Tuo marito non potrà saperlo | 2

di
genere
tradimenti

Ritornati a casa dopo il sushi (e il vino), nessuno dei due sembrava avere molta voglia di parlare. In
fondo, la stanchezza e il caldo giocavano a sfavore. Eppure, secondo Alberto, la tensione tra i due era
palpabile anche per un altro motivo: i fatti accaduti in casa loro, giusto un mese prima. Non riusciva a
togliersi dalla testa quel pensiero di lei che sbircia con fragore mentre lui piscia, inducendolo a spruzzare senza controllo a irrigare il loro bagno privato. Una specie di invasione di campo con tanto di confronto col padrone di casa. Ora, a parti invertite, lei aveva già dato prova di essere talmente a suo agio da sostanzialmente annullare qualsiasi barriera formale che di solito si crea tra due "amici".
Che amicizia è, quella dove ti arrapi nell'immaginarti il culo di una donna? Che amicizia è quella dove
sai di esercitare un certo potere, dopo aver scoperto un uomo fare pipì nel tuo bagno? E' amicizia o un
gioco delle parti? E dove si può spingere il gioco?
Quella sera, i due si salutarono con apparente sobrietà.
"Figurati, se hai problemi, non esitare a svegliarmi!"
"Buonanotte, allora! E grazie per la cena."
"Vuoi che ti svegli nel pieno della notte?" chiese lei, con apparente senso del controllo. La risposta di Alberto tardò giusto due secondi per arrivare, prima di ritrovarsi entrambi in una risata imbarazzata.
Bacetto sulla guancia e ognuno nella propria camera. Fatto strano - mica poi così strano - è che nessuno dei due ebbe minimamente contemplato l'idea di chiudere le stanze. Con la scusa del caldo e del dover "fare areare" gli ambienti, preferivano rimanere con le porte spalancate. Alberto aspettava quel momento da tutta la sera. Durante la cena di sushi, infatti, pensava in modo costante a quello specchio strategicamente posto in modo da poter "osservare" la stanza degli ospiti da dentro la propria. Sarebbero stati al buio, eppure, quel sottile strato riflettente era appena diventato un portone per l'inferno. Nell'immaginario di Alberto, poiché lei era così a suo agio a casa sua, c'era la probabilità molto forte che quest'ultima dormisse nuda. L'eccitazione per l'idea era tale che produsse una fantasia ancora più ardita. Se lei era così a suo agio a mostrarsi, chi poteva mai rimproverare il padrone di casa
se in casa sua decidesse di dormire nudo?
Alberto, che mai aveva dormito nudo nella vita, quella sera decise di denudarsi completamente.

Avvertì un senso di palpitazione imponente, poiché si vedeva riflesso nello stesso specchio che
avrebbe potuto permettere a Rachele di accorgersi della sua nudità. Questa idea, malsana ed esibizionista, era un moto tutto nuovo per lui. Qualcosa che la sua "amica" aveva indotto nella sua testa come un seme e che ora era germogliato. Voleva sfidare questo muro e valicarlo, così attese, il cazzo era già duro come il marmo, nel chiaroscuro della notte interrotto solo da alcuni fari della strada. Lo specchio era a malapena visibile ma la nitidezza dei contorni del letto era ancora tangibile.
A notte inoltrata, la vista si abituò al buio e capì cosa stava vedendo. Rachele addormentata, con
indosso solo l'intimo, girata di spalle. Sebbene non vedesse interamente il suo gluteo, ne intuiva la
forma aggraziata. Se Rachele si fosse svegliata avrebbe probabilmente visto il cazzo di Alberto
svettare attraverso lo specchio, disteso sul letto. Ed è quì che Alberto, per la prima volta in modo
onesto, si masturbò davanti al corpo della sua amica. Lo fece nel silenzio della notte, nel chiaroscuro,
nel riflesso di uno specchio. Con la consapevolezza che si sarebbe potuto far scoprire anche solo con
un suono leggero. Era come averla lì accanto e masturbarcisi di fianco. Era perverso, era magico. Era osceno. Lentamente, inizio a sfregare con sempre più convinzione. D'un
tratto, Rachele si rannicchiò nel letto, girando la testa, senza svegliarsi. Un tuffo al cuore impietrì
l'uomo che per un attimo temeva di fare un casino, ma l'eccitazione era troppa. Ora aveva a sua
disposizione il viso della donna e il suo culo, stavolta rivolto verso l'alto cosicché si potesse ammirare
tutto il suo splendore attraverso il filo di luce dei lampioni.

Accelerò la sega, cercando di imprimere nella retina i dettagli di quel corpo magnifico e tonico,
immaginandosi di immergersi con la faccia tra quelle calde guance di carne che circondano l'antro
buio, cavernoso, rugoso e sapido, che adesso faceva capolino nella sua mente perverssa.
Sentiva di stare per venire, mancava davvero poco. Ripensò a quanto fosse lecito masturbarsi sulla
moglie del più caro amico. Si maledì per questo, e maledì anche l'amico. C'era poco da pensarci su.
L'eccitazione era troppa. Rachele era una porca sconsiderata che girava semi-nuda in casa sua e
proocava con battute zozze da ormai troppo tempo. Inoltre, lo aveva pure visto pisciare... A quel
pensiero... Alberto chiuse gli occhi, sentiva tirare sotto al perineo. Era pronto per sborrare. Aprì la bocca, nel buio, si fece scappare un gemito debole e venne, copiosamente venne. Sembrò un litro.
Si acquietò, dopo aver irrigidito tutto il corpo.
Passarono alcuni minuti, non saprebbe dire quanti di preciso. Tuttavia, Non appena aprì di nuovo gli
occhi, Rachele non era più nel letto. Un grande panico lo travolse. Dove cazzo era finita??
"Sono qui, furbone..." rispose lei, alle sue spalle, ai piedi del letto.

Alberto si copri all’istante le vergogne ed esclamò “oh cazzo… che… che ci fai qua?”
“Niente di particolare… stavo andando in bagno e ho sentito dei rumori… ma che combini?” Chiese con finta innocenza Rachele, vestita per giunta solo con l’intimo. Alberto era interdetto. Come era possibile che lei fingesse di non aver visto nulla? “Ehm… beh stavo dormendo…”
“Eh si vede. Eri proprio svenuto! Ma dormi nudo?” Rachele incuriosita provava a punzecchiare le
cosce dell’amico sotto le lenzuola, che per inciso aveva ancora una chiazza di sperma sul pube.
“Ehhh ma c’è caldo. E poi anche tu sei semi-nuda.”
“Oh ma io dormo sempre così, Fabio è ormai abituato, mi sopporta anche coi piedi gelati.”

L’immagine dei piedi sorvolò la testa di Alberto per un nano-secondo. I pensieri si affollavano: E se fosse entrata soltanto dopo finito di masturbarsi? Forse era così buio da non permettere di vedere che
il suo amico fosse appena reduce da una sega mastodontica? Per giunta a benedizione del suo corpo in
mostra attraverso lo specchio?
“Ti serviva qualcosa?” Chiese Alberto, tentennando e provando a cambiare discorso. “Solo romperti il cazzo. ” Rispose Rachele, che dunque se ne andò sculettando, fiondandosi in bagno. “Nah… solo Alberto rimase in silenzio, shoccato. Non poteva essere sicuro di averla scampata. Era troppo vicina, era troppo palese. Inoltre, se avesse sentito dei rumori, sarebbe stato sicuramente il ritmico colpo di mano dalla punta alla base dell’asta. Ad ogni modo, il pensiero fu interrotto dal sordo e umido scroscio di pipì della ragazza, proveniente dal bagno adiacente alla stanza. Un fiotto lungo, energico,
deciso. Lo ascoltò tutto dall’inizio alla fine. Ripenso alla scena del bagno privato e quasi si stava eccitando di nuovo. Il mattino successivo Alberto si svegliò presto e preparò la moka. Era ancora frastornato dalla nottata turbolenta. Aveva timore di andare a svegliare Rachele, eppure c’era in lui un senso di trasgressione nuovo, tumultuoso. Mise la caffettiera sul fuoco e si avvicinò alla stanza della ragazza. La porta stavolta era socchiusa, non spalancata. Rachele dormiva beatamente, con le gambe semi aperte, distesa sulla schiena. Il bel viso piegato di lato, immersa in un sonno profondissimo. La ammirò come un pervertito per una manciata di secondi. Si aggiustò i boxer ormai stretti e provò a ragionare su come potessero andare le cose d’ora in poi. Ritornò in cucina e attese la sua ospite in silenzio, sorseggiando il suo caffè.

“Buongiornooo.” Disse lei, stiracchiandosi e sedendosi sulla sedia. Era stupenda, l’intimo bianco le
stava d’incanto, si scorgevano alcuni peletti neri attraverso il tessuto sopra il pube. Alberto fece finta
di non notare.
“Dormito bene?” Chiese lui, porgendo una tazzina di caffè all’amica.
“Una favola. Tu invece? Hai riposato?” “Diciamo…” rispose lui. “Senti… ho l’appuntamento di lavoro per le 11.00,
mi preparo e cerco di esserci per pranzo. Ti trovo qui o preferisci andare fuori?” Alberto ci pensò due
volte.
“No, va bene qui. Preparerò io il pranzo.”
“Fantastico… anche cuoco questo milanese doc…
” Rachele gongolò sculettando. ‘Ma lo farà mica apposta?!’ Pensò Alberto tra sé e sé, come se si rivolgesse al fantasma dei suoi buoni propositi. Non
riusciva a crederci, eppure era ipnotizzato da quel fondoschiena sagomato.
“Assaggerò quello che preparerai con molta curiosità.” Una frase che può avere molte implicazionI.
scritto il
2026-08-16
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