Come se niente fosse
di
IL MICROBO
genere
gay
COME SE NIENTE FOSSE
Notte fonda. Ero seduto in disparte nel parco. Ci conoscevamo appena. Mi si avvicina e tira fuori tanto di minchia con contorno di coglioni grossi. Mano dietro la nuca me lo fa ingoiare. Gli arrivo a metà asta. Vuole di più. Mi forza a prendere tutto, aiutandomi a dentro e fuori. Glielo sbavo per bene. Ansima. Sono quasi a conato. Non mi da tregua e lo insiste. Gli respiro tutto di naso e mi viene.
-E da un po' che ti tengo d'occhio. Vuoi di più?
-Perché no.
-Li vedi quei cespugli?
-Una giungla urbana.
-Prendi posizione in mezzo al fogliame a culo in fuori.
-Ma sei ancora carico?
-Faccio sempre due volte.
-Vado bene così?
-Più che bene.
Mi lavora di punta. Mi apre come un sottaceto. Mi massacra le natiche in botta. Ho il sedere in fiamme. Glielo dico che mi brucia tutto.
-Non ti preoccupare, ti arriva il pompiere.
-Huauu che clisma.
-Il CATACLISMA.
Prima il terremoto a totale culicidio, poi l'inondazione. Sono tutto a soqquadro nel sottosopra.
-Che ti credi. Sono della protezione incivile. Dove c'è un incendio lo spengo.
-Ti pulisco l'idrante?
-Non fai altro che il tuo dovere.
Sluch. Slaap.
-Chiamami quando hai ancora bisogno.
-Almeno una volta al giorno.
-A domani allora. Stesso luogo, stessa ora, stesso menu?
-Stessa bocca avida? Stesso buco da Troia grandiosa?
-Stessa emergenza?
-Stesso intervento?
-Mi conci in prognosi riservata?
-Ti va se te ne arriva anche un altro?
-Uno alla volta però?
-Ne vuoi solo tre, o di più?
-Magari di più.
-Ho tanti amici.
-Massimo tre, è già troppo.
-E se c'è anche il quarto?
-Uno più, uno meno.
-Io per primo. Gli altri a seguire.
Notte fonda. Ero seduto in disparte nel parco. Ci conoscevamo appena. Mi si avvicina e tira fuori tanto di minchia con contorno di coglioni grossi. Mano dietro la nuca me lo fa ingoiare. Gli arrivo a metà asta. Vuole di più. Mi forza a prendere tutto, aiutandomi a dentro e fuori. Glielo sbavo per bene. Ansima. Sono quasi a conato. Non mi da tregua e lo insiste. Gli respiro tutto di naso e mi viene.
-E da un po' che ti tengo d'occhio. Vuoi di più?
-Perché no.
-Li vedi quei cespugli?
-Una giungla urbana.
-Prendi posizione in mezzo al fogliame a culo in fuori.
-Ma sei ancora carico?
-Faccio sempre due volte.
-Vado bene così?
-Più che bene.
Mi lavora di punta. Mi apre come un sottaceto. Mi massacra le natiche in botta. Ho il sedere in fiamme. Glielo dico che mi brucia tutto.
-Non ti preoccupare, ti arriva il pompiere.
-Huauu che clisma.
-Il CATACLISMA.
Prima il terremoto a totale culicidio, poi l'inondazione. Sono tutto a soqquadro nel sottosopra.
-Che ti credi. Sono della protezione incivile. Dove c'è un incendio lo spengo.
-Ti pulisco l'idrante?
-Non fai altro che il tuo dovere.
Sluch. Slaap.
-Chiamami quando hai ancora bisogno.
-Almeno una volta al giorno.
-A domani allora. Stesso luogo, stessa ora, stesso menu?
-Stessa bocca avida? Stesso buco da Troia grandiosa?
-Stessa emergenza?
-Stesso intervento?
-Mi conci in prognosi riservata?
-Ti va se te ne arriva anche un altro?
-Uno alla volta però?
-Ne vuoi solo tre, o di più?
-Magari di più.
-Ho tanti amici.
-Massimo tre, è già troppo.
-E se c'è anche il quarto?
-Uno più, uno meno.
-Io per primo. Gli altri a seguire.
5
voti
voti
valutazione
4
4
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La squadretta del cuore
Commenti dei lettori al racconto erotico