Tuo marito non potrà saperlo | 5
di
Jan Zarik
genere
tradimenti
Lì per lì, lo sconvolgimento per quella frase pronunciata da Rachele spiazzò Alberto al punto da dover interrompere qualsiasi altra cosa, perfino respirare. Farfugliò un “cosa? Quando?” con voce strozzata. “Oh, beh. Circa un anno fa. A quanto pare, una botta e via avuta con una sua collega di lavoro che stravedeva per lui. Alla fine, dopo varie avances, ha ceduto e se l’è scopata. O almeno, questo è ciò che dice lui. Poco dopo, ella fu trasferita altrove. Me ne ha parlato quasi subito.” Rispose Rachele. Alberto la guardava con perplessità. “Mi spiace, non sapevo nulla.” Era strano che Fabio non gliene avesse parlato mai, anche solo per conforto o per consiglio. “Sai come l’ho superata? Mi convinsi che ciò che mi stesse accadendo fosse inevitabile: Sarebbe successo prima o poi. Avrei dovuto essere preparata a qualcosa che per natura accade in molte coppie. Noi non eravamo una eccezione. In fondo, ho sempre pensato al come sarebbe avvenuto e quando me lo son trovato davanti in lacrime, non ero per niente sorpresa.” Commentò Rachele, mentre tornava a sorseggiare il suo vino. “L’hai presa bene, quindi…” osservò Alberto, che non smetteva di fissare la sua ospite con curiosità e timore. “Beh, col cazzo che l’ho presa bene! Siamo stati separati in casa per circa due mesi. Dopodiché, sono partita per la Corea del Sud.” Ricordava quel viaggio in Corea di Rachele. Una avventura solitaria di cui Fabio tesseva le lodi continuamente. “Per tre settimane ci siamo scambiati solo qualche messaggio. Io ero immersa nei miei trekking e lui a sgobbare in studio. È stato bellissimo.” Disse la donna. “E quindi in viaggio…” provò a intuire lui. “No, non c’è stato nessuno. Ovviamente, quando son ritornata, ho fatto credere a Fabio che fossi andata a letto con un messicano conosciuto a Seoul. Volevo si sentisse in colpa. Da quel momento, le cose tornarono ad andare bene.” Disse Rachele.
Alberto rimase ad ascoltare immobile come una statua e inquieto. Si sentì improvvisamente sporco, più di quanto già non fosse. Se prima avesse provato dei sensi di colpa nei confronti di Fabio, adesso non avrebbe saputo cosa pensare. Forse, avvertiva addirittura un senso di imbarazzo per quel gioco strano, sapendo che ci fosse tutta un’altra veste dopo certe rivelazioni. “Altro vino?” chiese lui, alzando la bottiglia. Lei allungò la mano, annuendo.
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“Io… ecco, io ho sbagliato, sai?” dice Fabio, guardando Alberto negli occhi. “Tutti noi sbagliamo, ecco. Però, ci sono cose che non si dovrebbero proprio fare…” gli occhi del padrone di casa si stanno facendo rossi e umidi. Alberto intuisce che il suo amico stia completamente ubriaco, sebbene quella conversazione sia troppo allettante per lasciar perdere. “A che ti riferisci?” chiede, avvicinandosi. “Beh… niente. Robe passate. Robe di cui non vado fiero.” Farfuglia Fabio, provando a stringersi gli occhi sul palmo delle mani. “Ascolta, Fabio. So già tutto. Rachele mi ha raccontato. È tutto ok. È successo, sono passati anni.” Risponde Alberto, provando a confortare l’amico. Con la coda dell’occhio, riesce a intravedere Rachele mentre saluta gli ultimi ospiti sul ciglio della porta. “Lei è tanto bella, intelligente. Provocante. Lei è perfetta, capisci?” confida Fabio al suo amico e testimone. Alberto annuisce, pregando che presto si addormenti in un lungo sonno da sbornia. D’altronde, il suo compare di nozze ha ragione. Rachele è provocante, intelligente e bellissima. Può capirlo fin troppo bene e forse è questo il problema. Come può giudicare? Come può giudicarsi?
“Spesso, mi sento inadeguato con lei. Nonostante stia insieme a Rachele da vent’anni, sento di essere sempre un passo indietro. La vedo insoddisfatta e io, di conseguenza, sono insoddisfatto… tu hai mai tradito, amico mio?” chiede Fabio, con lo sguardo commosso.
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“Te hai mai tradito Nicole?” chiese Rachele, sorseggiando dal suo calice e accavallando i piedi uno sull’altro, a distanza strategica dal viso di Alberto. “No, sentivo di non averne alcun bisogno.” Rispose lui. Era vero. Non gli importavano le altre donne, quando stava con lei. I presupposti della loro storia, e la loro conclusione, erano diversi da quelli di molti altri. Nel tempo, lui lo aveva capito. “Che bravi che siete stati. Questo conferma la mia teoria… coppia fedele, prima o poi si spacca. Coppia che si tradisce perdura.” Alberto era incuriosito da quella teoria, sebbene non capisse dove volesse arrivare. “Se avessi voluto e potuto tradirla, con chi l’’avresti fatto?” domandò provocante lei, avvicinandosi con il volto. “Vuoi davvero che ti risponda?” ribadì Alberto, leggermente sudato. “Oh, sono forse stata indelicata? Ormai non è più tua moglie! Su, dai, dimmi con chi te la saresti fatta…!” le sue parole assumevano le fattezze di quelle di una fresca diciottenne al pub di qualche località turistica.
“Sei una stronza. Stai infierendo sulla mia situazione sentimentale. Perfida.” Alberto tentò di fare l’offeso, ma non ci riuscì. Rachele guardò Alberto dritto negli occhi. Lui, a sua volta, rimase attonito e meravigliato dalla bellezza di quel viso, perfetto per essere preso a schiaffi e baciato contemporaneamente. Alberto si avvicinò per baciarla di nuovo ma stavolta lei distolse il viso, allontanandosi. “Avevi detto che ci saremmo dovuti preparare per uscire, no?” Lo aveva detto? Chissà. Maledì se stesso e maledì Rachele con tutta la sua forza, imprecando in silenzio.
Si prepararono per raggiungere alcuni amici di Alberto in centro. Alberto e Rachele uscirono, in direzione di un locale per apericena. A fare compagnia ai due, altri ragazzi colleghi di Alberto, molto socievoli e alla mano. Tra una tartàre di tonno e alcune bollicine, il gruppetto si andava allargando, con l’ingresso di altri amici di passaggio. Rachele era radiosa, conversava amabilmente con tutti e spesso raccontava aneddoti della loro vecchia amicizia. Alberto si sentiva bene, sebbene fosse ancora reduce dalle tensioni del pomeriggio. Il fatto strano è che non provava quella sensazione da tempo, ovvero lo stare in compagnia di altra gente con una donna al fianco con cui c’era un rapporto speciale. Lo si vedeva dal fatto che spesso Rachele cercasse il contatto fisico di Alberto, sfiorandogli la gamba, mettendogli una mano sulla spalla e appoggiandosi a esso quando ve n’era l’occasione. Alberto, forse istintivamente, replicava quel linguaggio non verbale con maggiore scrupolo ma senza privarsi del contatto fisico. Le sfiorò la schiena e arrivò a giocherellare coi suoi capelli. Lei glielo lasciò fare. Si guardarono negli occhi nel corso della serata diverse volte. Arrivarono persino a intrecciare le dita, dettaglio che non passò inosservato persino ai colleghi di Alberto, i quali non si fecero tanti scrupoli a commentare tra loro all’orecchio la bizzarra situazione: Lei ospite da lui, sposata col suo migliore amico, in mostra con quel grado di confidenza. Non poteva esserci alcun malinteso.
Era palese. La conversazione del pomeriggio aveva in qualche modo creato una sorta di tacito patto. Una comunanza di intenti implicita, voluttuosa ma a singhiozzo, senza fughe repentine. Al termine della serata, salutarono tutti e si avviarono verso casa a piedi. “Chissà ora che penseranno i miei colleghi…” commentò Alberto, scherzando ma non troppo.
“Oh, fottitene, lasciali pensare…” replicò Rachele, fermandosi sul marciapiede e avvolgendo le sue braccia attorno al collo dell’amico, a pochi millimetri dal suo viso. “Per così poco…?” lo guardò intensamente negli occhi, dopodiché si staccò. L’uomo provò un forte calore in tutto il corpo. Era ammaliato da quella donna, ormai. Avrebbe concesso di farsi fare tutto. La osservò sculettare in modo esagerato come una ragazzina in mezzo alla strada, ridendo per quella sua stramberia. “Così mi uccidi, però.” Disse. Rachele preferì ignorarlo, proseguendo col passeggio. “Tanto, tuo marito non potrà saperlo…mi sbaglio?” concluse lei con una frase potente e paradossale, ma che in fondo aveva senso anche pronunciata da lei e ascoltata da lui, a parti invertite.
Alberto rimase ad ascoltare immobile come una statua e inquieto. Si sentì improvvisamente sporco, più di quanto già non fosse. Se prima avesse provato dei sensi di colpa nei confronti di Fabio, adesso non avrebbe saputo cosa pensare. Forse, avvertiva addirittura un senso di imbarazzo per quel gioco strano, sapendo che ci fosse tutta un’altra veste dopo certe rivelazioni. “Altro vino?” chiese lui, alzando la bottiglia. Lei allungò la mano, annuendo.
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“Io… ecco, io ho sbagliato, sai?” dice Fabio, guardando Alberto negli occhi. “Tutti noi sbagliamo, ecco. Però, ci sono cose che non si dovrebbero proprio fare…” gli occhi del padrone di casa si stanno facendo rossi e umidi. Alberto intuisce che il suo amico stia completamente ubriaco, sebbene quella conversazione sia troppo allettante per lasciar perdere. “A che ti riferisci?” chiede, avvicinandosi. “Beh… niente. Robe passate. Robe di cui non vado fiero.” Farfuglia Fabio, provando a stringersi gli occhi sul palmo delle mani. “Ascolta, Fabio. So già tutto. Rachele mi ha raccontato. È tutto ok. È successo, sono passati anni.” Risponde Alberto, provando a confortare l’amico. Con la coda dell’occhio, riesce a intravedere Rachele mentre saluta gli ultimi ospiti sul ciglio della porta. “Lei è tanto bella, intelligente. Provocante. Lei è perfetta, capisci?” confida Fabio al suo amico e testimone. Alberto annuisce, pregando che presto si addormenti in un lungo sonno da sbornia. D’altronde, il suo compare di nozze ha ragione. Rachele è provocante, intelligente e bellissima. Può capirlo fin troppo bene e forse è questo il problema. Come può giudicare? Come può giudicarsi?
“Spesso, mi sento inadeguato con lei. Nonostante stia insieme a Rachele da vent’anni, sento di essere sempre un passo indietro. La vedo insoddisfatta e io, di conseguenza, sono insoddisfatto… tu hai mai tradito, amico mio?” chiede Fabio, con lo sguardo commosso.
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“Te hai mai tradito Nicole?” chiese Rachele, sorseggiando dal suo calice e accavallando i piedi uno sull’altro, a distanza strategica dal viso di Alberto. “No, sentivo di non averne alcun bisogno.” Rispose lui. Era vero. Non gli importavano le altre donne, quando stava con lei. I presupposti della loro storia, e la loro conclusione, erano diversi da quelli di molti altri. Nel tempo, lui lo aveva capito. “Che bravi che siete stati. Questo conferma la mia teoria… coppia fedele, prima o poi si spacca. Coppia che si tradisce perdura.” Alberto era incuriosito da quella teoria, sebbene non capisse dove volesse arrivare. “Se avessi voluto e potuto tradirla, con chi l’’avresti fatto?” domandò provocante lei, avvicinandosi con il volto. “Vuoi davvero che ti risponda?” ribadì Alberto, leggermente sudato. “Oh, sono forse stata indelicata? Ormai non è più tua moglie! Su, dai, dimmi con chi te la saresti fatta…!” le sue parole assumevano le fattezze di quelle di una fresca diciottenne al pub di qualche località turistica.
“Sei una stronza. Stai infierendo sulla mia situazione sentimentale. Perfida.” Alberto tentò di fare l’offeso, ma non ci riuscì. Rachele guardò Alberto dritto negli occhi. Lui, a sua volta, rimase attonito e meravigliato dalla bellezza di quel viso, perfetto per essere preso a schiaffi e baciato contemporaneamente. Alberto si avvicinò per baciarla di nuovo ma stavolta lei distolse il viso, allontanandosi. “Avevi detto che ci saremmo dovuti preparare per uscire, no?” Lo aveva detto? Chissà. Maledì se stesso e maledì Rachele con tutta la sua forza, imprecando in silenzio.
Si prepararono per raggiungere alcuni amici di Alberto in centro. Alberto e Rachele uscirono, in direzione di un locale per apericena. A fare compagnia ai due, altri ragazzi colleghi di Alberto, molto socievoli e alla mano. Tra una tartàre di tonno e alcune bollicine, il gruppetto si andava allargando, con l’ingresso di altri amici di passaggio. Rachele era radiosa, conversava amabilmente con tutti e spesso raccontava aneddoti della loro vecchia amicizia. Alberto si sentiva bene, sebbene fosse ancora reduce dalle tensioni del pomeriggio. Il fatto strano è che non provava quella sensazione da tempo, ovvero lo stare in compagnia di altra gente con una donna al fianco con cui c’era un rapporto speciale. Lo si vedeva dal fatto che spesso Rachele cercasse il contatto fisico di Alberto, sfiorandogli la gamba, mettendogli una mano sulla spalla e appoggiandosi a esso quando ve n’era l’occasione. Alberto, forse istintivamente, replicava quel linguaggio non verbale con maggiore scrupolo ma senza privarsi del contatto fisico. Le sfiorò la schiena e arrivò a giocherellare coi suoi capelli. Lei glielo lasciò fare. Si guardarono negli occhi nel corso della serata diverse volte. Arrivarono persino a intrecciare le dita, dettaglio che non passò inosservato persino ai colleghi di Alberto, i quali non si fecero tanti scrupoli a commentare tra loro all’orecchio la bizzarra situazione: Lei ospite da lui, sposata col suo migliore amico, in mostra con quel grado di confidenza. Non poteva esserci alcun malinteso.
Era palese. La conversazione del pomeriggio aveva in qualche modo creato una sorta di tacito patto. Una comunanza di intenti implicita, voluttuosa ma a singhiozzo, senza fughe repentine. Al termine della serata, salutarono tutti e si avviarono verso casa a piedi. “Chissà ora che penseranno i miei colleghi…” commentò Alberto, scherzando ma non troppo.
“Oh, fottitene, lasciali pensare…” replicò Rachele, fermandosi sul marciapiede e avvolgendo le sue braccia attorno al collo dell’amico, a pochi millimetri dal suo viso. “Per così poco…?” lo guardò intensamente negli occhi, dopodiché si staccò. L’uomo provò un forte calore in tutto il corpo. Era ammaliato da quella donna, ormai. Avrebbe concesso di farsi fare tutto. La osservò sculettare in modo esagerato come una ragazzina in mezzo alla strada, ridendo per quella sua stramberia. “Così mi uccidi, però.” Disse. Rachele preferì ignorarlo, proseguendo col passeggio. “Tanto, tuo marito non potrà saperlo…mi sbaglio?” concluse lei con una frase potente e paradossale, ma che in fondo aveva senso anche pronunciata da lei e ascoltata da lui, a parti invertite.
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