Un culo d'arte
di
IL MICROBO
genere
sadomaso
UN CULO D'ARTE
Ho un amico anziano pittore che mi ha chiesto di posare per lui di schiena.
-Hai un sedere così ben fatto che voglio proprio immortalarlo.
Ha studiato come dovevo stare e mi ha manipolato gambe, braccia e testa come se fossi un manichino. Ha studiato le luci migliori (luci e ombre), l'inquadratura (molto ravvicinata). Ha preso diverse misure a spanna (palpandomelo alquanto).
-Sei perfetto.
Una serie di schizzi (a matita) e di bozzetti di prova, che non vi dico. Poi ha dato inizio alla tela. L'ha disegnata e l'ha pennellata ad olio. Quando gli sbadigliavo mi teneva su a caffè forte.
Dopo molte ore di nuda esibizione delle mie natiche.
-Ho finito.
Accidenti era proprio il mio culo sputato. Sembrava che me lo avesse rubato.
-Si chiama iperrealismo sai.
Mi richiamò dopo una settimana, e mi informò che aveva fatto diverse repliche
e che alla mostra erano andate via tutte, con tanto di recensioni osannanti la sua arte fuori dagli schemi (mi viene da dire: tutta dietro le quinte).
-Uno dei compratori ti vorrebbe conoscere (più il mio sederino che il sottoscritto in toto).
-Ma dai!
-È un noto gaudente. Ti ha contemplato a lungo (sempre e solo quella parte di me) ed era eccitatissimo. Mi ha detto di bramare l'originale. Questo è il suo indirizzo. Vedi poi tu cosa fare.
La curiosità era tanta e l'ho sentito. Mi ha dato appuntamento.
-Vieni in tuta, senza intimo.
Appena varcata la soglia della sua casa, mi ha tirato giù il pantalone ed è andato in estasi.
-Sei solo un modello o anche un monello?
-Un po' e un po'.
Il mio ritratto lo aveva piazzato in sala. Chissà quanta gente mi aveva già visto.
-In camera da letto ci ho anche la versione sadic.
Me l'ha mostrata.
-Amerei conciartelo così...
-Ma che strazio!
-...prima di penetrarti.
Ormai ero lì. Lo lasciai fare. Mi rivoluzionò i connotati.
-Non ti muovere. Ancora un segno, ti prego.
Deposti i frustini (i suoi pennelli) tirò fuori la pennellessa (Accidenti quanta roba) e mi richiese a cazzoscopia (un toro).
Ero distrutto. Ci siamo rivestiti.
-Ti è piaciuto?
-Sì sì.
-Tornerai?
-Quando?
-Una volta a settimana per me va bene. TI rimborso la trasferta.
-E va be'.
Quando lo vado a trovare sono tutto pagato (ristorante, cine, shopping). Mi sta viziando. E anche un bel po' sfregiato (un soldato reduce dalla furia della battaglia) e a seguire assai inculato (a spinte multiple e a getto di sborra). Adora i miei gemiti, i miei urletti, le mie lacrime (durante il sempre più tormentoso rito preparatorio) e poi i miei guaiti (sotto sforzo). Ci arrivo a piè fermo e mi congeda che sono allo sbando da fare pietà. Appena in grado di inforcare il taxi (a suo carico) che mi riporta a casa, per un penoso recupero (psicofisico) e graduale ripristino dei miei connotati.
Ho un amico anziano pittore che mi ha chiesto di posare per lui di schiena.
-Hai un sedere così ben fatto che voglio proprio immortalarlo.
Ha studiato come dovevo stare e mi ha manipolato gambe, braccia e testa come se fossi un manichino. Ha studiato le luci migliori (luci e ombre), l'inquadratura (molto ravvicinata). Ha preso diverse misure a spanna (palpandomelo alquanto).
-Sei perfetto.
Una serie di schizzi (a matita) e di bozzetti di prova, che non vi dico. Poi ha dato inizio alla tela. L'ha disegnata e l'ha pennellata ad olio. Quando gli sbadigliavo mi teneva su a caffè forte.
Dopo molte ore di nuda esibizione delle mie natiche.
-Ho finito.
Accidenti era proprio il mio culo sputato. Sembrava che me lo avesse rubato.
-Si chiama iperrealismo sai.
Mi richiamò dopo una settimana, e mi informò che aveva fatto diverse repliche
e che alla mostra erano andate via tutte, con tanto di recensioni osannanti la sua arte fuori dagli schemi (mi viene da dire: tutta dietro le quinte).
-Uno dei compratori ti vorrebbe conoscere (più il mio sederino che il sottoscritto in toto).
-Ma dai!
-È un noto gaudente. Ti ha contemplato a lungo (sempre e solo quella parte di me) ed era eccitatissimo. Mi ha detto di bramare l'originale. Questo è il suo indirizzo. Vedi poi tu cosa fare.
La curiosità era tanta e l'ho sentito. Mi ha dato appuntamento.
-Vieni in tuta, senza intimo.
Appena varcata la soglia della sua casa, mi ha tirato giù il pantalone ed è andato in estasi.
-Sei solo un modello o anche un monello?
-Un po' e un po'.
Il mio ritratto lo aveva piazzato in sala. Chissà quanta gente mi aveva già visto.
-In camera da letto ci ho anche la versione sadic.
Me l'ha mostrata.
-Amerei conciartelo così...
-Ma che strazio!
-...prima di penetrarti.
Ormai ero lì. Lo lasciai fare. Mi rivoluzionò i connotati.
-Non ti muovere. Ancora un segno, ti prego.
Deposti i frustini (i suoi pennelli) tirò fuori la pennellessa (Accidenti quanta roba) e mi richiese a cazzoscopia (un toro).
Ero distrutto. Ci siamo rivestiti.
-Ti è piaciuto?
-Sì sì.
-Tornerai?
-Quando?
-Una volta a settimana per me va bene. TI rimborso la trasferta.
-E va be'.
Quando lo vado a trovare sono tutto pagato (ristorante, cine, shopping). Mi sta viziando. E anche un bel po' sfregiato (un soldato reduce dalla furia della battaglia) e a seguire assai inculato (a spinte multiple e a getto di sborra). Adora i miei gemiti, i miei urletti, le mie lacrime (durante il sempre più tormentoso rito preparatorio) e poi i miei guaiti (sotto sforzo). Ci arrivo a piè fermo e mi congeda che sono allo sbando da fare pietà. Appena in grado di inforcare il taxi (a suo carico) che mi riporta a casa, per un penoso recupero (psicofisico) e graduale ripristino dei miei connotati.
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