della porta. “Entra sotto le coperte.”
In silenzio, esegui il compito. Ti osservo prendere posto sotto alle coperte. Sei carica di eccitazione ma anche parecchio timorosa. “Chiudi gli occhi e immagina di essere sul palco di un locale. Il Grayson, hai presente?”
“Si. Ho presente.” Rispondi tu, mentre chiudi gli occhi.
“Bene. Sei al centro del palco. Le sedie degli spalti sono occupate da alcune persone, decidi tu quante.”
“Ok.” Rispondi, mordendoti il labbro.
“Guardati intorno, cos’altro vedi?” chiedo io.
“Ehm… il bancone. L’asta del microfono. Le luci…” rispondi tu.
“C’è una sedia vicino a te?” chiedo io.
“Non saprei. si?” chiedi tu.
“Siediti, allora.” Suggerisco io.
Ridi con genuinità, stavolta. “Ok, son seduta.”
“Chi hai di fronte?” chiedo io.
“Oh, beh… non sono sicura…”
“Rispondi istintivamente…”
“Un paio di miei ex, qualche amica.”
“Suvvia, gente che conosce già il tuo corpo... altri?” incalzo io, mentre sorseggio il vino.
“Ok… dunque… il mio capo. Oddio! C’è tutto il mio ufficio…”
“Ahah… brava! Chi altri…?”
“Devono esserci altri?”
“Quanti ne vuoi…”
“Ok… dunque… il prete della parrocchia del mio paese. I miei genitori. I miei zii… oddio i miei zii!”
“Direi che va più che bene. Un bel pubblico tosto!” commento io.
“Ci sei anche tu, ora.” Commenti tu, ridendo.
“Ok, ora prenditi un momento per respirare l’atmosfera. Immedesimati, senti l’aria intorno a te, eventuali profumi, il calore delle luci, la durezza del legno.”
Passa qualche secondo, la tua espressione muta lentamente. Sei concentrata, posso percepire da qui il tuo battito accelerato.
“Inizia a toccarti, fallo nella tua immaginazione.” Le tue labbra fremono, avverto che qualcosa ti smuove. Le tue narici si aprono a ritmo, il tuo fiato sembra più corto del solito. “Lentamente, prima il collo, poi il seno. Massaggia lentamente. Ti stanno guardando?”
“S-si.” Dici tu, quasi distratta dalle mie parole.
“Accentua i movimenti, esplora il tuo corpo. Pizzica i capezzoli. Sentiti libera… allarga le gambe…”
Lentamente, ti lasci coinvolgere da quella fantasia, lo vedo dal tuo mordere il labbro inferiore. Alcuni movimenti da sotto la coperta indicano che anche il tuo corpo risponde alla scena. Intuisco dalle onde del tessuto che la mano sta replicando ciò che tu stessa agisci nella mente. Ti soffermi sul seno, massaggiandolo. Ti lascio prendere confidenza con quelle sensazioni ancora un po’.
“E’… strano.” Commenti tu.
“Ti piace?”
“Penso di sì.”
“Allora prosegui.”
Ti vedo accentuare i movimenti, adesso una tua mano affiora da fuori la coperta. Le tue dita sfiorano appena le tue labbra. Inizi lentamente a suggere un dito, poi un altro. Nel frattempo, i movimenti sottocoperta mutano ancora, sembra che l’azione si sposti sempre più verso il basso ventre.
“Spogliati, adesso. Togli il vestito.” Non serve specificare se farlo nella tua testa o nella realtà. Ormai hai compreso le regole del gioco. Infatti, ti osservo mentre rimani in quella posizione per qualche minuto. Ogni tanto esprimi con commenti di circostanza ma mantieni un buon grado di concentrazione. I tuoi massaggi, nel frattempo, si accentuano. Si capisce che le tue gambe sono strette attorno alla mano che hai posto tra le cosce. Di tua iniziativa, a un certo punto, armeggi con gli indumenti e ti osservo sfilare il vestito da sotto le coperte. Con gli occhi ancora chiusi, lo lasci cadere ai piedi del letto.
“Fatto.” Dici tu, con la voce tremante.
“Sgancia il reggiseno.” Proseguo io. Ti osservo mentre ti stai dando piacere. È una visione molto intima, molto vera. Pochi secondi dopo, ti osservo fare lo stesso con l’indumento, mentre sfili una spallina per volta e lo lasci cadere. Intuisco che le tue mani ora abbracciano i tuoi seni, pressandoli con intensità.
“Mi stanno guardando…”
“E’ così. Cosa stai mostrando…?”
“Tu-…tutto.” Mentre balbetti in preda all’eccitazione e alla masturbazione, ti seguo nei movimenti sottocoperta, intuisco che stai togliendo qualcos’altro. Dopo qualche attimo, ecco affiorare i tuoi slip, anch’essi abbandonati ai piedi del letto. Sei nuda, adesso.
Prosegui a toccarti. Ci hai preso gusto. Le mie indicazioni sono sempre più rarefatte. Ti vedo preda dei tuoi stessi pensieri. Sei consapevole di essere immersa in una fantasia ma anche realmente qui, nel mio letto, nuda, intenta a darti piacere davanti i miei occhi. Non è solo un fatto mentale, adesso. Stai davvero giocando coi sensi. Ti vedo prendere sempre maggior confidenza.
“Apri gli occhi, adesso.” chiedo io, mentre bevo ancora un po’ di vino. Mi rendo conto che forse è un azzardo, d’altronde l’alcol ha iniziato a dare alla testa anche a me.
Dopo una latenza che sembra durare una infinità, senza smettere di masturbarti, apri gli occhi e mi rivolgi lo sguardo. Sei eccitata ma anche stranita. Adesso, tutto è reale. Qualcuno ti guarda mentre godi, qualcuno ha assistito al tuo spogliarsi. Vedo nei tuoi occhi una eccitazione nuova, non ti ho mai conosciuta in questa forma. Sei molto bella, avresti meritato di farlo molto prima. Prosegui nel tuo sfregare, sempre più forte, la tua bocca si lascia ormai in smorfie di piacere sempre più manifeste. La velocità è aumentata. Stai iniziando a gemere, dapprima con voce strozzata poi sempre più con vigore. Sei quasi sul punto di cedere, leggo nei tuoi occhi e nelle tue espressioni una intensità che sale sempre più, il tuo tocco, i tuoi pizzichi, questa stanza, la nudità, le dita dentro, il sudore e gli umori, persino gli odori che ormai invadono la stanza. Tutto, adesso, è impregnato dell’esperienza, perfino io, che scruto dal mio punto di osservazione privilegiato. D’improvviso, ti sento trattenere il fiato, chiudere gli occhi stretti e lanciare un gemito più forte, intervallato da spasmi di tutto il corpo. Le spalle ti si stringono attorno al collo, la coperta casca impercettibilmente, mostrando le tue clavicole incavate per la tensione.
“Aah!” trasalisci, come se fossi morta. Il corpo continua a vibrare, stavolta, le tue mani non stanno facendo più nulla. Sei travolta dall’orgasmo, le tue cosce sono serrate e il tuo volto è teso, in preda all’eccitazione. Dopo circa venti secondi di puro e ininterrotto godimento, gradualmente ti riassesti. Il corpo si rilassa, la bocca si chiude. Il capo poggia nuovamente sul cuscino, respiri come se avessi appena sollevato un grande peso. Ti lascio godere di questo ristoro di endorfine, nel frattempo mi avvicino al lato del letto.
“Sei stata bravissima. Ti è piaciuto?” ti chiedo.
Mi rispondi con la testa, annuendo.
Ti accarezzo il lato della fronte, scostandoti i capelli ormai sudati e scomposti. Raccolgo il calice vuoto dal comodino e spengo l’abat-jour. Ti lascio riposare, serena e appagata.
cigno2017@gmail.com
“Potremmo provare qui, adesso.” Rispondo io, con tutta la calma di cui so di poter disporre. Mi bagno le labbra con un goccio di vino. Il tuo volto arrossisce in pochi istanti. Riesco a leggere nei tuoi occhi lo stupore per la proposta e l’imbarazzo per l’immagine che ti ho indotto a elaborare nella tua mente, e che adesso non puoi più rimuovere.
“Ma che assurdità dici?” replichi tu, ridacchiando imbarazzata. Sembri indecisa tra il mantenere un tono di freddo raziocinio e una condotta da biasimo nei miei confronti. Se davvero ti conoscessi così bene, come penso di sapere, la tua reazione assume due significati ambivalenti: ‘Ma che assurdità dici? Siamo nel tuo appartamento, non c’è nessun altro qui con noi, è impossibile capire cosa si prova nello spogliarsi in pubblico.’ Questo sarebbe il pensiero unicamente razionale, l’analisi tecnica che fatica a concepire un’ipotesi. Tuttavia, a questo pensiero si affianca un altro pensiero, quello morale. ‘Non puoi davvero proporre di spogliarmi davanti a te. Sarebbe sbagliato, sarebbe inappropriato.’
“Hai detto che la tua più grande fantasia incompiuta è l’esibizionismo. Hai ammesso che per quanto ti faccia paura esporti, l’idea di essere totalmente nuda e preda di sguardi che sfuggono al tuo controllo ti eccita, l’atto stesso del privarti degli abiti e lasciare che altri scrutino la tua pelle, le tue intimità, ti ossessiona. L’hai descritta come una tentazione cui non pensi riuscirai mai ad abbandonarti, poiché il tuo istinto di conservazione impone la sua presenza costante. Dunque, perché non qua? Perché non provi e capisci davvero se ti piace?” ti espongo il mio pensiero in tutta la sua lucidità, cercando di interpretare ogni singola micro-espressione del tuo viso. Scorgo in te una timidezza improvvisa che però sembra mitigata da una crescente curiosità. Le mie parole, infatti, insinuano dentro di te il seme del desiderio.
“È vero. L’ho detto. Ma tu sei…. Tu!” Qui prevale l’obiezione morale.
“Hai ragione. Io sono io. Tuttavia, sai bene che io non sono attratta dalle donne. Inoltre, posso assicurarti che per provare l’esperienza non devi mostrarmi proprio nulla.” Rispondo, mentre sorseggio un altro po’ di vino. Al sentire queste mie parole, il tuo sguardo modifica la sua intensità e cambia scenario.
“E come pensi sia possibile? Oddio. non lo sto chiedendo davvero…” Di nuovo prevale l’obiezione razionale, quasi come se ti rivolgessi più a te stessa. Ti osservo mentre versi altro vino, forse per predisporre meglio l’ascolto della proposta.
“Lo puoi vivere nella tua testa, a occhi chiusi. È facile, in realtà. Ti sei mai chiesta se vivi davvero le cose che immagini o semplicemente è come se le guardassi a distanza?” A quel punto, sorridi con imbarazzo ma anche con molta più trepidazione rispetto a prima. Ti guardi intorno, non sei sicura di aver compreso a pieno cosa intendo. Mi chiedi di ripetere.
“Decidi, prima. Ci stai?” incalzo io, guardandoti intensamente. “Non voglio che tu dica si per mio gradimento. Vale soltanto se tu lo vuoi…” aggiungo.
Dopo una micro-pausa, accompagnata da un sorso di vino, fai cenno con la testa. Al mio sguardo immutato, rispondi con uno sguardo stavolta pienamente convinto e dichiari un “Si.” Consapevole.
“Bene. Allora fidati di me. Spostiamoci in stanza da letto.” Mi alzo e ti faccio strada. Tu mi precedi con passo incerto, giungiamo fino alla stanza da letto. Ti lascio appoggiare il calice di vino sul comodino. Mi guardi con perplessità mentre rimango sul ciglio della porta. “Entra sotto le coperte.”
In silenzio, esegui il compito. Ti osservo prendere posto sotto alle coperte. Sei carica di eccitazione ma anche parecchio timorosa. “Chiudi gli occhi e immagina di essere sul palco di un locale. Il Grayson, hai presente?”
“Si. Ho presente.” Rispondi tu, mentre chiudi gli occhi.
“Bene. Sei al centro del palco. Le sedie degli spalti sono occupate da alcune persone, decidi tu quante.”
“Ok.” Rispondi, mordendoti il labbro.
“Guardati intorno, cos’altro vedi?” chiedo io.
“Ehm… il bancone. L’asta del microfono. Le luci…” rispondi tu.
“C’è una sedia vicino a te?” chiedo io.
“Non saprei. si?” chiedi tu.
“Siediti, allora.” Suggerisco io.
Ridi con genuinità, stavolta. “Ok, son seduta.”
“Chi hai di fronte?” chiedo io.
“Oh, beh… non sono sicura…”
“Rispondi istintivamente…”
“Un paio di miei ex, qualche amica.”
“Suvvia, gente che conosce già il tuo corpo... altri?” incalzo io, mentre sorseggio il vino.
“Ok… dunque… il mio capo. Oddio! C’è tutto il mio ufficio…”
“Ahah… brava! Chi altri…?”
“Devono esserci altri?”
“Quanti ne vuoi…”
“Ok… dunque… il prete della parrocchia del mio paese. I miei genitori. I miei zii… oddio i miei zii!”
“Direi che va più che bene. Un bel pubblico tosto!” commento io.
“Ci sei anche tu, ora.” Commenti tu, ridendo.
“Ok, ora prenditi un momento per respirare l’atmosfera. Immedesimati, senti l’aria intorno a te, eventuali profumi, il calore delle luci, la durezza del legno.”
Passa qualche secondo, la tua espressione muta lentamente. Sei concentrata, posso percepire da qui il tuo battito accelerato.
“Inizia a toccarti, fallo nella tua immaginazione.” Le tue labbra fremono, avverto che qualcosa ti smuove. Le tue narici si aprono a ritmo, il tuo fiato sembra più corto del solito. “Lentamente, prima il collo, poi il seno. Massaggia lentamente. Ti stanno guardando?”
“S-si.” Dici tu, quasi distratta dalle mie parole.
“Accentua i movimenti, esplora il tuo corpo. Pizzica i capezzoli. Sentiti libera… allarga le gambe…”
Lentamente, ti lasci coinvolgere da quella fantasia, lo vedo dal tuo mordere il labbro inferiore. Alcuni movimenti da sotto la coperta indicano che anche il tuo corpo risponde alla scena. Intuisco dalle onde del tessuto che la mano sta replicando ciò che tu stessa agisci nella mente. Ti soffermi sul seno, massaggiandolo. Ti lascio prendere confidenza con quelle sensazioni ancora un po’.
“E’… strano.” Commenti tu.
“Ti piace?”
“Penso di sì.”
“Allora prosegui.”
Ti vedo accentuare i movimenti, adesso una tua mano affiora da fuori la coperta. Le tue dita sfiorano appena le tue labbra. Inizi lentamente a suggere un dito, poi un altro. Nel frattempo, i movimenti sottocoperta mutano ancora, sembra che l’azione si sposti sempre più verso il basso ventre.
“Spogliati, adesso. Togli il vestito.” Non serve specificare se farlo nella tua testa o nella realtà. Ormai hai compreso le regole del gioco. Infatti, ti osservo mentre rimani in quella posizione per qualche minuto. Ogni tanto esprimi con commenti di circostanza ma mantieni un buon grado di concentrazione. I tuoi massaggi, nel frattempo, si accentuano. Si capisce che le tue gambe sono strette attorno alla mano che hai posto tra le cosce. Di tua iniziativa, a un certo punto, armeggi con gli indumenti e ti osservo sfilare il vestito da sotto le coperte. Con gli occhi ancora chiusi, lo lasci cadere ai piedi del letto.
“Fatto.” Dici tu, con la voce tremante.
“Sgancia il reggiseno.” Proseguo io. Ti osservo mentre ti stai dando piacere. È una visione molto intima, molto vera. Pochi secondi dopo, ti osservo fare lo stesso con l’indumento, mentre sfili una spallina per volta e lo lasci cadere. Intuisco che le tue mani ora abbracciano i tuoi seni, pressandoli con intensità.
“Mi stanno guardando…”
“E’ così. Cosa stai mostrando…?”
“Tu-…tutto.” Mentre balbetti in preda all’eccitazione e alla masturbazione, ti seguo nei movimenti sottocoperta, intuisco che stai togliendo qualcos’altro. Dopo qualche attimo, ecco affiorare i tuoi slip, anch’essi abbandonati ai piedi del letto. Sei nuda, adesso.
Prosegui a toccarti. Ci hai preso gusto. Le mie indicazioni sono sempre più rarefatte. Ti vedo preda dei tuoi stessi pensieri. Sei consapevole di essere immersa in una fantasia ma anche realmente qui, nel mio letto, nuda, intenta a darti piacere davanti i miei occhi. Non è solo un fatto mentale, adesso. Stai davvero giocando coi sensi. Ti vedo prendere sempre maggior confidenza.
“Apri gli occhi, adesso.” chiedo io, mentre bevo ancora un po’ di vino. Mi rendo conto che forse è un azzardo, d’altronde l’alcol ha iniziato a dare alla testa anche a me.
Dopo una latenza che sembra durare una infinità, senza smettere di masturbarti, apri gli occhi e mi rivolgi lo sguardo. Sei eccitata ma anche stranita. Adesso, tutto è reale. Qualcuno ti guarda mentre godi, qualcuno ha assistito al tuo spogliarsi. Vedo nei tuoi occhi una eccitazione nuova, non ti ho mai conosciuta in questa forma. Sei molto bella, avresti meritato di farlo molto prima. Prosegui nel tuo sfregare, sempre più forte, la tua bocca si lascia ormai in smorfie di piacere sempre più manifeste. La velocità è aumentata. Stai iniziando a gemere, dapprima con voce strozzata poi sempre più con vigore. Sei quasi sul punto di cedere, leggo nei tuoi occhi e nelle tue espressioni una intensità che sale sempre più, il tuo tocco, i tuoi pizzichi, questa stanza, la nudità, le dita dentro, il sudore e gli umori, persino gli odori che ormai invadono la stanza. Tutto, adesso, è impregnato dell’esperienza, perfino io, che scruto dal mio punto di osservazione privilegiato. D’improvviso, ti sento trattenere il fiato, chiudere gli occhi stretti e lanciare un gemito più forte, intervallato da spasmi di tutto il corpo. Le spalle ti si stringono attorno al collo, la coperta casca impercettibilmente, mostrando le tue clavicole incavate per la tensione.
“Aah!” trasalisci, come se fossi morta. Il corpo continua a vibrare, stavolta, le tue mani non stanno facendo più nulla. Sei travolta dall’orgasmo, le tue cosce sono serrate e il tuo volto è teso, in preda all’eccitazione. Dopo circa venti secondi di puro e ininterrotto godimento, gradualmente ti riassesti. Il corpo si rilassa, la bocca si chiude. Il capo poggia nuovamente sul cuscino, respiri come se avessi appena sollevato un grande peso. Ti lascio godere di questo ristoro di endorfine, nel frattempo mi avvicino al lato del letto.
“Sei stata bravissima. Ti è piaciuto?” ti chiedo.
Mi rispondi con la testa, annuendo.
Ti accarezzo il lato della fronte, scostandoti i capelli ormai sudati e scomposti. Raccolgo il calice vuoto dal comodino e spengo l’abat-jour. Ti lascio riposare, serena e appagata.
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