Perfetta subordinazione
di
IL MICROBO
genere
gay
PERFETTA SUBORDINAZIONE
All'improvviso mi dice: Sei pratico di fare sesso?
-No.
-Vuoi un po' di cazzo?
-No.
-È così che mi ubbidisci?
-Ti chiedo scusa.
-Scusarsi non basta.
-Cosa vuoi che faccia?
-Vieni qui Bubi.
Quando mi chiama Bubi gli faccio il cagnolino, mi metto a quattro zampe e abbaio per un po': Bau, bau, bauuu.
È un gioco fra di noi. Qualche volta mi allaccia un collare vero e mi porta al guinzaglio, in passeggiata lungo il corridoio. Tanto per ridere, poi tutto finisce lì.
Non quella sera però, in cui comincia a darmi degli ordini precisi e del tutto nuovi.
-Entrami fra le gambe...aprimi la cerniera...tira giù...prendilo in mano...bacialo.
Glielo bacio da svogliato e mi scappa da dire: Ce l'hai grosso.
-Tutto per te...succhia.
-Ma dai...
-Succhia.
Glielo succhio senza troppa convinzione, tanto per farlo contento.
-Ne hai mai preso uno così nel culo?
-Ma ti pare.
-Stasera ti faccio provare.
-Mai e poi mai.
-Farai come ti chiedo.
Ero ancora sul pavimento ai suoi piedi. Mi scalzò la tuta pizzicandomi il buco. Tastandolo. Forzandolo un po' con un dito. Inutile negarmi, tanto la aveva sempre vinta lui.
-Ti apri bene.
Nel cervello mi balenò uno strano pensiero: lasciarlo fare.
D'un tratto si alzò maestoso e mi saltò addosso, lo puntò e mi ritrovai a sentirlo completamente dentro.
-Cosa mi dice la mia cagnetta?
-Non ci capisco più niente.
-Meglio così.
Una spinta, poi un'altra e un'altra. Mi piaceva che il patto di sottomissione con lui si fosse finalmente spinto fino a quel maledettissimo punto. Per solito era sempre lui che decideva dove andare, cosa fare, cosa ordinare da bere e da mangiare. Io lo seguivo a ruota.
Rimasi in monta sotto senza ribellarmi, scoprendo che mi andava più che bene e che tutto sommato aveva avuto una bella idea.
Mi scopò a lungo, senza fretta. Sul finire aumentò l'andatura, anche eccitato dai miei spasmi e dai mie gemiti, e mi venne in corpo alla grande.
Si sfilò e mi disse: Ora sei proprio mio.
Gli domandai a mezza voce tutto emozionato: Lo faremo ancora?
-Da oggi in poi sì: tutte le volte che mi garba a me.
Ti pareva che non fosse lui a stabilirlo. Per mia fortuna gli garbava spesso, quasi tutti i giorni, ben impalato sul suo manico, a tuffo e a squasso nel mio povero intestino in calore, che gli apparteneva senza riserve, a sparacazzo, un orgasmo dietro l'altro. Non vi dico in pompa come sono diventato bravo.
All'improvviso mi dice: Sei pratico di fare sesso?
-No.
-Vuoi un po' di cazzo?
-No.
-È così che mi ubbidisci?
-Ti chiedo scusa.
-Scusarsi non basta.
-Cosa vuoi che faccia?
-Vieni qui Bubi.
Quando mi chiama Bubi gli faccio il cagnolino, mi metto a quattro zampe e abbaio per un po': Bau, bau, bauuu.
È un gioco fra di noi. Qualche volta mi allaccia un collare vero e mi porta al guinzaglio, in passeggiata lungo il corridoio. Tanto per ridere, poi tutto finisce lì.
Non quella sera però, in cui comincia a darmi degli ordini precisi e del tutto nuovi.
-Entrami fra le gambe...aprimi la cerniera...tira giù...prendilo in mano...bacialo.
Glielo bacio da svogliato e mi scappa da dire: Ce l'hai grosso.
-Tutto per te...succhia.
-Ma dai...
-Succhia.
Glielo succhio senza troppa convinzione, tanto per farlo contento.
-Ne hai mai preso uno così nel culo?
-Ma ti pare.
-Stasera ti faccio provare.
-Mai e poi mai.
-Farai come ti chiedo.
Ero ancora sul pavimento ai suoi piedi. Mi scalzò la tuta pizzicandomi il buco. Tastandolo. Forzandolo un po' con un dito. Inutile negarmi, tanto la aveva sempre vinta lui.
-Ti apri bene.
Nel cervello mi balenò uno strano pensiero: lasciarlo fare.
D'un tratto si alzò maestoso e mi saltò addosso, lo puntò e mi ritrovai a sentirlo completamente dentro.
-Cosa mi dice la mia cagnetta?
-Non ci capisco più niente.
-Meglio così.
Una spinta, poi un'altra e un'altra. Mi piaceva che il patto di sottomissione con lui si fosse finalmente spinto fino a quel maledettissimo punto. Per solito era sempre lui che decideva dove andare, cosa fare, cosa ordinare da bere e da mangiare. Io lo seguivo a ruota.
Rimasi in monta sotto senza ribellarmi, scoprendo che mi andava più che bene e che tutto sommato aveva avuto una bella idea.
Mi scopò a lungo, senza fretta. Sul finire aumentò l'andatura, anche eccitato dai miei spasmi e dai mie gemiti, e mi venne in corpo alla grande.
Si sfilò e mi disse: Ora sei proprio mio.
Gli domandai a mezza voce tutto emozionato: Lo faremo ancora?
-Da oggi in poi sì: tutte le volte che mi garba a me.
Ti pareva che non fosse lui a stabilirlo. Per mia fortuna gli garbava spesso, quasi tutti i giorni, ben impalato sul suo manico, a tuffo e a squasso nel mio povero intestino in calore, che gli apparteneva senza riserve, a sparacazzo, un orgasmo dietro l'altro. Non vi dico in pompa come sono diventato bravo.
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