Pugno di ferro in guanto di velluto

di
genere
gay

PUGNO DI FERRO E GUANTO DI VELLUTO
Volevo prendere un po' di tintarella sulle natiche e mi sono steso in terrazza. Non avevo previsto che dal piano di sopra potevo esser osservato, fino a quando non mi accorsi che Giuliano, lo scapolo del condominio, si era affacciato e mi stava guatando compiaciuto. Chissà da quanto era lì. Incrocio il suo sguardo a dire il vero un po' avido e mi fa segno come a dire 'Complimenti'. Poi sempre a cenni mi invita a salire nel suo appartamento. Mi infilo le braghette e ci vado. Lo trovo anche lui in pantaloncini. È un uomo forte e muscoloso, magnetico, con un bel pacco da cui era difficile per me distogliere gli occhi. Andò in cucina e mi tornò nudo con vassoio, bicchieri e bottiglia per offrirmi da bere.
-Quando posso mi piace stare in libertà. Mettiti comodo anche tu.
Incuriosito mi sfilai i pantaloncini intanto che stava riempiendo i calici.
-A cosa brindiamo?
-Al tuo culetto baciato dal sole.
Io seduto lui in piedi con il suo grosso uccello che dondolava a proboscide.
Sorseggiammo il primo calice.
La prese alla larga e mi imbastì un solenne panegirico sulla 'Condivisione delle Carni'.
Poi mi si avvicina per riempirmi di nuovo il bicchiere con il cazzo in tiro e cappella a sguscio che oscillano passo dopo passo come l'asta di un metronomo. Mi sporgo un po', davvero poco, a intercettarlo e gli scocco un bacio di punta. Me lo imbocca fra le labbra e a ondate lo sospinge e lo ritrae.
-Ti piace il mio 'Pungiglione'?
-Mai visto uno così.
-Vuoi assaggiarlo tutto, anche dietro?
-Potrebbe essere.
-Non ti sapevo così spontaneo.
-Nemmeno io a te.
Mi fa girare. Me lo struscia. Mi ingroppa.
-Lo hai fatto ancora? Lo senti troppo?
-Mai fatto.
-Ti inauguro io nel modo giusto.
A spinta mi scivolava dolcemente dentro e fuori come stare in riva al mare con la risacca. Un interminabile via vai in forte presa sui miei fianchi, condito dai suoi respiri sempre più affannosi, dai suoi bacetti stampati sul collo, dai miei gemiti, urletti e compagnia bella.
Il suo timone mi vibrava nel culo senza sosta. Mi inarcai tutto percorso da un fremito. Mi aveva sborrato.
Si tolse, ci sedemmo, mi offrì un altro calice.
-Visto come è stato facile?
-Più di come me lo ero immaginato.
Dopo diversi apprezzamenti sull'elasticità del mio buchetto che ricambiai con altrettanti sul suo vigore a spinta e dopo diversi baci bocca a bocca con bave, arrivò il momento di togliere il disturbo.
-Verrai ancora a trovarmi vero?
-Penso di sì. Ho molto gradito il tuo vinello.
-E del resto cosa mi dici?
-Che mi hai spedito in orbita.
-Ti aspetto.
Ci vado spesso. Quanti brindisi. Quanta baldoria ano-genitale. Li chiama così i suoi assalti su di me e mi spiega: Mai diventare volgari, sciupa l'incantesimo.
Mi fa sentire in buone mani, come due vicini di sdraio sotto lo stesso ombrellone che vanno a farsi una bella nuotata...e più che altro dei tuffi primordiali nella burrasca dell'oceano.
Cazzo quanto mi ha contagiato col suo linguaggio aulico. Vallo a sapere che era un docente di 'Letteratura Antica' all'Università.
scritto il
2026-08-09
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