Nel segno del destino
di
IL MICROBO
genere
incesti
NEL SEGNO DEL DESTINO
Al mare è vero guardo soprattutto i maschi ma non pensavo che zio Pino se ne accorgesse. In stanza mi esce dalla doccia nudo e come se niente fosse me lo sbandiera in faccia, lo prende in mano e comincia a masturbarsi. Io sono seduto e ce l'ho davanti agli occhi. Ha un cazzo bellissimo. La cappella esce tutta: è gonfia, lucida e sembra esplodere. Se lo sega e ansima, io sbavo sbigottito.
-Mi aiuti?
-A fare cosa zio?
-Non fare il finto tonto.
Mi sfiora le labbra, me lo sospinge. Lo prendo piano. Succhio in punta. Lo spinge di più fino a metà e poi lo ritira.
-Lo vuoi tutto?
-Zioooo...
Entra più deciso e con una mano mi tiene premuto. Ce l'ho in gola. Mi va di traverso.
-Respira col naso piccolo idiota.
Buona idea.
Dentro e fuori a manetta, sempre più rapido. Colpi forti. Un, due, tre: sborra.
-Mandala giù maialino e cibati di tutta quella che m'inzozza l'asta.
Slaap, slaap, slurp.
Ho fatto un bel lavoro. Si siede sdravaccato a gambe aperte e si accende una sigaretta. Prendo il posacenere. Tavolini non ce ne sono. Glielo reggo fra le mani in ginocchio. Vi depone la cenere. Mi sorride e mi dice: Bravo
-Ho sete. Tu hai bevuto, io no.
Gli verso un drink dal frigo bar, glielo porgo. Lo sorseggia e mi dice: Molto bravo.
Si alza in piedi: Aiutami a vestirmi.
Imbocca gli slip, glieli tiro su su, li accomodo. Poi i pantaloni. Poi i calzini e prima di infilarglieli bacio i suoi piedi: Bravissimo.
Gli calzo le scarpe. Gli allungo la canotta.
-Non ti sapevo così servizievole.
Si va a cena. Torniamo in camera.
-Guarda, sono ancora duro.
-Ohhh zio...
-Sei vergine?
-Si.
-Vuoi che ti apra?
-Si.
-Hai paura?
-Un po'.
-Sistemati qui.
Mi piego sullo schienale della poltrona. Mi tasta il buco con un pollice. Ci sputa su. Ce l'ho sopra, ce l'ho dentro. Mi batte. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Viene.
Lo esce e gli faccio toeletta. Sigaretta. Drink.
-Ora sei mio.
-Tutto tuo zio.
-Mi desideravi?
-Da tanto.
-Io te da sempre.
-E che altro mi dici?
-Che sei migliore di come pensavo.
-Perché mai?
-Perché sai stare al tuo posto.
Al mare è vero guardo soprattutto i maschi ma non pensavo che zio Pino se ne accorgesse. In stanza mi esce dalla doccia nudo e come se niente fosse me lo sbandiera in faccia, lo prende in mano e comincia a masturbarsi. Io sono seduto e ce l'ho davanti agli occhi. Ha un cazzo bellissimo. La cappella esce tutta: è gonfia, lucida e sembra esplodere. Se lo sega e ansima, io sbavo sbigottito.
-Mi aiuti?
-A fare cosa zio?
-Non fare il finto tonto.
Mi sfiora le labbra, me lo sospinge. Lo prendo piano. Succhio in punta. Lo spinge di più fino a metà e poi lo ritira.
-Lo vuoi tutto?
-Zioooo...
Entra più deciso e con una mano mi tiene premuto. Ce l'ho in gola. Mi va di traverso.
-Respira col naso piccolo idiota.
Buona idea.
Dentro e fuori a manetta, sempre più rapido. Colpi forti. Un, due, tre: sborra.
-Mandala giù maialino e cibati di tutta quella che m'inzozza l'asta.
Slaap, slaap, slurp.
Ho fatto un bel lavoro. Si siede sdravaccato a gambe aperte e si accende una sigaretta. Prendo il posacenere. Tavolini non ce ne sono. Glielo reggo fra le mani in ginocchio. Vi depone la cenere. Mi sorride e mi dice: Bravo
-Ho sete. Tu hai bevuto, io no.
Gli verso un drink dal frigo bar, glielo porgo. Lo sorseggia e mi dice: Molto bravo.
Si alza in piedi: Aiutami a vestirmi.
Imbocca gli slip, glieli tiro su su, li accomodo. Poi i pantaloni. Poi i calzini e prima di infilarglieli bacio i suoi piedi: Bravissimo.
Gli calzo le scarpe. Gli allungo la canotta.
-Non ti sapevo così servizievole.
Si va a cena. Torniamo in camera.
-Guarda, sono ancora duro.
-Ohhh zio...
-Sei vergine?
-Si.
-Vuoi che ti apra?
-Si.
-Hai paura?
-Un po'.
-Sistemati qui.
Mi piego sullo schienale della poltrona. Mi tasta il buco con un pollice. Ci sputa su. Ce l'ho sopra, ce l'ho dentro. Mi batte. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Viene.
Lo esce e gli faccio toeletta. Sigaretta. Drink.
-Ora sei mio.
-Tutto tuo zio.
-Mi desideravi?
-Da tanto.
-Io te da sempre.
-E che altro mi dici?
-Che sei migliore di come pensavo.
-Perché mai?
-Perché sai stare al tuo posto.
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