Sotto la superficie

di
genere
sentimentali

Giovedì, 22 agosto 2013

Il caldo delle due di pomeriggio avvolgeva il giardino della villa in un silenzio pesante, interrotto solo dal ronzio monotono delle cicale e dal rumore impercettibile del filtro della piscina.

Viola era sdraiata a pancia in giù sul lettino, con i laccetti del bikini azzurro slacciati sulla schiena per evitare i segni dell'abbronzatura; la pelle, calda di sole, era cosparsa di un velo sottile di crema solare. La luce picchiava forte sul piastrellato chiaro attorno alla vasca, e lei teneva la testa appoggiata sulle braccia piegate, con gli occhi socchiusi per schermare il riflesso dell'acqua.

Pietro sedeva sul bordo della piscina, a pochi passi da lei, con i capelli ancora bagnati e le gambe a penzoloni nell'acqua fresca, facendole oscillare piano.

"Stai arrostendo" mormorò senza girarsi del tutto, la voce bassa per non rompere la quiete del pomeriggio.

"Mi sto *abbronzando*" lo corresse lei a occhi chiusi, le labbra piegate in un piccolo sorriso.

Lui si alzò con calma, lasciando una scia di passi bagnati sulle mattonelle, e andò a sedersi sul bordo del lettino accanto a lei, all'altezza delle sue cosce.

Viola avvertì subito l'ombra del suo corpo schermare il sole e le gocce d'acqua fredda che gli scivolavano dal petto nudo, cadendole sulla schiena.

"Ehi...!" protestò senza troppa convinzione, schiudendo appena un occhio.

"Finirai per scottarti come al solito. E poi passerai la notte a lamentarti e non mi lascerai dormire in pace" rispose Pietro inclinando la testa con un'aria di finta rassegnazione. "Ti metto altra crema".

Allungò una mano e con estrema naturalezza iniziò a spalmarle la crema sulla schiena, partendo dalle spalle. Le sue dita risalirono calde lungo i muscoli del collo, per poi scendere lente tra le scapole.

Viola lasciò andare un lungo respiro, affondando di più il viso nelle braccia. Sentire le mani di Pietro addosso richiamò subito a galla ogni singolo istante del giorno prima.

L’immagine di lui bloccato a letto, con i muscoli tesi e gli occhi fissi nei suoi mentre perdeva ogni forma di controllo, e tutta quella tensione alla fine dissolta in un'ondata di piacere assoluto, le attraversò la mente con una nitidezza spaventosa.

Un brivido improvviso le corse lungo la colonna vertebrale.

"Comunque scotti davvero troppo" disse lui scivolando lentamente con le mani lungo la curva dei fianchi e sfiorando appena la stoffa sottile del pezzo sotto del costume, calda di sole. "È ora di fare un bagno."

"Tra poco" rispose lei pigramente.

"Se stai qui ancora un po', davvero rischi l'ustione. Sei rovente".

Viola piegò la testa di lato, incontrando lo sguardo di lui che la fissava dall'alto, illuminato dal riflesso che saliva dall'acqua della piscina e che gli rendeva gli occhi ancora più azzurri.

"Ancora dieci minuti..." mormorò con un filo di malizia, senza muovere un muscolo ma assaporando la piega familiare che prendeva ogni loro piccolo battibecco. "Si sta bene qui."

"Dieci minuti" le concesse, sporgendosi appena di più su di lei finché la sua ombra non le coprì del tutto il viso e lasciandole un bacio leggero sulla spalla scoperta. "Poi giuro che ti prendo di peso e ti butto in piscina".

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"Tempo scaduto, Rinaldi" annunciò Pietro guardando Viola distesa, adesso a pancia in su, sul lettino accanto al suo, sempre immobile come una lucertola al sole.

"Altri cinque minuti..." mormorò lei senza nemmeno aprire gli occhi.

"Non se ne parla. I patti erano dieci".

Pietro si alzò e senza darle il tempo di protestare, si sporse su di lei e le fece passare un braccio sotto le ginocchia e l'altro dietro la schiena, sollevandola di colpo.

Viola emise un piccolo grido di sorpresa, portando d'istinto le mani al seno per tenersi addosso il pezzo superiore del bikini slacciato, prima di ancorarsi al suo collo.

"Pietro, no! Il costume!" strillò raddrizzandosi a fatica tra le sue braccia mentre lui la portava verso il bordo della piscina con passo deciso.

"Potevi pensarci prima" ribatté con un sorriso sfacciato, arrivando a un passo dall'acqua.

"Pietro, giuro che se mi butti...".

Non fece in tempo a finire la frase. Lui fece un piccolo passo avanti e si lasciò cadere all'indietro insieme a lei, travolgendo la superficie dell'acqua con un enorme spruzzo che ruppe il silenzio del pomeriggio.

Riemersero un secondo dopo. Viola sputò un sorso d'acqua, tossichiando appena, scostandosi i capelli bagnati dal viso e guardandolo allibita, mentre lui rideva, asciugandosi gli occhi con le mani.

"Sei uno stronzo!" gridò facendogli schizzare l'acqua dritta in faccia con palmate rapide e rabbiose.

Lui piegò la testa di lato, parandosi alla meno peggio con il braccio e continuando a ridacchiare. "Te l'avevo detto che erano dieci minuti!"

"Mi hai fatto volare via il costume!" sibilò Viola tra i denti, mentre con una mano recuperava il reggiseno dall'acqua e cercava affannosamente di riposizionarlo.

"Non fare il solito dramma, Rinaldi, su! Non c'è nessuno a parte me, e mi pare che non ci sia niente che io non abbia già visto..." disse avvicinandosi per aiutarla, con la voce che si abbassava in un sussurro divertito. "Dai, girati che ci penso io, sposta i capelli".

Lei gli diede le spalle, tenendosi il costume premuto contro il seno con una mano, mentre con l'altra scostava di lato la massa pesante di capelli bagnati.

Pietro le sfiorò la schiena gocciolante, recuperando i laccetti inzuppati del bikini. Con gesti calmi e precisi, senza fretta, incrociò la stoffa e fece un nodo saldo dietro la nuca, indugiando un istante di troppo con i pollici sulla pelle sensibile del suo collo. Poi scese più in basso, stringendo le stringhe sulla schiena prima di tirare il fiocco finale.

Bastò quella vicinanza a fare scoccare la scintilla.

*"Diamine, Vi! Ogni volta che siete vicini ho la sensazione che stiate per prendere fuoco all'improvviso!"*.

Jen aveva proprio ragione, pensò Viola mentre sentiva le mani di Pietro sulla schiena e il suo respiro caldo sull'orecchio. Senza parlare dell'erezione che stava prepotentemente premendo contro il suo sedere.

"Fatto" mormorò lui con la voce improvvisamente più bassa e calda mentre le sfiorava la pelle con le labbra umide.

Viola si girò lentamente tra le sue braccia e gli rivolse un'occhiataccia furente, cercando di mantenere un minimo di contegno. Ma quando incrociò i suoi occhi, lucidi di divertimento, la rabbia si sciolse del tutto, spazzata via da quella solita, inevitabile complicità.

"Sei un bastardo..." mormorò assestandogli un piccolo spintone sul petto, ma le labbra le si piegarono in un sorriso del tutto involontario.

"Lo so" rispose Pietro senza scomporsi, facendo quel suo sorrisetto sfacciato. Scivolò con le mani lungo i suoi fianchi sott'acqua, tirandola ancora più vicina a sé.

"Non ti sopporto quando fai così!" disse lei contro le sue labbra, anche se il tono della voce l'aveva già tradita.

"Mh-mh..." mormorò lui facendo scivolare lo sguardo sulle sue labbra per un istante, prima di risalire nei suoi occhi e ancorarli, con una luce ben diversa dal divertimento di poco prima.

Le circondò il bacino con entrambe le mani e la tirò a sé con decisione, annullando ogni millimetro di distanza tra loro. Viola trattenne il fiato mentre l'acqua attorno a loro sembrava farsi improvvisamente densa, pesante. Il calore del corpo di Pietro la avvolse per intero, contrastando il freddo della piscina.

Le mani di Viola risalirono dal petto fino alle spalle, le dita che cercavano una presa salda mentre lui la sollevava di pochissimo, costringendola ad adagiarsi contro il suo pene rigido e pulsante.

Le catturò il labbro inferiore tra i denti con una pressione leggera, per poi baciarla con una passione improvvisa e travolgente. La bocca affamata, calda e dominante, cercò la sua, schiudendole le labbra per affondare in un bacio profondo che sapeva di cloro.

Viola emise un piccolo sospiro che le morì in gola, abbandonando ogni resistenza residua. Gli allacciò le braccia attorno al collo, affondando le dita nei suoi capelli per tirarlo più giù, rispondendo alla stessa urgenza. Il contrasto tra l'acqua fresca della piscina che li avvolgeva fino al petto e il calore che esplose subito tra di loro le fece girare la testa.

Sotto la superficie trasparente dell'acqua, le dita di Pietro si piantarono con decisione sulla parte alta delle sue cosce, sollevandola leggermente per guidarle attorno ai propri fianchi. Viola si strinse a lui d'istinto, incrociando le caviglie dietro la sua schiena e incastrando il bacino contro il suo in un contatto totale, intimo e sfacciato.

Scivolando con le mani più in basso, fino ai glutei, Pietro azzerò ogni spazio rimasto. Sentire la fermezza del suo corpo e la spinta decisa della sua bocca fece mancare a Viola il respiro, trasformando quel bacio in una presa possessiva, lenta e viscerale.

Si staccarono di pochi millimetri per riprendere aria, restando fronte contro fronte. I respiri erano corti, spezzati, e gli occhi di Pietro - ancora fissi nei suoi - non avevano più nulla del brillio scherzoso di prima.

"Dormono tutti..." le sussurrò contro le labbra.

Viola percepì una scossa immediata. Gli occhi azzurri di Pietro, vicinissimi, la fissavano con un'intensità che le fece salire un brivido caldo di eccitazione lungo la schiena.

Socchiuse le labbra, facendo uscire un breve sospiro. Gli posò le dita sul petto, sentendo il cuore di lui battere forte, e accennò un sorriso provocatorio.

"E con questo cosa vorresti dire?" mormorò a bassa voce, inclinando appena la testa di lato e guardandolo con una punta di malizia.

Lui accennò un sorriso lento, sfrontato, senza staccare gli occhi dai suoi, lasciando che le mani la stringessero ancora di più a sé.

"Indovina..." disse piano, mordicchiandole il labbro inferiore.

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Pietro si staccò e appoggiò con calma la schiena contro il bordo piastrellato della piscina, dando le spalle alla villa. Trasse Viola a sé, facendole appoggiare la schiena contro il proprio petto, le scostò i capelli bagnati da un lato e iniziò a tracciarle una scia di baci caldi lungo la curva del collo.

Lei piegò la testa di lato per offrirglielo meglio, lasciando uscire un piccolo gemito acuto che morì subito nell'aria calda e immobile. Le mani di Pietro, scivolate sott'acqua, risalirono con lenta precisione lungo la pelle liscia dell'addome, finché non arrivarono al seno, trovando i capezzoli già tesi e pizzicandoli con le dita.

Viola inarcò la schiena all'indietro contro di lui, travolta da un'ondata improvvisa di calore. I talloni cercarono d'istinto il fondo scivoloso della vasca per trovare stabilità.

"Pietro..." mormorò con il fiato corto, aggrappandosi con le mani alle braccia di lui che la cingevano salde da dietro.

"Cosa c'è, Rinaldi...?".

La sua voce era solo un soffio rauco contro la pelle tesa del collo, mentre le labbra risalivano con calma esasperante verso l'orecchio, indugiando un istante prima di morderne piano il lobo.

Lei gemette, un suono soffocato che le morì in gola. Chiuse gli occhi e abbandonò la testa all'indietro sulla sua spalla, mentre le dita di Pietro riprendevano a massaggiarle il seno sotto la stoffa del bikini, stimolandola con una regolarità lenta e ipnotica che le tolse del tutto il respiro.

"... ma se arriva qualcuno...?" mormorò a fatica, divisa a metà tra il desiderio bruciante di lasciarsi andare del tutto e il timore sottile di sentire una finestra della villa aprirsi, mentre percepiva chiaramente la pressione turgida e rigida del pene premere contro la parte bassa della schiena, separata solo dal tessuto dei loro costumi.

"Stai tranquilla, stanno tutti dormendo..." le sussurrò Pietro all'orecchio, lasciando che il fiato caldo le solleticasse la pelle prima di scendere di nuovo lungo la clavicola.

Una mano abbandonò il seno e scese lenta sott'acqua lungo il ventre, fino a scivolare con sfacciata naturalezza dentro il costume, facendosi strada tra le sue cosce aperte.

"Rilassati..." le mormorò all'orecchio, il fiato caldo che le solleticava la pelle umida mentre la bocca scendeva a cercare il punto morbido tra il collo e la spalla.

Le dita trovarono subito il clitoride, già gonfio e pulsante, e la sensazione del suo tocco diretto le fece schiudere le labbra in un sospiro muto.

"Pietro..." provò a protestare di nuovo, ma la voce le uscì rotta, priva di qualsiasi reale convinzione.

"Shhh..., basta" la zittì lui con dolcezza e fermezza insieme, muovendo il pollice con una precisione lenta, circolare, calibrata per farla impazzire. "Non arriva nessuno".

Viola reclinò ancora di più la testa sulla sua spalla, le dita piantate nelle sue braccia con una presa quasi dolorosa per mantenersi in equilibrio contro quella stimolazione ipnotica e sommersa. Ogni piccolo strofinio le inviava scosse elettriche che le facevano tremare le ginocchia. Sentire il bacino di Pietro saldo dietro il suo, e percepire il proprio corpo cedere così facilmente nonostante il rischio costante della casa alle loro spalle, le azzerò qualsiasi remora, lasciando spazio solo al desiderio che la stava inghiottendo.

Pietro accelerò appena il ritmo e aumentò la pressione, e Viola inarcò istintivamente il bacino all'indietro, cercandolo, spingendosi contro di lui.

"Ferma..." le sussurrò contro la guancia con un accenno di sorriso sfacciato, ripagato subito da un piccolo gemito di lei che gli morì sulla pelle. "Non muoverti".

Viola obbedì, nonostante le gambe che le tremavano nell'acqua e il respiro spezzato, lasciando che fosse solo la mano di Pietro a dettare il ritmo.

Lui la teneva bloccata contro di sé, con il braccio le cingeva la vita, impedendole di sfuggire a quell'onda di calore che dal clitoride stava salendo rapida e inarrestabile.

Viola serrò le palpebre, affondandogli le unghie nella pelle. Sentiva l'acqua della piscina oscillare lenta intorno ai fianchi, fresca, indifferente alla marea che le stava bruciando dentro. Ogni carezza era una scossa che le toglieva l'aria, spingendola sempre più vicina all'orgasmo.

"Pietro..., ti prego..." mormorò con la voce ridotta a un soffio spezzato, senza nemmeno sapere cosa gli stesse chiedendo: se di fermarsi o di finire in fretta quello che aveva iniziato.

Lui fece scivolare le dita più a fondo nel costume e con una spinta lenta e decisa affondò con l'indice e il medio dentro di lei.

Viola spalancò gli occhi in un sospiro acuto, inarcando del tutto la schiena contro il suo petto. La sensazione di pienezza improvvisa, unita al pollice che continuava a muoversi senza tregua sul clitoride, le fece perdere del tutto l'orientamento.

"Pietro..." ripeté ancora una volta, ma stavolta era solo un gemito soffocato contro il suo collo.

Lui iniziò a muovere le dita con un ritmo costante, profondo, mentre il suo pene continuava a spingere duro e rigido dietro di lei.

"Lasciati andare..." le sussurrò con la voce ruvida e la bocca incollata alla sua pelle, mentre la stringeva ancora più forte a sé per non farla scivolare via.

Il bacino le si contrasse d'istinto attorno alle dita e un brivido violento le attraversò la schiena. Soffocò un gemito mordendosi il labbro inferiore fino a farlo quasi sanguinare, mentre l'orgasmo la travolgeva in pieno, facendole tremare ogni muscolo.

Pietro continuò a stimolarla con dolcezza mentre l'ultimo spasmo si spegneva, godendosi il corpo di lei che sussultava impotente tra le sue braccia.

Quando infine sfilò la mano, Viola rimase abbandonata contro di lui, col respiro spezzato e la testa completamente svuotata, cullata solo dall'acqua e dalle sue braccia salde che la tenevano a galla.

"Sappi che non è finita qui..." mormorò Pietro baciandole la nuca.

"Ah no?" gli rispose lei con il fiato ancora corto, voltandosi interamente per cercare il suo sguardo.

"No..." rispose lui tenendola stretta con un braccio saldo intorno alla vita, come se non avesse alcuna intenzione di lasciarla andare. Con l'altra mano le accarezzò lentamente i capelli bagnati, scostandoglieli dal viso con gesti misurati e possessivi. Il suo sguardo scese per un istante sulle labbra di lei, ancora socchiuse e rosse, prima di risalire nei suoi occhi. Poi sorrise, con un'espressione maliziosa che le provocò un brivido lungo la schiena. "Stasera giocheremo ancora... Quando meno te lo aspetti."

"Detto da te suona quasi come una minaccia..." mormorò Viola, sfiorandogli il mento con la bocca umida. Le sue parole cercavano di mantenere un velo di provocazione spensierata, ma la voce tradiva una sfumatura trepidante.

"Magari lo è..." sussurrò lui, piegando la testa per premere le labbra nell'incavo caldo tra il collo e la spalla, mordicchiandole la pelle con una pressione lenta che la fece inarcare di nuovo contro il suo petto. "Anzi, considerala pure una promessa, Rinaldi. E sai benissimo che non mi piace lasciare le cose a metà".

Viola socchiuse gli occhi, lasciando uscire un sospiro. Sentire la spinta dell'erezione, adesso a contatto con il suo basso ventre, unita al tono basso e privo di esitazioni di Pietro, le azzerò ogni difesa residua.

Lui si avvicinò e le diede un ultimo bacio a fior di labbra, lento e possessivo, prima che un rumore proveniente dal patio li facesse immobilizzare entrambi: il cigolio inconfondibile di una persiana spinta indietro e un calpestio pigro sulle mattonelle.

La bolla si spezzò in un istante.

Viola si staccò d'istinto dal petto di Pietro con un colpo di reni fluido, allontanandosi con una disinvoltura impeccabile. Con la naturalezza di chi non ha nulla da nascondere, si sistemò il bikini sott'acqua, mentre il cuore le martellava in gola per la scarica improvvisa di adrenalina.

Pietro, dal canto suo, rimase adagiato contro il bordo della piscina, le braccia spalancate lungo le piastrelle calde e un'espressione del tutto imperturbabile.

Dal patio fece la sua comparsa Davide, con i capelli per aria e una sigaretta spenta in mano, trascinandosi in ciabatte verso i lettini per sedersi a fumare.

"Ma voi due non vi stancate mai di stare a mollo?" sbadigliò, riparandosi gli occhi dalla luce abbagliante del pomeriggio di agosto.

Viola si voltò a guardarlo, lasciandosi cullare dall'acqua fresca con un sorriso del tutto innocente.

"L'acqua è fantastica" rispose con la voce più tranquilla del mondo, cercando di nascondere il respiro ancora leggermente affannato.

"Vi siete persi la parte migliore della giornata, Dado" aggiunse Pietro, lanciando un lampo d'intesa sfacciato a Viola con la coda dell'occhio.

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L'aria della sera portava con sé la brezza salmastra del litorale, mescolata all'odore di pino marittimo e all'aroma acre del carbone che iniziava a scaldarsi nel barbecue, dove Pietro era alle prese con la grigliata di pesce.

Sulla terrazza della villa regnava un'atmosfera calda, rilassata, scandita dai rumori di chi si prepara alla cena: il tintinnio dei piatti di ceramica, le posate in metallo che urtavano sui vassoi, le sedie spostate.

Viola stava sistemando i piatti sulle tovagliette di lino, mentre Davide, a pochi passi da lei, lottava con una bottiglia di vino bianco per stapparla.

Jacopo si mosse con pigrizia verso il tavolo, portando in mano un mazzo di tovaglioli colorati. Si avvicinò a Viola con un sorriso strano, appena accennato, gli occhi che brillavano alla luce tenue del tramonto.

"Era molto calda la piscina, oggi pomeriggio?" le chiese con aria quasi distratta, mentre posava i tovaglioli accanto ai piatti.

La domanda investì Viola come un getto d'acqua gelata.

Il corpo le si pietrificò sul posto e le sue mani rimasero sospese con il piatto in mano. Per un secondo interminabile, il rumore della musica di sottofondo svanì, azzerato dal battito improvviso e violento che le rimbombò dritto nelle orecchie.

Cercò di non tradire la scossa che le aveva attraversato la schiena, imponendosi di finire quello che stava facendo.

Appoggiò sul tavolo l'ultimo piatto che aveva in mano mentre lui la seguiva coi tovaglioli e Alice sistemava le posate. Voltandosi verso di lui, cercò di ricomporsi e la guardò con un'espressione di assoluta noncuranza.

"Sì, faceva parecchio caldo" gli rispose ostentando un sorriso, pur sentendo ancora un brivido residuo correrle lungo la schiena. "Peccato che voi non siate venuti."

"Io ero distrutto dopo la spiaggia" disse lui poggiando con calma l'ultimo tovagliolo accanto al piatto. Poi inclinò la testa di lato, con un sorrisetto sottile che gli piegava l'angolo della bocca. "Così ho fatto un breve riposino e poi sono sceso in soggiorno a guardare un film. Ma mi fa piacere che tu e il principe azzurro ve la siate goduta. *Tu*, soprattutto...".

Alice si fermò con una manciata di forchette ancora in mano e li guardò entrambi con aria apertamente interrogativa, percependo una strana tensione nell'aria.

Prima che lei potesse fare qualsiasi domanda, Viola afferrò Jacopo per un braccio, trascinandolo via verso l'angolo più riparato della terrazza, vicino la siepe di oleandri.

"Non. Una. Parola. con gli altri!" sibilò a mezza voce, con gli occhi spalancati e la gola stretta in una morsa. "Jaco, ti giuro che se lo dici a qualcun altro, ti affogo in quella piscina...!"

"Tranquilla, Vi!" esclamò lui soffocando una risata e stringendola in un abbraccio improvviso per smorzare la tensione. "Non dico nulla a nessuno, te lo giuro!".

Viola lo scostò appena, sentendo una vampata di calore violentissima risalire lungo il collo. "Ma hai... visto qualcosa?" gli domandò, arrossendo irrimediabilmente.

"No no, non sono mica un guardone! Ho soltanto... *sentito*!"; ridacchiò, facendole un occhiolino malizioso. "Le persiane del soggiorno danno proprio sulla piscina... e la casa era decisamente troppo silenziosa...".

Viola sentì il sangue pulsarle forte nelle tempie. Il sollievo improvviso di non essere stata letteralmente *vista* venne subito travolto dall'imbarazzo cocente di sapere che Jacopo aveva sentito. Si coprì d'istinto il viso con le mani, nascondendo le guance che le bruciavano da morire. L'idea che i suoi gemiti potessero essere arrivati fin dentro casa le fece quasi mancare il fiato.

"Dimmi che avevi la tv alta..." mormorò da dietro le dita.

"Ho alzato il volume proprio per evitare che qualcun altro sentisse" la rassicurò lui, con un sorriso che da divertito diventò improvvisamente più dolce, quasi d'intesa. "Comunque stai serena, gli altri dormivano come sassi."

"Ragazzi, qualcuno viene giù a darmi una mano a portar fuori le verdure?" chiese Jen facendo capolino sulla soglia della terrazza con un grande vassoio di bruschette tra le mani.

"Arrivo!" esclamò subito Viola, cogliendo al volo l'occasione per sottrarsi a quell'imbarazzante conversazione.

Prima di entrare in casa, i suoi occhi corsero d'istinto verso l'angolo della terrazza dove Pietro si stava occupando della griglia. Illuminato dalla luce soffusa delle lanterne da esterno e dal bagliore rosso dei carboni, muoveva le pinze con gesti calmi, imperturbabile, la camicia di lino chiara aperta sul collo e le maniche arrotolate sugli avambracci abbronzati. Sembrava del tutto estraneo al caos leggero della cena, eppure Viola sapeva perfettamente che niente di ciò che accadeva gli sfuggiva davvero.

Proprio mentre stava per varcare la soglia, lui girò appena la testa. Senza fretta, facendo girare una pinza tra le dita con la mano destra, sollevò lo sguardo su di lei. Fu un attimo impercettibile ma gli occhi di ghiaccio agganciarono i suoi con un’intenzione così deliberata da toglierle il respiro. Gli bastò un micro movimento dell'angolo della bocca - un cenno quasi invisibile, un promemoria silenzioso - per ricordarle le sue intenzioni.

*"Sappi che non è finita qui..."*.

La frase le rimbombò in testa con una chiarezza disarmante, precisa e nitida come quando gliel'aveva sussurrata a pochi centimetri dalla bocca, con il sapore di cloro ancora sulle labbra. Non era stata una semplice provocazione per stuzzicarla, e nemmeno una delle solite battute lanciate per misurare la sua resistenza. Era una promessa a tutti gli effetti, formulata con quella sicurezza quasi spietata che Pietro sfoderava quando decideva di prendersi esattamente ciò che voleva.

Un brivido caldo e ostinato le scivolò lungo la schiena, andando ad annidarsi dritto in mezzo alle sue gambe. Guardarlo lì, mentre cucinava e scherzava con Davide, rendeva il loro gioco ancora più eccitante. La consapevolezza che di lì a breve il guscio di normalità della vacanza si sarebbe spezzato di nuovo le fece accelerare il battito.

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Pietro e Viola erano seduti a tavola, vicini, così vicini che a lei bastava un minimo spostamento del bacino per avvertire il contatto della propria coscia contro quella di lui. L'odore della sua pelle, mescolato alle note calde del suo profumo speziato, le arrivava a folate dense, facendole aggrovigliare lo stomaco. Era una presenza costante: sotto il tavolo, la gamba di Pietro manteneva una pressione salda, un richiamo fisico continuo che la costringeva a restare piantata lì, con la pelle d'oca che le risaliva lungo le cosce a ogni impercettibile strofinio.

Intorno a loro, la cena proseguiva tra le chiacchiere, i calici che risuonavano e le risate che riempivano l'aria, creando una bolla di apparente normalità che rendeva quel gioco sotto la superficie ancora più pericoloso.

Pietro partecipava alla conversazione, rispondeva agli amici con quel suo tono calmo e spigliato, ma intanto ogni suo gesto verso di lei era studiato per farle perdere il controllo. La scusa di passarle il cestino del pane fu un pretesto per inclinarsi lentamente verso di lei.

"Prendi" le disse mentre le allungava il pane. "Ti serviranno molte energie..." sussurrò con voce ruvida, impercettibile, chinandosi sul suo orecchio fino a sfiorarle il lobo con le labbra mentre con la punta delle dita le accarezzava il polso, prima di lasciare la presa sul cestino.

A Viola mancò per un secondo l'aria. Il contrasto tra l'innocenza di quella cena tra amici e quel tono sfacciato, le fece salire una vampata di calore improvvisa dritta lungo il collo, facendola arrossire.

"Ne vuoi un altro?" le chiese poi dopo un po', con un tono innocuo, indicando il vassoio di gamberi arrosto al centro del tavolo.

"Sì, sono buonissimi!".

Era una scena vista centinaia di volte: a Viola piacevano molto i gamberi ma le faceva senso pulirli, così se ne occupava lui. Solo che stasera, mentre con coltello e forchetta staccava il carapace con una precisione esasperante, lo sguardo che le piantava addosso non aveva nulla di premuroso.

Allungò la mano verso di lei, portandole la polpa morbida del gambero a un millimetro dalle labbra, premendo leggermente il polpastrello contro il suo labbro inferiore.

Mentre Viola schiudeva le labbra, la mano libera di Pietro le affondò nella coscia con una pressione salda, possessiva. Lei mandò giù il boccone a fatica, trattenendo un sospiro che le tremava in gola, mentre sentiva la mano risalire con lentezza lungo l'interno coscia, fermandosi esattamente contro il pizzo umido delle mutandine.

Viola trattenne il respiro, la schiena rigida e le mani piantate sul bordo della sedia per non tradirsi, mentre attorno a loro le risate degli altri continuavano ignare. Pietro rimase lì, premendo appena sul clitoride con le nocche, godendosi il modo in cui il corpo di lei si irrigidiva ad ogni minimo movimento.

Solo quando avvertì il suo sussulto trattenuto e capì di averla portata al limite dell'autocontrollo, iniziò a ritirarsi, facendo scivolare le dita a ritroso lungo la coscia tesa. Le sfiorò l'angolo della bocca col pollice per pulirle un'impercettibile traccia di succo, poi si portò il dito alle labbra, leccandosi il polpastrello senza mai staccare gli occhi dai suoi, prima di riprendere a parlare con gli altri come se niente fosse.

Ad un certo punto, con naturalezza impeccabile, si alzò.

"Vado di sotto a prendere un'altra bottiglia di bianco, questo è finito" annunciò guadagnandosi un coro di approvazione prima di sparire all'interno.

Non passarono nemmeno venti secondi che lo schermo del telefono di Viola si illuminò per l'arrivo di un messaggio.

"In cucina. Adesso".

Lei sentì una fiammata di calore risalirle dritta alla testa, così violenta da lasciarla per un attimo senza fiato. Diede un'occhiata di traverso agli altri, che stavano ridendo per una battuta di Jacopo, ma il vocio della tavolata le arrivò improvvisamente ovattato, come se fosse sott'acqua.

Sapeva benissimo che scendere in cucina significava consegnarsi a Pietro, ma l'idea di non sapere *cosa* la aspettasse - quale gioco, quale pretesa avrebbe avanzato ora - le faceva accelerare il battito fino a sentirlo forte nel petto.

Bloccò lo schermo con le dita leggermente tremanti, appoggiò il telefono a faccia in giù e afferrò il calice di vino, mandando giù un sorso abbondante nel tentativo disperato di placare l'incendio che le bruciava in gola.

Passò un minuto intero.

Poi un altro e un altro ancora.

Tre minuti spesi a cercare di riordinare i pensieri, a sforzarsi di fare respiri profondi per ritrovare un briciolo di contegno.

Solo quando sentì di aver ripreso un minimo di controllo sulle proprie gambe, si alzò da tavola.

"Vado a fare la pipì" disse con un sorriso disinvolto, senza tradire la minima fretta.

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Scese la scalinata con il cuore che le batteva a un ritmo sfrenato nel petto.

La cucina era illuminata solo dalla luce fioca della cappa e Pietro era lì, appoggiato al bancone con le braccia conserte e lo sguardo tagliente come una lama puntato dritto su di lei.

"Ci hai messo troppo" le disse con voce bassa, scura, che fece vibrare l'aria della stanza.

Viola cercò di sostenere il suo sguardo anche se mentre avanzava verso di lui il cuore le rimbombava nelle orecchie.

"Non potevo alzarmi subito dopo di te!" ribatté provando a giustificarsi. "Sarebbe stato troppo evidente! Ho dovuto aspettare per non dare nell'occhio, e dopo ho detto agli altri che..."

"Non mi interessano le tue scuse" la interruppe lui, inclinando la testa con uno sguardo così fermo da farle venire la pelle d'oca. "Se io dico *adesso*, vuol dire *adesso*. Punto".

Viola si bloccò a un passo da lui, le labbra socchiuse mentre le parole le si azzeravano in gola. Il modo in cui Pietro le annullava ogni difesa era istantaneo, pulito; quell'autorità priva di rabbia le faceva tremare le gambe più di qualsiasi minaccia gridata.

"Pietro..." provò a sussurrare, ma l'incertezza le fece tremare la voce.

Lui non rispose. Allungò una mano per afferrarle il polso e la tirò a sé con una presa salda. Un istante dopo l'aveva già girata di spalle, spingendole il busto in avanti, piano ma con decisione, fino a farglielo appoggiare sulla superficie fredda del ripiano di marmo.

"Stai ferma" le mormorò all'orecchio. La voce scura, che le scivolava lungo il collo come una carezza, le diede i brividi.

Obbedì senza fiatare, chiudendo gli occhi. Sentì la mano di Pietro risalire con lentezza esasperante lungo la coscia, spostando il tessuto leggero del vestito verso l'alto, mentre con l'altra mano la teneva ferma per il fianco.

Il cuore le balzò nel petto.

Non era la paura a farla tremare, ma quella resa totale, immediata, che lui riusciva a strapparle senza nemmeno alzare la voce. Bastavano il suo sguardo fermo, il tono basso, quel modo assoluto di prendere il controllo. Si sentiva esposta, vulnerabile, con i loro amici al piano di sopra che ridevano e parlavano. Sarebbe bastato che uno di loro scendesse in cucina per un qualsiasi motivo e li avrebbe sorpresi.

Eppure, proprio quel rischio le faceva pulsare il sangue nelle tempie.

Eppure, la verità era che non voleva scappare.

Voleva vedere fin dove Pietro si sarebbe spinto.

Sentiva la sua mano risalire lungo la pelle nuda, lenta, consapevole di ogni brivido che le stava strappando, rendendo l'attesa quasi insopportabile.

Poi sentì l'elastico della brasiliana in pizzo cedere sotto le sue dita, scivolarle piano lungo i fianchi e poi giù, fino a fermarsi a metà coscia, azzerandole completamente il fiato.

Quel gesto la spogliò di ogni residuo di difesa. Le gambe le tremavano leggermente, costrette in quella posizione che la rendeva irrimediabilmente scoperta, aperta alla sua volontà. Il vociare indistinto degli altri continuava ad arrivare come un rumore di fondo lontano, ma per lei la realtà si era ristretta a quel marmo freddo sotto il busto e al calore del corpo di Pietro alle spalle.

La sculacciata arrivò secca, precisa, riempiendo il silenzio della cucina con un suono nitido. Viola trasalì mentre una fiammata di calore istantanea le incendiava la pelle.

"Questo è per ribadire il concetto di *adesso*" mormorò contro il suo collo, la voce bassa e graffiata, mentre un secondo colpo, altrettanto deciso, andava a riaccendere la pelle esattamente nello stesso punto.

Viola si morse il labbro inferiore, soffocando un piccolo lamento. Sulla pelle il bruciore divampava, e la sensazione di essere così esposta le faceva battere il cuore all'impazzata.

Ma Pietro non aveva finito.

Avvertì il fruscio di qualcosa tirato fuori dalla tasca dei pantaloni e, un secondo dopo, il contatto inconfondibile della superficie liscia e fredda del silicone contro l'interno coscia.

Reagì d'istinto, riconoscendo subito quel profilo ovoidale e compatto. Era uno dei loro primi giocattoli, lo conosceva fin troppo bene, sapeva esattamente quanto potesse diventare spietato nella sua potenza e quanto sapesse stravolgerla ogni volta che Pietro ne prendeva il controllo. Un tuffo al cuore e una scarica d'adrenalina le azzerarono il respiro in gola prima ancora che le sfiorasse la vulva.

"E questo..." continuò Pietro, facendolo scivolare con lentezza esasperante sulle piccole labbra, calde e già umide per l'attesa. "... è per ricordarti chi conduce il gioco stasera".

Con una pressione ferma e guidata, la superficie liscia dell'ovetto superò la resistenza iniziale, scivolando all'interno della vagina fino ad assestarsi in profondità. Viola spalancò gli occhi, lasciandosi sfuggire un gemito spezzato.

Lui le fece una lieve carezza sul gluteo ancora arrossato, per poi darle un'ultima sculacciata. La contrazione involontaria dei muscoli vaginali attorno all'ovetto le strappò un brivido violento.

"Ora..." le sussurrò Pietro all'orecchio, rimettendole a posto le mutandine con un gesto calmo, quasi premuroso. "Io torno di sopra...".

L'afferrò per la vita, rigirandola verso di sé. Viola aveva il fiato corto, le labbra dischiuse e le guance in fiamme.

"Tu aspetta ancora due minuti" continuò lui sistemandole il vestito. "*Due*, Rinaldi. Vedi di non farmi aspettare di nuovo, altrimenti domani farai fatica a sederti" aggiunse avvicinando le labbra al suo orecchio.

Le diede un morso leggero sul labbro inferiore che le fece tremare le ginocchia, prima di allontanarsi.

"Ci vediamo su" concluse con quel suo sorriso sfacciato, mentre si incamminava verso le scale con la bottiglia di vino in mano, lasciando che il rumore dei suoi passi scandisse i primi, interminabili, secondi di attesa.

Viola rimase bloccata lì, con la schiena appoggiata al bordo del ripiano della cucina, il petto che saliva e scendeva a ritmo accelerato. Il tessuto sottile delle mutandine le aderiva addosso, trattenendo il calore del suo corpo.

*Due minuti.*

Ogni singolo secondo le sembrò dilatarsi. Sentiva la pelle della natica ancora arrossata e calda, in un contrasto erotico e lancinante con la presenza immobile dell'ovetto dentro di sé. Dalla terrazza arrivavano indistinti il vocio degli altri e le loro risate inconsapevoli, mentre lei lottava per ricomporsi, per rallentare il respiro che continuava a tradirla.

Pochi secondi prima dello scoccare esatto dei due minuti, trasse un lungo sospiro, si passò una mano tra i capelli per darsi un contegno e mosse il primo passo verso le scale.

***********************************

Quando rimise piede in terrazza, Viola notò subito che Pietro aveva scambiato il posto con Alice, spostandosi dall'altro lato del tavolo, esattamente di fronte a lei. Aveva la camicia leggermente sbottonata sul petto e quell'aria rilassata di chi ha appena finito di ridere.

Sentì il cuore fare un balzo strano. Raggiunse il proprio posto e si sedette, mentre le chiacchiere degli altri continuavano a riempire l'aria fresca della sera tra le risate e il tintinnio dei bicchieri.

Pietro alzò lentamente lo sguardo su di lei. Le offrì un sorriso indolente, quasi distratto, ma sotto il bordo del tavolo la sua mano si mosse dentro la tasca dei pantaloni.

L'impulso la investì a tradimento, preciso e profondo, proprio mentre allungava le dita per prendere il calice di vino. Sgranò appena gli occhi e la mano le si bloccò a un millimetro dal bicchiere. Un brivido le contrasse la vulva e poi risalì lungo tutta la spina dorsale. Serrò le labbra, costringendosi a restare impassibile. Prese il calice, portandolo alla bocca con lentezza per mascherare il leggero tremore delle dita.

Sopra il cristallo del bicchiere, incrociò gli occhi di Pietro. Erano fissi nei suoi, affilati come lame, mentre lui aumentava gradualmente l'intensità.

"Vi, ma ci pensi che domani è l'ultimo giorno?!" sospirò Alice alla sua destra, voltandosi verso di lei. "Questa settimana è volata troppo in fretta! Se ci penso mi viene da piangere!".

La voce della sua amica le arrivò ovattata, filtrata da una bolla di calore soffocante.

Viola mandò giù un sorso di vino, sentendo l'alcol bruciarle in gola insieme all'onda di vibrazione che le strappava il respiro. Fece per rispondere, ma proprio in quel secondo Pietro premette di nuovo il tasto, portando l'intensità a un livello spietato.

Le sfuggì un piccolo gemito spezzato, che mascherò al volo schiarendosi la voce e stringendo le dita attorno al fusto del calice finché le nocche non diventarono bianche.

"Sì..., anche a me..." mormorò, e la voce le uscì un tono più bassa del normale, incrinata dallo sforzo immenso di mantenere un tono piatto. Affondò le unghie nella stoffa del vestito sopra la coscia, facendo pressione per non sussultare mentre la vibrazione diventava continua, invadente, devastante. "Dai, tu almeno avrai ancora qualche giorno di ferie, prima che la scuola riapra..."

"Già, una bella fortuna avere due mesi di vacanze!" intervenne Pietro poggiando un gomito sul tavolo e sporgendosi leggermente verso di loro, facendo intanto scorrere il pollice sulla ghiera del telecomando, portando l'intensità al massimo senza alcuna progressione. "Se rinasco faccio il maestro d'asilo anch'io!".

Viola sussultò, bloccandosi con la bocca mezza aperta mentre provava a respirare. Le sue dita si serrarono con forza attorno al bicchiere, mentre l'addome le si contraeva in un riflesso doloroso e Pietro si godeva ogni singolo istante di quella resa invisibile.

"Finiresti in galera dopo cinque minuti, Pit!" esclamò Davide, seduto al suo fianco, posandogli una mano sulla spalla tra le risate generali.

"In effetti è probabile..." ammise Pietro con un sorrisetto sfacciato, buttando giù un sorso di vino. "La mia tolleranza verso quei cazzo di strilletti acuti è vicina allo zero".

Iniziò a giocare con i tasti ad impulso: tre secondi di picco massimo, un secondo di pausa totale che lasciava Viola sospesa nel vuoto, e poi di nuovo una scossa improvvisa. Sfruttava il volume delle risate degli altri per coprire i brevi, spezzati respiri che le sfuggivano dalle labbra.

"E allora il prof!" s'intromise Jacopo facendo roteare il ghiaccio nel bicchiere con aria sorniona. Drizzò la schiena, aggiustandosi il colletto della polo con fare teatrale. "Io di mesi di vacanza ne ho quasi *tre*! Anche se... non so cosa ne penserebbe Vi...".

L'attenzione di tutti si spostò per un attimo su di lui, che scoccò a Viola un'occhiata carica di una malizia fin troppo evidente, per poi tornare a guardare Pietro. "Con tutte quelle studentesse in piena esplosione ormonale che ti girerebbero intorno... È un attimo perdere la testa per un prof così affascinante! Ne sai qualcosa, no?".

Le dita di Pietro sul telecomando si immobilizzarono.

Il richiamo, per niente velato, al suo passato fece calare un gelo invisibile per una frazione di secondo. Lui non disse una parola, ma il suo sguardo su Jacopo si affilò all'istante, trasformandosi in una lama di ghiaccio capace di tagliare l'aria, che gli intimava di chiudere la bocca immediatamente.

Jen, avvertendo subito la scossa di tensione nell'aria e sapendo quanto Viola odiasse anche solo il ricordo di quella storia, si affrettò a deviare il discorso prima che la situazione precipitasse. Scoppiò in una risata sonora, sventolando in aria una mano. "Ma per favore, Jaco, dai! Sii serio!" esclamò continuando a ridere. "Con lo stipendio da prof non potrebbe di certo permettersi il BMW né l'appartamento in centro a Bologna! E senza tutti i suoi lussi impazzirebbe entro una settimana!".

La battuta di Jen servì a smorzare la tensione, facendo scoppiare un'altra risata generale attorno al tavolo e ripristinando una parvenza di normalità.

Mentre gli altri ridevano, Pietro non staccò un solo istante gli occhi da Viola, bloccando la vibrazione dell'ovetto. Lei non lo guardava e aveva le spalle rigide per la tensione, e lui sapeva *esattamente* cosa stesse succedendo nella sua testa. Quella parte del suo passato era per lei un nervo scoperto, un argomento tabù su cui non erano mai riusciti a fare un discorso sereno, neanche a distanza di anni; un argomento che le faceva salire il sangue al cervello e che avevano finito per evitare volutamente, ma che restava sotto la superficie come qualcosa di scomodo.

L'interruzione improvvisa della vibrazione lasciò Viola sospesa, con il corpo ancora teso nell'aspettativa di un'altra scarica che non arrivò.

Pietro sentiva un nodo serrargli la gola. La rabbia per la leggerezza di Jacopo passò istantaneamente in secondo piano, sovrastata da un senso di ansia strisciante. Conosceva quel tipo di reazione in Viola: era la chiusura a riccio di chi si sente ferita. Quella storia del passato era l'unica cosa capace di alzare tra loro un muro invisibile ma altissimo.

*Cazzo!* pensò serrando la mascella, sentendo il peso di quella distanza non solo fisica, ma anche emotiva.

Non voleva che lei si chiudesse in un silenzio punitivo per il resto della serata, ma al tempo stesso rifiutava di sentirsi in colpa per qualcosa accaduto anni prima, quando loro non stavano nemmeno insieme.

Mentre il resto della tavolata continuava a chiacchierare del più e del meno, lui rimase fisso con lo sguardo su di lei, in attesa che alzasse gli occhi.

Quando finalmente lei lo guardò, lui sostenne lo sguardo con un'espressione ferma, intensa, spogliata di ogni arroganza ma al tempo stesso del tutto priva di scuse.

Senza staccare gli occhi dai suoi, fece scivolare di nuovo il pollice sul telecomando, facendo partire una frequenza bassa e costante, un pulsare lento e continuo.

Viola schiuse impercettibilmente le labbra, come a cercare aria, mentre lui teneva lo sguardo fisso nel suo. Il sangue le pulsava nelle tempie con la stessa cadenza sorda e ostinata di quel diavolo di ovetto.

Avrebbe voluto distogliere lo sguardo, ma gli occhi di Pietro la tenevano letteralmente *incatenata* con la solita arroganza.

*Bastardo!*

Non c'era ombra di pentimento in quella faccia da schiaffi, non un cenno di dispiacere per come quel fantasma del passato, che lui continuava a proteggere, la facesse sempre sentire.

Eppure, mentre la sua mente erigeva muri, la risposta del suo corpo andava nella direzione opposta. Detestava il fatto che lui conoscesse il suo corpo così bene da sapere che anche nel bel mezzo di un attacco di rabbia, le bastasse quella stimolazione mirata per perdere la lucidità.

La frequenza bassa e continua dell'ovetto era una sorta di *rivendicazione*, un richiamo viscerale che le scivolava sottopelle e le faceva tremare le ginocchia sotto il tavolo, costringendola a ricordare chi fosse l'uomo di fronte a lei *adesso*.

***********************************

Quando finalmente la serata finì, Viola avanzò lungo il corridoio verso la loro camera camminando con la schiena dritta e la testa alta, ma il suo passo era rapido, teso. L'argomento che evitava accuratamente da anni era lì, sospeso nell'aria, pesante come un macigno. Pietro camminava un passo indietro, in silenzio, ma lei poteva sentirne la presenza dietro di sé.

Non appena varcata la soglia, nessuno dei due parlò subito. Il silenzio tra loro era denso, carico di tutto ciò che era stato trattenuto e soffocato a tavola davanti agli altri.

Pietro fece quel passo in più che li separava, annullando la distanza. Si fermò a un soffio dalla sua schiena, chinando la testa nell'incavo tra il collo e la spalla, percependo la rigidità del suo corpo.

"Possiamo parlarne?" mormorò con la voce bassa, una vibrazione calda che le si piantò dritta sulla pelle mentre le appoggiava le mani sui fianchi, stringendoli con decisione.

Viola non si mosse, il mento ancora alto, gli occhi fissi sulla parete di fronte. "No."

"Non credi che sarebbe ora, invece?" ribatté Pietro, e con una spinta lenta ma inesorabile la ruotò tra le sue mani, costringendola a voltarsi verso di lui.

Quando gli occhi di Viola incontrarono i suoi, venne fuori tutta la rabbia rimasta in sospeso. "No! Non è un argomento di cui voglio parlare! E lo sai!"

"Ma la vuoi piantare di fare la bambina?!" sbottò Pietro, esasperato da quella chiusura cieca.

"Oh, perdonami!" esclamò lei liberandosi dalla presa con una spinta secca sul suo petto e facendolo arretrare di un passo. "Perdonami se non sono matura come te che a sedici anni eri già un *uomo*!".

L'accento sarcastico su quell'ultima parola gli fece serrare la mascella e perdere del tutto la calma.

"Non ero un *uomo*!" ribatté con la voce che si alzava di un tono prima che si sforzasse di ricalibrarla per non farsi sentire dagli altri. "Ma non ero neanche un bambino! Sapevo *benissimo* quello che stavo facendo!"

"Lo vedi?!" esclamò lei con le labbra tremanti per la rabbia, passandosi una mano tra i capelli in un gesto convulso. "È del tutto inutile parlarne! La pensiamo in modo completamente diverso e nessuno dei due cambierà mai idea! Il modo in cui tu continui a giustificare quella donna, in cui continui a difenderla..."

"Non ho bisogno di difenderla!" la interruppe Pietro, la voce più bassa, ruvida, priva della solita spavalderia ma carica di una fermezza incrollabile. Fece un passo verso di lei, afferrandola di nuovo per i fianchi, tenendola più stretta di prima. "E se ti decidessi a parlarne con me, lo capiresti! E invece ci stai male ogni volta che il discorso salta fuori! Anche se è passata praticamente una vita! E ogni volta mi tratti come se io stessi difendendo un'assassina! Quando la verità è che..."

"Ti ho detto che non ne voglio parlare!" scattò lei, la voce che le si incrinava per la foga mentre il respiro le si faceva corto.

Provò di nuovo a liberarsi, puntando i palmi delle mani contro il suo petto e premendo con quanta forza aveva in corpo, ma stavolta Pietro non si mosse di un millimetro. La guardava dall'alto, gli occhi di ghiaccio attraversati da un misto di rabbia repressa e di un desiderio viscerale.

Con un movimento rapido le afferrò i polsi, bloccandoglieli dietro la schiena in un'unica presa salda, ed eliminò del tutto lo spazio tra i loro bacini. Il contatto fu brutale, diretto, elettrico.

"Cazzo, Vi! Mi mandi fuori di testa!" le disse mentre il suo respiro caldo le sfiorava le labbra.

Viola si irrigidì ancora di più sotto quella presa, la fronte contratta e il petto che le saliva e scendeva a ritmi irregolari contro il torace di lui.

"E tu mi fai incazzare!" gli sibilò a un millimetro dalla bocca, provando a fare leva sulle braccia per liberarsi i polsi, pur sapendo che la stretta di Pietro non avrebbe ceduto.

Lui la fissò con gli occhi ridotti a due fessure, pieni di un'intensità che andava ben oltre la rabbia del momento.

"Smettila" mormorò abbassando ancora di più la voce fino a farla diventare un sussurro.

Senza mollare la presa, fece avanzare la gamba fino a incastrarla tra le sue cosce, costringendola ad aderire completamente al suo corpo. Il calore che lui emanava la investì in un'ondata improvvisa, andando a frantumare il muro di fredda ostinazione che lei aveva eretto fino a quel momento.

Trattenne il respiro. Sentiva l'erezione di Pietro contro di sé, dura, pressante, un contrasto stridente con la tensione che correva tra loro.

"Basta adesso" disse Pietro sfiorandole l'angolo della bocca con le labbra, prima di stringere ancora un po' i polsi dietro la sua schiena e spingerla delicatamente contro il bordo del letto.

Viola sentì il bordo del materasso contro la parte posteriore delle cosce. La spinta di Pietro la costrinse a cedere all'indietro, e in un istante si ritrovò stesa sul letto, con lui che le incombeva sopra.

Le tenne i polsi bloccati sopra la testa con una sola mano, mentre con l'altra le afferrava la mandibola per impedire che distogliesse lo sguardo.

"Guardami" le disse a un soffio dal viso. "Piantala. Non ha importanza con chi sono stato prima di conoscerti o chi è stata la prima che ho scopato! Io sono completamente *ossessionato* da *te*!"

"Pietro..." provò a dire lei, ma il nome le morì in gola in una nota fioca, quasi incrinata dal conflitto interno tra la rabbia che ancora le bruciava nel petto e l'ondata di calore che le stava facendo tremare le gambe.

Lui non le diede il tempo di formulare un altro pensiero. Le sigillò le labbra con un bacio duro, profondo, che non aveva nulla di dolce ma trasudava una fame rabbiosa, viscerale. Lei oppose resistenza per una frazione di secondo, serrando la bocca e provando a girare la testa, ma la presa di Pietro sul suo viso rimase ferma, dominando ogni suo rifiuto.

Quando la lingua forzò il passaggio, Viola cedette con un piccolo verso soffocato. Rispose al bacio con la stessa foga, mordendogli il labbro inferiore e scaricando su quel contatto tutta la frustrazione accumulata durante la serata.

Pietro mormorò qualcosa contro la sua bocca, una specie di approvazione compiaciuta, e lasciò la presa sui suoi polsi. Le mani di Viola, di colpo libere, non provarono nemmeno a spingerlo via: risalirono d'istinto lungo la sua schiena, sotto la camicia, le dita che si piantavano nei muscoli tesi delle spalle per tirarlo ancora più vicino, fino ad annullare qualsiasi millimetro di distanza tra i loro corpi.

Lui le afferrò il bordo del vestito per sollevarglielo sulla vita, mentre con le ginocchia si faceva spazio con decisione tra le sue cosce, incastrandosi senza lasciarle via di fuga e facendole scivolare via le mutandine in un unico movimento.

Poi sfiorò il cordoncino dell'ovetto che era ancora dentro di lei. Si fermò un istante, guardandola dritto negli occhi con uno sguardo carico di una soddisfazione sottile.

Senza interrompere il contatto visivo, afferrò il cordoncino e lo tirò lentamente, sfilando l'ovetto. La sensazione di vuoto improvviso e la scossa che ne seguì strapparono a Viola un lungo gemito, facendole inarcare d'istinto il bacino verso di lui, agganciando le gambe attorno alla sua vita.

Pietro si premette contro di lei in una spinta lenta, lasciandosi sfuggire un sospiro spezzato e andando a cercare la pelle scoperta del collo con morsi leggeri e baci famelici, risalendo fino all'incavo dell'orecchio.

Viola inarcò la schiena, facendo scivolare le mani su di lui fino ad arrivare alla cintura. Con le dita impazienti sganciò la fibbia, liberando il bottone dei pantaloni con una mossa rapida, senza mai staccare gli occhi dai suoi.

Lui si sollevò sulle ginocchia con un'urgenza trattenuta a stento, sfilandosi i vestiti con movimenti rapidi e nervosi, i muscoli del torace contratti per lo sforzo di mantenere il controllo.

Quando tornò su di lei, la pienezza del contatto corpo a corpo fu brutale e immediata. Le bloccò il viso con una mano e la penetrò di colpo, con una spinta decisa, profonda, inesorabile.

Viola spalancò gli occhi e affondò le unghie nelle sue spalle mentre un gemito soffocato le si incastrava in gola, travolta da una pienezza totale che le azzerava qualsiasi pensiero, lasciando spazio solo al ritmo serrato e travolgente che Pietro iniziò subito a dettare.

Ogni spinta azzerava l'eco della discussione di prima, trasformando la rabbia in una passione feroce. Viola cercò di ritrovare il controllo del proprio respiro, ma la presa di Pietro si fece ancora più salda, costringendola a seguire ogni singola variazione di velocità.

Le fece scivolare una mano dai fianchi lungo l'addome, salendo fino al collo per avvolgerle la gola con una pressione leggera ma perentoria, dosando il controllo mentre aumentava la cadenza finale delle spinte.

Non c'era più distanza, non c'era più spazio per le parole o per la tensione accumulata durante la serata: restava solo quel contatto implacabile, quel ritmo martellante che Pietro imponeva senza concederle tregua e quel calore travolgente che continuava a salire ad ogni singola spinta.

Viola strinse le gambe attorno al suo bacino, tirandolo ancora di più a sé e spingendo il collo contro la mano che glielo cingeva, accettando la resa e pretendendola a sua volta, con quella consapevolezza viscerale che nessuno al mondo, se non Pietro, riusciva a spogliarla di ogni difesa fino a farle perdere il respiro.

Quel gesto fece perdere a Pietro l'ultimo brandello di autocontrollo. Accelerò la cadenza, profondo e inesorabile, portandoli entrambi dritti verso la fine.

Viola inarcò la schiena lasciando andare un gemito acuto che le si spezzò in gola, mentre le contrazioni del suo corpo avvolgevano Pietro in un morsa rovente.

Il piacere esplose, improvviso e devastante.
scritto il
2026-09-29
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