Festa sulla spiaggia
di
Viola Rinaldi
genere
sentimentali
Il Cosmopolitan Beach Club, rinomato locale sulla spiaggia che Jacopo aveva scelto per festeggiare il suo trentesimo compleanno, era un’esplosione di luci, brindisi allegri e risate che si mescolavano al ritmo avvolgente della musica e al frangere costante delle onde.
L’aria della notte toscana era calda e profumava di un mix inebriante di salsedine, olio tropicale e superalcolici. Le lampade a sospensione diffuse sui privé in legno proiettavano riflessi caldi sulle pedane, mentre a pochi metri i lettini vuoti lasciavano spazio al viavai di gente a piedi nudi sulla sabbia.
Viola indossava un vestitino azzurro, con la gonnellina ampia e stretto in vita, che lasciava scoperte le sue lunghissime gambe e le sue spalle abbronzate. Con quel vestito, e con i capelli schiariti dal sole e scompigliati dalla brezza marina, non passava di certo inosservata ai ragazzi che la incrociavano mentre si faceva strada verso il privé con in mano il terzo bicchiere di Piña Colada della serata.
"Tu che te ne vai in giro da sola con in mano dell'alcol e con indosso quel vestito, sei molto pericolosa, Rinaldi" le disse Pietro seduto su uno dei divanetti del loro privé, dove era rimasto a chiacchierare con Davide e Jacopo, tra secchielli di ghiaccio e bicchieri a metà. "Dove sono le altre? Non stavate ballando?"
"Sono andate a fare la pipì..." rispose Viola con l'inconfondibile tono di chi ha già mandato giù qualche bicchiere di troppo. "Ma io non ce l'avevo, no" disse sedendosi in braccio a Jacopo e buttandogli le braccia al collo, facendolo ridere. "Ma io non ce l'avevo la pipì, no. Adesso no. Dopo... Ci vado dopo. Dopo mi accompagni in bagno tu, Pietro?".
Aveva messo particolare malizia nel tono di quell'ultima frase, accompagnandola con un'occhiata che non lasciava spazio a grandi interpretazioni, e lui alzò gli occhi al cielo e scosse la testa con rassegnazione, senza però poter nascondere un sorriso. Viola quando beveva troppo perdeva ogni filtro. Diventava un mix micidiale di buffa sfrontatezza e pura carica sexy, una combinazione che in mezzo a quella folla lo spingeva a volerla trascinare via all'istante.
Viola accavallò le gambe e il vestitino salì pericolosamente, rivelando il bordo degli slip, azzurri come il vestitino, catturando immediatamente la sua attenzione.
Lui strinse la coppa che aveva in mano, tanto da farsi diventare le nocche bianche, mentre beveva un sorso lento del suo Dirty Martini senza toglierle gli occhi di dosso.
"Vi, basta bere, su..." le disse mentre il sapore forte e salato dell'oliva gli si posava sulle labbra.
Lei sostenne il suo sguardo e fece esattamente l'opposto: con lentezza esasperata e con la malizia negli occhi velati dall'alcol, buttò giù un altro lungo sorso di Piña Colada, lasciando che una goccia le scivolasse all'angolo delle labbra.
"Posa quel bicchiere" ordinò allora Pietro, stavolta con voce ferma e perentoria.
Viola gli sorrise guardandolo dritto negli occhi, sfacciata, e per tutta risposta finì il cocktail fino all'ultimo goccio, facendo pure scricchiolare il ghiaccio tra i denti. Poi si mise ancora più comoda sulle gambe di Jacopo.
Lo sguardo le scivolò sulla mano di Pietro che stringeva con forza la coppa e immaginò quella stessa mano stringerle con forza il seno fino a farle male, fino a strapparle un gemito soffocato. Lo sguardo poi scese ancora, indugiando sui suoi pantaloni di lino leggero, sotto i quali l'erezione era ormai evidente e tesa.
Lui posò la coppa sul tavolino di legno con un colpo secco e negli occhi gli si accese un fuoco pericoloso, una fame buia e spietata. Avrebbe voluto afferrarla, metterla sulle proprie gambe, abbassarle le mutandine e sculacciarla a palmo aperto, lì, davanti a tutti, facendole bruciare la pelle, facendola urlare.
Prese fiato, cercando di tornare in sé, e le fece un piccolo gesto impercettibile con la testa verso l'uscita del privé, un richiamo secco che non ammetteva repliche, ma lei non si alzò.
"Vieni qui"; il tono della voce era basso e autoritario e le passò attraverso la pelle.
Era il tono teso di chi sta per perdere la pazienza, ma lei comunque non si alzò. Gli sorrise maliziosa, mordicchiandosi il labbro inferiore mentre allungava la mano verso il vassoio di pasticcini sul tavolino. Rubò una fragola e se la portò alla bocca, ripulendola lentamente dalla crema con la lingua, succhiandola prima di morderla, senza staccare gli occhi dai suoi nemmeno per un istante.
Pietro serrò la mascella con una tale forza che gli tremarono le tempie. Il sangue gli pulsava nelle orecchie mentre una scossa di pura rabbia erotica gli correva lungo la schiena. Chiuse gli occhi per un secondo, respirando lentamente nel tentativo disperato di domare l'erezione che gli tirava dentro i boxer e il desiderio folle di prendersela lì, davanti a tutti, facendole pagare tutta la sua sfrontatezza.
Dovette imporsi di tenere a mente dov'erano: il locale era affollato e ben illuminato, e i loro amici erano a pochi centimetri. Doveva mantenere il controllo o l'avrebbe trascinata sulla sabbia nel giro di tre secondi.
"Andiamo a fare due passi..." le disse d'un tratto, alzandosi in piedi e sovrastandola con la sua notevole altezza.
"No Pietro, adesso no..." si lamentò lei stringendosi a Jacopo. "Adesso devo fare gli auguri al mio amico Jaco! È il suo compleanno! Non voglio fare due passi, adesso! Adesso *no*!"
"Adesso *sì*" insistette lui con un tono che non ammetteva repliche.
Con decisione la tirò giù dalle ginocchia di Jacopo e la tenne saldamente per i fianchi, le dita che affondavano nella stoffa azzurra del vestito, per assicurarsi che fosse in grado di stare in piedi da sola.
"Jaco!" esclamò lei sbattendo gli occhioni da cerbiatta. "Devo farti gli auguriii!"
"Tranquilla Vi, me li hai già fatti più di una volta!" rispose lui ridendo con espressione divertita nel guardare la scena. "Vai a fare una passeggiata, così smaltisci un po' di alcol. La serata è ancora lunga."
"Va beeene..." sospirò lei arrendendosi con una drammaticità molto teatrale. "Vado a fare una passeggiata col mio sexy, *sexy* ragazzo!" esclamò tirando Pietro per il colletto della camicia e baciandolo sulle labbra, lasciandogli il sapore dolce e alcolico del rum e del cocco.
Poi si girò di scatto verso Jacopo, sporgendosi appena, con uno sguardo di intesa. "Vero che è sexy? Tu, Jaco, te ne intendi di ragazzi sexy! Il dentiiista!" esclamò battendosi una mano sulla fronte. "Ma ti ricordi il dentista?! Perché ti sei fatto scappare il dentista?! Comunque... vero che Pietro è sexy?!"
"Assolutamente, Vi!" rispose Jacopo annuendo con enfasi e alzando il bicchiere in segno di brindisi. "Pietro è *decisamente* sexy! Se non stesse già con te, ci proverei io!"
"Ok, amico, grazie, basta così!" disse Pietro sollevando un sopracciglio con un sorriso imbarazzato, mentre le sue mani sui fianchi di Viola si stringevano appena per rimetterla in rotta. "Dado, tienilo d'occhio che mi sa che ha bevuto troppo pure lui! Andiamo Rinaldi..."
"Mi prendi in braccio?" gli chiese lei buttandogli le braccia al collo e guardandolo da sotto in su, con un tono di voce estremamente sdolcinato.
"No. Devi camminare per smaltire la sbornia. Ricordi?" le rispose lui, la voce bassa e profonda, intrisa di quel tono perentorio che la faceva sempre vibrare.
"Ah, già..." sospirò Viola mettendo il broncio.
"E allora muovi quei bei piedini, su!" ordinò Pietro scivolando con la mano sulla sua schiena, dandole una spinta leggera e guidandola lungo i gradini del privé, verso il buio tiepido della spiaggia.
"Sì, muovo i piedini..." ripeté lei cominciando a camminare lentamente sulla pedana in legno che portava verso la sabbia. "Ho bevuto troppo. Ma quella Piña Colada era cosììì buona, Pietro! *Così* buona! Me la prepari anche a casa, la Piña Colada?"
"Vedremo..." disse lui sostenendola con la mano salda intorno alla vita per guidare il suo passo incerto.
"Vedremo..." annuì lei guardandolo negli occhi con un'aria buffa e improvvisamente seria. "Ne ho bevute *tre*!" disse con enfasi, mostrandogli pure il numero con le dita della mano.
"E si vede...!" sospirò lui non potendo fare a meno di apparire divertito.
"E anche due bicchieri di Prosecco. Sono stata monella. Sì, mooolto monella. Sai cosa mi merito? Mi merito tante sculacciate!"
"Ah, non mi sfidare perché non aspetto altro!" la ammonì lui a voce bassa, lo sguardo che si oscurava di nuovo nel buio della passerella.
"E se ti sfido?" gli chiese lei fermandosi di colpo e voltandosi a guardarlo negli occhi.
Pietro si bloccò a sua volta. In quel preciso istante sentì il sangue pulsargli più forte nelle tempie e la tensione accumulata in tutta la serata premere contro la gabbia del suo autocontrollo. Viola non si rendeva conto — o forse lo sapeva fin troppo bene — di quanto stesse camminando sul filo del rasoio.
“Non farlo”.
Non era un ordine ma un avvertimento, un ultimatum di pochissime sillabe, intriso di una fame accumulata che attendeva soltanto una scusa per esplodere.
Ma Viola si sollevò sulle punte dei piedi e gli leccò piano le labbra con la punta della lingua, assaporando il retrogusto deciso, salato e alcolico, del suo Dirty Martini, in un contrasto micidiale con la dolcezza del cocco e dell'ananas che aveva ancora in bocca lei.
"Anche tu hai bevuto, però" gli disse subito dopo, facendo l'espressione da bambina imbronciata e posandogli le mani sul petto.
Pietro sospirò profondamente. Quel gesto, accompagnato dal profumo dell’alcol e da quella provocazione infantile, gli fece scattare un cortocircuito totale. Le afferrò entrambi i polsi in una presa stretta e inesorabile, portandoglieli dietro la schiena, poi le si avvicinò così tanto che Viola poté sentire il calore del suo corpo attraverso i vestiti e la pressione inequivocabile della sua erezione premerle contro la pancia.
"Sì, ho bevuto anch'io" le rispose con voce ruvida, inclinando la testa per fissarla dall'alto. "Ma la differenza tra me e te è che io sono perfettamente lucido. Reggo bene l'alcol, *io*.”
"Non è l'unica cosa che sai fare bene..." mormorò lei sorridendo maliziosa, senza staccare gli occhi dai suoi, mentre sentiva chiaramente i capezzoli già duri e tesi per l’eccitazione sotto la stoffa leggera.
Pietro la inchiodò con lo sguardo, abbandonò la presa sui polsi e le portò una mano al collo, sfiorandole la clavicola prima di scendere piano verso il seno. Con una pressione precisa e calcolata, le pizzicò forte un capezzolo attraverso il tessuto, facendolo indurire ancora di più.
Viola sentì la vulva contrarsi, socchiuse gli occhi e si lasciò sfuggire un gemito soffocato che andò a morire contro il petto di Pietro. Le sue cosce si strinsero d'istinto per tentare di placare il pulsare continuo del clitoride gonfio.
A Pietro bastò il sussulto improvviso di Viola e quel piccolo respiro strozzato che le sfuggì dalle labbra per sentire una scossa di pura, scellerata, soddisfazione scivolargli lungo la schiena.
*Vuole proprio che le faccia male?* pensò mentre la mascella gli si contraeva nel tentativo di tenere a bada il proprio istinto. Era un miscuglio letale di esasperazione e desiderio. Adorava quando Viola tirava la corda, quando cercava di misurare fin dove poteva spingersi prima di fargli perdere del tutto la testa, ma quella era una dichiarazione di guerra in piena regola.
E Pietro non aveva alcuna intenzione di firmare la resa.
La presa sul suo seno non si allentò, facendosi invece più salda e forte, serrando le dita. “Stai giocando col fuoco…” mormorò con la voce ridotta a un ronzio basso, scuro, incollando la bocca a un millimetro dalla sua. "Finirai col farti male" sussurrò prima di morderle il labbro inferiore con una pressione punitiva e viscerale.
Viola gemette ma non si tirò indietro; al contrario, gli si spinse contro con il bacino, cercando un contatto più diretto con la sua erezione.
Pietro la bloccò lì, incastrandola con il proprio corpo per impedirle qualsiasi altro movimento.
A lei sembrò che stessero trascorrendo dei minuti eterni. Il cuore le martellava forte contro le costole, la vulva le pulsava dentro, disperatamente bisognosa di sentirlo dentro di sé.
Pietro strinse il pugno lungo il fianco, le nocche bianche per lo sforzo, il viso scolpito e teso dal desiderio trattenuto. Per una frazione di secondo, la parte più razionale di sé gli impose un freno: non voleva approfittare del fatto che lei fosse ubriaca. Ma poi la guardò negli occhi — velati, languidi, smaniosi — e si disse che in fondo era la *sua* donna e che lo desiderava con la stessa, identica, feroce intensità con cui lui desiderava lei, ogni singolo giorno, con o senza alcol in corpo.
Non resistette più.
Le afferrò un polso con decisione, tenendola stretta, e cominciò a trascinarla con passo svelto verso la torretta del bagnino, lontano dai fari del privé.
Il cuore di Viola fece un balzo violento nel petto.
L’alcol continuava a darle una leggera sensazione di vertigine e una spensierata euforia, ma la stretta ferrea di Pietro – fredda, decisa, inflessibile – le diede un'improvvisa scossa di adrenalina e la consapevolezza che il suo corpo fosse già completamente arreso a qualsiasi cosa lui stesse per fare di lei.
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Sentiva i piedi affondare nella sabbia fresca mentre veniva trascinata nel buio, mentre la musica del Cosmopolitan si faceva via via più lontana e ovattata.
Vedere Pietro camminare a falcate ampie, con le spalle rigide e la mascella serrata, le faceva salire un brivido bollente lungo tutta la colonna vertebrale e le dava una soddisfazione quasi perversa.
Non provò nemmeno a liberarsi o a farlo fermare. L'aveva sfidato e ora sapeva di essere riuscita nel suo intento: gli aveva fatto perdere quella calma implacabile che esibiva sempre davanti agli altri. Lo aveva reso affamato, rabbioso, eccitato in modo pericoloso.
Sapeva perfettamente cosa stava per succedere dietro quella torretta. Sapeva che Pietro non sarebbe stato delicato, che le avrebbe fatto scontare ogni singola provocazione, e quella prospettiva le faceva pulsare la vulva di un desiderio quasi doloroso.
La afferrò con decisione per i fianchi e la spinse contro la parete in legno, portandola al riparo dalle luci; i suoi occhi erano due fessure scure mentre la sovrastava. Le bloccò entrambi i polsi sopra la testa con una sola mano, premendoli saldamente contro il legno scricchiolante, mentre l'altra mano, senza alcuna esitazione, si infilò sotto al suo vestito.
Il tanga azzurro, ormai completamente bagnato, cedette con un suono secco, lacerandosi appena sul fianco prima di scivolare via lungo le cosce e finire abbandonato sulla sabbia.
Viola trattenne il fiato, la pelle d'oca le ricoprì l'intero corpo al contatto improvviso della sua vulva calda con l'aria umida della notte.
"Pietro..." mormorò con un filo di voce, un misto di supplica e sfacciataggine, tentata di muovere i fianchi per cercarlo.
Ma lui serrò la presa sui polsi, premendo le nocche contro le assi con una forza che non ammetteva richieste. Il suo respiro era caldo, pesante, impregnato del profumo amaro del gin.
"Stai *ferma*" le ordinò con una voce che era pura vibrazione contro le sue labbra.
La mano libera andò diretta in mezzo alle sue cosce. Due dita affondarono profondamente senza trovare ostacoli: era oscenamente bagnata. Ed era così *bollente*. Ne aggiunse un terzo, con forza, strappandole un gemito acuto di piacere e dolore che lui soffocò immediatamente catturandole la bocca in un bacio violento, possessivo, rubandole il respiro.
Pietro spinse con le dita più a fondo, trovando una carne morbida, pronta e pulsante che tremava a ogni minimo contatto.
Viola d'istinto provò a muovere il bacino per assecondare il movimento, ma lui la bloccò e lasciò scivolare fuori le dita.
"Ti ho detto di stare *ferma*" le mormorò contro le labbra, il tono basso e ruvido di chi vuole il controllo totale.
Le liberò i polsi e senza esitare l'afferrò, girandola di scatto, piegandola in avanti e facendola appoggiare con il busto e con le mani contro la torretta. Poi le arrotolò il vestito sulla schiena, lasciandole il sedere nudo ed esposto.
Le assi di legno erano ruvide sotto le mani di Viola, ma lei vi si aggrappò saldamente per non perdere l'equilibrio mentre l'alcol le faceva girare la testa.
Pietro fece scivolare la mano destra su una natica, accarezzandola lentamente, quasi con tenerezza, prima di sferrarle una sculacciata decisa a palmo aperto. Il suono dello schiaffo rimbombò nitido tra l'ombra della torretta e il rumore della risacca.
Viola sussultò, lasciandosi sfuggire un piccolo grido soffocato mentre un'ondata di calore puro le scoppiava tra le gambe, facendole contrarre di nuovo la vulva.
"Questa era per il terzo cocktail" le sussurrò Pietro piegandosi sul suo collo e afferrando una ciocca di capelli alla base della nuca per tirarle leggermente indietro la testa. "Le altre te le metto in conto. Adesso ho troppa voglia di scoparti".
Si liberò sbrigativamente dei pantaloni per far uscire dai boxer l'erezione tesa e bollente, e puntò subito la cappella contro l'apertura grondante di umori.
"Questo invece è per avermi sfidato..." le soffiò contro l'orecchio prima di penetrarla con un'unica spinta secca, violenta, profonda.
Viola spalancò gli occhi nel buio ed emise un gemito acuto, strozzato. Sentire il pene che la riempiva completamente in colpo solo spazzò via ogni residuo di vertigine alcolica, lasciando spazio soltanto a una scossa elettrica brutale che le attraversava la schiena. La vagina si contrasse d'istinto attorno a lui con una stretta feroce, quasi dolorosa, accogliendolo fino in fondo.
"Sei stretta da morire..." mormorò Pietro con voce roca. Rimase immobile per un secondo eterno dentro quella morsa bollente. I muscoli della sua schiena erano tesi come corde di violino. Poi le afferrò con forza i fianchi con entrambe le mani e iniziò a scoparla senza darle un attimo di tregua.
Stoccate dure, corte e rabbiose, ritirandosi quasi del tutto per poi riaffondare con prepotenza, facendo scricchiolare la parete in legno a ogni spinta.
Viola infilò le dita tra le fessure delle assi per sostenersi, lasciando che la testa le cadesse all'indietro, completamente arresa alla cadenza spietata con cui lui continuava a possederla. Il suo respiro caldo e affannato le bruciava sulle spalle scoperte.
Il ritmo di Pietro si fece inarrestabile, i suoi colpi implacabili andavano a urtare *esattamente* il punto che, e lui lo sapeva benissimo, la faceva impazzire. Lei sentì l'orgasmo salire, pronto a travolgerla. Inarcò la schiena, affondò le unghie nelle fessure del legno e si lasciò sfuggire un gemito spezzato.
"Oh, Pietro...".
Ma prima che potesse valicare il limite, lui si fermò e si sfilò quasi del tutto, lasciandola vuota, sospesa e insoddisfatta, con gli occhi velati di lacrime di frustrazione.
Pietro sorrise al buio, un sorriso compiaciuto, pieno della consapevolezza del potere che aveva su di lei in quel momento. Le fece scivolare la mano destra sul fianco, poi giù tra le cosce, senza sfiorare il clitoride ma tenendola lì, immobile, sull'orlo dell'orgasmo.
"Ti piacerebbe, vero?" le mormorò all'orecchio, mordendole il lobo.
"Ti prego..." mormorò lei, dimenticando ogni orgoglio, spingendo il bacino all'indietro per riaverlo dentro.
"Guardami".
Lei girò la testa per quanto la posizione lo permettesse, incrociando i suoi occhi nel buio.
"Dimmi di chi sei."
"Tua" rispose senza un attimo di esitazione, la voce ridotta a un tremito. "Sono tua, Pietro".
Quella risposta fu la miccia. Lui l'afferrò per i fianchi e la riempì di nuovo con un'ultima spinta brutale, affondando fino in fondo.
Questa volta non si fermò più.
Con una mano andò a stimolarle il clitoride gonfio e bagnato mentre continuava a colpirla da dietro con un ritmo serrato, indiavolato, senza lasciarle scampo.
Fu una scossa sismica. Viola esplose contro la parete in legno, sommersa da un orgasmo violento che le fece tremare le ginocchia. I muscoli vaginali si contrassero in una morsa spietata attorno al pene e quel piacere devastante travolse anche Pietro. Con un verso soffocato contro la sua spalla, diede le ultime stoccate profonde e venne dentro di lei, unendosi al suo piacere.
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Pietro fu il primo a staccarsi, lentamente, il respiro ancora affannato. Rimase per un secondo a fissarla da dietro mentre tremava un po', distrutta e appagata, contro le assi di legno.
"Forza, Rinaldi..." disse tirandosi su i pantaloni e sistemandosi la cintura con gesti rapidi e precisi. "Ci aspettano".
Viola si voltò piano, appoggiando la schiena al legno e lasciandosi scivolare giù di qualche centimetro con le gambe di gelatina. Aveva le labbra gonfie, le guance in fiamme e i capelli scompigliati dal vento di mare e dalle mani di lui.
"Dai..., sistemati il vestito, intanto" aggiunse con un mezzo sorriso, piegandosi a recuperare il tanga azzurro abbandonato sulla sabbia. Lo spolverò con la mano e glielo porse. Dove il tessuto era umido, era rimasta attaccata della sabbia. "Questo mettilo via, non puoi certo indossarlo".
Viola si tirò giù il vestitino, dondolando leggermente per ritrovare l'equilibrio. Poi fece scivolare il tanga strappato nella borsetta, si diede una sistemata veloce ai capelli con le dita e si guardò nello specchietto per controllare che il trucco non fosse completamente sbavato.
"Aspetta..." disse Pietro avvicinandosi a lei con una dolcezza che strideva con la brutalità di poco prima. Prese un fazzoletto e con delicatezza le ripulì le cosce e la vulva, poi le diede un bacio sulla testa. "Sei tutta intera?" le chiese a bruciapelo, guardandola negli occhi e accarezzandole il viso col dorso della mano.
"Pronta per il quarto cocktail" lo provocò lei.
Pietro le lanciò un'occhiata di avvertimento e poi la prese per mano, rientrando a passo lento verso la scia di luci e musica del Cosmopolitan Beach Club.
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Quando rientrarono nel privé, Jacopo alzò il bicchiere verso di loro con un sorriso malizioso. "Ma dove eravate finiti?! Pensavamo foste tornati a casa a nuoto!".
Viola si limitò a fare un sorriso tirato mentre si lasciava scivolare su un divanetto. Le ginocchia le tremavano ancora, non sapeva dire se più per effetto della Piña Colada o per quello di Pietro Neri. Aveva la pelle calda, la gola secca e una sensazione di languore diffuso che la rendeva completamente incapace di imbastire una bugia credibile.
Pietro, invece, come sempre non si scompose. Con quella naturalezza imperturbabile che lo contraddistingueva, si inclinò leggermente verso il tavolino, afferrando con disinvoltura un tubetto di spray antizanzare abbandonato tra i bicchieri che Viola aveva dimenticato lì.
"La signorina Rinaldi, qui..., ha deciso di fare una passeggiata romantica a piedi nudi fino alla battigia..." disse con tono calmo, scuotendo la testa con finta rassegnazione. "Risultato? Oltre a farsi divorare dalle zanzare, le è pure caduto un sandalo nella sabbia umida senza che se ne accorgesse, e io sono dovuto tornare indietro a recuperarlo prima che affondasse del tutto!".
Jacopo scoppiò a ridere, scuotendo la testa e bevendo un sorso del suo cocktail. "Il solito cavaliere, insomma! Comunque te la sei cercata, Vi, la sabbia di notte è una trappola!".
Viola lanciò a Pietro un'occhiata da sotto le ciglia, stringendo le labbra per non scoppiargli a ridere in faccia. L'idea che lui avesse inventato quella storiella, dopo averla stampata contro il legno della torretta, era quasi troppo per il suo autocontrollo, al momento anche piuttosto scarso, tra l'altro.
"Pit in versione *passeggiata romantica in riva al mare*?!" s'intromise Davide trattenendo a stento una risata e allungando le gambe sotto il tavolino. "Dai, a chi la vuoi raccontare?! Ci mancava solo che vi metteste a raccogliere conchiglie a forma di cuore!"
"Oh..., io non la conoscevo mica questa versione della storia di Cenerentola!" gli fece eco Jen con un sorriso spudoratamente malizioso, sporgendosi dal divanetto per puntare gli occhi dritti su Viola. "Forse perché sarebbe decisamente vietata ai minori! Altro che scarpetta, avrà infilato qui il nostro principe...!"
"Ma piantala, Jen!" disse Alice con una risata, tirandole una leggera gomitata sul fianco prima di rivolgere a Viola un'occhiata d'intesa. "Lasciala in pace!"
"Esatto, lasciatela stare che si deve ancora riprendere dalla sbronza" ribatté Pietro senza fare una piega. Si sedette accanto a lei sul divanetto e le fece scivolare un braccio dietro le spalle, cingendole la vita e stringendola a sé. "Stai bene, Vi?" le chiese sfiorandole la pelle del collo con le labbra. "Non hai una bella cera."
"Sto bene..." mormorò lei cercando di far risalire la voce dalla gola secca. Ma nel tentativo di regalargli un sorriso rassicurante, sentì la testa girarle. "È solo... un po' di stanchezza. E il caldo".
Lo sguardo di Pietro si fece subito più attento, preoccupato. Le sfiorò con il dorso delle dita la guancia, scivolando piano sul collo per saggiarne la temperatura.
"Veramente, Vi, sei bianca come un lenzuolo adesso..." s'intromise Davide, inclinando la testa per osservarla meglio dall'altro lato del tavolino. Il tono goliardico di poco prima si era del tutto azzerato, sostituito da una genuina premura da amico.
Alice si allungò verso Viola per prenderle delicatamente una mano. "Ha le mani gelate” disse guardando Pietro con un'espressione tra il sospettoso e il preoccupato. “Non è che avete fumato qualcosa di pesante?”
"Ma va là!” sbottò Jacopo scuotendo la testa e facendo un gesto sbrigativo con la mano. “Non ci credo nemmeno se lo vedo! Ma se non si è mai fatta nemmeno una canna! Ha solo bevuto troppo e come al solito non regge l'alcol!”.
Pietro ignorò i commenti del gruppo, concentrato solo su Viola. La presa sul suo fianco si fece più salda, possessiva, mentre con l'altra mano le afferrava con delicatezza il mento per costringerla a guardarlo negli occhi. "Che succede? Ti gira la testa?"
"Un po'...".
Viola avvertì un'ondata d'urto improvvisa risalire direttamente dallo stomaco. I tre bicchieri di Piña Colada più il prosecco, la scossa di adrenalina alla torretta e l'intensità devastante dell'orgasmo, le presentarono il conto tutti insieme, senza preavviso.
Il mondo prese a girarle intorno troppo veloce, sgranò gli occhi, coprendosi la bocca con una mano, mentre il colore le spariva completamente dal viso.
Pietro se ne accorse in un frazione di secondo. La presa sul suo fianco si trasformò all'istante in una stretta d'allarme. "Vi?!".
Lei non rispose nemmeno. Si alzò di scatto dal divanetto, urtando il tavolino, e si lanciò correndo verso la zona bagni del locale mentre Pietro scattava in piedi dietro di lei senza esitare un attimo.
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Viola spinse la porta delle toilette delle donne, fortunatamente deserta, si fiondò all'interno, si inginocchiò davanti al water e rimise tutto quello che aveva in corpo. Le contorsioni dello stomaco le fecero salire le lacrime agli occhi, mentre i capelli le ricadevano disordinatamente davanti al viso.
Un secondo dopo, la porta si aprì. Pietro entrò, la richiuse alle proprie spalle e si chinò subito su di lei. "Sono qui" le disse con voce calma ma ferma, spogliata di qualsiasi arroganza. "Sono qui".
Con una mano le raccolse i capelli in una coda, tenendoglieli lontani dal viso, e con l'altra le accarezzava la schiena con un ritmo lento, fermo e rassicurante.
Quando finalmente i conati cessarono, la aiutò a rimettersi in piedi, sostenendola per la vita finché non fu sicuro che le sue gambe reggessero. Tirò lo sciacquone, aprì il rubinetto dell'acqua fredda, le fece sciacquare la bocca e poi bagnò una salvietta di carta con cui le tamponò con delicatezza la fronte.
Viola si appoggiò al muro, respirando affannosamente con gli occhi lucidi.
"Va un pochino meglio, adesso?" le chiese lui con tono dolce. "Sei un disastro, Rinaldi... Lo sapevo che quel terzo bicchiere ti avrebbe distrutta".
Lei alzò lo sguardo su di lui con l'orgoglio del tutto ridotto in frantumi, il vestitino stropicciato e una voce flebile che era poco più di un sospiro. "Non è certo l'unica cosa che mi ha distrutta stasera...".
Pietro si lasciò sfuggire una mezza risata amara, scuotendo la testa mentre le baciava i capelli sudati. "Andiamo, ti porto a casa."
"La tappezzeria della tua auto nuova rischia grosso" mormorò lei lasciando cadere la testa contro il suo petto e respirando il suo profumo per coprire la nausea residua.
Pietro accennò un risolino stanco, stringendola un po' più forte a sé e passandole una mano tra i capelli per scostarglieli dal collo. "Hai ragione. Mi sa che chiedo a Davide di prestarmi la sua!".
Viola alzò di scatto la testa, guardandolo con una smorfia di finta incredulità nonostante gli occhi ancora lucidi. "E lasci guidare a qualcun altro il tuo preziosissimo BMW?!"
"Stavo scherzando infatti! Non se ne parla nemmeno!" ribatté lui ridendo, pizzicandole leggermente il fianco. "Non preoccuparti, Rinaldi, se mi vomiti in macchina me la ricompri nuova e siamo apposto!"
"Ah...". Viola fece un respiro profondo, cercando di ritrovare la voce normale mentre un accenno di sorriso sfacciato le piegava le labbra. "Allora mi toccherà mettere all'asta le foto dei miei piedi su eBay!".
Pietro la fissò per un istante, alzando un sopracciglio mentre lo sguardo le scivolava addosso, scendendo lungo le gambe scoperte prima di risalire nei suoi occhi.
"Tu provaci e vedrai che succede al tuo bel culetto..." mormorò piegando un angolo della bocca in un sorriso accennato e ammiccante.
Viola arrossì di colpo, ma prima che potesse ribattere, un'altra ondata di orribile nausea la travolse e le passò la voglia di parlare.
"Forza, *Cenerentola*..." disse lui avvolgendole saldamente un braccio attorno alla vita per sostenerla. "Ti riporto a casa".
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Durante il tragitto verso la villa, Pietro le tenne la mano sulla gamba per tutto il tempo, mentre con l'altra guidava con una calma insolita per evitare qualsiasi sbalzo che potesse disturbarla.
"È troppo fredda l'aria così? Ti dà fastidio?" le domandò premurosamente voltandosi a guardarla e accarezzandole i capelli alla base del collo.
"No, va bene..." mormorò lei, abbandonata sul sedile, aprendo gli occhi per un momento.
"Il mondo gira ancora?"
"Il mondo gira ancora un po'..." farfugliò con la voce impastata dal sonno e dalla stanchezza, allungando una mano per cercare quella di lui.
Pietro intrecciò le dita con le sue, calde e confortanti, mentre l'auto procedeva nel buio della litoranea.
Viola sprofondò ancora di più nel sedile, lasciandosi cullare dal brusio sommesso del motore e dal flusso fresco dell'aria condizionata. Il senso di nausea, seppur non del tutto passato, stava lentamente cedendo il passo a un torpore pesante, benefico.
Era incredibile come, nel giro di un'ora, lei e Pietro fossero passati dalla tensione elettrica e famelica della torretta a questa quiete intima e assoluta. Ma con Pietro era sempre stato così: un'altalena costante tra il fuoco e l'acqua.
"Siamo quasi arrivati" mormorò lui dopo qualche minuto di silenzio, sfiorandole il dorso della mano con il pollice prima di svoltare dolcemente nel viale che conduceva alla villa.
Le ruote scricchiolarono piano sulla ghiaia dell'ingresso, poi il cancello automatico si spalancò, inghiottendo l'auto nel buio del giardino. Pietro spense il motore e per un lungo istante il silenzio della notte avvolse l'abitacolo.
"Riesci ad alzarti o devo prenderti in braccio?" le chiese chinandosi verso di lei.
Viola aprì gli occhi, incontrando i suoi. Un sorriso stanco e leggero le affiorò sulle labbra. "Se mi prendi in braccio mi farai girare di nuovo la testa..."
"Va bene, camminiamo allora" rispose sganciandole la cintura di sicurezza. Le sfiorò la guancia con il dorso delle dita, lasciando che la mano indugiasse sulla sua pelle.
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Arrivati in camera, Pietro la spogliò con una delicatezza infinita, ben diversa dalla foga con cui le aveva strappato il tanga poco più di un'ora prima.
"Voglio fare la doccia..." mormorò lei con la voce impastata.
Lui si bloccò un istante, scuotendo la testa con un sorriso incredulo. "Vi, non ti reggi in piedi. Finisce che svieni nella doccia."
"Non ce la faccio ad andare a letto così...! Mi sento sporca e appiccicosa! E giurerei di avere della sabbia *ovunque*!" protestò con una smorfia stanca.
Pietro la guardò per un lungo secondo, poi sospirò, accennando un sorriso. "Va bene. Ma vengo dentro con te, così evito di doverti ripescare dal pavimento". Senza aspettare che lei replicasse, si spogliò e la prese saldamente per mano. "Andiamo, su!".
L'impatto con il getto d'acqua tiepido fu per Viola un sollievo immediato. Pietro si mise dietro di lei, avvolgendole le spalle e lasciando che l'acqua li bagnasse entrambi. Prese il bagnoschiuma, se ne versò un po' sui palmi e cominciò a insaponarle le spalle, il collo e la schiena con gesti lenti, calmi. Non c'era fretta né malizia, solo un'intimità profonda.
Con estrema delicatezza le lavò via la sabbia e il sale di dosso, sciacquandole i capelli con il palmo della mano per non farle andare lo shampoo negli occhi. Poi le dita scesero più giù, seguendo la curva dei fianchi e scivolando nell'interno coscia.
"Comunque avevi ragione..." mormorò Pietro accostando le labbra alla sua nuca bagnata, mentre la mano scivolava tra le pieghe della vulva. "Hai *davvero* la sabbia *ovunque*".
Viola lasciò andare la testa all'indietro sul suo petto, emettendo un piccolo sospiro tremante mentre il contatto caldo con le dita di Pietro le faceva salire un brivido improvviso.
"E di chi pensi che sia la colpa?" mormorò con un filo di voce, riaprendo gli occhi a fatica.
"Io non c'entro!" ribatté lui con tono ironico mentre le lavava la vulva con delicatezza, sfiorandola appena prima di sciacquarla con il getto della doccia. "Io mi sono solo limitato a recuperarti la scarpa!" esclamò ridendo e facendo ridere anche lei.
Poi Pietro chiuse il rubinetto, avvolgendola subito nell'accappatoio asciutto e morbido e stringendola a sé, facendola appoggiare piano contro il proprio petto ancora bagnato.
Sentire il battito regolare del suo cuore sotto l'orecchio diede a Viola il colpo finale: l'alcol stava cedendo il passo a una stanchezza dolce, pesante e bellissima.
"Andiamo a nanna, su..." sussurrò lui guidandola verso la camera.
La fece sedere sul letto e le asciugò i capelli col phon. Quel rumore aveva sempre avuto su di lei un effetto rilassante, conciliandole il sonno fin da bambina. Poi le tolse l'accappatoio, la fece sdraiare e la coprì con il lenzuolo fresco.
"Grazie... Sei stato un tesoro..." mormorò mentre lui le si stendeva accanto, abbracciandola da dietro e sprofondando il viso tra i suoi capelli profumati. "...anche se resti comunque un bastardo...!".
Pietro rise e la strinse di più a sé, poggiandole un bacio sulla nuca.
"Adesso dormi, Rinaldi. Riposati..." le sussurrò all'orecchio. "Domani facciamo i conti sul serio...".
L’aria della notte toscana era calda e profumava di un mix inebriante di salsedine, olio tropicale e superalcolici. Le lampade a sospensione diffuse sui privé in legno proiettavano riflessi caldi sulle pedane, mentre a pochi metri i lettini vuoti lasciavano spazio al viavai di gente a piedi nudi sulla sabbia.
Viola indossava un vestitino azzurro, con la gonnellina ampia e stretto in vita, che lasciava scoperte le sue lunghissime gambe e le sue spalle abbronzate. Con quel vestito, e con i capelli schiariti dal sole e scompigliati dalla brezza marina, non passava di certo inosservata ai ragazzi che la incrociavano mentre si faceva strada verso il privé con in mano il terzo bicchiere di Piña Colada della serata.
"Tu che te ne vai in giro da sola con in mano dell'alcol e con indosso quel vestito, sei molto pericolosa, Rinaldi" le disse Pietro seduto su uno dei divanetti del loro privé, dove era rimasto a chiacchierare con Davide e Jacopo, tra secchielli di ghiaccio e bicchieri a metà. "Dove sono le altre? Non stavate ballando?"
"Sono andate a fare la pipì..." rispose Viola con l'inconfondibile tono di chi ha già mandato giù qualche bicchiere di troppo. "Ma io non ce l'avevo, no" disse sedendosi in braccio a Jacopo e buttandogli le braccia al collo, facendolo ridere. "Ma io non ce l'avevo la pipì, no. Adesso no. Dopo... Ci vado dopo. Dopo mi accompagni in bagno tu, Pietro?".
Aveva messo particolare malizia nel tono di quell'ultima frase, accompagnandola con un'occhiata che non lasciava spazio a grandi interpretazioni, e lui alzò gli occhi al cielo e scosse la testa con rassegnazione, senza però poter nascondere un sorriso. Viola quando beveva troppo perdeva ogni filtro. Diventava un mix micidiale di buffa sfrontatezza e pura carica sexy, una combinazione che in mezzo a quella folla lo spingeva a volerla trascinare via all'istante.
Viola accavallò le gambe e il vestitino salì pericolosamente, rivelando il bordo degli slip, azzurri come il vestitino, catturando immediatamente la sua attenzione.
Lui strinse la coppa che aveva in mano, tanto da farsi diventare le nocche bianche, mentre beveva un sorso lento del suo Dirty Martini senza toglierle gli occhi di dosso.
"Vi, basta bere, su..." le disse mentre il sapore forte e salato dell'oliva gli si posava sulle labbra.
Lei sostenne il suo sguardo e fece esattamente l'opposto: con lentezza esasperata e con la malizia negli occhi velati dall'alcol, buttò giù un altro lungo sorso di Piña Colada, lasciando che una goccia le scivolasse all'angolo delle labbra.
"Posa quel bicchiere" ordinò allora Pietro, stavolta con voce ferma e perentoria.
Viola gli sorrise guardandolo dritto negli occhi, sfacciata, e per tutta risposta finì il cocktail fino all'ultimo goccio, facendo pure scricchiolare il ghiaccio tra i denti. Poi si mise ancora più comoda sulle gambe di Jacopo.
Lo sguardo le scivolò sulla mano di Pietro che stringeva con forza la coppa e immaginò quella stessa mano stringerle con forza il seno fino a farle male, fino a strapparle un gemito soffocato. Lo sguardo poi scese ancora, indugiando sui suoi pantaloni di lino leggero, sotto i quali l'erezione era ormai evidente e tesa.
Lui posò la coppa sul tavolino di legno con un colpo secco e negli occhi gli si accese un fuoco pericoloso, una fame buia e spietata. Avrebbe voluto afferrarla, metterla sulle proprie gambe, abbassarle le mutandine e sculacciarla a palmo aperto, lì, davanti a tutti, facendole bruciare la pelle, facendola urlare.
Prese fiato, cercando di tornare in sé, e le fece un piccolo gesto impercettibile con la testa verso l'uscita del privé, un richiamo secco che non ammetteva repliche, ma lei non si alzò.
"Vieni qui"; il tono della voce era basso e autoritario e le passò attraverso la pelle.
Era il tono teso di chi sta per perdere la pazienza, ma lei comunque non si alzò. Gli sorrise maliziosa, mordicchiandosi il labbro inferiore mentre allungava la mano verso il vassoio di pasticcini sul tavolino. Rubò una fragola e se la portò alla bocca, ripulendola lentamente dalla crema con la lingua, succhiandola prima di morderla, senza staccare gli occhi dai suoi nemmeno per un istante.
Pietro serrò la mascella con una tale forza che gli tremarono le tempie. Il sangue gli pulsava nelle orecchie mentre una scossa di pura rabbia erotica gli correva lungo la schiena. Chiuse gli occhi per un secondo, respirando lentamente nel tentativo disperato di domare l'erezione che gli tirava dentro i boxer e il desiderio folle di prendersela lì, davanti a tutti, facendole pagare tutta la sua sfrontatezza.
Dovette imporsi di tenere a mente dov'erano: il locale era affollato e ben illuminato, e i loro amici erano a pochi centimetri. Doveva mantenere il controllo o l'avrebbe trascinata sulla sabbia nel giro di tre secondi.
"Andiamo a fare due passi..." le disse d'un tratto, alzandosi in piedi e sovrastandola con la sua notevole altezza.
"No Pietro, adesso no..." si lamentò lei stringendosi a Jacopo. "Adesso devo fare gli auguri al mio amico Jaco! È il suo compleanno! Non voglio fare due passi, adesso! Adesso *no*!"
"Adesso *sì*" insistette lui con un tono che non ammetteva repliche.
Con decisione la tirò giù dalle ginocchia di Jacopo e la tenne saldamente per i fianchi, le dita che affondavano nella stoffa azzurra del vestito, per assicurarsi che fosse in grado di stare in piedi da sola.
"Jaco!" esclamò lei sbattendo gli occhioni da cerbiatta. "Devo farti gli auguriii!"
"Tranquilla Vi, me li hai già fatti più di una volta!" rispose lui ridendo con espressione divertita nel guardare la scena. "Vai a fare una passeggiata, così smaltisci un po' di alcol. La serata è ancora lunga."
"Va beeene..." sospirò lei arrendendosi con una drammaticità molto teatrale. "Vado a fare una passeggiata col mio sexy, *sexy* ragazzo!" esclamò tirando Pietro per il colletto della camicia e baciandolo sulle labbra, lasciandogli il sapore dolce e alcolico del rum e del cocco.
Poi si girò di scatto verso Jacopo, sporgendosi appena, con uno sguardo di intesa. "Vero che è sexy? Tu, Jaco, te ne intendi di ragazzi sexy! Il dentiiista!" esclamò battendosi una mano sulla fronte. "Ma ti ricordi il dentista?! Perché ti sei fatto scappare il dentista?! Comunque... vero che Pietro è sexy?!"
"Assolutamente, Vi!" rispose Jacopo annuendo con enfasi e alzando il bicchiere in segno di brindisi. "Pietro è *decisamente* sexy! Se non stesse già con te, ci proverei io!"
"Ok, amico, grazie, basta così!" disse Pietro sollevando un sopracciglio con un sorriso imbarazzato, mentre le sue mani sui fianchi di Viola si stringevano appena per rimetterla in rotta. "Dado, tienilo d'occhio che mi sa che ha bevuto troppo pure lui! Andiamo Rinaldi..."
"Mi prendi in braccio?" gli chiese lei buttandogli le braccia al collo e guardandolo da sotto in su, con un tono di voce estremamente sdolcinato.
"No. Devi camminare per smaltire la sbornia. Ricordi?" le rispose lui, la voce bassa e profonda, intrisa di quel tono perentorio che la faceva sempre vibrare.
"Ah, già..." sospirò Viola mettendo il broncio.
"E allora muovi quei bei piedini, su!" ordinò Pietro scivolando con la mano sulla sua schiena, dandole una spinta leggera e guidandola lungo i gradini del privé, verso il buio tiepido della spiaggia.
"Sì, muovo i piedini..." ripeté lei cominciando a camminare lentamente sulla pedana in legno che portava verso la sabbia. "Ho bevuto troppo. Ma quella Piña Colada era cosììì buona, Pietro! *Così* buona! Me la prepari anche a casa, la Piña Colada?"
"Vedremo..." disse lui sostenendola con la mano salda intorno alla vita per guidare il suo passo incerto.
"Vedremo..." annuì lei guardandolo negli occhi con un'aria buffa e improvvisamente seria. "Ne ho bevute *tre*!" disse con enfasi, mostrandogli pure il numero con le dita della mano.
"E si vede...!" sospirò lui non potendo fare a meno di apparire divertito.
"E anche due bicchieri di Prosecco. Sono stata monella. Sì, mooolto monella. Sai cosa mi merito? Mi merito tante sculacciate!"
"Ah, non mi sfidare perché non aspetto altro!" la ammonì lui a voce bassa, lo sguardo che si oscurava di nuovo nel buio della passerella.
"E se ti sfido?" gli chiese lei fermandosi di colpo e voltandosi a guardarlo negli occhi.
Pietro si bloccò a sua volta. In quel preciso istante sentì il sangue pulsargli più forte nelle tempie e la tensione accumulata in tutta la serata premere contro la gabbia del suo autocontrollo. Viola non si rendeva conto — o forse lo sapeva fin troppo bene — di quanto stesse camminando sul filo del rasoio.
“Non farlo”.
Non era un ordine ma un avvertimento, un ultimatum di pochissime sillabe, intriso di una fame accumulata che attendeva soltanto una scusa per esplodere.
Ma Viola si sollevò sulle punte dei piedi e gli leccò piano le labbra con la punta della lingua, assaporando il retrogusto deciso, salato e alcolico, del suo Dirty Martini, in un contrasto micidiale con la dolcezza del cocco e dell'ananas che aveva ancora in bocca lei.
"Anche tu hai bevuto, però" gli disse subito dopo, facendo l'espressione da bambina imbronciata e posandogli le mani sul petto.
Pietro sospirò profondamente. Quel gesto, accompagnato dal profumo dell’alcol e da quella provocazione infantile, gli fece scattare un cortocircuito totale. Le afferrò entrambi i polsi in una presa stretta e inesorabile, portandoglieli dietro la schiena, poi le si avvicinò così tanto che Viola poté sentire il calore del suo corpo attraverso i vestiti e la pressione inequivocabile della sua erezione premerle contro la pancia.
"Sì, ho bevuto anch'io" le rispose con voce ruvida, inclinando la testa per fissarla dall'alto. "Ma la differenza tra me e te è che io sono perfettamente lucido. Reggo bene l'alcol, *io*.”
"Non è l'unica cosa che sai fare bene..." mormorò lei sorridendo maliziosa, senza staccare gli occhi dai suoi, mentre sentiva chiaramente i capezzoli già duri e tesi per l’eccitazione sotto la stoffa leggera.
Pietro la inchiodò con lo sguardo, abbandonò la presa sui polsi e le portò una mano al collo, sfiorandole la clavicola prima di scendere piano verso il seno. Con una pressione precisa e calcolata, le pizzicò forte un capezzolo attraverso il tessuto, facendolo indurire ancora di più.
Viola sentì la vulva contrarsi, socchiuse gli occhi e si lasciò sfuggire un gemito soffocato che andò a morire contro il petto di Pietro. Le sue cosce si strinsero d'istinto per tentare di placare il pulsare continuo del clitoride gonfio.
A Pietro bastò il sussulto improvviso di Viola e quel piccolo respiro strozzato che le sfuggì dalle labbra per sentire una scossa di pura, scellerata, soddisfazione scivolargli lungo la schiena.
*Vuole proprio che le faccia male?* pensò mentre la mascella gli si contraeva nel tentativo di tenere a bada il proprio istinto. Era un miscuglio letale di esasperazione e desiderio. Adorava quando Viola tirava la corda, quando cercava di misurare fin dove poteva spingersi prima di fargli perdere del tutto la testa, ma quella era una dichiarazione di guerra in piena regola.
E Pietro non aveva alcuna intenzione di firmare la resa.
La presa sul suo seno non si allentò, facendosi invece più salda e forte, serrando le dita. “Stai giocando col fuoco…” mormorò con la voce ridotta a un ronzio basso, scuro, incollando la bocca a un millimetro dalla sua. "Finirai col farti male" sussurrò prima di morderle il labbro inferiore con una pressione punitiva e viscerale.
Viola gemette ma non si tirò indietro; al contrario, gli si spinse contro con il bacino, cercando un contatto più diretto con la sua erezione.
Pietro la bloccò lì, incastrandola con il proprio corpo per impedirle qualsiasi altro movimento.
A lei sembrò che stessero trascorrendo dei minuti eterni. Il cuore le martellava forte contro le costole, la vulva le pulsava dentro, disperatamente bisognosa di sentirlo dentro di sé.
Pietro strinse il pugno lungo il fianco, le nocche bianche per lo sforzo, il viso scolpito e teso dal desiderio trattenuto. Per una frazione di secondo, la parte più razionale di sé gli impose un freno: non voleva approfittare del fatto che lei fosse ubriaca. Ma poi la guardò negli occhi — velati, languidi, smaniosi — e si disse che in fondo era la *sua* donna e che lo desiderava con la stessa, identica, feroce intensità con cui lui desiderava lei, ogni singolo giorno, con o senza alcol in corpo.
Non resistette più.
Le afferrò un polso con decisione, tenendola stretta, e cominciò a trascinarla con passo svelto verso la torretta del bagnino, lontano dai fari del privé.
Il cuore di Viola fece un balzo violento nel petto.
L’alcol continuava a darle una leggera sensazione di vertigine e una spensierata euforia, ma la stretta ferrea di Pietro – fredda, decisa, inflessibile – le diede un'improvvisa scossa di adrenalina e la consapevolezza che il suo corpo fosse già completamente arreso a qualsiasi cosa lui stesse per fare di lei.
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Sentiva i piedi affondare nella sabbia fresca mentre veniva trascinata nel buio, mentre la musica del Cosmopolitan si faceva via via più lontana e ovattata.
Vedere Pietro camminare a falcate ampie, con le spalle rigide e la mascella serrata, le faceva salire un brivido bollente lungo tutta la colonna vertebrale e le dava una soddisfazione quasi perversa.
Non provò nemmeno a liberarsi o a farlo fermare. L'aveva sfidato e ora sapeva di essere riuscita nel suo intento: gli aveva fatto perdere quella calma implacabile che esibiva sempre davanti agli altri. Lo aveva reso affamato, rabbioso, eccitato in modo pericoloso.
Sapeva perfettamente cosa stava per succedere dietro quella torretta. Sapeva che Pietro non sarebbe stato delicato, che le avrebbe fatto scontare ogni singola provocazione, e quella prospettiva le faceva pulsare la vulva di un desiderio quasi doloroso.
La afferrò con decisione per i fianchi e la spinse contro la parete in legno, portandola al riparo dalle luci; i suoi occhi erano due fessure scure mentre la sovrastava. Le bloccò entrambi i polsi sopra la testa con una sola mano, premendoli saldamente contro il legno scricchiolante, mentre l'altra mano, senza alcuna esitazione, si infilò sotto al suo vestito.
Il tanga azzurro, ormai completamente bagnato, cedette con un suono secco, lacerandosi appena sul fianco prima di scivolare via lungo le cosce e finire abbandonato sulla sabbia.
Viola trattenne il fiato, la pelle d'oca le ricoprì l'intero corpo al contatto improvviso della sua vulva calda con l'aria umida della notte.
"Pietro..." mormorò con un filo di voce, un misto di supplica e sfacciataggine, tentata di muovere i fianchi per cercarlo.
Ma lui serrò la presa sui polsi, premendo le nocche contro le assi con una forza che non ammetteva richieste. Il suo respiro era caldo, pesante, impregnato del profumo amaro del gin.
"Stai *ferma*" le ordinò con una voce che era pura vibrazione contro le sue labbra.
La mano libera andò diretta in mezzo alle sue cosce. Due dita affondarono profondamente senza trovare ostacoli: era oscenamente bagnata. Ed era così *bollente*. Ne aggiunse un terzo, con forza, strappandole un gemito acuto di piacere e dolore che lui soffocò immediatamente catturandole la bocca in un bacio violento, possessivo, rubandole il respiro.
Pietro spinse con le dita più a fondo, trovando una carne morbida, pronta e pulsante che tremava a ogni minimo contatto.
Viola d'istinto provò a muovere il bacino per assecondare il movimento, ma lui la bloccò e lasciò scivolare fuori le dita.
"Ti ho detto di stare *ferma*" le mormorò contro le labbra, il tono basso e ruvido di chi vuole il controllo totale.
Le liberò i polsi e senza esitare l'afferrò, girandola di scatto, piegandola in avanti e facendola appoggiare con il busto e con le mani contro la torretta. Poi le arrotolò il vestito sulla schiena, lasciandole il sedere nudo ed esposto.
Le assi di legno erano ruvide sotto le mani di Viola, ma lei vi si aggrappò saldamente per non perdere l'equilibrio mentre l'alcol le faceva girare la testa.
Pietro fece scivolare la mano destra su una natica, accarezzandola lentamente, quasi con tenerezza, prima di sferrarle una sculacciata decisa a palmo aperto. Il suono dello schiaffo rimbombò nitido tra l'ombra della torretta e il rumore della risacca.
Viola sussultò, lasciandosi sfuggire un piccolo grido soffocato mentre un'ondata di calore puro le scoppiava tra le gambe, facendole contrarre di nuovo la vulva.
"Questa era per il terzo cocktail" le sussurrò Pietro piegandosi sul suo collo e afferrando una ciocca di capelli alla base della nuca per tirarle leggermente indietro la testa. "Le altre te le metto in conto. Adesso ho troppa voglia di scoparti".
Si liberò sbrigativamente dei pantaloni per far uscire dai boxer l'erezione tesa e bollente, e puntò subito la cappella contro l'apertura grondante di umori.
"Questo invece è per avermi sfidato..." le soffiò contro l'orecchio prima di penetrarla con un'unica spinta secca, violenta, profonda.
Viola spalancò gli occhi nel buio ed emise un gemito acuto, strozzato. Sentire il pene che la riempiva completamente in colpo solo spazzò via ogni residuo di vertigine alcolica, lasciando spazio soltanto a una scossa elettrica brutale che le attraversava la schiena. La vagina si contrasse d'istinto attorno a lui con una stretta feroce, quasi dolorosa, accogliendolo fino in fondo.
"Sei stretta da morire..." mormorò Pietro con voce roca. Rimase immobile per un secondo eterno dentro quella morsa bollente. I muscoli della sua schiena erano tesi come corde di violino. Poi le afferrò con forza i fianchi con entrambe le mani e iniziò a scoparla senza darle un attimo di tregua.
Stoccate dure, corte e rabbiose, ritirandosi quasi del tutto per poi riaffondare con prepotenza, facendo scricchiolare la parete in legno a ogni spinta.
Viola infilò le dita tra le fessure delle assi per sostenersi, lasciando che la testa le cadesse all'indietro, completamente arresa alla cadenza spietata con cui lui continuava a possederla. Il suo respiro caldo e affannato le bruciava sulle spalle scoperte.
Il ritmo di Pietro si fece inarrestabile, i suoi colpi implacabili andavano a urtare *esattamente* il punto che, e lui lo sapeva benissimo, la faceva impazzire. Lei sentì l'orgasmo salire, pronto a travolgerla. Inarcò la schiena, affondò le unghie nelle fessure del legno e si lasciò sfuggire un gemito spezzato.
"Oh, Pietro...".
Ma prima che potesse valicare il limite, lui si fermò e si sfilò quasi del tutto, lasciandola vuota, sospesa e insoddisfatta, con gli occhi velati di lacrime di frustrazione.
Pietro sorrise al buio, un sorriso compiaciuto, pieno della consapevolezza del potere che aveva su di lei in quel momento. Le fece scivolare la mano destra sul fianco, poi giù tra le cosce, senza sfiorare il clitoride ma tenendola lì, immobile, sull'orlo dell'orgasmo.
"Ti piacerebbe, vero?" le mormorò all'orecchio, mordendole il lobo.
"Ti prego..." mormorò lei, dimenticando ogni orgoglio, spingendo il bacino all'indietro per riaverlo dentro.
"Guardami".
Lei girò la testa per quanto la posizione lo permettesse, incrociando i suoi occhi nel buio.
"Dimmi di chi sei."
"Tua" rispose senza un attimo di esitazione, la voce ridotta a un tremito. "Sono tua, Pietro".
Quella risposta fu la miccia. Lui l'afferrò per i fianchi e la riempì di nuovo con un'ultima spinta brutale, affondando fino in fondo.
Questa volta non si fermò più.
Con una mano andò a stimolarle il clitoride gonfio e bagnato mentre continuava a colpirla da dietro con un ritmo serrato, indiavolato, senza lasciarle scampo.
Fu una scossa sismica. Viola esplose contro la parete in legno, sommersa da un orgasmo violento che le fece tremare le ginocchia. I muscoli vaginali si contrassero in una morsa spietata attorno al pene e quel piacere devastante travolse anche Pietro. Con un verso soffocato contro la sua spalla, diede le ultime stoccate profonde e venne dentro di lei, unendosi al suo piacere.
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Pietro fu il primo a staccarsi, lentamente, il respiro ancora affannato. Rimase per un secondo a fissarla da dietro mentre tremava un po', distrutta e appagata, contro le assi di legno.
"Forza, Rinaldi..." disse tirandosi su i pantaloni e sistemandosi la cintura con gesti rapidi e precisi. "Ci aspettano".
Viola si voltò piano, appoggiando la schiena al legno e lasciandosi scivolare giù di qualche centimetro con le gambe di gelatina. Aveva le labbra gonfie, le guance in fiamme e i capelli scompigliati dal vento di mare e dalle mani di lui.
"Dai..., sistemati il vestito, intanto" aggiunse con un mezzo sorriso, piegandosi a recuperare il tanga azzurro abbandonato sulla sabbia. Lo spolverò con la mano e glielo porse. Dove il tessuto era umido, era rimasta attaccata della sabbia. "Questo mettilo via, non puoi certo indossarlo".
Viola si tirò giù il vestitino, dondolando leggermente per ritrovare l'equilibrio. Poi fece scivolare il tanga strappato nella borsetta, si diede una sistemata veloce ai capelli con le dita e si guardò nello specchietto per controllare che il trucco non fosse completamente sbavato.
"Aspetta..." disse Pietro avvicinandosi a lei con una dolcezza che strideva con la brutalità di poco prima. Prese un fazzoletto e con delicatezza le ripulì le cosce e la vulva, poi le diede un bacio sulla testa. "Sei tutta intera?" le chiese a bruciapelo, guardandola negli occhi e accarezzandole il viso col dorso della mano.
"Pronta per il quarto cocktail" lo provocò lei.
Pietro le lanciò un'occhiata di avvertimento e poi la prese per mano, rientrando a passo lento verso la scia di luci e musica del Cosmopolitan Beach Club.
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Quando rientrarono nel privé, Jacopo alzò il bicchiere verso di loro con un sorriso malizioso. "Ma dove eravate finiti?! Pensavamo foste tornati a casa a nuoto!".
Viola si limitò a fare un sorriso tirato mentre si lasciava scivolare su un divanetto. Le ginocchia le tremavano ancora, non sapeva dire se più per effetto della Piña Colada o per quello di Pietro Neri. Aveva la pelle calda, la gola secca e una sensazione di languore diffuso che la rendeva completamente incapace di imbastire una bugia credibile.
Pietro, invece, come sempre non si scompose. Con quella naturalezza imperturbabile che lo contraddistingueva, si inclinò leggermente verso il tavolino, afferrando con disinvoltura un tubetto di spray antizanzare abbandonato tra i bicchieri che Viola aveva dimenticato lì.
"La signorina Rinaldi, qui..., ha deciso di fare una passeggiata romantica a piedi nudi fino alla battigia..." disse con tono calmo, scuotendo la testa con finta rassegnazione. "Risultato? Oltre a farsi divorare dalle zanzare, le è pure caduto un sandalo nella sabbia umida senza che se ne accorgesse, e io sono dovuto tornare indietro a recuperarlo prima che affondasse del tutto!".
Jacopo scoppiò a ridere, scuotendo la testa e bevendo un sorso del suo cocktail. "Il solito cavaliere, insomma! Comunque te la sei cercata, Vi, la sabbia di notte è una trappola!".
Viola lanciò a Pietro un'occhiata da sotto le ciglia, stringendo le labbra per non scoppiargli a ridere in faccia. L'idea che lui avesse inventato quella storiella, dopo averla stampata contro il legno della torretta, era quasi troppo per il suo autocontrollo, al momento anche piuttosto scarso, tra l'altro.
"Pit in versione *passeggiata romantica in riva al mare*?!" s'intromise Davide trattenendo a stento una risata e allungando le gambe sotto il tavolino. "Dai, a chi la vuoi raccontare?! Ci mancava solo che vi metteste a raccogliere conchiglie a forma di cuore!"
"Oh..., io non la conoscevo mica questa versione della storia di Cenerentola!" gli fece eco Jen con un sorriso spudoratamente malizioso, sporgendosi dal divanetto per puntare gli occhi dritti su Viola. "Forse perché sarebbe decisamente vietata ai minori! Altro che scarpetta, avrà infilato qui il nostro principe...!"
"Ma piantala, Jen!" disse Alice con una risata, tirandole una leggera gomitata sul fianco prima di rivolgere a Viola un'occhiata d'intesa. "Lasciala in pace!"
"Esatto, lasciatela stare che si deve ancora riprendere dalla sbronza" ribatté Pietro senza fare una piega. Si sedette accanto a lei sul divanetto e le fece scivolare un braccio dietro le spalle, cingendole la vita e stringendola a sé. "Stai bene, Vi?" le chiese sfiorandole la pelle del collo con le labbra. "Non hai una bella cera."
"Sto bene..." mormorò lei cercando di far risalire la voce dalla gola secca. Ma nel tentativo di regalargli un sorriso rassicurante, sentì la testa girarle. "È solo... un po' di stanchezza. E il caldo".
Lo sguardo di Pietro si fece subito più attento, preoccupato. Le sfiorò con il dorso delle dita la guancia, scivolando piano sul collo per saggiarne la temperatura.
"Veramente, Vi, sei bianca come un lenzuolo adesso..." s'intromise Davide, inclinando la testa per osservarla meglio dall'altro lato del tavolino. Il tono goliardico di poco prima si era del tutto azzerato, sostituito da una genuina premura da amico.
Alice si allungò verso Viola per prenderle delicatamente una mano. "Ha le mani gelate” disse guardando Pietro con un'espressione tra il sospettoso e il preoccupato. “Non è che avete fumato qualcosa di pesante?”
"Ma va là!” sbottò Jacopo scuotendo la testa e facendo un gesto sbrigativo con la mano. “Non ci credo nemmeno se lo vedo! Ma se non si è mai fatta nemmeno una canna! Ha solo bevuto troppo e come al solito non regge l'alcol!”.
Pietro ignorò i commenti del gruppo, concentrato solo su Viola. La presa sul suo fianco si fece più salda, possessiva, mentre con l'altra mano le afferrava con delicatezza il mento per costringerla a guardarlo negli occhi. "Che succede? Ti gira la testa?"
"Un po'...".
Viola avvertì un'ondata d'urto improvvisa risalire direttamente dallo stomaco. I tre bicchieri di Piña Colada più il prosecco, la scossa di adrenalina alla torretta e l'intensità devastante dell'orgasmo, le presentarono il conto tutti insieme, senza preavviso.
Il mondo prese a girarle intorno troppo veloce, sgranò gli occhi, coprendosi la bocca con una mano, mentre il colore le spariva completamente dal viso.
Pietro se ne accorse in un frazione di secondo. La presa sul suo fianco si trasformò all'istante in una stretta d'allarme. "Vi?!".
Lei non rispose nemmeno. Si alzò di scatto dal divanetto, urtando il tavolino, e si lanciò correndo verso la zona bagni del locale mentre Pietro scattava in piedi dietro di lei senza esitare un attimo.
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Viola spinse la porta delle toilette delle donne, fortunatamente deserta, si fiondò all'interno, si inginocchiò davanti al water e rimise tutto quello che aveva in corpo. Le contorsioni dello stomaco le fecero salire le lacrime agli occhi, mentre i capelli le ricadevano disordinatamente davanti al viso.
Un secondo dopo, la porta si aprì. Pietro entrò, la richiuse alle proprie spalle e si chinò subito su di lei. "Sono qui" le disse con voce calma ma ferma, spogliata di qualsiasi arroganza. "Sono qui".
Con una mano le raccolse i capelli in una coda, tenendoglieli lontani dal viso, e con l'altra le accarezzava la schiena con un ritmo lento, fermo e rassicurante.
Quando finalmente i conati cessarono, la aiutò a rimettersi in piedi, sostenendola per la vita finché non fu sicuro che le sue gambe reggessero. Tirò lo sciacquone, aprì il rubinetto dell'acqua fredda, le fece sciacquare la bocca e poi bagnò una salvietta di carta con cui le tamponò con delicatezza la fronte.
Viola si appoggiò al muro, respirando affannosamente con gli occhi lucidi.
"Va un pochino meglio, adesso?" le chiese lui con tono dolce. "Sei un disastro, Rinaldi... Lo sapevo che quel terzo bicchiere ti avrebbe distrutta".
Lei alzò lo sguardo su di lui con l'orgoglio del tutto ridotto in frantumi, il vestitino stropicciato e una voce flebile che era poco più di un sospiro. "Non è certo l'unica cosa che mi ha distrutta stasera...".
Pietro si lasciò sfuggire una mezza risata amara, scuotendo la testa mentre le baciava i capelli sudati. "Andiamo, ti porto a casa."
"La tappezzeria della tua auto nuova rischia grosso" mormorò lei lasciando cadere la testa contro il suo petto e respirando il suo profumo per coprire la nausea residua.
Pietro accennò un risolino stanco, stringendola un po' più forte a sé e passandole una mano tra i capelli per scostarglieli dal collo. "Hai ragione. Mi sa che chiedo a Davide di prestarmi la sua!".
Viola alzò di scatto la testa, guardandolo con una smorfia di finta incredulità nonostante gli occhi ancora lucidi. "E lasci guidare a qualcun altro il tuo preziosissimo BMW?!"
"Stavo scherzando infatti! Non se ne parla nemmeno!" ribatté lui ridendo, pizzicandole leggermente il fianco. "Non preoccuparti, Rinaldi, se mi vomiti in macchina me la ricompri nuova e siamo apposto!"
"Ah...". Viola fece un respiro profondo, cercando di ritrovare la voce normale mentre un accenno di sorriso sfacciato le piegava le labbra. "Allora mi toccherà mettere all'asta le foto dei miei piedi su eBay!".
Pietro la fissò per un istante, alzando un sopracciglio mentre lo sguardo le scivolava addosso, scendendo lungo le gambe scoperte prima di risalire nei suoi occhi.
"Tu provaci e vedrai che succede al tuo bel culetto..." mormorò piegando un angolo della bocca in un sorriso accennato e ammiccante.
Viola arrossì di colpo, ma prima che potesse ribattere, un'altra ondata di orribile nausea la travolse e le passò la voglia di parlare.
"Forza, *Cenerentola*..." disse lui avvolgendole saldamente un braccio attorno alla vita per sostenerla. "Ti riporto a casa".
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Durante il tragitto verso la villa, Pietro le tenne la mano sulla gamba per tutto il tempo, mentre con l'altra guidava con una calma insolita per evitare qualsiasi sbalzo che potesse disturbarla.
"È troppo fredda l'aria così? Ti dà fastidio?" le domandò premurosamente voltandosi a guardarla e accarezzandole i capelli alla base del collo.
"No, va bene..." mormorò lei, abbandonata sul sedile, aprendo gli occhi per un momento.
"Il mondo gira ancora?"
"Il mondo gira ancora un po'..." farfugliò con la voce impastata dal sonno e dalla stanchezza, allungando una mano per cercare quella di lui.
Pietro intrecciò le dita con le sue, calde e confortanti, mentre l'auto procedeva nel buio della litoranea.
Viola sprofondò ancora di più nel sedile, lasciandosi cullare dal brusio sommesso del motore e dal flusso fresco dell'aria condizionata. Il senso di nausea, seppur non del tutto passato, stava lentamente cedendo il passo a un torpore pesante, benefico.
Era incredibile come, nel giro di un'ora, lei e Pietro fossero passati dalla tensione elettrica e famelica della torretta a questa quiete intima e assoluta. Ma con Pietro era sempre stato così: un'altalena costante tra il fuoco e l'acqua.
"Siamo quasi arrivati" mormorò lui dopo qualche minuto di silenzio, sfiorandole il dorso della mano con il pollice prima di svoltare dolcemente nel viale che conduceva alla villa.
Le ruote scricchiolarono piano sulla ghiaia dell'ingresso, poi il cancello automatico si spalancò, inghiottendo l'auto nel buio del giardino. Pietro spense il motore e per un lungo istante il silenzio della notte avvolse l'abitacolo.
"Riesci ad alzarti o devo prenderti in braccio?" le chiese chinandosi verso di lei.
Viola aprì gli occhi, incontrando i suoi. Un sorriso stanco e leggero le affiorò sulle labbra. "Se mi prendi in braccio mi farai girare di nuovo la testa..."
"Va bene, camminiamo allora" rispose sganciandole la cintura di sicurezza. Le sfiorò la guancia con il dorso delle dita, lasciando che la mano indugiasse sulla sua pelle.
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Arrivati in camera, Pietro la spogliò con una delicatezza infinita, ben diversa dalla foga con cui le aveva strappato il tanga poco più di un'ora prima.
"Voglio fare la doccia..." mormorò lei con la voce impastata.
Lui si bloccò un istante, scuotendo la testa con un sorriso incredulo. "Vi, non ti reggi in piedi. Finisce che svieni nella doccia."
"Non ce la faccio ad andare a letto così...! Mi sento sporca e appiccicosa! E giurerei di avere della sabbia *ovunque*!" protestò con una smorfia stanca.
Pietro la guardò per un lungo secondo, poi sospirò, accennando un sorriso. "Va bene. Ma vengo dentro con te, così evito di doverti ripescare dal pavimento". Senza aspettare che lei replicasse, si spogliò e la prese saldamente per mano. "Andiamo, su!".
L'impatto con il getto d'acqua tiepido fu per Viola un sollievo immediato. Pietro si mise dietro di lei, avvolgendole le spalle e lasciando che l'acqua li bagnasse entrambi. Prese il bagnoschiuma, se ne versò un po' sui palmi e cominciò a insaponarle le spalle, il collo e la schiena con gesti lenti, calmi. Non c'era fretta né malizia, solo un'intimità profonda.
Con estrema delicatezza le lavò via la sabbia e il sale di dosso, sciacquandole i capelli con il palmo della mano per non farle andare lo shampoo negli occhi. Poi le dita scesero più giù, seguendo la curva dei fianchi e scivolando nell'interno coscia.
"Comunque avevi ragione..." mormorò Pietro accostando le labbra alla sua nuca bagnata, mentre la mano scivolava tra le pieghe della vulva. "Hai *davvero* la sabbia *ovunque*".
Viola lasciò andare la testa all'indietro sul suo petto, emettendo un piccolo sospiro tremante mentre il contatto caldo con le dita di Pietro le faceva salire un brivido improvviso.
"E di chi pensi che sia la colpa?" mormorò con un filo di voce, riaprendo gli occhi a fatica.
"Io non c'entro!" ribatté lui con tono ironico mentre le lavava la vulva con delicatezza, sfiorandola appena prima di sciacquarla con il getto della doccia. "Io mi sono solo limitato a recuperarti la scarpa!" esclamò ridendo e facendo ridere anche lei.
Poi Pietro chiuse il rubinetto, avvolgendola subito nell'accappatoio asciutto e morbido e stringendola a sé, facendola appoggiare piano contro il proprio petto ancora bagnato.
Sentire il battito regolare del suo cuore sotto l'orecchio diede a Viola il colpo finale: l'alcol stava cedendo il passo a una stanchezza dolce, pesante e bellissima.
"Andiamo a nanna, su..." sussurrò lui guidandola verso la camera.
La fece sedere sul letto e le asciugò i capelli col phon. Quel rumore aveva sempre avuto su di lei un effetto rilassante, conciliandole il sonno fin da bambina. Poi le tolse l'accappatoio, la fece sdraiare e la coprì con il lenzuolo fresco.
"Grazie... Sei stato un tesoro..." mormorò mentre lui le si stendeva accanto, abbracciandola da dietro e sprofondando il viso tra i suoi capelli profumati. "...anche se resti comunque un bastardo...!".
Pietro rise e la strinse di più a sé, poggiandole un bacio sulla nuca.
"Adesso dormi, Rinaldi. Riposati..." le sussurrò all'orecchio. "Domani facciamo i conti sul serio...".
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