Prima di colazione

di
genere
sentimentali

Premessa: anche il capitolo sul 19 agosto, originariamente intitolato “Festa in spiaggia” è risultato mooolto lungo, pertanto ho deciso di dividerlo in due parti e per la prima parte ho scelto il titolo “Prima di colazione”.
Questa prima parte è abbastanza soft (anche se comunque fortemente indicativa della relazione tra Viola e Pietro), la seconda parte invece (la festa in spiaggia, appunto), sarà molto più spicy 😏🌶…


Lunedì, 19 agosto 2013

Viola era sveglia già da un po' ma non aveva la minima intenzione di muoversi. La luce del sole filtrava dagli infissi socchiusi e lo stomaco le brontolava per la fame, ma lei se ne stava immobile, sdraiata nuda tra le lenzuola stropicciate, con il corpo che portava ancora la memoria vivida della notte appena trascorsa con Pietro.

Ogni piccolo movimento le ricordava l'intensità del loro gioco: un leggero dolore muscolare, un piacevole calore sulla pelle, una sensazione diffusa di profondo appagamento.

Lui dormiva ancora beatamente, con un braccio pesante adagiato su di lei. Quando finalmente si mosse, schiudendo gli occhi lentamente, il suo sguardo andò subito a cercarla.

"Buongiorno, Rinaldi..." le disse con la voce ancora impastata dal sonno e quel timbro graffiato che non lo abbandonava mai. "Hai dormito bene?".

Viola sentì una sottile ondata di calore risalirle lungo il collo e arrossì leggermente, ripensando a tutto quello che era successo solo poche ore prima e soprattutto a quel gioco con la panna...

"Dormo sempre bene accanto a te..." mormorò cercando di nascondere un sorriso tra le lenzuola.

Pietro si lasciò sfuggire una risatina divertita, si sporse verso di lei e le sollevò il mento con due dita, costringendola a sostenere il suo sguardo.

"Lo so..." disse con la sua solita sfrontatezza, poi si chinò a baciarla.

Viola non esitò un solo istante: gli gettò le braccia al collo e rispose aprendo le labbra e intrecciando avidamente la lingua con la sua. Fu un bacio lungo, denso e profondo, che spazzò via in un istante ogni traccia di sonno.

Pietro interruppe il contatto e iniziò a scendere con baci caldi e umidi lungo la linea della mascella per poi soffermarsi sul collo, dove affondò leggermente coi denti facendola rabbrividire. Poi si chinò a succhiarle un capezzolo, stringendolo leggermente tra le labbra prima di lavorarlo con la punta della lingua. Viola inarcò il petto verso di lui e si lasciò sfuggire un forte gemito.

"Shh..., sveglierai gli altri...!" sussurrò lui con un sorriso malizioso.

Lei ridacchiò, soffocando la risata nel cuscino, ma si fermò all'istante quando Pietro si spostò al centro del letto, posizionandosi in mezzo alle sue gambe.

Le afferrò le cosce con presa salda, gliele aprì senza troppi complimenti e si chinò su di lei, iniziando a leccarla lentamente con pennellate calde e profonde che la fecero gemere di nuovo, ancora più forte di prima. Con entrambe le mani le afferrò i fianchi per affondare del tutto con la lingua e guidare ogni suo minimo movimento.

I gemiti di Viola continuavano ad aumentare e lei stringeva le lenzuola tra le dita fino a far sbiancare le nocche e si mordeva disperatamente il labbro inferiore per trattenerli. Quando, però, la lingua di Pietro si concentrò sul clitoride, stimolandolo con piccoli cerchi concentrici, dovette mettersi un cuscino sulla faccia per non farsi sentire da tutti.

"Sì..." mormorò con la voce soffocata nel cuscino mentre lui continuava a leccarla con la sicurezza di chi conosce ogni singola piega di quel corpo. "Non fermarti...".

La vulva si contrasse in una serie di spasmi incontrollabili, le cosce cominciarono a tremare e un gemito lungo le vibrò dentro il torace, poi arrivò il suono inconfondibile dell'orgasmo che Pietro conosceva ormai a memoria, ma che ogni singola volta gli faceva contrarre il pene per l’eccitazione.

Si sdraiò accanto a lei togliendole il cuscino dalla faccia e, senza darle nemmeno il tempo di riprendere fiato, l'afferrò per i fianchi e la sollevò, posizionandola a cavalcioni su di sé e penetrandola fino in fondo con un'unica spinta, dolce e lenta ma inesorabile.

Viola emise un urlo soffocato, spiazzata da quell'improvvisa invasione.

Lui le afferrò il sedere e iniziò a muoverla su e giù finché, superato il momento di sorpresa, anche lei iniziò a muoversi assecondando il suo ritmo.

I gemiti di Pietro si fecero via via sempre più forti e iniziò a spingere con più intensità, affondando le dita nella carne morbida dei fianchi di Viola.

Lei lo seguì cavalcandolo velocemente, coi capelli e il seno che ondeggiavano, la testa reclinata all'indietro e un'espressione di beatitudine sul viso.

"Vi..." gemette lui. "Sì, così..." aggiunse con la voce in bilico tra un'infinita dolcezza e un tono autoritario che la faceva impazzire.

Il cigolio del letto cadenzava ogni loro movimento, fondendosi al ritmo irregolare dei loro respiri affannati, ai gemiti che non riuscivano più a trattenere e al suono inconfondibile del pene che affondava in quell’antro caldo e umido che lo accoglieva serrandoglisi attorno ad ogni spinta.

Poi arrivò il grido soffocato di Pietro, un verso viscerale e sordo che gli fece mancare il respiro quando lasciò andare qualsiasi residuo di controllo e venne dentro di lei. Quasi nello stesso istante, il grido di Viola si sovrappose al suo, mentre lui percepiva le contrazioni forti e improvvise attorno al pene.

Viola si abbandonò sul suo petto e rimasero incastrati l'uno nell'altra per diversi minuti, lasciando che le pulsazioni si placassero lentamente.

"Mi sa che abbiamo dato la sveglia a tutta la casa…!" disse lui ridendo, affannato, appoggiando la fronte sulla sua spalla.

Viola affondò d'istinto il viso nel suo collo mentre una vampata di imbarazzo le scaldava le guance.

"Dio mio…, Jen mi darà il tormento per il resto della giornata!" mormorò Viola con la voce soffocata. "Già non aspettava altro ieri, dopo la storia della piscina..., figurati adesso se ha sentito qualcosa...!"

"E tu lasciala dire..." replicò lui con un sorrisetto sfrontato che gli increspava l'angolo delle labbra. Allungò un braccio per cingerle la vita e sollevarla, scivolando così fuori da lei. "Che si trovi qualcuno da scopare anche lei!".

Viola si lasciò scappare una breve risata e si sdraiò accanto a lui, appoggiando il mento sulla sua spalla. "Hai ragione, dovremmo trovarle un ragazzo, così avrà altro a cui pensare!"

"Guarda che Jen sa trovarseli benissimo da sola, i ragazzi...!" obiettò Pietro intrecciando le dita dietro la testa e guardando verso il soffitto.

"Sì, ma tutti sbagliati!" ribatté subito lei, tirandosi leggermente su con un gomito e lasciando cadere lo sguardo sul suo profilo. "Che ne dici di quel tuo collega biondo...?"

"Riccardo?" chiese lui piegando leggermente la testa di lato per guardarla, con aria dubbiosa.

"Sì! Potrebbe essere proprio il suo tipo!" continuò Viola, animandosi all'idea. Gli sfiorò il petto con la punta delle dita, cercando il suo sguardo. "Dici che Jen potrebbe piacergli?"

"Beh, a chi non piacerebbe Jen?!" buttò lì Pietro con sconcertante leggerezza, senza nemmeno riflettere sulle conseguenze di quell'affermazione. "Piace persino a Jacopo! E ho detto tutto!" esclamò ridendo, lasciando cadere la testa all'indietro sul cuscino.

Viola si irrigidì all'istante. La mano che un secondo prima gli accarezzava pigramente il petto si bloccò a mezz'aria e l'espressione giocosa sul suo viso si spense.

"Pietro Neri!" esclamò con la voce che saliva di un tono. Gli tirò un pugno ben assestato sul pettorale, un colpo secco che gli fece poco più del solletico. "Stai scherzando?! Ti metti a fare apprezzamenti su una mia amica davanti a *me*?!".

Pietro sgranò leggermente gli occhi per la sorpresa, ma un secondo dopo le sue labbra si piegarono in un'espressione spudoratamente divertita. Non c'era traccia di pentimento sul suo volto; al contrario, si stava godendo ogni singolo millimetro del broncio infuocato di Viola, visibilmente compiaciuto da quella reazione del tutto inaspettata.

"Sei incredibile, Rinaldi..." ridacchiò, la voce profonda che gli vibrava nella gola.

Allungò le mani per afferrarle i fianchi con presa salda e la trascinò di peso nuovamente sopra di sé. Viola si lasciò sfuggire un piccolo verso di protesta mentre lui le bloccava le cosce tra le sue prima che lei potesse davvero pensare di alzarsi dal letto.

"Cosa vuoi adesso?!" protestò lei, puntando le mani contro le sue spalle nude e spingendo con forza nel tentativo vano di liberarsi dalla sua morsa. "Lasciami! Se ti piace così tanto, va' da Jen allora!"

"Smettila" le ordinò lui. Il tono era basso, fermo e con quell'impronta smisuratamente direttiva che le faceva sempre tremare la spina dorsale. Le afferrò il mento con due dita, stringendo quel tanto che bastava per immobilizzarle il viso e costringerla a piantare gli occhi nei suoi. "Stai facendo una scenata da ragazzina."

"E tu fai *commenti* da ragazzino!" ribatté lei a denti stretti. Cercò di svincolarsi dalla presa sul mento, ma senza riuscirci. "Un po' di tatto non guasterebbe ogni tanto, sai?!"

"Ma che cosa avrò detto mai?!" sbuffò Pietro, lasciandosi scappare una breve risata incredula. "Che Jen è una bella ragazza?! Certo che lo è. Lo vedi anche tu, no?"

"Sì, lo vedo anche io, ma *tu* non devi dirlo!" protestò Viola con una smorfia stizzita, le guance ancora accese dalla rabbia. "C'è una bella differenza!".

Pietro rise di gusto, chiaramente divertito da quella scenata di pura gelosia che Viola gli stava scatenando addosso e che era un nutrimento perfetto per il suo già smisurato ego.

"Ma che ti prende, eh?!" esclamò. "Ma che te ne importa?". Fece una pausa studiata, lasciando scivolare l'altra mano dietro la sua nuca, affondando le dita tra i suoi capelli per tirarla giù, lentamente, millimetro dopo millimetro, finché le loro labbra non arrivarono a sfiorarsi. "Sì, Jen è molto attraente..." le soffiò sulla labbra, trattenendola lì, a un passo dal bacio. "... ma tu sei una dea. La *mia* dea. Ti è chiara la differenza?".

Viola provò a mantenere lo sguardo fiero, le labbra serrate e l'aria da donna ferita per qualche altro secondo, ma la devozione che vide negli occhi di Pietro le smontò ogni difesa e si lasciò baciare

Fu un bacio lento, dolce, profondo.

L'atmosfera si distese, Pietro la liberò e lei tornò a sdraiarsi accanto a lui, con la testa sul suo petto.

"Come devo fare con te, Rinaldi?" disse lui con quel tono che oscillava tra ironia e dolcezza, senza tralasciare un sottofondo di arroganza. "Mi ossessioni. E non mi basti mai".

Viola sollevò la testa per guardarlo e lui le spostò con le dita un ciuffo di capelli dalla fronte.

"Ah, *tu* saresti quello ossessionato?!" ribatté lei sostenendo l'intensità del suo sguardo senza tirarsi indietro. "Io non riesco a concentrarmi su una conversazione decente da un mese, perché ho il pensiero fisso su di te e su tutto quello che mi fai!".

Pietro accennò una smorfia divertita, piegando la testa di lato. "Buono a sapersi..." le sussurrò contro la pelle, facendola rabbrividire. "Ti avviso che è solo l'inizio. Non hai idea di dove possiamo arrivare... Probabilmente non ce l'ho del tutto nemmeno io".

Le afferrò il polso con una presa salda e si portò la mano alle labbra per morderla alla base del pollice, non troppo forte ma abbastanza da lasciarle un piccolo segno rosa.

Quelle parole le rimasero impresse nella pelle, forti quanto la stretta decisa con cui Pietro le sollevava adesso il mento, costringendola a sostenere ancora il suo sguardo che non ammetteva via di fuga. Viola sentì un brivido caldo correrle lungo la schiena e lo stomaco che si annodava in quel misto di vertigine e resa che conosceva fin troppo bene.

Lui allentò la presa sul suo viso per posarle un bacio lento sulla curva del collo, proprio sul punto dove il battito cardiaco di lei stava ancora pulsando all'impazzata. Poi le passò un braccio attorno alla vita, tirandosela contro il petto in un abbraccio protettivo.

Rimasero così per qualche minuto, immobili nel silenzio rilassato della camera. Fuori, i rumori della casa iniziavano a farsi più distinti: il tintinnio delle stoviglie mentre qualcuno apparecchiava la tavola per la colazione, il profumo del caffè che arrivava fino a lì, le voci dei loro amici che si incrociavano nel corridoio.

"Ho fame..." mormorò Viola mentre il suo stomaco brontolava.

"Anch'io. Da morire!".

Pietro si sollevò su un gomito per guardarla dall'alto. La sua mano iniziò a tracciarle piccoli cerchi pigri sulla pancia, sfiorando la pelle liscia.

"Che ne dici se vado a prendere la colazione e la porto qui?" le chiese con un malizioso brillio negli occhi.

"Mh... no. Mi piacerebbe tantissimo ma oggi è il compleanno di Jacopo" rispose lei accennando un piccolo broncio di rammarico mentre affondava la testa nel cuscino per godersi l'ultimo minuto di pigrizia tra le lenzuola. "Non sarebbe molto carino chiudersi qui dentro per tutta la mattina..."

"Ah già! E allora, Rinaldi, mi sa che dobbiamo alzarci..." disse dandole un bacio sulla testa. "Sto morendo di fame e se non mangio subito qualcosa, finirà che mangio di nuovo te!".

Lei rise di gusto e si alzò.

"Ok, vado a fare una doccia veloce, è meglio!" disse infilandosi le infradito ai piedi. Si chinò a dargli un ultimo bacio a fior di labbra e poi entrò in bagno lasciando la porta spalancata.

"È un invito a raggiungerti, Rinaldi?!" le domandò lui alzando la voce, ancora sdraiato sul letto con le braccia incrociate dietro la testa.

"No! Non stavolta!" esclamò lei di rimando, facendosi sentire sopra il rumore dell'acqua che cominciava a scorrere. "Altrimenti finisce che scendiamo giù per pranzo!".

Mentre il vapore iniziava ad appannare il vetro del box, Viola lasciò che il getto tiepido le scivolasse addosso, sciogliendole i muscoli ancora indolenziti. Chiuse gli occhi per un istante, sorridendo da sola sotto l'acqua prima di iniziare a riordinare i pensieri: doveva sbrigarsi e scendere a fare colazione, capire cosa mettersi per la festa in spiaggia di quella sera e, soprattutto, assicurarsi che Pietro non decidesse di ignorare il divieto di infilarsi sotto la doccia insieme a lei.
scritto il
2026-08-26
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