Tuo marito non potrà saperlo | 3

di
genere
tradimenti

Alberto era un maestro dei primi: Comperò pecorino romano DOP, guanciale di amatrice e salsa di pomodoro fresca. La pasta all’amatriciana era uno dei suoi cavalli di battaglia. Acquistò inoltre un merlot delle campagne siciliane da accompagnare al piatto e qualche frutta di stagione. Intorno alle 12.30, Rachele era già di ritorno. Sudata dalla testa ai piedi. “Mi cambio e ti vengo a dare una mano!”
“Tranquilla, ho tutto già predisposto!” rispose Alberto da lontano, concentrato sui fornelli. Rachele, nel frattempo, si era cambiata d’abito, adesso indossava un semplice prendisole bianco con motivi floreali, sorrideva in modo splendido, lo baciò sulla guancia come farebbe una compagna amorevole. Alberto ebbe un tuffo al cuore diverso, quasi tenero. “Indovina cos’è…” disse Alberto, fiero di sé. “Oddio, magnifica. Non ne mangio da una vita!” rispose lei, entusiasta. Col telefono fece partire una videochiamata. Pochi secondi dopo, Fabio rispose apparendo sullo schermo in piccolo. “Che combinate, bellezze?” si udiva la sua voce gracchiante in vivavoce.
“Il mister Locatelli sta preparando uno dei suoi piatti tipici!” rispose lei sorridendo, mostrando la padella col sugo e Alberto con indosso il grembiule. “Alta cucina…!” commentava col pollice in su.
“Quanta invidia… poi vi verrà un abbiocco madornale!” Nel frattempo, Alberto stava stappando una bottiglia. “Va a finire che oggi mi ubriaco, tesoro…” sussurrò Rachele vedendo il calice di vino rosso riempirsi. “Eh, mi raccomando! Non fare monellerie… meno male che lì c’è Alberto!”
“Ma come osi?! E poi scusa, Alberto magari si ubriaca pure e le fa lui le monellerie…! Sai che dorme nudo?” osservò Rachele al telefono. Alberto stava quasi rovesciando tutto il vino per terra in reazione a quella frase. “Ah sì? E tu come lo sai, scusa?” Chiese Fabio, distrattamente mentre addentava un panino. “Eh, a casa sua funziona così. Porte aperte, nudi. Fa caldo estremo, capisci?” rispose Rachele, mentre sorseggiava il suo merlot. “Va bene, ho capito. Ora vengo io e vi sistemo a tutti e due. Non fate cazzate! Alberto, ti prego, tienila a freno, tu che puoi! È una spina nel culo, quando vuole!”
Alberto si divertiva ad ascoltare quei due folli in questo modo. Credeva seriamente che il loro rapporto fosse unico, proprio per questa complicità bislacca. Eppure, non riusciva a scrollarsi di dosso il pensiero che prima o poi gli equilibri tra loro tre si sarebbero rotti, date le circostanze. “Vi devo lasciare, ho un meeting on-line tra mezz’ora e devo assolutamente ca-ca-re.” Concluse Fabio, baciando lo schermo e chiudendo la conversazione.

La donna riagganciò, rimanendo sovrappensiero per qualche istante, dopodiché si voltò e chiese “Come posso aiutarti?”, mentre smuoveva il sugo con la cucchiaia di legno. “Non devi. Sei mia ospite. Faccio tutto io. Tu sei quella che mangia e beve.” Rispose Alberto. “… così mi sento in un ristorante stellato, quasi!” commentò lei, allungando un dito e assaggiando il sugo portandolo alle labbra. I suoi occhi rimasero fissi sul volto di Alberto, mentre succhiava la punta dell’indice. Un gesto semplice, ma che per Alberto fu una tempesta erotica. “Com’è di sale?” chiese lui, provando a non scomporsi. “Non so, forse ne aggiungerei un pizzico, prova tu! Non vorrei dire cazzate…” rispose la ragazza, prendendo un’altra goccia di sugo con il dito e mostrandola all’amico. Alberto rimase in silenzio per un secondo, prima di decidere di avvicinarsi a quel dito e raccogliere con le labbra la salsa densa e sapida. Lo fece cercando di non distogliere lo sguardo da lei. Era il suo gioco, quindi dovette giocare secondo le regole. Succhiò dal polpastrello come se fosse nettare preziosissimo. “Mmh… no, va bene così. Il guanciale e il pecorino sono già molto salati.” Rachele portò alla bocca nuovamente il dito e leccò le tracce rimaste.

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Dicembre 2026 - Bari, giorno di santo Stefano. Il cielo è nuvolo ma senza pioggia. Fa freddo. Alberto guarda intensamente l’orologio. È nervoso. Anzi, scalpitante. Non vede Rachele da mesi, dopo gli ultimi fatti di questa estate, a seguito dei quali ha preferito tenersi occupato col lavoro e con la palestra. D’altronde, ciò che aveva toccato con mano soltanto poco tempo prima necessitava di un tempo di ricostituzione adeguato.
Si ritrova adesso ad attendere sul ciglio della porta di casa degli amici, con in mano una bottiglia di vino incartata. Da dentro la casa, proviene un brusìo indistinto, giacché sembrano esserci parecchie persone e la musica procede a palla. D’un tratto, La porta si apre e un festoso Fabio lo accoglie con un sorriso smagliante “Alla fine sei venuto!” Urla l’amico di una vita. Egli riflette un attimo su quelle parole, sorride e abbraccia il padrone di casa, prima di accomodarsi al suo seguito.

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Alberto scolò la pasta e mantecò rapidamente. Cucinare lo aiutava a distrarsi, impedendo che i pensieri lo riducessero a un ingrifato cronico. L’amica in prendisole girava per casa facendo sventolare i capelli e la gonnellina del vestito, curiosava tra gli scaffali, si piegava per leggere meglio le scritte sui dorsi dei libri. Alberto non era stupido fino a quel punto da pensare che le movenze della donna fossero casuali
o innocenti. Tuttavia, occorreva resistere. Il commento ironico dell’amico faceva intuire che in ogni caso doveva tenere gli occhi aperti, e l’uccello nella gabbia. “A tavola!” Alberto fece accomodare Rachele di fronte a sé, riempì due bei piatti e dopodiché ne cosparse la cima con altro pecorino. Si sedette anche lui e brindò insieme alla donna, bevendo un goccio. “Mmmh, è davvero splendida!” commentò lei, addentando il suo primo ancora fumante. Alberto era soddisfatto e curioso.
“Oh-mio-Dio… sto godendo.” Altro commento per nulla neutrale della ragazza, in visibilio. Il padrone di casa stava già sudando. La pasta, inoltre, era molto buona ma anche molto calda. Sentì subito che la temperatura della stanza era in aumento. Mangiarono avidamente, ma non per via della bontà del primo cucinato da Alberto, ma per la fame che si leggeva dai loro occhi. Arrivavano perfino al punto di ridere come deficienti, non riuscendosi neanche a guardare in viso. “Che c’è?” chiese divertito Alberto mentre assisteva all’ennesima ridarella dell’amica. “Ma niente, ti guardo e mi viene da ridere…” rispose lei. “Ah, quindi sarei un pagliaccio, tipo?” commentò lui. “Beh, un po’ pagliaccio sei…” ribatté lei, dandogli un pizzico sul braccio. Due adolescenti, letteralmente.

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Fabio sta conducendo Alberto lungo i corridoi della villetta, presentandolo ad alcuni invitati, mentre prontamente lo libera della bottiglia tra le mani, sostituendola con una birra già aperta. “Di là troverai i formaggi e gli arrosticini. Io intanto vado a controllare la griglia.” La sua voce è più squillante del solito, come fosse impostata su una asticella bella alta. Alberto si guarda intorno, cercando qualcosa che non riesce subito a individuare. “Dov’è Rachele?”
Fabio indica un lato della cucina e aggiunge “Forse sta preparando altri spritz!” Alberto, dunque, si stacca dal resto del gruppo e si avvia verso la cucina, che però trova vuota. Individua un gruppo di amici in comune e si mette a chiacchierare. La presenza / non presenza di Rachele è per lui un trigger spaventoso, poiché da un lato desidera tanto incontrarla, dall’altro non sa fino a che punto potrebbe reggerle il confronto. D’altronde, si è presentato a quella festa di Natale senza preavviso, dopo un lungo periodo di latitanza, pur ricevendo l’invito come al solito via messaggio. Le cose di cui avrebbe voluto parlare con lei sono tante, specie dopo i fatti dell’ultima estate. Sarebbe stata una lunga sera.
scritto il
2026-08-21
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