Giorgio, Marco e Carlo
di
IL MICROBO
genere
gay
GIORGIO, MARCO E CARLO
Con Giorgio e anche con Marco siamo amici da tempo. Girano quasi sempre in compagnia, sembrano il Gatto e la Volpe. Da quando mi hanno sorpreso a guardare foto di uomini nudi in internet me li ritrovo sempre seduti appresso a me, uno su un fianco e uno sull'altro, quasi a volermi stringere d'assedio, sui banchi di scuola, al bar e anche al cine. Quella sera nel buio della sala le loro mani scivolarono sulle mie cosce e le strizzarono fino agli inguini, amministrandomi dei colpetti sempre più insistenti e decisi sul pacco ed esplorando se ce l'avevo durello. Poi con incredibile sincronismo mi aprirono la cerniera e me lo tirarono fuori insieme alle palle. Io ero imbarazzatissimo. Gli diedero degli schiaffetti e ne diedero qualcuno anche alle mie povere palline, lo presero in mano, lo strinsero, lo segarono un po', prima di abbandonarlo al suo destino e dedicarsi invece ai capezzoli. Me li hanno pizzicati, strizzati, tirati con forza. Poi hanno infilato una mano a testa dentro i miei pantaloni sul dietro, arrivandomi al sedere. Lo hanno accarezzato, palpato, pizzicato un po' dappertutto fino a raggiungere il buchetto ficcandoci dentro un primo dito e un secondo. Hanno ritirato le dita e me le hanno portate alla bocca, facendomele succhiare. Poi si sono avvicinati alle mie orecchie, uno per parte, sussurrandomi delle volgarità.
Il Frocio che sei...
...stasera noi...
...che tu lo voglia...
...oppure no...
...ti cuciniamo...
...a fuoco lento...
...lentissimo...
...fino alla...
...sborraaaaaaa.
Non ce la feci più. Mi alzai e scavalcai la fila delle sedie, per fortuna tutte vuote, che mi stava davanti, precipitandomi nell'atrio dove inciampai sul pavimento e dove prontamente mi sorressero dicendo alla maschera che ero un po' bevuto, per poi portarmi fuori. Una volta all'aperto mi hanno trascinato in un vicolo e tirato giù i pantaloni e costretto a prenderlo in culo, abbandonandomi poi lamentoso e quasi privo di sensi su un marciapiede vicino ai bidoni della spazzatura.
Il giorno dopo: Ti è piaciuto il giochino?
Gli stavo rispondendo a ringhio con tutto il risentimento che mi ribolliva dentro, quando ho visto entrare Carlo, che ha tutto un altro modo di fare e che quando gli gira di fottere almeno mi porta a casa sua e mi copre di premure prima di mazziarmi a dire il vero senza troppa pietà.
-Lasciali perdere. Andiamo da me.
Poi rivolto a loro: Ci penso io a rabbonirlo.
E loro: Se ti serve aiuto chiamaci.
E lui: Sparatevi un paio di seghe che vi calmate un po'.
E loro: Ce le autorizzi?
E lui: Ve le ordino.
Tutti uguali sti cazzi: o glielo dai o se lo prendono.
Con Giorgio e anche con Marco siamo amici da tempo. Girano quasi sempre in compagnia, sembrano il Gatto e la Volpe. Da quando mi hanno sorpreso a guardare foto di uomini nudi in internet me li ritrovo sempre seduti appresso a me, uno su un fianco e uno sull'altro, quasi a volermi stringere d'assedio, sui banchi di scuola, al bar e anche al cine. Quella sera nel buio della sala le loro mani scivolarono sulle mie cosce e le strizzarono fino agli inguini, amministrandomi dei colpetti sempre più insistenti e decisi sul pacco ed esplorando se ce l'avevo durello. Poi con incredibile sincronismo mi aprirono la cerniera e me lo tirarono fuori insieme alle palle. Io ero imbarazzatissimo. Gli diedero degli schiaffetti e ne diedero qualcuno anche alle mie povere palline, lo presero in mano, lo strinsero, lo segarono un po', prima di abbandonarlo al suo destino e dedicarsi invece ai capezzoli. Me li hanno pizzicati, strizzati, tirati con forza. Poi hanno infilato una mano a testa dentro i miei pantaloni sul dietro, arrivandomi al sedere. Lo hanno accarezzato, palpato, pizzicato un po' dappertutto fino a raggiungere il buchetto ficcandoci dentro un primo dito e un secondo. Hanno ritirato le dita e me le hanno portate alla bocca, facendomele succhiare. Poi si sono avvicinati alle mie orecchie, uno per parte, sussurrandomi delle volgarità.
Il Frocio che sei...
...stasera noi...
...che tu lo voglia...
...oppure no...
...ti cuciniamo...
...a fuoco lento...
...lentissimo...
...fino alla...
...sborraaaaaaa.
Non ce la feci più. Mi alzai e scavalcai la fila delle sedie, per fortuna tutte vuote, che mi stava davanti, precipitandomi nell'atrio dove inciampai sul pavimento e dove prontamente mi sorressero dicendo alla maschera che ero un po' bevuto, per poi portarmi fuori. Una volta all'aperto mi hanno trascinato in un vicolo e tirato giù i pantaloni e costretto a prenderlo in culo, abbandonandomi poi lamentoso e quasi privo di sensi su un marciapiede vicino ai bidoni della spazzatura.
Il giorno dopo: Ti è piaciuto il giochino?
Gli stavo rispondendo a ringhio con tutto il risentimento che mi ribolliva dentro, quando ho visto entrare Carlo, che ha tutto un altro modo di fare e che quando gli gira di fottere almeno mi porta a casa sua e mi copre di premure prima di mazziarmi a dire il vero senza troppa pietà.
-Lasciali perdere. Andiamo da me.
Poi rivolto a loro: Ci penso io a rabbonirlo.
E loro: Se ti serve aiuto chiamaci.
E lui: Sparatevi un paio di seghe che vi calmate un po'.
E loro: Ce le autorizzi?
E lui: Ve le ordino.
Tutti uguali sti cazzi: o glielo dai o se lo prendono.
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