La squadretta del cuore
di
IL MICROBO
genere
gay
LA SQUADRETTA DEL CUORE
Il cazzo ce l'aveva bello grosso. Glielo avevo visto e guardato diverse volte nei bagni e mi era sembrato che quasi quasi me lo mostrasse. Che avesse notato il mio culo non avevo tanti dubbi. Mi aveva fatto dei commenti in proposito chiedendomi se avevo la passione del podismo e che avevo fatto bene a farlo perché mi aveva sviluppato molto bene le natiche. Sapevo anche che qualche ragazzone del gruppo se lo era già fatto e che i suoi prescelti erano rimasti assai soddisfatti del servizio come lui di loro. Spasimavo per un invito che non mi arrivava mai.
Finalmente un giorno: Mica sei libero stasera che ci guardiamo la finale a casa mia.
Di calcio non mi interessa un fico secco ma era arrivata la mia occasione.
-Io tifo Inter e tu?
-Sempre stato juventino.
-Beh allora siamo ben assortiti. Ti aspetto, non darmi buca.
La partita ebbe inizio e me la sono sorbita tutta. Seduti fianco a fianco lui si sbracciava parecchio ed esclamava alquanto. Vinsero i suoi e io mi mostrai abbacchiato.
-Dai su, non ti avvilire. Ho del buon prosecco in frigo. A me per festeggiare, a te per consolarti.
Al secondo bicchiere mi accarezza la schiena fino a trovare il sedere. Al terzo mi appoggia una mano sulla coscia e me la stringe. Io lascio fare. Al quarto si strofina con ostentazione la patta e mi bisbiglia in un orecchio: Ne ho tanto che non ci sta più dentro. Se ne vuoi un po' come penso, chinati a baciarmi la patta, dammi il via libera.
Gli scocco qualche smack.
-Aprilo tu il pacco dono.
Abbasso la cerniera, scosto, tiro giù. Salta fuori la sua artiglieria. Nemmeno c'è stato bisogno di chiedermelo che mi sono dato da fare a slinguare e imboccare e gli è diventato durissimo.
-Saltaci su.
Era in verticale come l'obelisco di piazza del Popolo. Mi levo il pantalone e lo faccio sparire tutto in culo. I suoi colpi di reni mi fanno sobbalzare. Che bel su e giù. Si ferma dentro e ci seppelliamo di baci. Mi fa scendere a quattro zampe. Inizia la vera monta.
Pack. Pack. Pack Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack.
Ansimava come un toro e non veniva mai. Io gli guaivo.
Finalmente: Che bel culo, tutto mio. Splash. Splash. Splash.
Si toglie e se lo lascia succhiare e lustrare.
Avevo quasi finito di pascolarlo che mi dice: Prendiamo fiato che poi inizia il secondo tempo.
Ci facciamo un altro calice. Mi fa i complimenti per la fica che ho. Siamo andati avanti fino a tarda ora, fino ai tempi supplementari. Quante azioni e quanti goal che mi ha stampato nel buco.
-Che partita coi fiocchi, una vera amichevole di allenamento.
-Molto amichevole, con tanto allenamento.
-Ci teniamo in esercizio?
Gli slurpo l'asta per far capire che approvo. Gradisce la mia dedizione.
Sere seguenti lui cannoniere a tutto campo e io a pararlo in porta, quella che lui chiama la porta del piacere lurido e libidinoso, suo e mio, che ci bolle in corpo, fino agli orgasmi multipli che ci concediamo, senza vincitori né vinti.
Il cazzo ce l'aveva bello grosso. Glielo avevo visto e guardato diverse volte nei bagni e mi era sembrato che quasi quasi me lo mostrasse. Che avesse notato il mio culo non avevo tanti dubbi. Mi aveva fatto dei commenti in proposito chiedendomi se avevo la passione del podismo e che avevo fatto bene a farlo perché mi aveva sviluppato molto bene le natiche. Sapevo anche che qualche ragazzone del gruppo se lo era già fatto e che i suoi prescelti erano rimasti assai soddisfatti del servizio come lui di loro. Spasimavo per un invito che non mi arrivava mai.
Finalmente un giorno: Mica sei libero stasera che ci guardiamo la finale a casa mia.
Di calcio non mi interessa un fico secco ma era arrivata la mia occasione.
-Io tifo Inter e tu?
-Sempre stato juventino.
-Beh allora siamo ben assortiti. Ti aspetto, non darmi buca.
La partita ebbe inizio e me la sono sorbita tutta. Seduti fianco a fianco lui si sbracciava parecchio ed esclamava alquanto. Vinsero i suoi e io mi mostrai abbacchiato.
-Dai su, non ti avvilire. Ho del buon prosecco in frigo. A me per festeggiare, a te per consolarti.
Al secondo bicchiere mi accarezza la schiena fino a trovare il sedere. Al terzo mi appoggia una mano sulla coscia e me la stringe. Io lascio fare. Al quarto si strofina con ostentazione la patta e mi bisbiglia in un orecchio: Ne ho tanto che non ci sta più dentro. Se ne vuoi un po' come penso, chinati a baciarmi la patta, dammi il via libera.
Gli scocco qualche smack.
-Aprilo tu il pacco dono.
Abbasso la cerniera, scosto, tiro giù. Salta fuori la sua artiglieria. Nemmeno c'è stato bisogno di chiedermelo che mi sono dato da fare a slinguare e imboccare e gli è diventato durissimo.
-Saltaci su.
Era in verticale come l'obelisco di piazza del Popolo. Mi levo il pantalone e lo faccio sparire tutto in culo. I suoi colpi di reni mi fanno sobbalzare. Che bel su e giù. Si ferma dentro e ci seppelliamo di baci. Mi fa scendere a quattro zampe. Inizia la vera monta.
Pack. Pack. Pack Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack.
Ansimava come un toro e non veniva mai. Io gli guaivo.
Finalmente: Che bel culo, tutto mio. Splash. Splash. Splash.
Si toglie e se lo lascia succhiare e lustrare.
Avevo quasi finito di pascolarlo che mi dice: Prendiamo fiato che poi inizia il secondo tempo.
Ci facciamo un altro calice. Mi fa i complimenti per la fica che ho. Siamo andati avanti fino a tarda ora, fino ai tempi supplementari. Quante azioni e quanti goal che mi ha stampato nel buco.
-Che partita coi fiocchi, una vera amichevole di allenamento.
-Molto amichevole, con tanto allenamento.
-Ci teniamo in esercizio?
Gli slurpo l'asta per far capire che approvo. Gradisce la mia dedizione.
Sere seguenti lui cannoniere a tutto campo e io a pararlo in porta, quella che lui chiama la porta del piacere lurido e libidinoso, suo e mio, che ci bolle in corpo, fino agli orgasmi multipli che ci concediamo, senza vincitori né vinti.
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