Il frocio ipocrita

di
genere
gay

IL FROCIO IPOCRITA
Era tardissimo, strade deserte, tornavo verso casa col timore di fare brutti incontri. Da lontano scorgo uno, grande e grosso, in attesa di chissà che cosa. Ha una mano sul pacco e se lo strofina. Come fare a evitarlo? Ho il batticuore. Lo supero che quasi inciampo sul bolognino.
-Ehi. Vie' qui.
Mi fermo, mi giro, mi guarda e lo guardo.
-Posso dirti una cosetta?
-Mah, veda, vado di fretta.
-Vie' qui.
Mi avvicino, cosa avrà mai da dirmi?
-Ci hai un bel culetto.
Resto ammutolito.
-Buono per il mio cazzo, che dici?
-Guardi signore, non sono cose che fanno per me.
Mi agguanta per un braccio.
-Mai ricevuto?
Cerco di divincolarmi ma la sua presa è troppo salda.
-Anche se fosse, mica lo spiffero in giro.
E con quella risposta d'impulso, credo di aver firmato la mia condanna.
-Ho capito sai. Ti piace costretto.
-Ma no.
-Ma sì.
-Abito qui. Ora mi fai il bravino.
Mi trascina a casa sua.
-Mi lasci andare, la prego.
Chiude il portoncino e si apre la patta. Tira fuori un bel pezzo da novanta. Mi scappa un urletto.
-Fatti sotto.
Mi scanso. Viene verso di me. Paura, tanta paura. Mi molla una sventola.
-Ne vuoi un'altra?
-Cosa dovrei fare?
-Ciucciamelo.
-Ohh no.
-Ohh sì.
-La imploro.
Una sua manata e mi ritrovo in ginocchio.
-Apri.
Tremo come una foglia. Apro. Me lo infila a metà.
-Forza.
Non ebbi scampo. Lo accontentai.
Spluch. Spluch. Spluch.
-Sbavi di un bene...
Lo toglie. Speravo che gli bastasse. E invece no. A strattoni mi tira verso il tavolo. Mi piazza in piega. Mi strappa giù il pantalone e lo slippino.
-Sia buono. Basta.
Sculacciata. Che male! Meglio che lascio fare.
In un attimo ce lo dentro.
-Nooo.
-Sììì. Sììì. Sììì.
Gli gemo. Lo scongiuro di smettere.
-Taci.
Mi rosola a fuoco lento. Che botta!
Lo sento che sta per godere.
-Dentro nooo.
-Dentro sììì.
Una sborrata da orbi. Si leva. Gli gocciola. Me lo indica. Mica potevo fare lo schizzinoso.
Slaap. Slaap. Slurp.
Scoppio a piangere.
-Lacrime da coccodrillo. L'ho capito quanto ti piaceva.
-Forse. Ma è contro natura.
-E allora?
-Si fa peccato.
-Fai pure la vittima. Che commediante!
Era ancora durissimo. Gli scocco un bacetto sulla punta. Me lo struscia sul muso. Lo sniffo fra i peli. Odori forti, odori maschi. Da svenimento.
-Rivestiti cagna.
-Mi lascia andare?
-Ne volevi ancora?
-Ma cosa dice?
Apre la porta e con una pedata nel sedere mi spedisce fuori. Imbocco il giroscale. Entro in strada. Di corsa a casa, tutto d'un fiato. Tiro un sospiro, sono in salvo: Domani è un altro giorno, si vedrà.
IN CONFESSIONE
Il confessore: Hai partecipato?
Io: Ho subito.
Il confessore: Cercavi di sottrarti?
Io: All'inizio sì, ma è stato tutto inutile.
Il confessore: Ti sentivi coinvolto?
Io: Per forza di cose.
Il confessore: Se me la racconti giusta hai solo patito violenza e non porti colpa.
Ho patito sì, e anche molto. Quanto controvoglia è tutto un mistero: più gaudioso che doloroso.
scritto il
2026-07-12
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