A tu per tu
di
IL MICROBO
genere
gay
A TU PER TU
Avevamo un compagno molto gay. Quella volta mi offrì un passaggio per rientrare a casa e da subito chiacchierammo del più e del meno, ma soprattutto di cose intime, e senza troppi peli sulla lingua.
-Cosa dicono di me nel gruppo?
-Che sei dell'altra sponda ma per fortuna almeno solo attivo.
-E poi?
-Che non te ne lasci scappare uno.
-Più che vero.
-Ci proverai anche con me?
-Diciamo che mi fai voglia.
-Ah davvero.
-Gli altri sai, me li sono fatti tutti.
-Manco solo io.
-Il più carino.
Le guance mi si arrossarono. Geppo certamente lo notò.
Seguì una lunga pausa.
Poi Geppo riattaccò: Lo hai mai ricevuto?
-Nel culo dici?
-Sì, e anche un po' a sforzo.
-Mai.
Cavolo come mi incuriosiva quello “sforzo”.
-È un'esperienza come un'altra.
Accidenti, come mi risuonava quel “come”.
Silenzio per un po'.
Poi fui io a chiedere: Ce l'hai grosso?
-Ventidue. Pensi che ti basta?
-Sei in erezione?
-Sì.
-Me lo fai vedere?
-Accosto e te lo faccio anche toccare.
Il cuore mi batteva a mille.
Si fermò in uno spiazzo fra i cespugli. Era ormai notte fonda.
-Apri tu.
La mano mi tremava, lo sbottonai.
-Prendilo in mano.
Lo afferrai e candidamente gli chiesi: Ma ce lo fai stare tutto, dentro.
-Fino in fondo.
-Non ci credo.
-Provalo.
Come un automa mi sfilai tutto e mi offersi. Trovò subito la strada. Ce l'avevo dentro.
-Che ne dici mio bel maialino?
-Mi fa strano.
-Continuo?
-Vai.
Dopo non so quante spinte sono diventato suo. Si è levato. Ci siamo ricomposti.
-Sei pentito?
-Per niente.
-Ti ha fatto bene?
-Tanto bene.
-Me lo darai ancora?
-Quando e come vuoi tu.
Mi prese in parola. Non abbiamo più mandato perso un sabato. La seconda volta con lezione di pompa, che comunque ho imparato anche troppo alla svelta.
Avevamo un compagno molto gay. Quella volta mi offrì un passaggio per rientrare a casa e da subito chiacchierammo del più e del meno, ma soprattutto di cose intime, e senza troppi peli sulla lingua.
-Cosa dicono di me nel gruppo?
-Che sei dell'altra sponda ma per fortuna almeno solo attivo.
-E poi?
-Che non te ne lasci scappare uno.
-Più che vero.
-Ci proverai anche con me?
-Diciamo che mi fai voglia.
-Ah davvero.
-Gli altri sai, me li sono fatti tutti.
-Manco solo io.
-Il più carino.
Le guance mi si arrossarono. Geppo certamente lo notò.
Seguì una lunga pausa.
Poi Geppo riattaccò: Lo hai mai ricevuto?
-Nel culo dici?
-Sì, e anche un po' a sforzo.
-Mai.
Cavolo come mi incuriosiva quello “sforzo”.
-È un'esperienza come un'altra.
Accidenti, come mi risuonava quel “come”.
Silenzio per un po'.
Poi fui io a chiedere: Ce l'hai grosso?
-Ventidue. Pensi che ti basta?
-Sei in erezione?
-Sì.
-Me lo fai vedere?
-Accosto e te lo faccio anche toccare.
Il cuore mi batteva a mille.
Si fermò in uno spiazzo fra i cespugli. Era ormai notte fonda.
-Apri tu.
La mano mi tremava, lo sbottonai.
-Prendilo in mano.
Lo afferrai e candidamente gli chiesi: Ma ce lo fai stare tutto, dentro.
-Fino in fondo.
-Non ci credo.
-Provalo.
Come un automa mi sfilai tutto e mi offersi. Trovò subito la strada. Ce l'avevo dentro.
-Che ne dici mio bel maialino?
-Mi fa strano.
-Continuo?
-Vai.
Dopo non so quante spinte sono diventato suo. Si è levato. Ci siamo ricomposti.
-Sei pentito?
-Per niente.
-Ti ha fatto bene?
-Tanto bene.
-Me lo darai ancora?
-Quando e come vuoi tu.
Mi prese in parola. Non abbiamo più mandato perso un sabato. La seconda volta con lezione di pompa, che comunque ho imparato anche troppo alla svelta.
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